Navigando nella rete mi sono imbattuto in un fatto storico poco noto :

Nel Marzo 1861.il generale borbonico Francesco Landi si recò al Banco di Napoli ad incassare un titolo di quattordicimila ducati, notevole somma per l’epoca.

Tale titolo si rivelò falso, l’importo reale era di quattordici ducati soltanto, e l’ufficiale morì di crepacuore da li a poco.

Alcuni giornali dell’epoca asserirono che questa cambiale fosse stata data in pegno da Garibaldi in cambio di un trattamento di favore durante a battaglia di Catalafimi, come riportato dallo storico Giacinto De Silvio.

Io mi sono documentato , per quanto possibile date le incerte fonti dell’epoca, su avvenimenti di oltre centocinquanta anni fa.

Però , una prima impressione porta a ritenere che Garibaldi non consegnò questa cambiale.

Questo per via del carattere del personaggio , particolare a dir poco singolare , una sorta di idealista pragmatico.

E per via di alcuni accadimenti che lasciano pensare , come il fatto stesso che Garibaldi , una volta a Palermo , si affrettò a versare nella banca quattordicimila delle novantamila lire che aveva avuto per finanziare l’impresa.

Ma la Battaglia di Catalafimi si svolse con alterne fortune e con una strana “riluttanza” da parte delle truppe borboniche a ingaggiare battaglia, questo bisogna ricordarlo.

Così come fu notevole la sconfitta delle truppe borboniche,posizionate meglio, più numerose e meglio armate…

Ma cosa era successo?
Probabilmente c’era stato un interessamento diretto del Piemonte nella cosa, come testimonia lo strano fatto della lettera Conte di Cavour scrisse a Napoli il 25 Aprile 1860:

Richiese“10 o 12 esemplari della carta topografica della Sicilia in 4 fogli”, di una copia della carta del Regno di Napoli dello Zanoni o, in mancanza di questa, di altre “rinomatissime carte del Regno delle Due Sicilie”. 

L’ambasciatore Villamarina provvide immediatamente, inoltrandole a Genova tramite il piroscafo… Lombardo, che venne , subito dopo “requisito” dai mille, con le carte aggiornate a bordo.

E ci sono mille altri casi “”strani ” in questa  storia, compreso l’interessamento della marina inglese alla spedizione dei mille, interessamento che sfociò anche in estemporanei bombardamenti.  Di questo non parlerò oggi, ma della figura curiosa de :

L’ammiraglio Carlo Pellion, conte di Persano.

Nel suo Diario racconta gli sforzi economici profusi da Cavour per “comprare” gli ufficiali della marina borbonica; in una lettera assicura al conte: “Possiamo ormai far conto sulla maggior parte dell’officialità della regia marina napoletana” ed, in un’altra, scrive: “Noi continuiamo, colla massima segretezza, a sbarcare armi per la rivoluzione, a tergo delle truppe napoletane che sono a Salerno”.

Nel diario si legge, per esempio, quanto Persano scrive a Cavour nell’agosto 1860: “Ho dovuto, Eccellenza, somministrare altro denaro. Ventimila ducati al Devincenzi, duemila al console Fasciotti, giusta invito del marchese di Villamarina, e quattromila al comitato. Mi toccò contrastare col Devincenzi, presente il marchese di Villamarina; egli chiedeva più di ventimila ducati; ed io non volevo neanche dargliene tanti“. Cavour – racconta Persano – gli “aveva data facoltà di assicurare gradi e condizioni vantaggiose a coloro che promuovessero un pronunciamento della squadra borbonica in favore della causa italiana”

Forse nella storia del titolo da quattordicimila ducati il nostro Conte c’entrava qualche cosa.

Ma chi era costui?

Nato a Vercelli nel 1806, era di famiglia nobile, presto entrò nella marina del Re, facendo carriera subito, la sua prima nave fu la goletta Governolo , con cui risalì il Tamigi senza pilota (abbastanza sbruffone , diciamo).

In seguito si beccò undici mesi di prigione per insubordinazione contro il comandante in capo della Marina Regia.

Ritornò alla sua amata goletta, come comandante.
Con l’intera famiglia reale a bordo riuscì ad incagliarsi lungo la  costa della Sardegna, alla Maddalena.
Navigava a vista senza pilota, ovvio.
Il conte di Cavour chiese la sua testa (in senso politico) , ma la sua nobiltà lo protesse e lo fece arrivare al grado di ammiraglio.
Stranamente per tutta la durata dalla spedizione dei mille risulta che fosse prima in missione (per comprare gli ufficiali borbonici , probabilmente), poi fornì appoggio navale alla spedizione , specie nella battaglia di Capua.Fino al 1859 era posizionato strategicamente come comandante del porto di Genova , poi venne assegnato ad una Nave da guerra, e navigò spesso dalle parte del regno di Napoli, dicono.

Nel 1860 partecipò anche al bombardamento del porto di Ancona, allora controllato dalle truppe pontificie. E lì si distinse per aver continuato a bombardare per undici ore dopo la rese del nemico…
Come risulta dalle carte, mentre dopo la guerra l’esercito borbonico veniva smantellato , gran parte degli ufficiali di marina e buona parte di quelli delle forze di terra rimasero al comando , compresi , stranamente , i due figli del Generale Landi , che poterono entrare nell’accademia  militare.
In effetti , mentre è possibile che emissari di Cavour venissero in contatto con gli alti ufficiali dei Borboni , accordi sulla parola ove venisse garantito al generale o ammiraglio compiacente un posto nel futuro esercito doveva essere effettuato da nobile a nobile, con l’aiuto di due zii di Francesco II, Leopoldo e Luigi, che avevano incredibilmente abbracciato la causa sabauda.
E L’ammiraglio Pellion poteva essere la persona giusta al posto giusto.
Durante la Spedizione dei mille fu comandante in capo delle forze Regie, per cui se vi chiedete chi ha bombardato dal mare durante certe battaglie , pensate a lui.

Si giocò la carriera, però con la battaglia di Lissa, dove venne severamente sconfitto dagli austriaci, malgrado fosse meglio equipaggiato.
Gran parte della colpa della sconfitta fu , pare, oltre alla direzione approssimativa del Pellion, venne dal fatto che gli equipaggi e i comandanti che venivano dalla Marina Borbonica non avevano nessun rispetto per il loro comandante in capo e seguivano gli ordini con una flemma sospetta.

O meglio, riguardando le operazioni della Regia Marina a Lissa la battaglia fu funestata da comportamento fiacco di alcune sezioni della flotta e da generali disservizi, oltre che da corazze troppo leggere.

La dichiarazione dell’ammiraglio astroungarico dopo la vittoria fu:

Equipaggi di ferro con navi di legno hanno vinto su navi di ferro con equipaggi di legno“.

Nel 1866 tornò e dichiarò di aver vinto la battaglia, però , durante i festeggiamenti arrivò la notizia della sconfitta  e il nostro eroe si trovò , come dire, leggermente sputtanato.
Sottoposto a processo venne degradato , espulso dalla regia marina e gli venne tolte le decorazioni e la pensione.

Si stava facendo l’Italia e anche gli Italiani , come si può vedere.

By Nuke di www.liberticida.altervista.org

Vecchio mio post rielaborato e resuscitato per gli amici di OraZero