Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre Inferno XIX

Probabilmente è una delle più grandi truffe letterarie di tutta la storia a noi conosciuta… ma quella dote, all’epoca ancora ritenuta autentica, è alla base del potere temporale dei papi; è proprio questa la motivazione per la quale il Vate, nella sua Commedia, rimprovera all’imperatore Costantino non tanto la sua conversione al cristianesimo, quanto piuttosto l’aver posto le basi dell’infimo stato di corruzione in cui all’epoca giaceva la corte pontificia, tramite questo suo dono al primo ricco patre, Silverstro. Sto parlando della Donazione di Costantino…. documento secondo il quale, l’Imperatore Costantino avrebbe donato al vescovo romano Silvestro i territori dell’impero romano d’Occidente.

Il vero e proprio antefatto avviene comunque molto più tardi, intorno alla metà del VIII secolo cioè circa mezzo millennio dopo la morte di Costantino: i Longobardi premono alle porte dello Stato Pontificio, in evidente difficoltà perché a Roma ci si rende conto di non riuscire a fronteggiare efficacemente tale minaccia…. Stefano III, allora Pontefice regnante, nell’anno 752 si presenta alla corte di Pipino il Breve, l’allora re dei Franchi e padre di Carlo Magno, allo scopo di stipulare un’alleanza militare in funzione anti longobarda. In cambio il Papa ai Franchi riconoscerà il diritto di risiedere sui territori sopra i quali da tempo si erano già insediati; tra l’attuale Francia e Germania.

Stefano III infatti reca con sé un documento, in possesso del Vaticano, che attesta la concessione, al suo predecessore Silvestro, della giurisdizione civile sia sulla città di Roma che sull’Italia e su tutti i territori dell’Impero Romano d’Occidente, da parte dell’Imperatore Costantino il Grande. Nel documento viene anche sancito il diritto, da parte del Vescovo Silvestro, di poter trasmettere questo dono a tutti i suoi successori. Tale documento verrà d’ora in avanti conosciuto come la Donazione di Costantino o Constitutum Constantini.

Oltre alla giurisdizione sui territori dell’Impero d’Occidente, Costantino avrebbe concesso ai successori di Pietro anche i seguenti privilegi:

  • 1. Il Primato del vescovo di Roma su tutte le chiese patriarcali orientali
  • 2. La sovranità del Pontefice su tutti i sacerdoti del mondo
  • 3. La sovranità della Basilica del Laterano
  • 4. La superiorità del potere papale su quello imperiale
  • 5. Gli onori, le insegne ed il diadema del potere imperiale ai Pontefici

La vicenda narrata nella Donazione, si svolge introno all’anno 314; Costantino, che dopo aver sconfitto Massenzio a Ponte Milvio è rimasto unico padrone della metà occidentale dell’Impero, si ammala di peste. I sacerdoti della vecchia religione pagana, convocati a corte, gli assicurano la guarigione se si fosse immerso in una vasca ricolma del sangue caldo di infanti innocenti appena sgozzati. Costantino inizialmente accetta, ma una volta convocati i fanciulli per il crudele sacrificio, impietosito dalle lacrime delle loro madri, decide di rinunciare all’ultimo momento al macabro rito e congeda gli infanti con doni alle loro madri. Nella notte successiva, a Costantino appaiono quindi in sogno gli apostoli Pietro e Paolo i quali gli garantiscono la guarigione se avesse accettato di convertirsi al cristianesimo, ricevendo, al contempo, il battesimo dal Papa Silvestro, all’epoca Vicario di Cristo regnate ma in esilio come eremita sul monte Soratte. Una volta battezzato e cresimato dal Pontefice, Costantino effettivamente guarisce, ragione per la quale l’Imperatore, come atto di gratitudine, dona a Silvestro e ai suoi successori la parte occidentale dell’Impero, come attestato dalla Donazione.

La Donazione, redatta sia nella versione greca che latina, faceva quindi dei Pontefici Romani i legittimi proprietari dei territori della parte occidentale dell’Impero Romano, e fu proprio in virtù di questo lascito che Stefano III si sia sentito nel diritto di concedere ai Franchi la legittimazione giuridica di potersi insediare nei territori che comunque già occupavano da secoli. Come si può facilmente intuire, la portata storica di un tale documento, non si è certo limitata all’alleanza tra Franchi e Stato Pontificio in funzione anti longobarda, come già accennato in precedenza; dopo Stefano III fu infatti alla base delle successive politiche cesaro-papiste dei Papi durante tutta l’epoca medioevale: rientrava infatti nel diritto dei Vescovi di Roma, proprio in virtù di quanto sancito dalla Donazione, il poter confermare, o meno, i vari monarchi del Sacro Romano Impero. Ovviamente, alla corte imperiale, si guardò sempre a tale documento con molto sospetto: ci si chiese per esempio, in base a quale motivazione per la quale la Constitutum Constantini comparve per la prima volta solo quasi mezzo millennio dopo la sua redazione; cioè proprio in occasione del sopra menzionato incontro tra Pipino e Stefano III?

