Una doverosa premessa: adoro gli animali. Non ho vissuto nemmeno un giorno dei miei 24 anni senza animali intorno, e i più svariati: cani, gatti, piccoli roditori, rettili… tutti hanno vissuto bene, a lungo, in casa, coccolati, amati, curati, ben nutriti. Sono contro l’abbandono, il maltrattamento, la sperimentazione non etica, le trappole crudeli, gli allevamenti intensivi… insomma, sono animalista. Ovviamente qui il lettore deve fidarsi ciecamente della mia dichiarazione, ma basti come informazione preliminare: semplicemente credo, nella mia umiltà, di essere una buona potenziale adottante. Quindi specifichiamo, prima che si alzi il polverone: non sto parlando di adozioni difficili per i cattivi proprietari. Sto parlando di adozioni difficili per persone normalissime, come me, te che leggi, o altre migliaia di famiglie italiane. E non sto nemmeno parlando di tutte le associazioni, perché ci sono fortunatamente perle che si discostano dalla mia esperienza, ad esempio il formidabile Progetto Quasi, al quale ogni volta che posso faccio pubblicità. Quindi queste considerazioni non varranno per tutti i volontari d’italia, ma certamente per tutti quelli con cui ho avuto la (s)fortuna di imbattermi io.
Fatte queste premesse necessarie, passo a raccontare la mia (pessima) esperienza con le associazioni di volontariato.

In breve: mi sono trasferita e ora convivo con il mio compagno. Avendo sempre vissuto con gatti attorno, stare senza mi fa sentire male e quindi ero alla ricerca di un cucciolo adottabile. Perché di comprarlo non se ne parla, non solo perché non ho soldi, ma anche perché la campagna animalista riguardo all’adottare non comprare effettivamente è andata a buon segno, almeno per quel che mi riguarda. Io voglio aiutare gatti in difficoltà, perché è giusto, mi farebbe immensamente piacere migliorare la vita di chi ne ha effettivamente bisogno. Quindi il passo successivo è semplice: trovare annunci di gatti in adozione, iscriversi a qualche gruppo di Facebook, e finalmente iniziare a cercare un gattino. Questo ad agosto 2017.

Subito l’impresa si rivela ardua: molti annunci sono scritti con i piedi, non sono in italiano corretto, non contengono contatti o informazioni sull’animale. Bella, magari, la foto, ma che altro c’è? Dove si trova l’animale, che carattere ha, è sano, posso adottarlo? Assolutamente nessuna informazione utile, solo orripilanti e stentati “nessno mi vuole xké sn brtto!”. Il tentativo patetico di appellarsi alla pietà degli adottanti, che in realtà se stanno guardando quell’annuncio sono già dell’idea di aiutare un cucciolo, e non hanno bisogno di vedersi rinfacciata la krudeltà del mondo. La mia personale reazione è quella di una caduta di gonadi, invece che la voglia di adottare da quella persona, ma potrebbe essere un problema mio.
Se questo non basta a farti desistere, contatti (in qualche modo non convenzionale) il sedicente detentore del cucciolame. E vieni a scoprire che non si tratta affatto di un contadino analfabeta nato nel 1937, no… in realtà è un VOLONTARIO UFFICIALE, addetto alla scrittura degli stentati annunci. E già lì il sospetto ti viene, che in realtà l’associazione altro non sia che un agglomerato amatoriale di gattare.

Ma tu persisti, riesci a parlare col volontario, e finalmente questo riesce a darti qualche informazione in più sul gatto. Con le tenaglie, però: sì perché in quel momento non è importante il gatto in sé, che in teoria dovrebbe essere l’oggetto del discorso. No, sei importante TU! Devi capire che quello che importa in questa fase è il preaffido. Dal nome dovrebbe essere, appunto, un pre (preliminare) affido (affido, non so come altro dirlo). Invece no, non è un pre-affido, è un questionario che serve a capire quanto tu sia sano di mente, o se per caso intendi sacrificare il gatto a Satana in vista di Halloween. (Per la cronaca, prima di procedere oltre, avverto di NON provare MAI a chiedere un gatto nero a novembre, perché a quel punto tutta la comunità del ceruleo social network sarà pronta ad accusarvi gratuitamente di satanismo).
Tu rispondi alle domande perplesso, pensando che se anche volessi sacrificare il gatto, certo non lo diresti per telefono. E a questo punto il paragone con le domande della dogana americana viene spontaneo: “sei un terrorista? Barra la casella sì o no.”
Tu, ovviamente, barri la casella NO, anche se saresti tentato di dichiararti sacrifica-gatti solo per vedere l’effetto che fa. Ma non lo fai, sei buono, collabori.

