Qui gladio ferit gladio perit.

Cap. 2 Il viaggio di Luciano

Torniamo indietro nel tempo, nella stessa città, nello stesso giorno e ci spostiamo a nord della città E’ mattina presto nella piazza delle corriere, come si chiamava una volta. Qui incontriamo Luciano.

Ragazzo alto, magro e biondo, figlio di uno dei rappresentanti, uno dei tre che appartengono  alla classe degli artigiani.

Il consiglio dei Rappresentanti è composto da 12 membri, sei eletti direttamente dai privati cittadini, tre rappresentanti degli artigiani, uno dai funzionari pubblici, uno dagli immigrati, ovvero coloro che non sono nati ad Etnika e che vivono in città da meno di venti anni, e un rappresentante del Consiglio Congiunto, ovvero delle città vicine.

Tutti e dodici lottano per settimane per eleggere tra di loro il Sindaco, ovvero il loro rappresentante ufficiale, questa volta è un vero stronzo.

Difficile che tutti e dodici siano d’accordo su qualcosa, e la vita politica locale è molto frizzante.

Il suo padre è il principale fabbricante nella zona di balestre, Luciano non pensa ancora di entrare ufficialmente come apprendista nell’officina paterna, anche se prima o poi gli toccherà.

Ora mette a frutto le lunghe ore di lavoro a far balestre come armiere. Viaggia spesso, anche se a volte la situazione si fa, beh, complicata.

Il convoglio è in ordine di partenza e Klaus, il capo artigliere lo chiama a gran voce:

Biondo sali su che partiamo!

Il convoglio, diretto a Erbita, ai confini del territorio di Etnika, il regno con lo stesso nome della capitale, è composta da dodici grossi veicoli, alimentati da turbine a metano.

Due, uno all’inizio e alla fine , più piccoli e pesantemente corazzati , armati di grosse mitragliatrici e di lanciafiamme, otto grossi camion con cabina corazzata e postazione di fuoco sul tetto della cabina. e due veicoli centrali, armati e adibiti al trasporto di oggetti preziosi. Sul tetto dei due grossi autoblindo, rivestiti di piastre metalliche sono posti due grosse mitragliatrici ad aria compressa, e al centro, protetto da due fiancate metalliche troviamo le postazioni di fuoco dei balestrieri. Luciano è il tecnico addetto alla ricarica e alla riparazione delle balestre e della manutenzione delle mitragliatrici. Un compito importante, specialmente durante il combattimento. Le frecce delle balestre volano più lontano e penetrano gli scudi meglio del fuoco delle mitragliatrici.

Klaus saluta e si mette in postazione.

Come tutti i mitraglieri è un pazzo, ed ha personalizzato la sua postazione appendendo lustrini e colorando gli schermi trasparenti con disegni tribali. lascia solo alcune fessure per vedere. Ha ricoperto pure il tetto con schermi metallici e di legno.

Luciano saluta tutti, Alfredo e klaus, i due mitraglieri e i sei balestrieri, alcuni dei quali non ha mai visto. ci sono pure un paio di ragazze.

Non ha tempo di fare conoscenza, durante la prima ora di viaggio, deve fissare i nastri di munizioni delle mitragliatrici, controllare se le bombole di emergenza sono cariche, se i collegamenti sono tutti a posto, lubrificare le guide e altro.

Poi passa alle sedici balestre, ognuna in carica, controlla che i caricatori da dieci colpi sono pronti, il funzionamento delle batterie e inserisce i dardi in metallo nei caricatori di scorta.

La mano destra gli fa male, due dita sono inerti e racchiuse in una specie di guanto di pelle. Un ricordo del Cerchio di Sangue, uno dei tanti incidenti che capitano.

Lui è un grande balestriere, ma con la mano rovinata deve usare la sinistra, e con quella è solo un tiratore eccellente, non il migliore di tutti, e preferisce fare l’armiere.

Per non allentare le molle i caricatori vanno riempiono solo durante ogni viaggio.

Presto il convoglio si avvia verso le montagne, e ognuno si fa serio, i banditi attaccano senza preavviso e ci scappa sempre qualche morto o ferito grave, se va bene.

Tutti sono coperti di grosse protezioni sul petto , la schiena e le spalle, e un casco integrale, simile a quelli delle moto piantato sul capo.