Anche se nel corso di tutto il suo regno l’Imperatore, per motivi prettamente politici, si appoggiò principalmente alla setta dei cristiani, elevandoli alle massime posizioni di potere, per meglio esercitare il proprio imperium; d’altra parte Costantino non si dimenticò mai di mettere sempre in chiaro che era comunque lui a comandare e ad avere sempre e comunque l’ultima parola, anche su questioni di materia prettamente religiosa nella sua qualifica di Pontifiex Maximus; infatti fu proprio lui (e non il Vescovo Silvestro che a si fece rappresentare da due diaconi che rimasero piuttosto in onbra (1)), che a Nicea, nel 325, dichiarò d’imperio come eretica la dottrina ariana sulla natura di Cristo, dopo che inizialmente la maggior parte dei convenuti si espresse a suo favore; definendo al contempo i primi due dogmi di fede del nascente cattolicesimo (2). Morto Costantino, comunque i Vescovi di Roma non tardarono molto a riempire il vuoto politico lasciato dalla dallo spostamento della corte imperiale a Costantinopoli, rivendicando mire egemoniche anche sull’intera cristianità; già nel 378 il vescovo Damaso assunse il titolo di Pontefice come lascito dell’imperatore Graziano (trasmesso poi trasmesso ai suoi successori), e San Leone Magno fu il primo che manifestò apertamente mire egemoniche sull’intera cristianità, in modo da poter essere considerato come il vero primo e proprio Papa.

Ma nessuno, prima del 752, sentì mai parlare di un presunto dono di Costantino al vescovo Silvestro; Costantino infatti, una volta sconfitto il suo rivale Licinio, si comportò sempre come monarca su tutti i territori dell’Impero, non solo su una parte; e così anche gli imperatori che si succedettero continuarono ancora a esercitare la propria giurisdizione anche sulla parte occidentale dell’Impero Secondo un importante cavillo giuridico, poi, Costantino stesso in qualità di capo di stato, non avrebbe avuto comunque nessuna legittimazione a poter cedere volontariamente parte dei propri domini recando in questo modo un consistente danno all’impero da lui amministrato; in base a tale cavillo, la Donazione, seppur autentica, sarebbe quindi stata giuridicamente nulla, come tale la considerava per esempio lo stesso Dante. C’è anche da considerare infine quanto sancito da Matt. 10, 9-10 (Non procuratevi oro né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture) che avrebbe delegittimato gli stessi Vicari di Cristo dal poter ricevere qualsiasi tipo di donativo. Fu proprio in base a tali motivazioni, unite ovviamente a ragioni prettamente politiche che già il sovrano Ottone III cominciasse a nutrire seri dubbi sulla autenticità della Donazione, ritenendolo un falso redatto probabilmente da un tal diacono di nome ‘Giovanni dalle dita mozze’, intorno all’epoca di Stefano III

Le soprammenzionate, non sono ad ogni modo le uniche obiezioni che potrebbero essere mosse; sicuramente più di un lettore avrà già osservato che Costantino ricevette sì il battesimo, ma non a Roma dal vescovo Silvestro, ma bensì molto più tardi, nel 337 sul letto di morte, e a Costantinopoli dal vescovo ariano (quindi non cristiano) Eusebio di Nicomedia; infine della sua presunta conversione al cristianesimo, esisteva già da tempo una versione completamente differente, fatta circolare dallo scrittore cristiano Lattanzio (3), che vide l’inizio della conversione di Costantino all’indomani della vittoriosa battaglia di Ponte Milvio in cui sconfisse il rivale Massenzio.

Di questo episodio esistono due differenti versioni, una riportata dallo scrittore latino Lattanzio e un’altra del contemporaneo Eusebio di Cesarea; entrambe però concordano su un fatto essenziale: Costantino avrebbe fatto incidere, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, il monogramma cristiano XP sulle sue insegne e sugli scudi dei suoi legionari. Quindi sarebbe stato l’esito vittorioso in battaglia, e non la guarigione dalla lebbra, che avrebbe indotto Costantino a convertirsi al cristianesimo. Lo storico Alessandro Barbero, nella sua monumentale biografia Costantino il Vincitore, dimostra piuttosto efficacemente che tale episodio, nelle due differenti versioni, è una pura invenzione.

Ovviamente nell’Oratorio di San Silvestro situato nella Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma, è ancora possibile vedere l’affresco nel quale San Silvestro impartisce a Costantino il battesimo cristiano (4).

