Draghi non ha ancora cominciato a combattere il bitcoin, però ci sta pensando!

di Tom Luongo scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

Sono mesi ormai che i mercati non credono che Mario Draghi abbia delle risposte ai problemi che attanagliano la zona euro. La recente dichiarazione conferma quello che chi ha occhi per vedere dice da tempo:

Non esiste un piano B!

All’inizio dell’anno Draghi dichiarò che avrebbe smesso col suo programma di QE (quantitative easing, n.d.t.), ma a giugno non solo lo ha riproposto, ma ha anche aperto alla possibilità di abbassare il tasso di interesse.

Durante una conferenza della BCE a Sintra, in Portogallo, Draghi disse che ” Nei nostri strumenti…sono previsti ulteriori tagli di interesse” aggiungendo che persiste un notevole margine per riprendere gli acquisti di bond con cui iniettare denaro fresco, appena creato, nel sistema finanziario, nella speranza di incrementare i prestiti e far ripartire l’economia”

Come direbbe Warren Buffet (1), Draghi si è fatto sorprendere mentre nuotava nudo!

La cosa buffa è che Draghi ha usato la scusa della guerra commerciale di Trump verso tutti, per giustificare una politica che sarebbe stata comunque inevitabile.

Il Presidente Trump, rispondendo per le rime, ha accusato Draghi di essere un manipolatore di valuta. In seguito ha annunciato il suo incontro col Primo Ministro cinese Xi Jimping per ottenere accordi commerciali.

Ma, come ho sottolineato in passato, Trump non ha nulla di concreto da mettere sul piatto con la Cina.

Trump si è chiuso in un angolo da solo, chiedendo praticamente alla Cina di dare la sua risposta definitiva agli Stati Uniti sulla propria politica fiscale, monetaria e commerciale.

I cinesi non accetteranno, non più di quanto i palestinesi possano accettare uno stato palestinese solo di nome, ma amministrato da Israele come una riserva indiana.

Il Libano non accetterà di estromettere dal governo Hezbollah. La Corea del Nord non rinuncerà al proprio armamento nucleare, quindi gli Stati Uniti continueranno a permettere che si commerci in dollari.

I negoziati di Trump non sono veri negoziati, sono termini di resa.

E Trump, in piena campagna per la rielezione, va dicendo in giro ai seguaci del suo “MAGA” (2) che “è la Cina che rompe gli accordi”.

Non esiste nessun accordo ma solo un’ipotesi di accordo che la Cina ha riportato a Pechino, modificandolo per soddisfare le proprie esigenze, come farebbe qualsiasi stato sovrano. L’incazzata che si è dato Trump sta creando grandi incertezze in tutti i capital market.

Non c’è alcuna speranza, quindi, di vedere un accordo con la Cina sostanzialmente diverso da quello che è già in atto. Perchè Xi non ha alcuna intenzione di dare un seguito alle stupide richieste di Trump, non più di quanto draghi ammetterebbe che il sistema bancario centrale è un fallimento.

Ho sempre avvisato i lettori che Trump è un ignorante economico. La disobbedienza di Draghi è una risposta alle politiche implementate da Trump. Le sanzioni e i dazi su tutti quelli che lo guardano di traverso creano incertezza.

L’incertezza crea paura. E la paura significa deflazione. In un sistema basato sulla fiducia, la mancanza di essa porta ad accumulare valuta che invece sarebbe necessario lasciar circolare per permettere a tutti di fare affari.

Non ci vuole una laurea per capirlo, ma è al di là della comprensione di “Sua Arancionità”.

E allora, mentre i mercati salivano alla notizia che la BCE avrebbe commesso hara kiri, l’oro si gonfiava e poi si sgonfiava alla stessa velocità con cui Trump si impossesserebbe di un algoritmo per assomigliare per quindici minuti a Andy Warhol.

L’oro continua a lottare per trovare un picco di valutazione al di sopra dei 1350 dollari, respinto ogni volta che ci si avvicina, grazie alla più infima scusa. Quella di oggi è stata il tweet di Trump sull’incontro con XI.

