Premetto alcune cose: la prima è che trovo estremamente scorretto, da docente di scuola superiore, giudicare o criticare in qualche modo l’operato di un collega, non esiste una metodologia generale di impostare la didattica, nemmeno quando le discipline sono simili (esempio informatica e matematica), figuriamoci quando un docente di elettronica deve valutare l’operato di un insegnante di storia e letteratura italiana; troppo diverse le materie per essere in grado di esprimere un giudizio; prescindendo da ovvie questioni deontologiche.
In secondo luogo, ho sempre ritenuto diritto fondamentale di chiunque il poter esprimere liberamente la propria opinione, anche (e soprattutto) quando contrastano profondamente con le mie o, addirittura, le ritengo seriamente pericolose per la sicurezza e integrità di tutti noi; ovviamente questo vale anche quando si concretizza in dure critiche e attacchi riguardo a un qualsiasi esponente o formazione partitica.

Nonostante ciò ritengo inqualificabile l’episodio recentemente salito alla ribalta della cronaca, nel quale alcuni studenti di un istituto tecnico di Palermo, su diretto input della loro insegnante; hanno accostato in un video il recente DL Sicurezza alle infami leggi razziali emanate da Mussolini nel 1938. Mi sarebbe piaciuto esibirmi in un pistolotto per evidenziare la totale insussistenza storica del paragone, magari sottolineando, tra le altre cose, che mentre allora si introduceva una pesante discriminazione tra i cittadini italiani di religione ebraica, tanto contestato decreto sicurezza non tocca minimamente moltissimi cittadini italiani di origine straniera e/o non europea; come ad esempio l’On Cecile Kyenge o il Sen. Toni Iwobi; avrei voluto farlo ma la considerazione di quanto tale argomento possa apparire banale in un qualsiasi interlocutore di almeno media intelligenza e senza nessun paraocchio ideologico (interlocutori esclusivamente ai quali mi rivolgo) mi ha fatto subito desistere.

Spero quindi mi perdoneranno i miei lettori per questo breve accenno, che comunque mi serve per poter dimostrare che questa insegnante, rendendosi responsabile della produzione di un video propugnante una tesi del tutto strampalata dal punto di vista storiografico, ha dimostrato la sua più completa ignoranza su una disciplina che insegna da diversi anni e per la quale percepisce regolare stipendio. La sua difesa al provvedimento disciplinare del MIUR infatti si basa sulla più completa autonomia che ha lasciato ai ragazzi durante tutta la produzione del video.

Lo ammetto candidamente, non ho la benché minima prova per poter dubitare di ciò; ma in tutta sincerità ritengo molto difficile che i suoi allievi non abbiano preso la decisione di produrre questo video senza nessun input iniziale da parte della docente, e nemmeno credere che la stessa non abbia mai supervisionato, quando non diretto in prima persona, lo stato di avanzamento dei lavori; anche il credere che abbia visto il lavoro per la prima volta proprio durante la proiezione della ‘Giornata della Memoria’ mi riesce molto difficile. Il punto è che, comunque, anche credendo alla sua versione, avrebbe avuto il preciso dovere, in qualità di insegnante, di seguire tutte le varie fasi della produzione del video e, soprattutto intervenire vigorosamente nel correggere i ragazzi allo scopo di poter presentare un documento effettivamente valido da un punto di vista storiografico.

Ecco qual è il motivo per cui il provvedimento di sospensione della professoressa è anche fin troppo lieve; ammessa (ma non affatto concessa) la sua buona fede, aveva il preciso dovere di evitare che i suoi alunni presentassero un documento che distorce in modo così palese quella che è la verità storica, evitando soprattutto di attaccare così violentemente un esponente politico (non importa che sia il titolare del Viminale); in altre parole oltre a aver dovuto vigilare sulla qualità del lavoro prodotto, l’insegnante aveva anche il preciso dovere di evitare di strumentalizzare l’istituzione scolastica per scopi di pura propaganda politica; fatto, quest’ultimo di per sé gravissimo, anche fatta salva la sua eventuale buona fede.

Buona fede sulla quale, in tutta sincerità permettetemi di nutrire più di un ragionevole dubbio; è oramai da diversi anni che frequento le istituzioni scolastiche in qualità di docente e avrei una quantità industriale di episodi di plagio ed indottrinamento in materia sugli studenti di scuola superiore soprattutto da parte dei miei colleghi di italiano e storia; anche se ad loro onore va almeno il fatto di aver finora evitato attacchi così strumentali e diretti nei confronti di movimenti politici a loro non graditi. Devo riconoscere che almeno in questo si sono dimostrati decisamente più professionali della docente dell’istituto palermitano.

Che altro dire se non che, mentre stavo meditando questo mio sproloquio, mi sono venute alla mente delle amare e tristissime considerazioni espresse, ancora prima che venni alla luce, da un Gigante che mi onoro di avere come conterraneo; parole che spero non si offenderà, nel Posto nel quale la sua anima riposa serenamente in pace, se mi permetto di prendere a prestito:

Ogni Regime ha paura dei giovani e ai giovani rivolge le più attente cure
attraverso la Scuola, gli enti parascolastici, le organizzazioni politiche,
parapolitiche e criptopolitiche assistenziali e psuedobenefiche, sportive e pseudosportive. Ma la Scuola è lo strumento più efficiente e più importante, perché ha un doppio compito: svuotare il ragazzo eliminando in lui ogni fermento nocivo o sovversivo per poi riempirlo di idee e propositi conformisti. La Scuola, sotto ogni Regime, è destinata a divenire la Grande Pianificatrice dei cervelli. La Fabbrica dei Cretini

Questo Gigante, si chiama Giovannino Guareschi; uno dei pochi antifascisti (quando dichiararsi tale aveva ancora un senso) non a caso inviso da tutti nel secondo dopoguerra: sia dalla sinistra comunista che dalla destra democristiana.
Ecco, alla luce di queste parole, non posso che rimangiarmi appieno la mia opinione appena espressa nei confronti dell’insegnante palermitana, e alla fine, con viva forza, che pochi docenti sono così qualificati ad insegnare nell’attuale scuola italiana, quella distrutta dalla sinistra post sessantottina per intenderci, come lei: l’episodio dimostrato ha infatti dimostrato la sua piena competenza nel fabbricare dei veri e propri cretini.

PS: Non ho visto il video incriminato, e confesso di non averne la benché minima intenzione di farlo; non credo comunque che compaia la pagina del ‘Corriere’ che ho messo in incipit. Brucerò all’inferno per questa mia malignità; ma a pensar male spesso e volentieri ci si indovina
Grunf Von Grunt