Anche il passaggio in cui Costantino avrebbe donato a Silvestro l’Impero:

E’ molto frettoloso e generico; leggendolo, farebbe pensare che non può certo essere stato Costantino, o uno dei suo dignitari imperiali a redigerlo. Anche altri anacronismi, come ad esempio la menzione della città di Costantinopoli, fondata sì dallo stesso imperatore Costantino, ma oltre dieci anni dopo lo svolgimento della vicenda ivi narrata, oppure il fatto che all’epoca del presunto svolgimento della vicenda, il Vicario di Cristo regnate non fosse ancora Silvestro ma, bensì, il suo predecessore Milziade, rendevano decisamente sospetto l’intero documento. Tutto ciò, convinse, l’umanista Lorenzo Valla, che lavorava presso la corte pontificia, e quindi aveva facile accesso al documento originale, ad intraprendere nel 1440 un’analisi filologica sul testo della Donazione; il risultato fu sconcertante: la forma del latino originale in cui tale documento venne redatto non poteva che risalire, al più, circa 400 anni dopo la morte di Costantino, compatibilmente al periodo in cui comparve la prima volta. In altre parola la Donazione di Costantino è un falso colossale, una fake per usare un termine oggigiorno molto in voga. La Chiesa Cattolica non ha mai riconosciuto, almeno ufficialmente, che le sue storiche rivendicazioni di supremazia temporale poggiano su una clamorosa truffa letteraria; anche perché così facendo sarebbe un riconoscimento implicito della spregiudicatezza di diversi Vicari di Cristo del passato nell’infrangere gli stessi comandamenti divini (5) pur di perseguire le loro ambizioni di supremazia e potere temporale. E’ quindi facilmente intuibile che il De Falso credita et ementita Constantini donatione declamatio, l’opera nella quale il Valla presentava i suoi controversi risultati, non ebbe certo vita molto facile; messa ufficialmente all’Indice dal Concilio di Trento, venne pubblicata per la prima volta solo nel 1571, oltre sessant’anni dalla morte dello studioso, e per giunta nei paesi protestanti. Nonostante le sempre crescenti ostilità verso il Valla, costui comunque riuscì a dare altri importanti contributi alla revisione storica del cristianesimo, dimostrando la palese inaffidabilità della Vulgata di San Girolamo, e come spurio il presunto epistolario intercorso tra l’apostolo Paolo ed il filosofo Seneca.

Per chiudere una breve menzione al brano riportato all’incipit di questo documento: in questo brano, il Sommo Dante rimprovera aspramente all’Imperatore Costantino, non tanto la sua conversione al cristianesimo, quanto piuttosto per aver, tramite la sua Donazione (la dote che da te prese il primo ricco patre) posto le fondamenta per le rivendicazioni temporali dei papi; come già ricordato. Dante infatti, pur essendo guelfo; fu comunque un acerrimo nemico di Bonifacio VIII, allora Papa regnante; nel canto XIX dell’inferno, denuncia la simonia allora come oggi, in voga tra gli ecclesiastici, non risparmiando nemmeno gli stessi Vicari di Cristo dell’epoca: incontrò Niccolò III, il quale scambia Dante per Bonifacio VIII venuto a prendere il suo posto, conficcato nella roccia a testa in giù con le piante dei piedi lambite da fiamme ardenti; come in vita vollero riempire le borse di denaro, così ora sono rimborsati in buche; poiché capovolsero la legge di Cristo così ora sono capovolti. Successivamente Niccolò III gli predice addirittura l’arrivo di altri due papi, uno peggiore dell’altro; in uno è facile individuare Clemente V, marionetta dell’allora monarca francese Filippo il Bello. Nella sua profezia, Dante non menziona il secondo Papa che verrà dopo Clemente V e non fornisce nessun indizio per consentire al lettore la sua deduzione; chissà, forse perché ancora troppo anteriore per la sua epoca quanto molto più vicino, oserei dire contemporaneo, alla nostra.

  • 1 Josef Gelmi, I Papi , RCS
  • 2 Eusebio di Cesarea Ἐκκλησιαστικὴ ἱστορία o Historia Ecclesiae
  • 3 Lattanzio: De mortbus persecutorum
  • 4 Suggerisco al lettore una visita al https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2017/07/loratoriodi-san-silvestro-una-fake.html per interessanti approfondimenti sull’Oratorio di San Silvestro
  • 5 Non dire falsa testimonianza Ottavo Comandamento
  • Fonti:
  • K. Deschner Storia Criminale del Cristianesimo, Edizioni Ariele
  • Peter De Rosa Vicari di Cristo, Armenia Editore
  • ‘Storica’ del National Geographic, Febbraio 2019
  • A, Barbero Costantino il Vincitore Salerno Editrice
  • Josef Gelmi, I Papi, RCS 1986