Ma no. A questo punto di solito i volontari spariscono. Sarebbe bello compiere uno studio su questo interessante e particolare fenomeno: forse c’è un adottante con la foto profilo più bella della tua? Forse non piaci al volontario perché parli troppo bene l’italiano? O forse il volontario non è mai stato un volontario, e ha sacrificato lui i gatti a Satana? Non ci è dato saperlo. Tutto ciò che sappiamo è che non una, non due, e nemmeno tre, ma addirittura QUATTRO volte mi sono vista scartata in questa fase, prima ancora di dire come mi chiamavo. Ma no, “scartata” è una parola che fa pensare a una risposta negativa da parte dei volontari: “ci spiace, il gatto è già stato adottato”. Che sarebbe pure accettabile, ammesso e non concesso che fosse corretto non dirmi prima della precedenza di altri aspiranti adottanti. Ma in realtà no, non si tratta nemmeno di una risposta negativa. Si tratta, semplicemente, del non risponderti più, di sparire dalla circolazione.

“Ma ehi, Giulia, non puoi mica fare di ogni erba un fascio! Mica sono tutti così! Sarai stata sfortunata!”

Giusto, sarò stata sfortunata, l’ho pensato anch’io. E, dato che voglio davvero tanto un micio, persisto impavida!
Alla fine succede che qualcuno risponde, e sembra quanto meno intenzionato a portare l’affare fino in fondo. Sempre alle sue condizioni, ovviamente: questionario, domande su domande, visita conoscitiva e un consenso firmato in triplice copia dal Santo Padre.
Ora, se dico così, sembro io la cattiva. Perché forse è vero: non puoi dare il gatto al primo che passa. Vuoi sapere cosa ne sarà, se starà bene, ed è giusto. Ma… è qui che entra in campo il ma: ma non puoi dare per scontato che siano tutti cattivi. Tu, volontario, devi capire che la gran parte delle persone è benintenzionata, e sentirsi parlare con un tono accusatorio fin da subito non aiuta affatto a far adottare un gatto. Non ti fidi? Allora dovrai tenerteli tu, i gatti, perché non è possibile trattare gli adottanti come pezze da piedi.
Sì perché ti tengono al telefono ORE, e con un modo di parlare cattivo, acido, come se avessero sotto gli occhi la tua fedina penale. Posso dirlo con cognizione di causa, perché non mi è capitato solo una volta. Ti telefonano e inizia il famoso preaffido, che contiene domande di natura incredibilmente personale, al limite della legalità per quel che riguarda i dati sensibili. Qualche esempio?

  • Lei vive sola o è sposata?
    Convivo con il mio ragazzo.
  • Ma è sicura che il suo partner sia d’accordo?
    Ehm… sì, ne abbiamo parlato.
  • Il suo partner ama gli animali?
    Eh… sì. Non è particolarmente preso e il gatto è più per me, ma è buono con gli animali ed è d’accordo. 

Stupida anche io che dico la verità, probabilmente. Perché da qui in poi diventa un’accusa. Sempre, a ogni sillaba. Perché TUTTI sono OBBLIGATI ad ADORARE e VENERARE i gatti, altrimenti non se ne fa nulla. Non si può essere persone normali, che hanno sempre vissuto senza animali e che quindi sanno farne anche a meno, no. Bisogna essere per forza o gattare o bestie di satana. Buono a sapersi.
Da qui in poi, infatti, il tono si fa inacidito.

