Anticamente l’evergetismo era una forma di sponsors che finanziava e contribuiva per figurare bene di fronte ai concittadini, in cambio si ottenevano voti per raggiungere una carica pubblica. In epoca egizia, greca e romana occupava un posto importante per la comunità (“Il pane e il circo” di Paul Veyne lo spiega molto bene). Si può anche identificare con “fare del bene”: chi lo praticava riceveva un titolo onorifico di benefattore, raggiungeva rispetto e notorietà grazie alle opere che compieva all’interno della comunità. Quindi l’individuo – dotato di notevoli mezzi economici – si metteva in evidenza grazie a una buona dose di spirito civico e decideva di contribuire per far prosperare la propria comunità. In passato i benefattori diventavano le colonne portanti della loro città, nei momenti più difficili si industriavano a sostenere le sorti della zona in cui vivevano, quindi i ricchi “attenzionavano” i loro cittadini e in cambio diventavano influenti persone di potere (potere a chi dispensa bene per la comunità).

Le differenze erano due:

  • chi lo faceva in piena libertà e per spirito civico
  • chi lo faceva per assumere incarichi amministrativi e quindi si faceva carico di opere di evergesia

Quindi si costruivano teatri, anfiteatro, acquedotti, templi, cene collettive e distribuzione di cibo/denaro, costruzione di statue, ecc… L’evergeta con la propria ricchezza fronteggiava ingenti spese (talvolta poteva anche ricorrere a finanziamenti provenienti dallo Stato), otteneva visibilità, era una azione di libera iniziativa (non vincolata), si faceva per spirito civico e la persona in questione otteneva “onore e memoria” attraverso pubblici riconoscimenti. Tale pratica aveva connotati politici, economici, sociali e culturali.

Oggi ci sono sempre meno euergétes che donano una parte delle ricchezze a favore di opere utili per la cittadinanza: restaurare edifici pubblici o opere d’arte, sostenere ospedali o il mondo della ricerca scientifica.

L’evergetismo è quasi scomparso per passare alla attuale filantropia. Questi generosi e moderni filantropi spesso soccorrono migranti, influenzano la società al fine di orientarla in direzioni diverse. Loro parlano di “dignità umana”. Ma non dobbiamo cadere in un grosso tranello: tra evergetismo e filantropia ci sono molte similitudini, ma la seconda è oggi rivolta ad attività di carità, pietà religiosa, sono spesso spinti da compassione e “lavorano” solo per alleviare la sofferenza. La morale cristiana produce tanta filantropia e poco evergetismo.

Attualmente la massima aspirazione è alleviare la sofferenza umana, ci si lascia solo intenerire dalle miserie umane e attraverso la filantropia si vuole innalzare davanti a Dio il proprio spirito, la massima aspirazione è espiare tutto il male commesso … ricompensando altri con aiuti. Siamo passati dall’epoca dell’Illuminismo dove si costruivano ospedali, scuole e orfanotrofi, per approdare alle moderne Fondazioni filantropiche: ricchi magnati industriali/informatici che non sanno nemmeno cosa farsene delle loro immense fortune (perché non bastano 3 vite per spendere tutti quei soldi).

I filantropi arabi ad esempio costruiscono moschee e scuole coraniche in tutto il mondo e ovviamente incanalano un certo tipo di islam. Secondo l’articolo http://www.opinione.it/esteri/2018/09/13/souad-sbai_donazioni-filantropi-arabi-ong-fondazioni-musulmane-terrorismo/ “nel 2017 sono stai donati circa 200 miliardi di dollari da filantropi arabi a varie associazioni, Ong, fondazioni musulmane sparse in tutto il mondo” in odore di finanziare il terrorismo. Lo stesso filantropo Abdul Aziz Al Ghurair (https://www.businesswire.com/news/home/20180620006360/it/) afferma che bisogna controllare dove vanno a finire i generosi contributi musulmani, spesso le associazioni caritatevoli (ispirate da buoni sentimenti) si legano a fazioni estremiste (che foraggiano il terrorismo).

“La beneficenza è l’annegamento del diritto nella fogna della pietà” Johann Heinrich Pestalozzi