La prima chart indica chiaramente l’esplosione del debito pubblico italiano dalla previsione di febbraio 2019. Non parliamo di numeretti, parliamo di un trend con progressione aggressiva. Di solito vale anche la pena occuparsi dell’aumento degli interessi di tale debito.

L’innalzamento dello spread iniziò con la formazione dell’attuale Governo in carica, si è mantenuto elevato anche quando è stata mostrata la manovra di bilancio, e questo danno impatterà anche sul futuro programma di emissioni di titoli per rimpiazzare gli altri in scadenza. L’aumentata spesa per interessi toglierà ulteriori risorse al bilancio dello Stato.

Ora anche la casalinga di Voghera e di Scampia sanno che il PIL 2019 volge al negativo e se “andrà bene” rimarrà comunque insoddisfacente per le richieste UE.

Il Governo italiano non ha messo a punto un piano economico che riduceva il debito, anzi sostiene misure espansive, il grande cambiamento proclamato ha apportato: reddito di cittadinanza, quota 100 e flat tax. La realtà mi porta a pensare che i conti si faranno in autunno (e voglio essere ottimista), se in Europa arriva una nuova crisi e si entra in recessione, ecco saremo i primi a pagarne le conseguenze. La BCE ci obbligherà ad ammettere che abbiamo la responsabilità di non aver messo i conti in ordine. In caso di Troika la ristrutturazione del debito avrebbe enormi conseguenze.

L’aumento strutturale della spesa pubblica inciderà sull’economia del Paese. Il vasto problema di insolvenza e di competitività sono pronte ad abbattersi come cavallette. Bisognerebbe intervenire prima con molteplici azioni, ma temo che ormai sia tardi, il Governo Lega-M5S si scontrerà con la realtà, perché le prossime elezioni europee non determineranno nuovi equilibri a Bruxelles, ci sarà qualche spostamento ma non sarà dell’entità che si aspettano gli italiani. Se anche arrivasse uno spostamento di asse, le politiche economiche devono sempre fare i conti con la dura realtà. La super bolla italica, dove demagogia è un fritto mistico di populismo e statalismo, ci ha allontanato dal sano realismo.

Arriverà una mega patrimoniale e arriveranno forse i Minibot. Ma è tardi, troppo tardi, se sei in asfissia da molti minuti sai che andrai in coma. Statisti che hanno vissuto sul calcio al barattolo, ora siamo agli sgoccioli.

Il M5S è totalmente scollegato dalla cultura dell’impresa e le loro ricette proposte per risolvere i problemi sono solo acceleratori verso il baratro. La Lega è da molti anni in politica e conosce il mondo imprenditoriale, ma avrebbe dovuto imporre ferocemente uno snellimento della burocrazia e abbassare le tasse per fare ripartire le imprese.

Le stime del PIL dicono che siamo un Paese in recessione, ritengo probabile una manovra correttiva a causa di un debito in aumento, di un PIL in diminuzione e di misure espansive che non sono sostenibili. Difficile disinnescare le clausole di salvaguardia per il futuro, in base alla fragile economia italiana e in caso di rallentamento economico globale sarà un macello. Questa Nazione (dove il capito 1 è “Facite ammuina” e che sempre buona sorte l’accompagni) arriva sempre al disastro, ma questa volta saprà fermarsi ad un centimetro prima del baratro?

Nel frattempo Mattarella sta pensando di nominare come senatore a vita Mario Draghi. Un brivido di Rigor Montis mi sale per la schiena. ALESSIA C. F. (ALKA)

https://www.mazzieroresearch.com/wp-content/uploads/2019/02/Italia-economia-a-fine-2018.pdf

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