  • Sì ma da quanto tempo convive?
    Circa tre mesi.
  • Come, così poco?
    Eh, sì, è proprio per questo che si è presentata la necessità del gatto, se no a casa dei miei avevo gli altri e non avrei avuto spazio per un nuovo animale. 
  • Non crede che la relazione sia un po’ instabile dopo così poco tempo?
    Ehm… guardi che siamo insieme da 7 anni.
  • Non importa, convivere è diverso. Potrebbe non funzionare. E se poi vi lasciate e vi litigate il gatto?
    Speriamo che non succeda, e comunque nel caso il gatto è mio, e continuerebbe a stare in casa mia. Non cambierebbe nulla.

“Grazie della iattura, comunque, eh!”
Vorrei ma non lo dico.

  • E in vacanza? Volete andarci?
    Beh, sì… ma non è un problema, ho parenti disposti a tenerlo, e al limite c’è la pensione per animali.
  • Non importa, noi cerchiamo gente che non viaggia. Che lavoro fa? Ha soldi per affrontare le spese del gatto?
    Sì, certo… abbiamo un buon stipendio. Io sono praticante avvocato.
  • Ah, lei è solo praticante e vivete con un solo stipendio? Uhm.
    Sì, ma…
  • Ha figli? Anche se no, ha intenzione di averne?
    No e sì… perché dovrebbe essere un problema?
  • Quando il bambino arriverà cosa ne sarà del gatto?
    Lo… lo tengo… come tutti.
  • Cosa vuol dire che lo terrà? Lo sa che i medici consigliano di non tenere insieme bambini e gatti? Ha intenzione di allontanarlo di casa?
    No no, si figuri, allontanerò il bambino al posto suo!
  • Non faccia la sarcastica. Lei vive al piano terra? Ha giardino? Noi affidiamo solo in appartamento e a piani superiori, perché altrimenti il gatto potrebbe scappare e farsi investire.
    No, sono in appartamento. Comunque vivo in montagna, vicino ad un bosco, non ci sono strade trafficate, anche se uscisse non succederebbe niente.
  • No, non deve assolutamente uscire, i nostri gratti devono rimanere in casa. Ha balconi? E’ disposta a metterli in sicurezza?
    Sì, cioè… con una rete… 
  • Anche il giardino deve essere in sicurezza, se ce l’ha.
    No, non ce l’ho, ma se ce l’avessi, esattamente come potrei metterlo in sicurezza? Con la rete? Lo sa che i gatti si arrampicano, vero?
  • Ha finestre? Metterà le zanzariere su tutte?
    Sì, ho finestre, visto che non vivo in un bunker del terzo reich. Ehm… sì, se devo potrò mettere le zanzariere.
  • Certo che deve! Se il gatto cade?
    Guardi, vivo con i gatti da un quarto di secolo e non ne ho mai visto uno suicidarsi giù per una finestra. Anche se fosse, sono al primo piano, non è alto.
  • Ancora peggio, scapperà sicuramente! Lei ha un veterinario di fiducia?
    Sì, il veterinario del paese dove abito. Non ricordo il nome, ma è l’unico che c’è, può controllare su internet.
  • Cosa vuol dire che non si ricorda il nome? Vuol dire che c’è stata due volte in vita sua!
    Ma no! Ho solo cambiato il veterinario da poco! 
  • Quante ore lavorate lei e il suo compagno?
    Come tutti, tempo pieno, otto ore. Io torno per la pausa pranzo.
  • Oddio, tempo pieno? E cosa farà il gatto da solo?
    Probabilmente dormirà, visto che il sonno dei gatti copre 20 ore giornaliere. Ma è solo un’ipotesi.
  • E’ disposta ad una visita di controllo mensile e ad inviarci tutte le settimane foto del gatto e notizie circa ogni vaccinazione, operazione o visita di controllo?
    Controlli mensili in casa? Foto tutte le settimane? Cioè, sì, sono disposta a mantenere i contatti, ma per tutta la vita del gatto e così spesso…
  • Ha già avuto altri animali?
    Sì, tutta la vita, di tutte le razze. Per la gran parte gatti, quindi li conosco.
  • Sì, comunque non si affidi troppo all’esperienza, non serve solo quella.
    (?)
  • Ultima domanda: ha altri animali? No cani, mi raccomando.
    Guardi che i cani e i gatti vanno d’accordo se abituati. Comunque no, non ho cani. Ho due ratti da compagnia.
  • COSA, DUE RATTI?
    Sì, sa… quattro zampe, orecchie, coda, dentoni… ratti, signora.
  • Ma come crede che siano compatibili? E se hanno malattie?
    Non hanno malattie, li lavo, li tengo bene!
  • E se il gatto se li mangia?
    Proprio per questo preferirei un cucciolo, per abituarlo, come ho fatto per tutto il resto della mia vita con decine di esemplari di razze diverse. Comunque sono in gabbia, escono una volta al giorno, e se proprio vedo che il gatto me li vuole mangiare li terrò in una stanza divisa! Non si preoccupi, se anche ci fosse un incidente, non abbandonerei mai il gatto!
  • E se LORO SI MANGIANO IL GATTO?
    Eh, sì, verosimile.