Luciano è l’unico che non porta una balestra, ma un grosso scudo sul braccio sinistro , trasparente in policarbonato e con una feritoia in alto.

la ragazza di fianco a lui, di quindici o sedici anni sembra particolarmente nervosa, e suda malgrado la fresca giornata di marzo.

Ciao” Fa Luciano “ è il tuo primo viaggio?

Si vede tanto?” risponde la ragazza. Finge di non conoscerlo, è evidente, tutti hanno urlato durante il suo ultimo scontro, due anni fa.

La ragazza è un portento, alta magra e con due occhi verdi, pure costretta in una corazza spessa si vede che ha un bel fisico.

Gli altri balestrieri maschi e l’altra donna, tutti molto più grandi dei due ragazzi, cominciano a sghignazzare.

Luciano fa finta di niente, e continua.

Mi chiamo Luciano, e questo è già il mio dodicesimo viaggio, e tu?

Mi chiamo Alia” dopo una breve esitazione “si , è il mio primo viaggio”.

Tranquilla, vedrai che non succederà niente, durante i miei viaggi siamo stati attaccati solo due volte, ed erano piccoli gruppi, Inoltre questo è un grosso convoglio, e siamo pesantemente armati”.

Klaus, il capo equipaggio non perde l’occasione di far valere il suo grado:

ok, piccioncini, adesso smettetela e guardate in alto, siamo fuori dalla portata delle torri di avvistamento, ormai, e da questo momento in poi possono attaccare.”

Uno sportello sul tetto della cabina si apre, e una testa fa capolino, è un altro ragazzo magro e con gli occhiali, racchiuso in una pesante corazza.

Klaus interviene subito: “quattrocchi! rimani dentro e fai il tuo dovere, ! il tuo compito è sorvegliare il carico

Lo strano personaggio si affretta a chiudere il portello.

Strano”- pensa Vittorio -“solo in casi eccezionali ci sono guardie anche dentro il vano di carico, di solito non c’è neanche posto”.

Un’altra ora passa nel silenzio, una vera noia, non si è visto nessuno, questa è davvero una zona sperduta. Il convoglio si avvia dentro un lungo canalone, il posto ideale per una imboscata. il carro blindato di coda, quello del comandante del convoglio lancia un lungo segnale sonore, significa “tutti all’erta“.

All’improvviso Luciano vede un movimento in alto, è un oggetto che vola velocissimo, e, senza pensarci pone lo scudo davanti ad Alia.

L’oggetto è una lancia, che proviene da in alto , sulle colline a fianco della strada.

La lancia scivola inoffensiva sullo scudo, lasciando un lungo segno sulla plastica.

Improvvisamente il rumore si fa assordante, urla selvagge si sentono tutto intorno, e centinaia di lance e di frecce piovono dall’alto. Anche i balestrieri urlano, un uomo vicino a Luciano più di tutti, colpito al fianco. Le balestre ronzano, ricaricando senza posa e i caricatori da dieci colpi si svuotano in fretta. Luciano non ha il tempo di guardarsi in giro, deve portare nuove balestre cariche ai tiratori e cercare di soccorrere il ferito, che ormai è svenuto. Sembra messo male.

Il convoglio si è fermato , Ai fianchi della strada ci sono due fossi profondi per impedire che pietre o alberi possano bloccare facilmente il passaggio, ma i predoni ci devono essere comunque riusciti. Le mitragliatrici ad aria compressa sparano di continuo una serie di sibili ritmati.

I predoni sono davvero tanti , stavolta. Anche se molti di loro sono caduti lance e frecce continuano a cadere e rimbalzano sulle protezioni. Tutti urlano, adesso.

Il veicolo del comandante del convoglio lancia dei segnali sonori e spara dei razzi colorati di segnalazione.  Ripete la sequenza tre volte, per far capire ad eventuali altri convogli in transito che c’è un grosso attacco in corso. Rinforzi che non devono essere tanto vicini, altrimenti i predoni non avrebbero attaccato.  Il veicolo di coda suona il segnale di “tenere duro” tre suoni di sirena ravvicinati.

Significa che nessuno si deve allontanare e che tutti devono combattere fino a nuovo ordine.

I predoni urlano più forte e i loro capi spronano all’attacco. Se il convoglio resiste non possono fare altro che ritirarsi, e se vogliono il bottino devono salire a bordo dei veicoli.