L’oro era in cima alle notizie rispetto alla BCE, e questo ha ulteriormente creato allarmi. Poi è stata diffusa la voce su accordi amichevoli tra Cina e USA che avrebbero liberalizzato il mercato. A questo punto c’è poca assonanza o ragione con quello che sta succedendo al mercato dell’oro.

Ho notato una cosa, venerdì, quando ho scritto il mio post settimanale su Money and Markets

Così i movimenti “giorno per giorno” possono essere difficili da analizzare. Dopo un paio di settimane scoppiettanti, l’oro si è alzato per toccare brevemente quota 1.360 dollari, chiudendo la settimana prima di ridiscendere a 1340 dollari. Allo stesso tempo, euro e sterlina hanno invertito il loro rialzo a breve termine per continuare a sprofondare nell’oblio causato dall’ansia per la Brexit, nel momento in cui Boris Johnson vinceva facilmente il round di apertura per la lotta alla leadership nel Partito Conservatore.

Venerdì un euro debole ha mandato giù l’oro. Oggi è tornato su, almeno fino a quando Trump non ci ha messo lo zampino. E’ interessante notare come l’instabilità giornaliera sia in aumento mentre i tori caricano contro le protezioni messe in campo a partire dal massimo raggiunto subito dopo il voto originario sulla brexit nel luglio 2016.

La lotta a questo livello si sta intensificando man mano che i tori continuano a caricare, ma la domanda di dollari immediati è abbastanza forte da vedere scariche di violenza nella forza.

Ricordate, nessuno di importante vuole vedere l’oro salire oltre il limite attualmente in vigore. Quando succederà sarà una storia così grande che nè Draghi, nè Jerome Powell della Fed e nè resto dei banchieri centrali avranno risposte per spiegare quello che sta accadendo.

E scopriremo domani quanto poche risposte hanno. Sono ancora dell’opinione che Powell resisterà ad un taglio dei tassi per mantenere intatta la reputazione e l’indipendenza della Fed, almeno nominalmente. Più Trump sbraita, meno probabile sarà che la FED tagli, finchè rimarrà questa la loro idea.

Trump brontolerà ma non importa. La Fed resisterà su questo punto il più a lungo possibile anche se l’inversione della curva dei rendimenti dovesse diventare più profonda. I mercati azionari sono ancora vicini ai massimi storici, odiati per fondamentali poveri, quindi la Fed non deve intervenire.

C’è qualcos’altro che ha spaventato i mercati. La curva LIBOR in dollari USA è ora invertita, segnalando preoccupazioni su finanziamenti a breve termine.

L’annuncio all’inizio della settimana secondo cui la Deutsche Bank sta valutando lo scorporo di una “Bad Bank” potrebbe avere un nesso con quello di cui stiamo parlando qui. Come scrisse Jeff Snider lunedì, se DB scommettesse in modo sbagliato su una reflazione globale per il 2018-19 dopo aver fallito alla grande l’anno scorso, si spiegherebbe perché c’è stata una tale corsa al debito sovrano mentre DB siede su una montagna di cattive scommesse che andrebbero isolate.

E questo è probabilmente il motivo per cui la posizione di Draghi si è spostata così profondamente negli ultimi due incontri. Trump è irrilevante in questo casino, tranne per il fatto che il suo non capire la situazione potrebbe portarlo a versare benzina su un fuoco già vivo mentre si scaglia contro il furto commerciale.

Ma guardiamo attentamente cosa sta succedendo. Ripeto quello che ho detto per mesi. L’oro è forte di pari passo a un dollaro in crescita. Le azioni continuano a levitare e le obbligazioni sovrane sicure continuano a sfidare la gravità accanto a loro.

Questa non è una recessione che ha spaventato i mercati. È qualcosa di molto più grande. Draghi ha ammesso la sconfitta, unendosi a Kuroda dela Banca del Giappone. Tutto quello che rimane è Powell. Se ci sorprende con un taglio dei tassi, aspettiamoci che l’oro esploda e che il dollaro ceda brevemente prima di crescere di più, mentre lo smart money comprende che cosa tutto questo significa realmente.

Tom Luongo

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Warren_Buffett

(2) L’autore definisce i seguaci del “Make Americ Great Again” col termine dispregiativo di MAGApede