Riguardo al racconto multiautori che sta prendendo forma avevo pensato a due rami dello stesso racconto, uno che trattava le femmine e uno i maschi.

Per i maschi avevo ideato qualcosa di simile:

 

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L’INCUBATOIO

 

Riguardo al Pio Incubatoio dei Piccoli Ausiliatori “Fanciullezza Rifiutata” legge è severa, le regole si rispettano alla lettera: i bambini prima dei tre anni compiuti non devono andare a scuola; a tre anni vanno a lezione fino ai sei compiuti, dopodiché devono fare un tirocinio di dodici mesi per essere riconosciuti Pii Ausiliatori a tutti gli effetti.

A Fioretto la scuola non era mai piaciuta, le materie gli facevano schifo, sentiva che non era quello il suo destino, non poteva essere quello lo scopo della sua vita, ma andare a scuola era obbligatorio ed era obbligatorio diventare Pii Ausiliatori.

Alla fine ce l’aveva fatta, compiuti i sei anni erano venuti a prenderlo; una macchina nera era entrata fino al secondo muro di cinta, il portone si era aperto e l’automobile si era fermata davanti all’ingresso dell’incubatoio; due Pii Umilissimi  erano scesi, buffi, cosa portavano addosso, coperte? Tende? Insomma era tela nera, anche i loro piedi erano neri. Fioretto era stato accompagnato in una stanza e i due Pii gli avevano dato un’occhiata veloce, quello più grosso gli aveva sorriso; poi un Assistente aveva accompagnato il bimbo in un magazzino e gli aveva messo addosso delle tele dicendo che fuori dall’incubatoio faceva freddo e ci si doveva coprire (coprire significava infilarsi dentro quelle cose che si chiamavano vestiti e anche ai piedi gli aveva infilato delle cose che si chiamavano scarpe). Poi via, in macchina coi due Umilissimi dai vestiti neri.

Ora si trovava in una camera grande, bellissima, un letto enorme, poltrone, armadi, tappeti, e gli avevano levato i vestiti; c’era con lui anche Giaggiolo un Pio Ausiliatore di otto anni;  Fioretto si guardava intorno affascinato mentre la porta si aprì ed entrò quel Pio Umilissimo grande che gli aveva sorriso all’incubatoio. L’omaccione andò a sedersi sul letto e fece un cenno ai bambini affinché gli si avvicinassero; Giaggiolo si sdraiò sul letto a pancia sotto mentre Fioretto sedette sul materasso vicino all’uomo nudo che, palpeggiando il sedere dell’altro bambino, gli disse: ” Bene, Fioretto, oggi comincia il tuo tirocinio, vediamo cosa ti hanno insegnato, dai prendimelo in mano…”

Il bambino sapeva cosa fare, era uno degli esercizi che preferiva perché prenderlo in bocca gli dava fastidio, soprattutto quando il pene dell’insegnante aveva un cattivo odore; piuttosto preferiva dare il suo buchetto…

Masturbò correttamente l’Umilissimo e questi venne subito, proprio mentre qualcuno bussò discretamente alla porta dicendo: “Eminenza, dobbiamo andare, la Messa in duomo…”