Di Lorenzo Marchetti link articolo originale http://exiteconomics.blogspot.com/2019/05/andarsene-dallitalia.html

Ci tengo subito a chiarire un punto importante.

Quelli che dicono “io resto per il mio Paese” sono dei bugiardi ipocriti. Semplicemente, o non hanno trovato il lavoro giusto all’estero, o stanno bene come stanno (e fanno benissimo a restare), o stanno male dove stanno ma non vogliono eradicarsi da una situazione scomoda ma “comoda”. In ogni caso, sono scelte personali.

Per tutti quelli che, come me, considerano l’Italia invivibile per
1) qualità dell’istruzione ai fini della ricerca di un lavoro non sottopagato
2) burocrazia
3) tasse
4) difficoltà di farsi valere senza ricorrere alle raccomandazioni
5) difficoltà a trovare un posto di lavoro ben remunerato senza avere alle spalle parenti e amicizie giuste nella Pubblica Amministrazione
6) Magistratura (non perché siete condannati, ma perché vi fa schifo la magistratura italiana per come decide le sorti politiche di un paese)

ho preparato un vademecum, una checklist di osservazioni e domande da porsi prima del grande passo.

Mi rivolgo in particolare a chi ha famiglia e non è una carica libera che può muoversi come gli pare tanto ha/hanno le spalle coperte da mamma e papà e se le cose vanno male torna in Italia mentre scopa in giro per il mondo. Quindi, non ci interessiamo di ragazzi che fanno stage qua e là o lavoretti qua e là in Europa per “fare esperienza”. Fanno benissimo, ma sono “out of scope” in questo mio post.

Inoltre, NON considero quelli che lavorano con le ambasciate o hanno il culo protetto dall’azienda che li manda per qualche anno all’estero, tutto pagato.

No! Voi vi licenziate dall’attuale posizione in Italia, cambierete lavoro, società e paese. Sarete soli e conterete solo sulle vostre forze.

Se le cose all’estero vanno male rischiate di finire col culo per terra ed è bene che ragioniate su tutti i contro e i pro prima di lasciare una situazione che conoscete (anche se vi va stretta) per una situazione nuova che non conoscete.

1) Non pensate di essere troppo vecchi per andarvene. Non date retta alle persone negative intorno a voi. La domanda corretta semmai è: per gli obiettivi che mi prefiggo di ottenere in un altro paese, ho i requisiti giusti, inclusa l’età?

2) Ho una famiglia: se parto e vado da solo, i costi di vitto e alloggio, e i costi emotivi per la lontananza, sono giustificati dai benefici economici e dal nuovo lavoro?

3) Ho una famiglia e me la porto dietro perché non posso vivere senza i miei affetti. Conosco il sistema scolastico del paese dove vado a vivere? Siccome mia moglie non troverà subito lavoro ma dovrà imparare la lingua del posto, con il mio solo reddito ce la facciamo a vivere bene per i primi 5 anni?

4) Ho figli piccoli: nessun problema per l’adattamento. Anche in paesi con lingua ostica per gli italiani (Olanda, Germania, Polonia, Ungheria).

5) Hai figli adolescenti? Questa è difficile. Perché i ragazzi hanno già amicizie e costruito radici, e parlare una nuova lingua in un nuovo ambiente, a meno che non si frequentino da tempo scuole internazionali, può portare a crisi familiari importanti. E’un rischio che non va preso sotto gamba. In questo caso, suggerisco di andare da soli e considerare i rientri nel fine settimana. Ovviamente il nuovo lavoro deve giustificare gli extra-costi dei viaggi e della nuova sistemazione. Parlatene con i vostri figli e ascoltateli attentamente. Spaventateli anche, informandoli delle difficoltà (ma anche delle opportunità) che attraverserete per testare la loro determinazione a seguirvi.