Tutti insieme i predoni si alzano e corrono verso il convoglio, armati di lance e di bottiglie molotov.

Le mitragliatrici ne fanno strage, e i dardi delle balestre centrano con precisione chi cerca di lanciare le bottiglie.

Non sempre ci riescono, però, e alcuni dei veicoli vengono avvolti dalle fiamme. Gli estintori automatici entrano in funzione , e le bombole di un paio di mitragliatrici esplodono in mezzo al fragore assordante del combattimento.

Il grosso dei predoni si dirige verso i due veicoli centrali, su cui si trova Luciano, e presto non c’è più tempo di pensare.

I predoni sono attrezzati con il solito insieme di vecchie corazze, copertoni, pezzi di legno e i loro simboli, diversi a seconda della tribù di appartenenza. Se Luciano avesse tempo di farci caso noterebbe che i simboli sono diversi, alcune tribù si sono unite per attaccare un convoglio particolarmente prezioso.

I predoni non vogliono distruggere  i due veicoli centrali, e si dirigono lì  tutti in massa.

I rampini si agganciano alle fiancate del veicolo e alcuni riescono a salire.

Luciano lascia la balestra che stava caricando e afferra il lungo coltello che porta al fianco: ci sono degli anelli in cui può infilare le dita funzionanti, e ha una ottima presa.

Una faccia fa capolino da sopra la fiancata, è il volto di un predone, sporco e ricoperto tatuaggi. Urla e brandisce una specie di spada, mentre prova a salire.

Il ragazzo usa i riflessi da combattente. L’uomo gli sembra lentissimo e ha l’impressione di riuscire a notare ogni minimo particolare del suo volto, mentre cala la lama.

In quello che gli sembra un silenzio assordante la spada colpisce la tempia dell’uomo, conficcandosi in profondità. Il rumore, sordo, sembra quello di un’ascia che colpisce un pezzo di legno.

Con una familiare torsione del polso libera la lama, il corpo sparisce di sotto.

All’improvviso una sagoma enorme appare, è un omone alto almeno due metri, indossa una corazza militare, e un casco integrale. In mano porta una specie di mazza di ferro, lunga e irta di chiodi. Sul petto porta il simbolo della Mercedes, marchio sparito da decenni, insieme alla germania. I difensori sono spazzati via con un solo colpo, e finiscono a terra. Davanti a lui rimane solo Luciano.

Urlando  il gigante colpisce con una botta fortissima lo scudo trasparente.

Incredibilmente le punte penetrano attraverso lo schermo, capace di fermare pure le pallottole. Luciano sente delle punture nel braccio, ma ha altro a cui pensare.

La mazza rimane incastrata nello scudo, e Luciano fatica a tenerlo su.

Il gigante tira fuori una specie di gigantesca mannaia.

Colpisce lo scudo, che si piega sotto i colpi, ma non si spezza, Il gigante riesce a colpirlo di sbieco sul casco.

All’improvviso si sente uno schianto ravvicinato, e la punta di un dardo da balestra spunta di lato sul fianco del casco del gigante. Un tiro di balestra ravvicinato lo ha trapassato da parte a parte. Il gigante si ferma, si gira e comincia a ridere come un pazzo. Alza le mani e comincia a urlare e ridere rivolto verso i suoi compagni, con la mannaia puntata verso il cielo.  A metà di un urlo si interrompe all’improvviso, si piega lentamente e cade giù dalla fiancata del veicolo. Dai predoni sale un lungo urlo, che diventa ancora più forte quando lunghe fiammate escono dai lati dei veicoli corazzati. Fiamme che divorano i predoni ammassati.

Comincia una fuga disordinata, tutti insieme i predoni scappano lungo le balze della gola, predati dai colpi delle mitragliatrici e dai dardi delle balestre.

Pochi di loro riescono a fuggire.

Luciano si guarda intorno, e vede di fianco a sé Alia. Gli altri balestrieri sono a terra, feriti o morti, lei deve aver colpito il gigante.

Si guardano, e il volto di Alia impallidisce. Luciano segue il suo sguardo e la sua mano ferita tocca il casco. Il caso è spaccato a metà. Ritira la mano e la vede coperta di sangue. Tutto si fa nero, all’improvviso.

Terzo capitolo a seguire, ragazzi.

By Nuke di Liberticida per gli amici di Orazero