La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Credo che questa massima riassuma perfettamente il senso di Bitcoin. Come ho già accennato in precedenti post, sto studiando la blockchain, e di conseguenza la miriade di “criptovalute” nate sopra di essa.

Bitcoin mi ricorda le ONG.

Come le ONG sono animate dalle buone intenzioni di salvare vite, ma di fatto scaricano migranti economici accollandone i costi e i disagi ai paesi di approdo, così Bitcoin promette di salvare il pianeta dall’orrendo controllo che le banche centrali hanno sulla creazione del denaro, ma di fatto è uno schema Ponzi che consuma quantità enormi di corrente elettrica senza alcun valore aggiunto facendo più ricchi i primi entrati e più poveri gli ultimi arrivati.

La mia è una accusa molto forte, me ne rendo conto, e ora vado a supportarla con dati, cifre e ragionamenti. Spero che qualcuno mi commenti smontando le mie conclusioni, perché sinceramente per Bitcoin la vedo dura, molto dura.

Sto sviluppando delle metriche che consentano di mettere a confronto denaro tradizionale e le varie criptovalute. Chi è interessato a collaborare (c’è da studiare e ragionare) mi può contattare per email ([email protected]mail.com).

Veniamo alle intenzioni originali dei creatori di Bitcoin:

1) Bitcoin prometteva un abbattimento dei costi di transazione del denaro.
2) Bitcoin prometteva un decentramento della creazione del denaro e della sua redistribuzione
3) Bitcoin prometteva una valuta stabile, non soggetta ai capricci delle banche centrali

E ora veniamo ai dati. Tranquilli, non vi tedierò con concetti come blocco, hash, peer-to-peer. A noi interessa la sostanza.

1) Bitcoin prometteva un abbattimento dei costi di transazione del denaro, agevolando i micropagamenti per popolazioni povere.

ExitEconomics – principio: Una transazione è l’atomo costituente di ogni economia. 
Quindi l’intenzione era più che nobile. Come scritto in altri post, i costi di transazione possono arrivare al 10%. Mando 100 euro in India con i vari Money Transfer, l’intermediario se ne prende 10, al destinatario ne arrivano solo 90. Ingiusto. Siamo tutti d’accordo.

Quanto costa una transazione in BTC? Secondo i miei calcoli, fino a venti dollari. Una cifra A L L U C I N A N T E.
I calcoli tengono conto del fatto che per creare bitcoin (con la creazione di bitcoin si validano le transazioni), occorrono quantità spaventose di corrente elettrica. Siccome le transazioni validate sono poche per ogni attività di mining, e il consumo di corrente altissimo, siamo intorno a queste cifre. Immaginate di spendere 20 dollari per un micropagamento da 5 dollari.

Per validare poche centinaia di transazioni, occorrono circa 10 minuti, se tutto va bene. Una VISA in un secondo opera 24000 transazioni. Bitcoin è ancora poco diffuso, pensate cosa succederebbe alle latenze nel caso in cui fosse più diffuso. Pagate in bitcoin all’autonoleggio e aspettate dai dieci minuti a mezza giornata che il pagamento vada a buon fine prima di poter prendere l’auto.
Le latenze peggioreranno nel tempo e il consumo di corrente salirà nel tempo.

2) Bitcoin prometteva un decentramento della creazione del denaro e della sua redistribuzione
Le banche potrebbero congelarvi il conto corrente, limitarne i prelievi giornalieri (vedi Grecia). Con la app di bitcoin sul vostro telefonino, invece, i soldi sono sempre disponibili, basta avere internet per pagare, comprare, vendere. Queste le intenzioni.

Peccato che anche in questo caso Bitcoin abbia fallito.
Per migliorare l’efficienza della creazione di bitcoin, enormi computer vengono adoperati solo per creare bitcoin. Questi computer non possono essere comprati e manutenuti da singoli individui, per cui nascono consorzi (“pool”, in gergo) cioè gruppi di persone che mettono insieme enormi centri di calcolo, di fatto accentrando in pochi posti FISICI (tipicamente in Cina) la creazione di bitcoin. Scordatevi di creare bitcoin con il vostro laptop connesso alla rete domestica. Non si può fare, non più. L’accentramento andrà peggiorando nel tempo.

