Diciamolo pure, il bipolarismo nella politica italiana c’è sempre stato.

Nella cosiddetta Prima Repubblica, nonostante in Parlamento sedessero stabilmente almeno dieci partiti diversi e nonostante una legge elettorale che in pratica si basava sul proporzionale puro, e i partiti fossero tutti diretti concorrenti tra loro, il bipolarismo era assicurato dalla presenza di due blocchi politici ben distinti tra loro: quello di tipo capitalistico-occidentale e quello marxista-socialista.

Si trattava di un bipolarismo naturale in cui un forte partito moderato, la DC che poteva sempre contare su una percentuale di voto intorno al 40% si contrapponeva a un forte Partito Comunista, marxista e, almeno fino al 1975, filo sovietico, che gravitava intorno a un 30%, che ha sempre rappresentato di gran lunga la più forte percentuale mai ottenuta da un partito comunista nel mondo occidentale.

La DC finiva sempre con l’essere il partito di maggioranza relativa e quindi con l’aiuto dei suoi alleati naturali, PSDI, PRI e PLI, otteneva regolarmente la guida del paese. Il PCI invece, non è mai riuscito ad ottenere la maggioranza relativa, se non in una tornata elettorale europea, che a livello nazionale non conta, e quindi non ha mai ottenuto il mandato per formare una maggioranza, che avrebbe compreso inevitabilmente il PSI, almeno nell’era pre craxiana, e forse con l’apporto o del PSDI oppure, più difficilmente, dei gruppetti che ad ogni tornata elettorale nazionale si formavano a sinistra del PCI, per poi sparire e confluire in altre sigle/formazioni.

L’avvento della cosiddetta seconda repubblica ha scompaginato lo status quo. Complice la scomparsa dei grandi partiti tradizionali e l’affievolirsi delle ideologie tradizionali, si è assistito alla balcanizzazione della scena politica italiana cui sono seguiti forti timori di una instabilità e una turbolenza politica senza precedenti.

Per ovviare a questo pericoloso scenario, fu imposto un bipolarismo artificiale mediante una legge elettorale, il Mattarellum, essenzialmente maggioritaria e uninominale. Il maggioritario uninominale favorisce la costruzione di coalizioni con alleanze pre elettorali, perchè nei vari collegi più partiti promuovono lo stesso candidato, più il candidato ha possibilità di ottenere la maggioranza e quindi il seggio.

Ma questo sistema non è esente da problemi. Infatti più larga è la coalizione più possibilità di far eleggere il proprio candidato ci sono, ma anche più problemi di tenuta della futura maggioranza, perchè un’alleanza eterogenea che comprende partiti anche profondamente diversi tra loro non può essere stabile a lungo. Ne sa qualcosa Berlusconi, almeno il suo primo governo, in cui Lega e AN non si sopportavano e la stessa alleanza tra Lega e Forza Italia non era saldissima. Alle prime difficoltà, come per esempio le manifestazioni contro la riforma delle pensioni (riforma delle pensioni, a qualcuno fischiano le orecchie? ma questa è un’altra storia) la Lega tolse la fiducia e addio governo.

Ma anche Prodi rimase vittima dello stesso meccanismo, e cadde per il ritiro della fiducia da parte di Rifondazione Comunista.

Il 2013 è un anno cruciale per quanto riguarda il bipolarismo: ci fu l’irruzione sul palcoscenico politico italiano del Movimento 5 Stelle, che ottenne alla sua prima partecipazione elettorale a livello nazionale, un incredibile 25% che gli valse il primato a livello di voti ottenuti, ma non la maggioranza parlamentare, a causa di una legge elettorale, il famigerato Porcellum, che premiava con un premio di maggioranza ritenuto successivamente incostituzionale, le coalizioni. E così la coalizione di centrosinistra, grazie al premio di maggioranza, ottenne l’incarico di formare un governo. Ma i numeri non erano sufficienti, quindi si procedette con negoziazioni e successive alleanze che portarono alla rottura dei due schieramenti storici e alla formazione di un governo sostenuto dal principale partito dello schieramento di centrosinistra, il PD, e il principale partito dello schieramento di centrodestra, il PDL. Il bipolarismo era ufficialmente morto, era nato il tripolarismo.

