Freedom is not free

E’ un gioco di parole, intraducibile in italiano, nel quale due parole aventi la stessa radice ‘free’ sono tra loro legate dalle forma negativa del verbo ‘essere’; tradotto significherebbe testualmente; “La libertà non è gratuita”.

Questa scritta compare nel “Korean War Memorial” nel National Mall di Washington DC, che ebbi la fortuna di visitare ben due volte, in due differenti soggiorni negli States.

Già la prima volta rimasi profondamente colpito dal significato di questa epigrafe; a fine Giugno 2013.

La seconda volta fu invece, ad inizio Luglio del 2017; una settimana dopo visitai la Statua della Libertà, un must dal quale nessuno può certo sottrarsi per chi decide di vedere la Grande Mela; ma confesso che non riuscii a battermi la mano sul petto in suo onore, quando la intravvidi, come invece fecero altri turisti sul battello che ci traghettò all’isola, pur essendo rimasto comunque impressionato dalla magnificenza del monumento. Immagino che, per molti, quanto detto sia peggio che proferire una bestemmia in chiesa, ma sicuramente mi astenni dal farlo poiché ancora colpito dalla potenza evocativa che scorsi nella scritta del Korean War Memorial.


In questo post cercherò di spiegarne le motivazione ed il perché, che trovo di grandissima attualità.

Spero che mi scuseranno gli utenti cristiani di questo forum, ma chi scrive non si trova affatto d’accordo con la loro visione secondo cui il bene più prezioso di una persona sia la vita; concordo con loro che in ogni caso sia un bene di primaria importanza, ma subalterno sia al ben dell’intelletto che alla libertà.

Anche un cane rinchiuso in recinto possiede la vita; ma non possiede né l’intelletto (l’Onnipotente lo ha dato solo a noi uomini) e nemmeno la libertà; un cinghiale ha sia la vita che la libertà ma ovviamente non l’intelletto. Necessaria e preziosa è sì la vita, ma alla fine ben poca cosa sarebbe se non si possedessero possedessero anche gli altri due beni.

Ecco quindi che l’epigrafe del Korean War Memorial mi ha fatto ricordare che, innanzi tutto, questo preziosissimo dono che è la libertà, non è affatto scontato e gratuito, come anche io credetti per lunghissimo tempo, bensì va conquistato, mantenuto e difeso, a qualsiasi prezzo e costo.

E non credo che questa mia ultima considerazione sia poi così banale; o meglio vorrei che lo fosse veramente, vorrei che tutti avessero ben scolpiti in mente questi concetti, vorrei che tutti avessero chiaro nella propria mente il concetto espresso da questa semplicissima frase.

Invece, leggendo sui giornali, chattando su diversi forum e anche parlando con i miei amici, conoscenti e familiari, mi sembra che ci si stia dimenticando di questo elementare concetto.

‘Avete visto cosa è successo ai paesi usciti dall’euro’ ci ammonì il buon Beppe Severgnini, lo scorso Maggio. Ora, una volta premesso che nessun paese è ancora uscito dall’euro, e nemmeno dalla UE, visto che anche la Brexit tecnicamente non è ancora realtà, questa sparata, oltre a rivelare l’infima pochezza di certi pseudo intellettuali nostrani tipo il cotton fioc nazionale, mette anche in luce questo ricatto:” Attenti italiani, vi costa troppo voler uscire dall’euro”, “Attenti italiani che vi costa troppo decidere una finanziaria che non gode del favore di Bruxelles”. In sostanza “Attenti italiani che vi costa tropo essere liberi”.

Oppure, un altro tipico refrain, consiste nello stigmatizzare i movimenti di rifiuto alla UE con la minaccia della ripresa di guerre e di bombardamenti, in caso di collasso del progetto europeista… alla fine la UE ha (o meglio avrebbe garantito) oltre 70 anni di pace in Europa!!!

Affermazione non priva di oggettiva validità lo ammetto, ma anche i romani garantivano la pace in tutti i territori che conquistavano… la famosa pax romana che però implicava il riconoscimento dell’autorità di Roma nei territori di conquista ed il pagamento di esosissime tasse.

Sergio Mattarella Vice Primo Ministro del governo D’Alema Marzo 1999 Quello che dichiarò guerra alla Serbia
Ma allora la guerra era “umanitaria”

Ovviamente nessuno di noi si augura o auspica una nuova guerra; non certo il sottoscritto che non avrebbe la benché minima idea di come poter affrontare privazioni, patimenti, violenze ed atrocità che questa comporterebbe e che spererebbe queste venissero risparmiate non solo ai propri nipoti ma anche a tutti i lettori di questo mio sproloquio.

Ma da cultore della storia, non posso fare a meno di ricordare i trapper americani che, nel 1770, non esitarono a divenire feroci minutemen per non dover più sottostare alla tirannia del monarca inglese Giorgio III.

Oppure agli ateniesi che plaudirono la decisione di Temistocle di far decapitare l’ambasciatore persiano che arrogantemente chiese loro ‘Terra’ ed ‘Acqua’ in segno di sottomissione: arrendendosi e cedendo alle richieste di Serse avrebbero anche potuto negoziare condizioni estremamente favorevoli, preservando la pace. Invece preferirono armarsi e combattere per la loro libertà, anche se questa decisione comportò un immenso sforzo economico per allestire la flotta, comportò l’occupazione e la distruzione della loro città, comportò comunque numerosi lutti anche tra i mariani ateniesi. Pagarono un prezzo durissimo in termini di stenti, privazioni e sofferenze; ma loro ed i loro figli continuarono a vivere come “uomini liberi”, esattamente come prima la guerra, senza divenire sudditi di una satrapia persiana.

Noi invece preferiamo continuare a vivere in pace, per questa siamo disposti a tollerare ogni sorta di sopruso e prevaricazione; tolleriamo che le nostre leggi più importanti vengano scritte sotto dettatura di persone che, nella maggioranza dei casi, non solo non parlano nemmeno la nostra bellissima lingua, ma che sono anche completamente estranee alla realtà politico-economica e politico-sociale della nostra nazione. Tutto questo perché “è troppo costoso riottenere il diritto di poter decidere autonomamente le nostre leggi” ed anche “in nome della pace in Europa

Vorrei terminare questo mio monologo parafrasando un famosissimo detto di Benjamin Franklin secondo il quale un popolo che accetta limitazioni della propria libertà personale in cambio di maggior sicurezza, non solo non è meritevole della libertà, ma nemmeno della propria sicurezza in nome della quale acconsente ad accettare limitazioni di libertà.

Non solo sicurezza, mi permetto molto umilmente, di aggiungere, ma anche pace e benessere economico; questo perché la perdita di libertà costituisce comunque solo l’inizio della successiva perdita di tutto il resto: benessere economico, sicurezza e anche la pace.

Un ultimo aforismo, sempre per rimanere in tema è infine quello del Presidente Statunitense Thomas Jefferson, per il quale “L’albero delle libertà necessita periodicamente di venir annaffiato dal sangue dei patrioti e dei tiranni, essendo quest’ultimo il suo concime naturale”. Chiunque non sia disposto ad accettare questa ultima considerazione, lo reputo decisamente ancora più impreparato di me ad affrontare il cupissimo e triste futuro, oramai prossimo, che ci attende al varco.

Grunf Von Grunt