Ho sempre imputato alla sinistra di partire da giusti presupposti e rovinare tutto con azioni sbagliate, la UE, che dalla filosofia sinistra nasce e di essa si nutre, si allinea perfettamente a questo modus operandi con maniaca precisione. Al pari della sinistra la UE parte da una giusta congettura e dispone, con assoluta nonchalance, soluzioni in grado di peggiorare le criticità che il supposto originario aveva. Così, visto l’assetto attuale del dibattito in seno all’europarlamento, pare sarà anche per la riforma del copyright: presupposto giusto è tutelare le opere di ingegno, soluzione sbagliata è la direttiva “DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul diritto d’autore nel mercato unico digitale” che rischia di trasformarsi in una legge liberticida della libertà d’espressione.

Prima di tutto una precisazione: le “direttive UE” non sono leggi, sono solo indicazioni che i paesi membri devono/dovrebbero recepire e applicare nei propri impianti legislativi; ciò detto vediamo di capire il problema. Tutto nasce dalla concorrenza che il WEB conduce contro l’editoria, concorrenza che colpisce principalmente i quotidiani d’informazione; i grandi colossi del WEB, Google, Google News, Youtube prima di tutti, ma anche Facebook, sono accusati di attingere all’informazione che gli editori mettono on line senza pagare un centesimo di diritti d’autore sul lavoro svolto dai giornalisti. Per ovviare al problema, in un tetro castello durante una notte buia e tempestosa, è stata partorita la citata direttiva di cui due articoli in particolare, l’11 e il 13, sono al centro di un aspro dibattito.

ART  11:

Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale

1.Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all’articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico.

2.I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi.

3.Gli articoli da 5 a 8 della direttiva 2001/29/CE e la direttiva 2012/28/UE si applicano, mutatis mutandis, ai diritti di cui al paragrafo 1.

4.I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l’uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.

 

Qui viene sancita l’assoluta proprietà dell’editore sulla pubblicazione giornalistica, in sostanza la notizia che l’editore pubblica è di sua esclusiva proprietà qualunque sia la piattaforma dove essa è pubblicata;  a corollario di questo principio l’art. 13 sancisce che:

 

Articolo 13

 

Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti

1.I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale.

2.Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1.

3.Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell’informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l’uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l’altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici.

 

I “prestatori di servizi” che “danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti”, ovvero Google & Co, dovranno accordarsi con i “titolari dei diritti” sulle modalità di utilizzo delle opere che i “titolari dei diritti” schiaffano sul WEB, in sostanza si tratta di definire il prezzo dell’utilizzo della notizia che l’editore pubblica. Così come è concepita la diretti potrebbe portare ad un disastro sull’informazione pubblica di dimensioni epocali le cui prime vittime saranno proprio gli editori che la direttiva vuole tutelare. I giornali on line devono la loro visibilità proprio a Google e da questa visibilità derivano gli introiti pubblicitari che da visibilità derivano; scrive proprio “Il Giornale”:

Pensiamo al primo articolo e prendiamo un caso specifico che conosciamo bene: quello de ilGiornale.it. Ad oggi circa il 60% dei nostri lettori arriva sulle nostre pagine attraverso una ricerca su Google. E questo non vuol dire solo chi cerca una notizia in particolare, ma anche chi digita “ilGiornale” sulla barra del motore di ricerca. Un altro 20% arriva attraverso i link che vengono condivisi sui social, Facebook in primis. Né Google, né Facebook, né altre piattaforme pagano per rimandare alle nostre pagine, ma permettono ai nostri contenuti di circolare, arrivando a un pubblico più ampio …  Il risultato? Una bella fetta della raccolta pubblicitaria (con cui campano gli editori) finirebbe nelle tasche dei colossi.”

Altro problema riguarda i pesci piccoli e piccolissimi come Orazero che rischia di diventare una pagina bianca con contenuti scritti ESCLUSIVAMENTE da autori che per iscritto dovranno trasferire tutti i diritti di quello che pubblicano a Orazero non potendo questo blog fornire alcun tipo di retribuzione. Gli amministratori dovrebbero poi vigilare che nessun blogger pubblichi contenuti d’altri presi dal WEB, e se succede eliminarli prontamente; questo significa la CHIUSURA! Noi abbiamo aperto Calcydros, poi Calcydros 2 e infine Orazero per pura passione, per mantenere vivo il gruppo che oltre 10 anni fa si formò su Excite; qui non c’è alcun scopo di lucro, non c’è alcuna velleità giornalistica, non c’è reddittività, solo FATICA per poter fare chiacchiere di “quattro amici al bar”, niente di più.

 

 

Ma se questa direttiva irrazionale dovesse arrivare a trasformarsi in una legge nazionale saremmo COSTRETTI a salutare tutti e abbassare la saracinesca, non abbiamo il tasto Copiright sulla tastiera che con un click sistema tutto e tutti; noi non siamo giornalisti, il nostro mestiere è fare contenitori sotto pressione, e lo facciamo bene dato che le bombolette di panna spray, di lacca per capelli, di schiuma da barba o di sbloccanti per viti arrugginite che costruiamo, di fatto sono BOMBE, ma non vi scoppiano in faccia.

E’ presto per fasciarsi la testa, ancora lungo è il cammino di questa ennesima pensata geniale di questa UE socialdemocratica, poco social e meno ancora democratica, speriamo che almeno in questo caso la razionalità prenda il sopravvento, non è difficile, come dico sempre le soluzioni ci sono già: BASTA COPIARE se non ci si arriva con i propri neuroni!