Ciao Ragazzi, spero che vada tutto bene, qua, nel Paese Delle Opportunità. Alcuni giorni passati a cercare di risolvere problemi legati al flusso delle fatture elettroniche, fatture disperse in un limbo elettronico tutto loro. Se la fattura è partita e mai arrivata, è sta emessa o meno? Schrödinger avrebbe sicuramente apprezzato. E’ meraviglioso interagire con i portali della pubblica amministrazione, chiaramente redatti da sadici che odiano i loro utenti. Voglio dire, devo entrare e pagare, giusto? Perchè devi pure rompermi i coglioni con Spid e altre cazzate?

“preparazione del 740”

Per distrarmi oggi vi parlerò di tutta una altra questione, ma non dubitate, potrei passare lunghe ore a disquisire sul modo corretto di inserire lunghi pali di metallo incandescenti negli sfinteri dei solerti burocrati che si occupano di questioni legati ai portali della Pubblica Amministrazione. Che possano crepare in modo orrendo e di seguito passare l’eternità immersi in un oceano di dolore.

Il programma di oggi è un argomento che è di stretta attualità: le rivoluzioni colorate.

Un argomento molto vasto, generalmente si tratta di un movimento di opposizione variegato e composta da giovani, che vengono sempre organizzati e diretti da uno stato straniero.

L’estero-direzione della rivoluzione è praticamente una costante storica, dato che i movimenti rivoluzionari sono composti da minoranze che normalmente non dispongono delle risorse necessarie.

Cosa serve per organizzare una “rivoluzione colorata”: beh, prima di tutto occorre una “causa”, ovvero un motivo per ribellarsi. Generalmente si tratta di malcontento popolare, dovuto alla carenza di risorse. Ora serve una “organizzazione”. Generalmente serve una ONG straniera che, con vari pretesti, metta insieme ad un tavolo i leader di questa fazione.

Adesso serve qualcosa di molto importante, occorre un mezzo per tenere in “contatto” i vari membri gli uni con gli altri. Twitter o qualche altro social sono l’ideale.

Last but not least la cosa più essenziale: i “soldi”. Non si può sempre sperare sui giovani rampolli delle famiglie facoltose, ovvero i soliti laureandi fuoricorso in filosofia o scienze politiche. I futuri nuovi leader del paese sono persone che devono lavorare per vivere, e se passano giornate a far mattoni o a montare tubi, non avranno le energie per organizzare la rivoluzione.

A questo punto non rimane che oliare la “macchina” e farla partire.

Si formeranno spontaneamente delle manifestazioni nella capitale. Magari formate da poche migliaia di persone, ma agguerrite. L’interesse mediatico locale non sarà grandissimo, ma su internet l’eco della manifestazione si ingigantisce a dismisura. I giovani ormai si informano su internet, e il messaggio che “qualcosa deve cambiare ” arriva forte e chiaro.

Il governo centrale riesce inizialmente a reprimere la manifestazione, gli basta fare intervenire abbastanza poliziotti e soldati.

Ma ecco il trucco, i rivoltosi si organizzano in numerose cellule e intervengono simultaneamente in varie zone del paese, più o meno in tutte le città importanti: le risorse del governo non sono infinite.

Ripetere l’operazione quanto basta, fino ad ottenere il supporto di ampie fasce della popolazione e a mandare nel caos le istituzioni.

L’obiettivo dei manifestanti è quello di riuscire ad attirare l’attenzione di ampie fasce della popolazione, tipicamente i piccoli negozianti ed imprenditori, una massa di persone che darà il via al cambio di governo: i militari inizieranno a non ascoltare il governo centrale e… basta poco, a questo punto.

Alcuni esempi, eventi di quelli di cui posso discutere con cognizione di causa.

La Terra Dei Pazzi

Ucraina, povero paese disgraziato, nuova entità nata dalla disgregazione dell’impero sovietico, e pure contro il volere degli stessi ucraini, che inizialmente votarono per rimanere insieme alla Russia.

Paese dilaniato da una crisi economica causata da decenni di sistematiche ruberie.

Diverse popolazioni, quelle “ucraina”, ovvero gli abitanti della Galizia, storicamente antirussi, l’est “filorusso”, e il centro del paese abbastanza indifferente.

I soliti noti (ne parleremo più avanti) hanno gioco facile. Nel 2013 il governo era abbastanza preso dai problemi economici.
le proteste per migliorare le condizioni di vita diventano scontro aperto tra polizia e fanatici nazionalisti. Pagati 500 euro la settimana. Il resto lo sapete.

Alcuni miliardi di dollari è il “conto” pagato dagli americani per il cambio di regime. Una sciocchezza.

Moldavia.