6) Hai un partner/una partner con spirito di adattamento? Questo é importantissimo. Tu lavorerai, tua moglie/marito no per alcuni anni, va messo in conto. Magari penserà solo ai figli. E sarà sola/solo la maggior parte del tempo a casa. Specie se hai un partner che ha difficoltà a fare amicizie, ci possono essere crisi familiari dietro l’angolo. Conosco coppie che sono ritornate in Italia perché quello che non lavorava non reggeva la situazione. Specie se è la donna ad avere trovato lavoro  mentre l’uomo no e sta dietro ai bambini.

7) Sei pronto a dover affrontare le difficoltà senza una famiglia o una rete di amicizie storiche di appoggio? Quando il bimbo sta male non ci sono i nonni o altri amici (specie i primi anni) ad aiutarvi, se avete difficoltà e volete parlare con un amico VERO davanti ad una birra non è possibile. C’è Whatsapp, c’è Skype, certo, ma sono palliativi. Di fatto se, come me, tendete a soffrire la solitudine lontano dagli amici, dovete parlare con voi stessi apertamente.

8) Sei disposto a lasciare l’Italia per tutto il resto della tua vita lavorativa o è solo un tentativo? Questo è importante. Se la risposta è affermativa, allora partite col piede giusto perché vi mettete in gioco davvero. Altrimenti, il rischio è che alla fine del periodo all’estero avete sì arricchito il curriculum, ma la vostra famiglia sarà stata sballottolata qua e là. E non è piacevole con figli non più piccoli.

9) Con il tuo partner, fate l’elenco delle cose che non digerite proprio nella vostra attuale situazione, e le vostre aspettative future e, una per una, valutate se c’è possibilità di miglioramento con il nuovo lavoro all’estero.

10) Hai abbastanza risparmi da coprire eventualmente le spese se stai due anni senza lavoro? Ragazzi, i risparmi sono importantissimi, sono un cuscinetto contro i problemi e gli imprevisti. Se la risposta è no, aspettate un po’ prima di andarvene, mettete soldi da parte, a meno che non abbiate la MATEMATICA certezza che il posto di lavoro che vi aspetta oltreconfine offra tante (ma tante!) garanzie contro il licenziamento improvviso.

11) Con il tuo partner, fate un sopralluogo del posto dove pensate di andare ad abitare. Spendete qualche giorno per trovare una sistemazione decente, per la vostra famiglia, PRIMA di muovervi dall’Italia definitivamente. Vedetela come una breve vacanza. Non sono soldi e tempo buttati. Sono un investimento! In pochi giorni spesi sul posto, prima di trasferirvici definitivamente, avrete la possibilità di capire il VERO costo della vita, la qualità delle strade, i tempi del traffico, il “mood” della gente, del possibile vicinato. Intervistate le persone, le mamme coi passeggini, i baristi, i taxisti. Più informazioni raccoglierete, meglio sarà per voi.

12) Conoscete il sistema sanitario del nuovo Paese? Un’assicurazione vi coprirebbe adeguatamente a costi sensati?

13) Con il lordo che sapete di ottenere, o pensate di ottenere, ci campate BENE tenendo conto di tasse, assicurazioni, spese di trasloco, spese sui consumabili, rinnovo targa auto, costi dell’auto, costi per lo sport di vostro figlio, costi del doposcuola, babysitter, etc?

14) Come è il trattamento pensionistico del paese di destinazione? Non è banale avere queste informazioni, ma saperlo in anticipo vi aiuta a capire i VERI costi della vita, perché potreste aver bisogno di una assicurazione o un piano pensione supplementare che in Italia non è contemplato. Questa cosa a me era sfuggita, per esempio, quando sono partito dall’Italia.

Infine, considerate questo: i vostri figli parleranno sì italiano, ma questo diventerà la loro seconda lingua. Se frequentano le scuole locali, avranno amicizie locali, parleranno per il 95% del loro tempo la lingua locale, e, come nel caso di mio figlio di 9 anni, tiferanno l’Ajax e non la Roma.

Se decidete di lasciare l’Italia, lo fate per i vostri figli, per dare più opportunità a loro che se foste rimasti in Italia. Lo fate più per loro che per voi stessi. Sia chiaro.
Posted by ExitEconomics