L’aspetto essenziale del nostro tempo è la crisi esistenziale che ha prodotto l’intellettualismo che sovrapponendosi, come mera sovrastruttura contraffatta, ha proclamato l’eguaglianza degli uomini non davanti a Dio, ma nell’ambito dei principi rivoluzionari che la Rivoluzione Francese ha disseminato come un virus per il mondo.
La dimensione dello Spirito diventa pertanto rarefatta pervenendo alla morte di Dio ed alla sostituzione con la “modernità” come mezzo di superamento dell’idea organica ed etica del rapporto intercorrente e differenziato tra gli uomini.
Giustamente N. Berdjaev lo descrive nei termini dove …”la creatività è aristocratica, è cosa che riguarda i migliori, non tollera il potere dei peggiori, il regno della turba di cui siete servitori. C’è spirito creativo in Robespierre o in Lenin? Non sono piuttosto i distruttori di ogni slancio creativo. La creatività non tollera l’uguaglianza, essa esige la disuguaglianza, l’elevazione non ammette le occhiate circospette sui vicini per paura di essere battuti sul tempo. Lo spirito della rivoluzione, lo spirito degli uomini odia ed annienta la genialità e la santità, è posseduto da un invidia terribile per chi è grande e per ciò che è grande, non sopporta la qualità e brama sempre di annegarla nella quantità” (Lettere ai miei nemici pg. 34 – 2014 La Casa di Matriona).
La chiave di lettura antropologica è pertanto relativa all’eguaglianza rispetto alla evidente diseguaglianza che i figli del materialismo costruiscono ideologicamente come un antagonismo tra ricco e povero provocando in tal modo il suicido spirituale della società ri-orientandola verso un’auto-celebrazione della quantità rispetto alla qualità.
Si tratta di uno dei volti del settarismo materialista che odia la capacità di creare e dal punto di vista meramente economico l’idea stessa di imprenditoria che viene classificata come potenzialmente disonesta nei confronti del povero popolo.
L’uomo è sprofondato nel suo crepuscolo nichilista del dialogo con le forze, le forme e gli enti che sono sovvertitori della società, ma che saranno anche i contestatori della società acreativa voluta dal neo-spiritualismo.
A questa ondata, preordinata ed organizzata della distruzione della morte di Dio si interseca anche il mondo clericale con le aperture al materialismo attraverso l’eresia del dialogo.
La capacità di non farsi fuorviare da questi concetti ricreare quella differenza tra uguali e diseguali dove questi ultimi sono coloro che rimetteranno in dubbio tutta l’impalcatura intellettuale dell’edonismo.
Il tempo di vita di questi enti materialisti e clerical-marxisti è destinato a crollare davanti alle evidenze del fallimento che ha messo coloro che sono incapaci in posizioni di comando e coloro che sono creativi nella condizione di servaggio e di silenzio.