Berlusconi ha governato per vent’anni” oppure “Dopo quasi 25 anni Berlusconi è ancora lì, ai vertici della politica italiana

chi non ha mai sentito pronunciare queste frasi?

Completamente falsa la prima affermazione, dal momento che Berlusconi e il centrodestra hanno governato circa  9 anni dal ’94 sino ad ora. Teoricamente vera la seconda in quanto Berlusconi, dalla sua prima vittoriosa discesa in campo, è ancora sulla breccia e “rischia” di vincere le prossime elezioni. Tuttavia la domanda da porsi è la seguente: il Berlusconi degli esordi in politica è lo stesso dell’odierno leader della coalizione del centrodestra?

A parte le differenze dovute all’inesorabile passare del tempo, il chiaro invecchiamento fisico,  l’eloquio meno brillante e la prontezza di riflessi appannata, ci sono differenze sostanziali tra il Berlusconi di allora e quello odierno? Proviamo a fare una analisi.

Quel Berlusconi si era presentato come un non politico, uno che si scagliava duramente contro i politici di professione. Costruì un partito formato per la quasi totalità da esponenti della società civile, mai o quasi mai stati in parlamento prima di allora. Mise in piedi una coalizione che oltre al suo non-partito comprendeva la Lega Nord, movimento molto giovane mai coinvolto prima col potere, e con AN, formazione politica erede del MSI da sempre ghettizzata e relegata a un ruolo marginale in parlamento. I propositi poi, erano a dir poco rivoluzionari: ribaltare il sistema come un calzino, abbassare le tasse, riforma delle pensioni, della scuola, federalismo (per accontentare la Lega), condurre il gioco politico con l’ottica, la logica e la mentalità dell’imprenditore. In altre parole, pensava (millantava?) di cambiare radicalmente le cose in Italia. Praticamente un precursore dell’odierna “antipolitica“.

Non dimentichiamo poi la politica estera del Berlusconi nel suo momento di “maggior splendore”: attraverso rapporti di amicizia personale era riuscito a costruire un’asse tra paesi diversi tra loro e spesso non “amici”. Ricordiamo il suo rapporto personale con Putin, Bush jr, Blair, Erdogan e Gheddafi, una sorta di tela di ragno di rapporti interpersonali che avevano portato l’Italia ad essere una sorta di intermediario privilegiato nei rapporti tra questi paesi spesso in contrasto tra loro.

Passiamo ora al Berlusconi attuale: politica estera…non pervenuta. Rapporti con l’Europa normalizzati. Uscire dall’Euro…come hai detto?

Sul fronte interno, quello critico verso i politici di professione, è da tempo un professionista della politica. Il rivoluzionario ha lasciato il posto al conservatore. Colui che voleva cambiare la costituzione per rendere la politica italiana più lineare è stato uno dei principali oppositori dell’abolizione del bicameralismo perfetto. A parte la politica fiscale e quella dell’accoglienza, dove fare propaganda è piuttosto semplice ma difficilissimo mantenere le promesse, nulla di quello che era il cavaliere del secolo scorso troviamo confermato in questa sua nuova incarnazione.

Come è potuto succedere?

Nessuno può negare la considerevole mole di indagini, procedimenti giudiziari, processi, avvisi di garanzia a cui fu sottoposto Berlusconi a partire dalla sua scesa in politica. Chi non ricorda le manifestazioni oceaniche, gli scioperi generali, le prese di posizione “contro” da parte di autorevoli esponenti del mondo dell’intellighenzia, del giornalismo e della società civile!

Eppure Berlusconi è ancora lì, a guidare una coalizione che ha molte possibilità di vincere le prossime elezioni. Molti dei procedimenti giudiziari a carico del cavaliere sono finiti in nulla. Diversi processi si sono conclusi con l’assoluzione. Molti altri hanno visto scattare il meccanismo della prescrizione. Qualcuno ricorderà le cosiddette “leggi ad personam” fatte approvare al parlamento con lo scopo di salvare Berlusconi dai guai giudiziari. Ma quando “finalmente” il Silvio nazionale è stato riconosciuto colpevole di un reato contestatogli, frode fiscale, si è scelto (probabilmente con l’interessamento dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) la linea soft, una condanna puramente simbolica che ha restituito dopo solo un anno di affidamento ai servizi sociali, Berlusconi alla politica attiva, sia pure lasciandolo per il momento incandidabile.

C’è da chiedersi come mai le leggi ad personam siano state cambiate tardivamente e solo dopo la condanna? Come mai quelli che sembravano nemici irriducibili non hanno affondato il colpo per porre fine alla carriera dell’uomo politico più inquisito d’Italia?

Il sospetto che sorge spontaneo è che l’obiettivo non fosse tanto l’eliminazione politica del cavaliere, quanto piuttosto stoppare le sue velleità di cambiare il sistema e di porsi come un sovvertitore dello status quo, indurlo a “più miti consigli” per poterlo sfruttare successivamente blindando il sistema. La discesa in campo di Berlusconi è stata utilissima allora, per bloccare la trionfale marcia della “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, in cui il vecchio PCI, pur cambiando nome, sembrava non avere alcuno ostacolo verso la conquista della maggioranza assoluta. Non dimentichiamo che la nascita di Forza Italia ha tolto al nord buona parte di voti destinati alla Lega, ha moderato il partito di Bossi e lo ha fatto recedere dai suoi propositi secessionisti, ne ha mitigato l’antimeridionalismo e il piglio rivoluzionario anti-sistema. Ha costretto AN ad abbandonare progressivamente i residui di ideologia fascista trasformandola prima in un partito

neodemocristiano e poi inglobandola in un’unica formazione con la nascita del Popolo delle Libertà. In campo internazionale, il leader politico da abbattere mediante la guerra dello spread, oggi è un interlocutore gradito alla Merkel e piace anche ai quotidiani inglesi che lo avevano duramente attaccato in precedenza. No, nessuno voleva far fuori Berlusconi, volevano un Berlusconi addomesticato e ricondotto a più miti consigli. Un Berlusconi “addomesticato” è bene averlo sempre a portata di mano, quando occorre!

In conclusione, l’odierno Berlusconi non è che un replicante di quello degli esordi in politica, un ultracorpo: le sembianze sono le sue, ma non  è lui.