Gli effetti del tripolarismo, nonostante l’ennesima nuova legge elettorale con cui si è tentato di mettere una pezza al compromesso scenario politico, si sentono in tutta la loro “forza”. Il governo attualmente in carica, sostenuto da due forze politiche rivali durante le elezioni, è uno dei più conflittuali e meno omogenei che abbia mai calcato i pavimenti delle stanze del potere. Litigi, rivalità, concorrenza (ho detto sleale?) colpi bassi…ce n’è abbastanza per far cadere un governo anche subito. Ma questo non cade, e sapete perchè? perchè non ci sono alternative! Non c’è la possibilità di un tipo diverso di alleanze, l’unica che avrebbe i numeri, quella tra PD e M5S non sembra attualmente fattibile. Nessuno voterebbe un nuovo governo tecnico, memore del tragico governo Monti, per non sparire definitivamente dalla circolazione. Nessuno vuole andare a nuove elezioni, tanto meno il Presidente Mattarella.

Andare a nuove elezioni significherebbe, con ogni probabilità, consegnare il paese ad una incertezza politica ancora più marcata: l’estrema debolezza del PD, mai così ininfluente, rende il ritorno a un nuovo centrosinistra altamente improbabile. La quasi scomparsa di Forza Italia rende difficile un ritorno al centrodestra, nonostante la crescita enorme registrata dalla Lega. Il dimezzamento del M5S rende difficile anche una futura alleanza tra questi e la Lega, visto che le cause della decrescita elettorale risiedono con ogni probabilità nella decisione di formare un governo con Salvini e soci. Governo di unità nazionale? in Italia la parola unità non fa parte del vocabolario politico di nessuno. E allora? Allora caos. A meno che…

Come sempre succede quando si fanno previsioni sul futuro basandosi esclusivamente sullo stato del presente, non si tiene conto di possibili variabili che a un certo punto, non previste, irrompono sul contesto scompaginando tutte le previsioni. Queste variabili sono diverse, potrei citare Calenda che fonda un suo partito, oppure una personalità della società civile che decide, con la forza del suo impero imprenditoriale e mediatico dietro, di darsi alla politica (ho detto Cairo?). A mio avviso, però, le variabili possibili sono due, la prima delle quali riguarda proprio il Movimento 5 Stelle.

Il M5S sino ad ora ha offerto un’immagine di sè post ideologica, cioè non vuole essere considerato nè di destra nè di sinistra e anzi pronto a sposare sia istanze di destra che di sinistra, se queste sono ritenute valide e funzionali al proprio progetto politico. Ma questo dualismo, per qualcuno schizofrenia, valida all’opposizione, non ha pagato una volta al governo. O il M5S decide “che cosa vuole fare da grande” cioè decide se privilegiare l’anima di destra o quella di sinistra, che inevitabilmente porterebbe a una diminuzione dei consensi ma anche alla formazione di un partito più saldo e più coerente con future alleanze, oppure il Mov. si scinde in due movimenti più piccoli, in cui uno previlegi il dialogo con la destra, l’altro con la sinistra. In parole povere si tornerebbe al bipolarismo.

L’altra variabile si chiama Silvio Berlusconi: il cavaliere, volente o nolente, si fa da parte per dedicarsi a Dudù, e nel frattempo consente con la sua uscita di scena, alla formazione di un centrodestra più forte che recuperi i voti dispersi nell’astensionismo o nella diaspora verso altre formazioni politiche da parte dei delusi dal Berlusconi senile e mezzo rimbambito che si rimangia quanto fatto/detto in un recente passato, nella speranza di contare ancora qualcosa.

Ringrazio tutti per la pazienza che avete dimostrato nell’arrivare fino a qui, in questo mio pistolotto, che non vuole essere in alcun modo una previsione attendibile del futuro politico prossimo ma solo un gioco, da fare sotto l’ombrellone, al posto del classico sudoku o delle parole crociate, giusto per saggiare il polso politico dell’elettore medio, o se vogliamo, dell’utente medio di argomenti politici. Del resto, nel fare previsioni, si avvicinano di più a quello che realmente succede poi, gli utenti di un blog che non i soloni del giornalismo nazionale, spesso asserviti a questo o a quell’interesse politico, che invece non ci azzeccano praticamente mai. Buone vacanze.

Gustavo Kulpe