https://www.wsj.com/articles/europes-italian-stranglehold-11560716406 scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

L’UE potrebbe punire la spinta verso la crescita da parte di Roma

Mentre il vicepremier italiano Matteo Salvini sembra favorito per diventare il prossimo primo ministro del paese, i mandarini dell’Unione Europea stanno facendo di tutto per aumentare le chance del leader degli euroscettici. Basta guardare come Bruxelles sta gestendo la sua ultima disputa fiscale con Roma.

La Commissione europea è sul punto di imporre una multa fino a 3,5 miliardi di euro contro Roma per punire il suo governo per aver infranto le regole di bilancio dell’UE. Gli stati membri europei dovrebbero mantenere il loro disavanzo pubblico al di sotto del 3% del PIL e il debito totale al di sotto del 60% del PIL. Molti membri dell’UE violano queste restrizioni, ma Roma risulta la più indisciplinata. Si prevede che il debito italiano supererà il 135% nel 2020, e la Commissione è preoccupata per il deficit di Roma, che nel 2018 era pari al 2,1%.

Lo scorso anno si era innescato uno scontro su questo tema, conclusosi quando il governo di Roma ha accettato di apporre qualche lieve modifica al proprio budget e l’Europa ha finto di credere che i conti tornassero. Ora però, la UE si lamenta che l’eterogeneo governo italiano, composto da una forza di sinistra e una di destra, non stia rispettando l’accordo, e si prepara a una nuova guerra fiscale. La relazione della Commissione, datata 5 giugno, raccomanda l’apertura di una procedura di infrazione per eccesso di disavanzo, anche se occorrerebbero settimane e il superamento di numerosi ostacoli burocratici prima che venga inflitta la sanzione pecuniaria.

L’allarme UE è incentrato sul piano di riforma fiscale di Salvini, che sta a dimostrare come Bruxelles non riesca a comprendere una politica basata sugli incentivi per la crescita. Salvini vuole capitalizzare la recente vittoria elettorale alle elezioni per il Parlamento europeo spingendo per la flat tax da applicare sui redditi personali e delle piccole imprese fino a € 50.000. Non ha divulgato molti dettagli, ma questa è l’idea migliore che qualcuno a Roma abbia mai avuto negli ultimi anni per semplificare le regole fiscali italiane e magari ridurre l’evasione.

I mandarini europei riescono a vedere solo quello che che considerano “mancati guadagni” in questa proposta, ma la crisi fiscale italiana sta crescendo nonostante le tasse elevate. Circa il 42% del PIL va al governo. Roma spreca troppe in spese sociali improduttive. Ciò che manca è la crescita economica per espandere la base imponibile.

Il ministro Salvini lo capisce. “La flat tax e le forti riduzioni delle imposte per aziende e famiglie dovranno essere una parte fondamentale del prossimo budget, quindi speriamo che l’Europa consenta all’Italia di tornare alla crescita“, ha affermato recentemente. “Un grosso e consistente taglio delle tasse è l’unico modo per ridurre il debito“.

L’Europa dovrebbe dare a Salvini e ai suoi partner di governo la possibilità di varare un bilancio 2020 a favore della crescita – e Bruxelles non si deve sorprendere se una sfortunata battaglia sul bilancio con Salvini favorisce le istanze degli euroscettici italiani. L’orribile decennio attraversato dalla Grecia avrebbe dovuto insegnare a Bruxelles che l’infernale austerità condita con aumenti delle tasse e una rapida riduzione delle spese non può essere l’unica combinazione di politiche accettabile. Il minimo che potrebbe fare è togliersi di mezzo mentre Roma cerca di fare qualcosa di diverso.