Laura, l’aura, l’aureola, ci si può ricavar perfino un verbo: aureolare! Aureolare, cingere il capo con un cerchio di luce che simboleggi il valore morale, sociale, interiore, esteriore del proprietario o della proprietaria della testa aureolata. Più ancora della testa coronata può la testa aureolata evidenziare le meravigliose qualità di chi ha meritato siffatto titolo; chi viene riconosciuto meritevole d’esser ornato da tale serto è davvero persona speciale: gli dei dell’Olimpo anticamente, i santi più recentemente e, ultimamente, i capitani di nave. Santi, poeti, navigatori, i primi aureolati di diritto, i secondi e i terzi addobbati di Nobel o medaglie e immantinente rispediti alle loro magioni per far posto ad altri da medagliare e Nobelare. Ma i navigatori hanno un asso nella manica, un armeggio, un intrigo, un brigo che i rimatori d’ogni tempo mai avrebbero potuto vantare: il cargo!  Il cargo carica, ma anche accoglie; può caricare merci e può accogliere merci, come una mamma, come un novello buon sammaritano accoglie i figli del mare che i solerti capitani scovano in mezzo al mare, più comodamente appena fuori delle territoriali acque africane, e li fanno salire a bordo. Accolgono merci. Ecco le nuove merci: i migranti! Merci preziose, politicamente ed economicamente, un affarone, un nuovo klondike pieno zeppo di risorse da raccogliere e trapiantare nell’itaglietta povera ed ingenua, tanto simile a Pisacane, un pò federalista e un po’ socialista. Lì, in mezzo al Mediterraneo, nell’acquasantiera dei belli d’animo, i capitani scorgono l’aureola, la prendono e se la pongono sul capo. Il gioco è fatto e i poeti son beffati, ora i capitani possono accomodarsi con pieno diritto d’aureola a fianco dei santi. Dopo lo scarico delle merci naturalmente!

Lo scarico delle merci deve avvenire a prescindere e deve avvenire in Italia, dove fa notizia, dove fa politica; lo scarico del cargo deve essere spettacolare, deve avere tanto pubblico, tanta pubblicità. Come prescrive il manuale Cencelli del perfetto Capitano Santo. Così lo sbarco non si abbia a fare nel porto sicuro più vicino, ma in Italia, e se questa nazioncella starnazza che non vuole clandestini, sbatte le ali, si dimena, protesta e pone blocchi navali tanto meglio, tutto serve a rendere l’aureola luminosa come la fiala di Galadriel. Ed eccola Carola, il capitano Carola, con la sua aureola luminosissima, che forza il blocco e deposita la merce che aveva tenuto a bagnomaria per due settimane per aumentarne il valore commerciale e politico che sbarca come Earendil, il beato, il lucente, il marinaio. Sbarca con la sua aureola ostentata come un mise di Fendi, Scende la scala con il portamento di Wanda Osiris, come Jaqueline Kennedy/Onassis, come una star, come una dea dell’olimpo, come una santa. Sbarca come una martire impellicciata e ingioiellata, con un boa nero attorno al collo, un boa confezionato con le miserie dei migranti, un boa che nemmeno Crudelia Demon ha mai posseduto.

Rischio zero, grande ricompensa; e se qualcuno obbietta empito e furore: dagli al razzista! Questa è la comanda. Nelle sale addobbate con i poster del Che si esaltano nugoli rossi  di militanti piddini, scendono a sostenere con la scimitarra della autoproclamata ragione la loro nuova beniamina, al grido pleonastico di fascisti razzisti, in un ordito nostalgico in cui s’intrecciano fili da altri manovrati. Ma il nemico non è più lì, si è evoluto e si è spostato, si è ingioiellato, si è aureolato!