55 anni dopo il regista svizzero Milo Rau torna alle radici del Vangelo e mette in scena la Passione di un’intera civiltà. Cosa predicherebbe Gesù nel XXI° secolo? Chi sarebbero i suoi discepoli? E come reagirebbero gli attuali detentori del potere temporale e spirituale al ritorno del più influente profeta e rivoluzionario nella storia dell’umanità? A Matera, luogo dei grandi film su Gesù, da Pasolini a Gibson, nasce un “Nuovo Vangelo” per il XXI° secolo altrettanto politico, teatrale e cinematografico. Un manifesto di solidarietà con i più poveri, una rivolta per un mondo più equo e umano.

  • Produzione interdisciplinare organizzata da: International Institute of Political Murder con Associazione No Cap – Contro ogni forma di caporalato, Ghetto Out Casa Sankara, Spin Time Lab Roma, Osservatorio Migranti Basilicata, Agricola Leggera, Campo Libero, altragricoltura – Confederazione per la Sovranità Alimentare, UILA Taranto – Unione Italiana lavoratori agro alimentari con la partecipazione di European Alternatives, European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), Medico International, FUTURZWEI – Stiftung Zukunftsfähigkeit.
  • Co-produzione: sempre IIPM, Teatro di Roma e NTGent in collaborazione con Teatri Uniti di Basilicata, Fruitmarket e Langfilm con la partecipazione di ProLoco Ginosa, Universität für angewandte Kunst Wien.
  • Supporto di Kulturstiftung des Bundes, European Cultural Foundation, Film- und Medienstiftung NRW, Office of Culture (FOC), Zürcher Filmstiftung, DFFF – Deutscher Filmförderfonds, Kanton St.Gallen Kulturförderung / Swisslos, BKM – Die Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien, Volkart Stiftung, GEA – Waldviertler, Stadt Lausanne und Kanton Waadt, Fondo Etico di BCC Basilicata.

I dettagli sopra elencati li trovate in http://www.scriptamoment.it/2019/08/28/teatri-uniti-di-basilicata-il-nuovo-vangelo-di-milo-rau-11-settembre-incontro-con-rau-sagnet-irazoqui-e-maia-morgensten-segue-proiezione-il-vangelo-secondo-matteo-di-pasolini/.

Quindi abbiamo un Papa che sostiene l’immigrazione, un Governo marrone-marrone che sta già aprendo a tutti i porti e una Turchia pronta a riaprire la rotta ai migranti siriani in fuga se non verranno forniti maggiori aiuti. Una produzione che arriva nel momento più propizio.

Preferisco essere definita barbara piuttosto che pipparmi “il nuovo vangelo” dove vanno a predicare impegno etico e nuovo senso civico per trasformarmi in accogliona. Non mi avrete mai! La mia coscienza non sarà mai tormentata da questa follia.
Quindi prepariamoci alla nuova supercazzola, potrebbe avere un discreto successo tra i Picoret.
“Il Nuovo Vangelo” di Milo Rau, un Gesù africano interpretato dal camerunese Yvan Sagnet, tutto per divulgare i diritti dei cittadini stranieri in Italia. Questa è politica allo stato puro, un segnale forte e chiaro che vogliono delegittimare chi è contro l’immigrazione, usano l’arma della religione cristiana.

Sono preoccupata e mi chiedo se questa opera si avvicina al concetto di blasfemia, magari anche in modo parziale. “Il Nuovo Vangelo” non parla della vita di Gesù Cristo, anzi usa la sua figura, la stravolge e la utilizza a fini politici per fare accettare l’immigrazione. Punta direttamente alla fede cristiana questo docu-film.

Qua non parliamo di buonismo petaloso, i cristiani veri conoscono bene il valore della solidarietà, della fede e da sempre aiutano il prossimo. Ma questa è propaganda politica dove si usa la religione. Tentano di creare una nuova solidarietà usando il Vangelo, in quanto nessuno ha voglia di risolvere i problemi sociali attuali in Europa. Hanno deciso per l’immigrazione.

Chi sono gli emarginati di oggi? Risposta: i migranti. Cosa predicherebbe il Gesù Cristo nero de “Il Nuovo Vangelo”? Di accogliere i migranti senza se e senza ma.

Capisco che Milo Rau desidera parlare di ingiustizie umane, ma ci sono mille modi per farlo, non di certo stravolgendo il Vangelo. Perché lo ha fatto con Gesù e non con Maometto? Temeva di ricevere incontenibili e generosi ringraziamenti da parte del mondo islamico? Ah saperlo! Alessia C. F. (ALKA)