Tratto da strategic-culture.org  

Scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

Ricordate quei tratti maschili di una volta, di un’epoca più cavalleresca, meno nevrotica, come la prestanza fisica, lo stoicismo, l’individualismo e la mascolinità? Bene, potete buttarli nel cesso al di fuori della vostra sfera di studi di genere perché sono stati appena etichettati come dannosi per la vostra salute.

Anche se la “mascolinità” un tempo aiutava i “maschi privilegiati” a domare la natura selvaggia americana, a costruire città e a mostrare coraggio in battaglia – oltre a diversi altri compiti “sporchi” che richiedevano non poca forza bruta e persino aggressività – la comunità medica ora sembra credere che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato nella mascolinità.

Secondo questo documento dell’American Psychological Association, le caratteristiche tradizionali di mascolinità vengono descritte come indesiderabili per una serie di ragioni, ma forse più inquietanti perché “ragazzi e uomini che si dichiarano gay, bisessuali o transgender si trovano ancora a dover affrontare prove di livello superiore alla media di ostilità e pressione per conformarsi alle norme maschili. “In altre parole, la cosiddetta “mascolinità tossica” che ha aiutato uomini e civiltà a progredire nel corso dei secoli è stata etichettata come” dannosa” perché alcuni maschi – sia per scelta che per altro, si sentono minacciati da essa.

La pseudo-scienza sfugge fuori dai canoni propri di uno studio serio quando ci viene presentata un’altra realtà parallela nota come “mascolinità”. Non basta più il singolare aggettivo “maschile” in questi giorni di esistenza di più generi e stili di vita diversi perché apparentemente ciò potrebbe offendere la sottocultura minoritaria di quei maschi i cui concetti di mascolinità non sono in linea con quelle della maggioranza.

Il paragrafo di apertura ci informa che “è comune pensare all’esistenza di più mascolinità piuttosto che di una mascolinità unica, per riconoscere le varie concezioni dei ruoli di genere maschile associati a un’intersezione di identità multiple.” L’abitudine della comunità medica di rigirarsi scientificamente affermazioni non provate di “identità multiple” riporta alla mente il film di Ken Kesey “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, dove lo staff medico, quelli con i problemi reali, spinge la ciarlataneria pura contro una popolazione di pazienti intrappolati.

La linea guida continua con una specie di avvertimento: “Quando si cerca di capire il ruolo complesso della mascolinità nelle vite di ragazzi e uomini diversi, è fondamentale riconoscere che il genere è un costrutto non binario [in altre parole, composto da qualcosa di più rispetto al solo maschio e femmina] che è distinto dall’orientamento sessuale, anche se correlato “.

Qui, gli autori insistono (“critico per riconoscere”) che la società nel suo insieme deve soddisfare i capricci di quella piccola parte della popolazione che crede non solo di poter scegliere il genere con cui identificarsi, come se stessero facendo shopping in una boutique della Fifth Avenue , ma che il resto della società deve usare i “pronomi corretti” quando si rivolgono a loro. Eppure, alla stragrande maggioranza dei maschi che si sentono a proprio agio con il loro sesso e genere biologicamente assegnati, così come la loro mascolinità, ora viene loro detto che qualcosa è intrinsecamente sbagliato in loro. Questo è apertamente specificato.

E cito: “L’obiettivo principale della ricerca successiva è che la mascolinità tradizionale, segnata da stoicismo, competitività, dominio e aggressività, è, nel complesso, dannosa. Gli uomini socializzati in questo modo hanno meno probabilità di intraprendere comportamenti sani “, scrive Stephanie Pappas in una sintesi.

La prova di questa asserzione è fornita da vari discutibili studi, tra cui uno di James Mahalik, Dottore del Boston College, che ha scoperto che più gli uomini “si conformano” alle caratteristiche tipicamente maschili, più diventa probabile che considerino normali certi comportamenti a rischio come fare abuso di alcool e tabacco e – udite udite! – non mangiare le verdure.

Tuttavia, basta farsi un giro a fine settimana in una discoteca per provare rapidamente che un’alta percentuale di donne – senza la minima traccia di mascolinità nei loro corpi – si dedicano anche loro a quelle stesse attività rischiose. Eppure, con un atto di pura “bacchettoneria”, secoli di successi maschili sono stati buttati giù nel cesso, come si suol dire, perché parte della popolazione maschile ha la tendenza a bere alcolici, fumare sigarette e tenere lontane le verdure dai loro piatti. In ogni caso, la linea guida psicologica evita di menzionare tutti gli straordinari successi della specie maschile e la quantità necessaria di mascolinità che ha reso la vita civile moderna una realtà confortevole in primo luogo. Questa è un’omissione imperdonabile.

Tutto questo accanimento contro la “mascolinità tossica” creerà situazioni in cui saranno prese, solo per la popolazione maschile, alcune delle “misure preventive” più pericolose mai viste sino ad ora, come, per esempio, il non prevedere più periodi di ricreazione in alcune scuole a causa dell’esuberanza e dell’eccitazione giovanili degli studenti. Al contrario, la comunità medica preferirebbe marcare come affetti da “disturbo da deficit di attenzione” gli studenti maschi che non riescono a rimanere tranquillamente seduti al loro banco, e “curarli” riducendoli in uno stato di sottomissione e passività come dei sonnambuli.

Di seguito è riportato un video di una giovane donna che discute la sua “orribile” esperienza con un corso di studi universitari di genere per chiunque desideri un bel manuale di base sull’argomento.

Continuando nella lettura apprendiamo che nella cultura occidentale l’ideale dominante della mascolinità è “un ideale più aggressivo e autosufficiente”. E questa non è una cosa positiva perchè, secondo le ineffabili linee guida, tali attributi possono offendere quel segmento infinitesimale di popolazione maschile che si discosta da questa stretta concezione di mascolinità attraverso qualsiasi dimensione di diversità (tipo razza, orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere) e che quindi rischia di trovarsi a negoziare tra l’adozione di ideali dominanti che lo esclude o venire stereotipato ed emerginato.

In altre parole, i maschi altrimenti normali che presentano sintomi di mascolinità, così come gli uomini hanno per tutta la vita della specie, sono quelli con il problema. Perché? Perché una piccola parte dei maschi non aderisce alla definizione “stretta” di mascolinità (“robusta e autosufficiente”), che l’APA stessa ha elaborato.

Quindi, invece di elaborare linee guida speciali su come la comunità degli psicologi dovrebbe gestire quella piccola parte della popolazione che si sente a disagio con manifestazioni di “mascolinità tradizionale”, i buoni medici si sono presi cura di trattare l’intera popolazione maschile come se fosse un grande paziente che ha un disperato bisogno di consulenza – e forse anche di cure, che potrebbero rendere davvero felice l’industria farmaceutica.

In realtà, coloro che hanno bisogno di linee guida serie sono i cosiddetti professionisti della medicina – in combutta con l’industria dei media e i produttori di farmaci – che continuano a spingere questo insidioso sistema di valori culturali marxisti e iper-liberisti su una popolazione inconsapevole.

Robert Bridge