Vladimir Plahotniuc, presidente del PDM, durante un evento elettorale nel 2016. (EPA/DUMITRU DORU)

Altro paese in preda alle sue stesse contraddizioni, dilaniato tra est e ovest, con in più la Transinistria in mezzo ai coglioni, ovvero la piccola repubblica indipendente controllata da un governo “comunista” e da tremila soldati russi piantati lì, in mezzo al nulla. Una specie di Tortuga con i treni in orario e l’erba tagliata millimetricamente ai bordi delle strade. Transinistria davvero un posto da visitare, pure i russi si sentono a disagio quando viaggiano da quelle parti, si sento immediatamente riportati agli anni settanta…

Ovviamente i moldavi risentono di questa situazione, e gli americani si incuneano in mezzo al casino cercando di forzare la transizione democratica, ovvero poter votare due partiti fotocopia e celebrare il gay pride. Pare siano questi i “valori occidentali”. Non le pensioni e i salari. Ma questa è un’altra storia.

Il risultato di tanto impegno americano (e russo, ovviamente) è una improbabile alleanza tra filorussi e filoamericani contro l’oligarca Plahotniuc in carica. Complicata ma tipicamente moldava, come situazione.

Georgia, bel suol d’amore.

“Saaka it’s back!”

Georgia, paese davvero bellissimo, langue in una rinnovata crisi politica: stavolta lo scontro è tra il presidente in carica, la diplomatica francese naturalizzata georgiana Salomé Nino Zourabichvili e un ex presidente, il mitico latitante Saakasvili, che per bazzecole come omicidio e altro ancora non può tornare in patria. Complice una improvvida legge elettorale lo scontro in piazza si è accesso, con feriti da ambo le parti. Una ex spia (ex?) francese e il pregiudicato latitante: uno scontro politico della madonna. Il popolo rimane misteriosamente freddino in merito.

Gli artefici

ma quali sono le organizzazioni, pagate dal governo americano, che si occupano del “regime change”? Le solite organizzazioni internazionali, che si occupano di “libertà di informazione” e le tante ONG che operano anche nel nostro paese sono della partita. Normalmente si occupano di raccogliere informazioni e gestiscono obiettivi ben precisi, come traghettare clandestini e simili. Spesso la loro funzione è quella di diffondere notizie “inventate ad arte”, come i fantomatici bombardamenti con il “gas nervino” in Siria. O come quando vi presentano la protesta di tremila persone in piazza come di una “rivoluzione” in Russia. I No Tav in Italia, per esempio sono decisamente più attivi.

USAID è decisamente uno dei principali attori in campo, anche se la sua vicinanza la governo USA e alla CIA è decisamente fin troppo avvertibile. Chiedetelo ai sudamericani.

Ned, associazione voluta da Reagan è altrettanto importante: ma visto che parliamo di “diffusione della democrazia” ma non ti bombarda, alcuni potrebbero pensarla diversamente.

Le quattro branche delle NED sono:

  1. una legata al partito democratico
  2. Una legata al partito repubblicano
  3. I rappresentanti della camera di commercio.
  4. I rappresentanti di AFL-CIO

L’unione dei sindacati americani e tradizionalmente alleata del partito democratico, anche se non ne riceve molto in cambio, o perlomeno non lo ricevono gli iscritti al sindacato americani. il vero cuore dell’associazione dei sindacati è l’organizzazione estera, che viene integralmente finanziata dal governo USA.

Appare anche curioso che il budget del sindacato dei lavoratori statunitensi nelle attività negli States sia circa un ventesimo di quello riservato alle missioni all’estero.

I veri gnomi addetti alla diffusione del dissenso sono appunto organizzazioni sindacali finanziate dagli americani: una calamita per gli scontenti, i disadattati, ovvero coloro che non sono riusciti a farsi strada nel governo non per la loro inettitudine, ma perché “non li apprezzano”. Chissà quanti ne conoscete di questi tipi.

Il trend, in sviluppo in molte nazioni attualmente è quello di “lasciar fare” queste organizzazioni. Ovvero le si incontra, gli si pongono stretti paletti al loro finanziamento e, soprattutto, le si riempie di spie. E invece di bloccare i social li si monitora costantemente. Dopo i primi successi tutto di un tratto organizzare le “rivoluzioni colorate” diventa più difficile.

Tempi duri per i rivoluzionari.

Nei prossimi anni vedremo il fiorire di nuove entità, vedrete: quello che mi aspetto è vedere università, scuole e persino fabbriche messe su dal nulla da organizzazioni private, tipo Google e Microsoft. E varie chiese che amplieranno il loro proselitismo e l’attivismo in modo del tutto inaspettato. La diffusione della “Democrazia” è inevitabile, ormai.
By Nuke di Liberticida e OraZero