In occasione del suo 110° compleanno, “Les Echos” ha chiesto ad alcune personalità di rilasciare alcune riflessioni che riguardano l’Europa dei prossimi venti anni. L’ex primo ministro italiano (2014-2016) Matteo Renzi ritiene che l’Europa avrà vinto nel 2038, se porterà avanti altri principi oltre le sole regole finanziarie.

Articolo di Matteo Renzi per Les Echos traduzione di Gustavo Kulpe

È davvero possibile prevedere come sarà l’Europa tra vent’anni?

No. Il futuro funziona molto più velocemente del previsto. Non abbiamo il tempo di commentare l’ultima novità che tutto è già obsoleto. L’innovazione tecnologica cambia costantemente le regole del gioco, pensiamo agli oggetti della nostra vita quotidiana. Vent’anni fa, non tutti avevano un cellulare. Quelli che ne avevano uno lo usavano solo per telefonare. Dieci anni fa, con la diffusione dell’iPhone, abbiamo imparato ad usarlo anche per fotografare, guardare video, ascoltare musica …

Antichità e antiquariato

Chissà cosa succederà fra dieci anni? Siamo in grado di prevedere come saranno i telefoni cellulari nel 2038? No. L’unica cosa di cui siamo sicuri è che i super smartphone di oggi saranno pezzi d’antiquariato.

La politica viaggia più lentamente rispetto alla vita. È sufficiente aver partecipato a una sola riunione Consiglio Europeo per capire che velocità, innovazione, cambiamento non sono parole all’ordine del giorno negli uffici austeri di Bruxelles. Eppure, l’Europa è cambiata molto negli ultimi vent’anni.

Diciannove paesi hanno la stessa valuta ora. Il numero di giovani che partecipano al programma Erasmus è impressionante.

Nemico da eliminare

Sono consapevole dei limiti, dei ritardi, delle incertezze nel processo di integrazione. Ma non dobbiamo lasciarci ingannare da queste difficoltà: si sta compiendo un processo storico. I nemici dell’Europa lo hanno capito meglio. Coloro che vorrebbero distruggere tutto, pensano di ripristinare confini, barriere e passaporti. Possiamo chiamarli populisti, sovranisti, demagoghi: non importa come li si definisce. Il fatto è che hanno capito l’importanza strategica dell’Europa e per loro l’Europa è il nemico da sconfiggere. A qualsiasi prezzo

Avere una mente critica!

Penso che nel 2038 avremo bisogno di più Europa, non meno Europa. L’intelligenza artificiale avrà radicalmente cambiato il sistema economico tradizionale, la robotica cambierà la vita quotidiana di milioni di persone, l’elettrificazione ci condurrà a un cambiamento ambientale senza precedenti. La povertà economica sarà diminuita, ma la nuova forma di povertà sarà l’ignoranza. Nell’era dei Big Data e della connessione globale, coloro che non dimostreranno una mente critica, saranno esclusi. Più della metà dei bambini che iniziano oggi la scuola primaria lavorerà tra vent’anni in tipologie di lavoro che non esistono oggi. Nella società senza contante in cui tutto può essere rintracciato, garantire la privacy non sarà un capriccio inutile, ma l’unico modo per evitare di essere trasformati in cibo per algoritmi.

L’Europa a 27 stati non può basarsi sul diritto di veto. Avremo probabilmente un’Europa a due velocità. Dovrà accogliere i paesi balcanici, ma senza commettere gli errori degli allargamenti passati, che hanno rapidamente aumentato il numero degli Stati membri da 15 a 28. Mi auguro che ci sarà un presidente dell’Europa Unita eletto dai cittadini. Ma la battaglia da combattere sarà soprattutto culturale. L’Europa non può fare a meno dei suoi valori, musica, letteratura, teatro, sport e cultura. Questo è ciò che l’ha resa grande.

Probabilmente investiremo il 2% del PIL, infine, per la nostra difesa e sicurezza, come la NATO chiede da anni, a cominciare dalla sicurezza informatica. Ma per ogni euro investito per la sicurezza, dovremo investire un euro nella cultura, nelle scuole, nella ricerca e nelle università. Dovremo combattere con la verità le nuove invasioni barbariche del nostro tempo: le “fake news”.

Pensiamo alla sfida ambientale, al riscaldamento globale, all’inquinamento, allo scioglimento dei ghiacciai. Questi problemi che potrebbero sconvolgere il pianeta nei prossimi decenni possono essere affrontati solo a livello globale. Quelli che esaltano il ritiro non hanno soluzione. In breve, è impossibile immaginare che cosa sarà l’Europa nel 2038. Il mondo è troppo bello e sorprendente per essere prevedibile. Ma azzarderò una previsione: l’Europa sarà più necessaria di oggi. Un’Europa dei valori, non solo dei parametri di Maastricht. Un’Europa delle emozioni, non solo delle regole finanziarie.

Per quasi tre anni ho guidato il governo della Repubblica Italiana. Sapete quando ho sentito più forte l’appartenenza all’Europa? Una domenica a Parigi. Era l’11 gennaio 2015. Ricordo quella data perché era il mio quarantesimo compleanno. Stavo festeggiando con la mia famiglia a Firenze. Ma dopo l’attentato di “Charlie Hebdo”, il presidente Hollande ci ha invitati tutti per una dimostrazione di solidarietà e condivisione. Sentire i francesi cantare la marsigliese come una nobile risposta all’attacco terroristico mi ha fatto pensare e commosso. Mi sentivo orgoglioso di essere europeo.

Confesso che non so come sarà il mondo nel 2038. Ma so che se manteniamo i nostri valori ad un livello elevato, noi europei giocheremo un ruolo fondamentale.

Matteo Renzi

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