E giuro che tutto ciò è REALE. Non ho inventato nulla.
Quindi, ricapitoliamo, i volontari cercano persone adulte, senza figli, single o sposate (assolutamente non conviventi, perché potresti lasciarti. Se sei sposato, invece, non puoi affatto divorziare, no!), ricche ma che non lavorino, che non viaggino, che abitino in un attico, senza balcone, senza finestre, sopra uno studio veterinario, senza altri animali. Insomma, i volontari sono essenzialmente gattare che cercano altre gattare, benestanti e nullafacenti, la cui unica ragione di vita terrena siano, appunto, i gatti. Credevi di essere un buon adottante solo perché non avevi preferenze di colori o di sesso? Solo perché ami gli animali? Solo perché sei in buona fede? ASSOLUTAMENTE NO! Tu violi i requisiti minimi perché lavori, perché convivi, perché sei giovane, perché hai un utero, perché ami i roditori oltre ai felini. Tu sei, letteralmente secondo il loro questionario, la peggior cosa che possa capitare a uno dei loro gatti.

Ora, una domanda: quante sono le persone che rispondono a tutti questi requisiti? Tre in tutta italia? Questo dovrebbe essere un bene per il gatto, che a questo punto non troverà mai una famiglia? Non esistono mezze misure, tra i gattili-carceri e la vita da nababbo saudita? E soprattutto, come osate, voi volontari, lamentarvi del sovraffollamento se poi i requisiti per l’adozione sono così restrittivi?

Comunque, volete sapere come si è risolta la questione? Dopo due mesi di girone infernale, abbandono il proposito. Ci rinuncio. Basta. E non perché “rinunciano solo quelli con la coscienza sporca”, come afferma una volontaria in questo articolo. Mi do per vinta perché, ahimè, in TRE MESI DI PERDITA DI TEMPO ormai i gattini sono finiti, ma soprattutto perché mi sono stancata delle vostre prese di posizione aprioristiche. No, scusate, mi avete fatto passare la voglia. Non ci riesco, non posso stare in ansia per una cosa che dovrebbe essere bella. Non posso farmi venire gli attacchi di panico per essere giudicata da voi, mi spiace. Avete perso, e intendo PER SEMPRE una persona benintenzionata. E come me, immagino, decine, centinaia, migliaia di altri buoni adottanti.

Come ogni favola, però, c’è il lieto fine: trovo un ultimo gattino, indesiderato, nato stranamente a novembre, presso una famiglia di contadini che è disposta a darmelo una volta svezzato, senza farmi il terzo grado e senza chiedermi nulla in cambio. Quindi presto avrò il mio gattino. E non sarà adottato.
I contadini che cedono i gatti in modo più celere fanno bene? Fanno male? Non lo so, ma certo per ora, insieme all’acquisto, sembra l’unica soluzione praticabile per le persone comuni, che possono offrire al gatto “solo” una vita da gatto, e non da figlio adottivo (e, oso dire, neppure un figlio richiede di essere disoccupati). Volontari, sicuri di essere veri animalisti? Sicuri che il troppo amore non stia condizionando il vostro giudizio? Perché c’è un nome per le vittime di questo fenomeno: animalari, che sono la controparte fondamentalista degli animalisti, così come le femi-nazi lo sono per le femministe.
Vi invito, ed è davvero un consiglio di cuore, a fermarvi un attimo e a fare un’analisi di coscienza. Siete sicuri di tutelare gli interessi dei vostri animali?