3) Bitcoin prometteva una valuta stabile, non soggetta ai capricci delle banche centrali, immune dall’inflazione che è un furto dei ricchi a danno dei poveri.

Sul fatto che l’inflazione sia un furto dei ricchi a danno dei poveri, ci sarebbe da discutere (io non sono d’accordo, le cose sono più complicate di così) ma soprassediamo e andiamo avanti.
Il bitcoin riesce a perdere o guadagnare in una giornata anche il 10%. La chiamate stabilità?
A chi ribatte che è ancora poco usata, faccio presente che esiste da dieci anni, non dall’altro ieri.
Bitcoin è di fatto regno per speculatori e, aggiungo, venditori di consulenze per sprovveduti analfabeti tecnologici. In queste condizioni NON PUO’ essere usata da gente che per lavoro fa altro (dal bagnino all’ingegnere al medico al bidello) e non può seguire i movimenti del mercato come un trader professionista o venditore di pentole tecnologiche.
Il bitcoin ha sofferto di enormi problemi inflazionistici: una moneta che in poco tempo passa da 20mila dollari a 10mila dollari di fatto ha subito una svalutazione del 50%. Cioè le cose in bitcoin costano il 50% in più, se non è inflazione questa!

Barzellette finali

Poi ci sono chicche, come questa: il tizio in questione, con una espressione facciale che la dice tutta, afferma di essere il mitico creatore di Bitcoin, con una personale fortuna di 980mila bitcoin creati con pochi dollari di energia elettrica (10 anni fa minare bitcoin era poco costoso) oggi valutabili intorno ai 10 miliardi di dollari.
Peccato che dice che ha perso l’hard disk con i bitcoin dentro…
Al di là del ridicolo, c’è una verità fondamentale:
Con bitcoin, se perdete “le chiavi” di accesso al vostro gruzzoletto digitale, perdete tutto. 

Non ci sono banche o numeri verdi da chiamare per vedersi restituiti nome utente e password. Non solo: quei bitcoin sono perduti per sempre per tutti. Spariscono dalla rete! Siccome i bitcoin sono in numero limitato, di fatto avete eliminato dall’universo dei bitcoin dai pochi disponibili.

Ci sono altri aspetti ancora che mi fanno dubitare della sostenibilità e della utilità di bitcoin, ma per oggi è abbastanza.

CONCLUSIONI 

Vale il solito principio: in ogni attività umana, l’intermediario fa i soldi, sia che voi ci guadagniate, sia che ci rimettiate. Bitcoin è, al pari di ogni attività speculativa, soggetto alle leggi di mercato della domanda e dell’offerta. Se entrate bassi e vendete alti, fate i soldi. Altrimenti li perdete. Chi fa i soldi  sono i miners che hanno la potenza di calcolo necessaria per creare i bitcoin: più i bitcoin sono alti, e meno l’energia elettrica costa per tenere in piedi i server, maggiori sono i profitti.

Quale è il valore aggiunto nel tenere in piedi server che consumano quanto l’Irlanda che ha una popolazione che ogni mattina si sveglia, va a lavorare, produce, va al cinema, ride, piange, nasce e muore?
Ditemi voi quale è il valore aggiunto, io non lo vedo. Vedo solo un enorme spreco di risorse in termini di combustibili fossili usati per far girare e (raffreddare) dei server in Cina.

La blockchain ha enormi potenzialità, ma bitcoin, prima sua creatura, ne è certamente un fallimento da cui trarre insegnamenti per migliorare il sistema delle criptovalute.

Posted by ExitEconomics  Link articolo originale https://exiteconomics.blogspot.com/2019/08/bitcoin-e-una-frode.html