originariamente pubblicato su ExitEconomics

Carissimi!

Oggi ci occupiamo brevemente delle vendite dei giornaloni italiani, quelli che pontificano e si autodefiniscono attendibili e barriera ai populismi dei bigottoni e alle fake news.

Siccome è un coro unico nei giornali Corriere-Stampa-Repubblica che demonizzano il Ministro dell’Interno e incensano capitani di navi ONG e LEUROPA, sono andato a cercarmi un po’ di informazione in giro per capire quanto vendono questi giornali.

E cominciamo da Bagnai.

Che c’entra, direte voi? C’entra. Vedete, Bagnai è uomo di grande intelligenza e cultura, io spesso ci ho litigato, ma sempre sul piano professionale, e come me è in guerra da anni con il cosiddetto PUDE, cioè il partito del pensiero unico europeo. Qualche mese fa scrisse un post sfidando i lettori a capire chi c’era dietro questo grafico.

Io ci sono arrivato in meno di trenta secondi, a differenza dei suoi lettori che sono obiettivamente un po’ ingenui e acritici, ma non mi aveva pubblicato la risposta (gli sto mediamente sulle scatole, ma me ne faccio vanto). Semplicemente, era  il gruppo Editoriale Espresso, oggi chiamato GEDI.

Questo gruppo controlla Repubblica e La Stampa. In effetti le prime pagine e i fondi di questi due giornalONI sono sempre il copia-incolla l’uno dell’altra.

I giornali vendono sempre meno, dicono per la concorrenza sleale (?) di internet. E hanno anche piegato l’unione europea a proteggergli il culo con una riforma del copyright fatta ad-hoc per gli editori pieni di debiti con giornali invenduti. Beh, ma i giornali hanno i loro siti anche loro, vendono copie digitali, giusto? Quindi teoricamente dovrebbero cavalcare internet pure loro. Evidentemente ne sono sopraffatti, non lo sanno comprendere né cavalcare.

Sarà internet il problema, o le minchiate pro-europa, contro Trump, contro Putin e pro-immigrazione con continua falsificazione della realtà che la gente che si alza la mattina per lavorare pensa che queste testate propugnano il problema? Ah saperlo!

Nella Zuppa di Porro, oggi, il bravissimo come sempre Nicola prende un pezzo del Corriere della Sera in cui un giornalista si spertica in lodi per lo skipper italiano che con le sue braccia dai muscoli allenati ha issato a bordo neonati e donne incinte (dal minuto 1:20 in poi, é da spiscio!)

Quindi aggiungiamo il Corriere al duo Repubblica-La stampa in merito al supporto incondizionato alle ONG.

Ma quanto vendono queste testate? Sanno ancora davvero spostare l’ago della bilancia nel formare l’opinione pubblica?

Spoiler: no.

Mi sono imbattuto, nelle mie ricerche, in questo ottimo articolo, scritto da Lelio Simi per MediaHub, che analizza le vendite di Corriere e Repubblica dal 2008 al 2018.
Scrivere un articolo cosí, ragazzi, richiede tempo e tanto impegno. E poterlo leggere gratis é un privilegio. Mi ricordo quando scrissi il mio pezzo sulle fesserie del Fatto Quotidiano in merito ai supposti numeri degli italiani emigrati in UK. Mi costó ore di analisi e confronto incrociato dei dati UK e AIRE. E dissi “mai piú!”. Tra l’altro lo pubblicai solo su Rischio Calcolato, non sul mio blog, per cui ora é perso..amen. Bel fregnone che sono stato!

Allora, Lelio ha analizzato dieci anni di vendite e cos’ha tirato fuori? Questo grafico.

Il grafico include il volume di vendita delle copie digitali, contate a partire dal 2013.
Per il Corriere la traiettoria è la stessa, discendente.

Una Caporetto Totale!
Notate che l’asse delle ordinate parte da 0 copie vendute, quindi é un grafico onesto. Repubblica, in dieci anni, é passata da 600mila a 200mila copie, quindi -70%.

Meno Settanta per cento in dieci anni.

Quanto ha perso il Gruppo Espresso negli ultimi CINQUE anni? Ha perso l’80%.

Viene da pensare che, se continua così, gli unici a leggere gli articoli scritti dai giornalisti saranno i giornalisti stessi. Si commenteranno fra di loro.

Per il Giornale, il Fatto Quotidiano e Libero stesse traiettorie. Le copie restituite al macero superano quelle vendute! Tira brutta aria per i tipografi.

In controtendenza la Verità di Maurizio Belpietro, che sta aumentando le vendite (chissà perché!).

C’è un aspetto importante, poi. Oggi, i politici si rivolgono direttamente ai cittadini attraverso Youtube, Twitter, etc. Ha cominciato Trump. Se vuoi sapere come la pensa un politico, vai su Youtube e te lo vedi. A che ti serve il giornalista che registra e riporta a modo suo quanto dice un politico? Anzi, alle volte di un intero discorso, articolato, i giornalisti prendono solo una frase e ne stravolgono il senso. Normale che un politico si incazzi e si rivolga direttamente alla sua platea, senza filtri di mezzo.

Evidentemente il valore aggiunto dei giornalisti non copre la spesa del quotidiano. Punto. Se pensate che è stato un ragazzo con un blog a svelare le rotte delle ONG (non giornalisti strapagati), capite quello che intendo. Siccome i giornalisti non forniscono informazione utile, la gente spende i soldi in altro e cerca l’informazione on-line. In rete ci sono eccellenti blog che sono gratuiti e che riportano informazioni con una pluralità di visioni davvero superiori, e sono letti da persone mediamente molto più istruite e critiche di quelli che leggono i giornali. Se si conosce l’inglese, poi, si apre un panorama vastissimo di contro-informazione.

E le fake news? i giornaloni tuonano contro le fake news e dicono che le fake news infestano i social. Vero. Ma non è che i giornali ne escano indenni. Vediamo due casi esemplari di fake news megafonati dai giornaloni autodefinitisi attendibili.

Peró quando si tratta della regia francese dietro gli attacchi alla Libia, i giornaloni tutti zitti, anzi, dicevano che erano le solite menate da complottisti. Il fatto che il franco FCA fosse la rovina per il centro-Africa, e che la valuta ancorata all’oro voluta da Geddafi avrebbe scalzato il franco africano, non sono stati mai visti come elementi pilota per la guerra di Sarkozy in Libia.

No, mai, nonostante le evidenze emerse nel 2016 (pubblicate, ancora una volta, su un blog indipendente). Anzi, tutt’oggi nel 2019 giornali come ilsole24h, ancora insistono col dire che il franco africano non penalizza le economie africane! Ma come si fa a leggere simili puttanazze e comprare pure il giornale?!

Quindi perché leggervi, cari giornalisti strapagati dei giornaloni, se non sapete fare il vostro lavoro di indagine ma solo i megafoni dell’editore di turno? Non servite a niente.

Lorenzo Marchetti