E’ passata abbastanza sottotraccia la recente intervista che Vladimir Putin  ha rilasciato al Financial Times il 27 giugno 2019.
Si certo, ne hanno parlato in tanti, ma tutto sommato è stato come un petardo lanciato da un ragazzo. Un gran botto e poi si ricomincia a parlar d’altro.
Mi ha in modo particolare stupito il silenzio da parte dei filorussi abituali sostenitori di Putin.
Chi si fosse perso l’evento può trovarne traccia su alcune testate online italiane:

Cominciamo con Libero che sintetizza:

Bomba russa: Putin, intervista epocale al Financial Times: “Liberalismo sorpassato”. Immigrazione, smantella l’Occidente.
Decisamente più ricchi i riferimenti proposti dall’articolo di Wired:  

Secondo Putin tutelare i diritti civili è una pratica obsoleta.
Altrettanto ricco il report del Sole24ore che titola: Putin sbaglia, ma è ora che le élite rompano l’assedio anti-liberale e si lancia in un’analisi abbastanza dettagliata.
E poi, in ordine sparso:

Repubblica: “Intervista con Putin: “Il liberalismo è un’idea superata. Il muro di Trump contro i migranti? Lui almeno ci prova”

Il Foglio: Putin’s World

Il Corriere: Putin: «Il liberalismo è obsoleto»

E’ ovvio che le parole che più possono scatenare reazioni di segno opposto sono quelle relative al liberalismo.
Per i pigri, ecco qualche estratto:
ll 27 giugno il presidente della Russia Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista esclusiva al quotidiano britannico Financial Times nella quale ha sostenuto, tra le altre cose, che il liberalismo – ovvero la dottrina per cui i diritti inviolabili e le libertà dei cittadini sono caratteristiche naturali dell’individuo nella società, e per questo vanno assicurati dalla legge – è diventato obsoleto.
“Questa idea è entrata in conflitto con gli interessi della maggioranza della popolazione”, ha detto Putin. “Parte dal presupposto che non si possa fare niente. Che i migranti possono uccidere, fare razzie e stuprare senza essere puniti perché i loro diritti come migranti devono essere tutelati”.

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Secondo Putin tutelare i diritti civili è una pratica obsoleta. In una sorta di manifesto del sovranismo intollerante e xenofobo, il presidente russo sul Financial Times si è scagliato contro le libertà individuali, attaccando i migranti e le persone lgbtq+

Il 27 giugno il presidente della Russia Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista esclusiva al quotidiano britannico Financial Times nella quale ha sostenuto, tra le altre cose, che il liberalismo – ovvero la dottrina per cui i diritti inviolabili e le libertà dei cittadini sono caratteristiche naturali dell’individuo nella società, e per questo vanno assicurati dalla legge – è diventato obsoleto.

“Questa idea è entrata in conflitto con gli interessi della maggioranza della popolazione”, ha detto Putin. “Parte dal presupposto che non si possa fare niente. Che i migranti possono uccidere, fare razzie e stuprare senza essere puniti perché i loro diritti come migranti devono essere tutelati”. (Questa affermazione di Putin non trova tuttavia riscontro nella realtà: qualsiasi migrante compia un crimine – al netto delle mancanze dei sistemi della giustizia nazionali – viene processato e punito come stabilisce la legge dello stato in cui vive).

Secondo il presidente, questo atteggiamento tollerante sarebbe un errore e la cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe sbagliato ad aprire le frontiere, permettendo a più di un milione di persone in fuga dalla guerra siriana di emigrare in Germania. Male, secondo lo zar Putin, avrebbero fatto anche i suoi colleghi che hanno adottato un approccio multiculturale e perso così la fiducia dei loro cittadini. I leader, secondo il presidente russo, dovrebbero invece guarda caso prendere spunto da Donald Trump.

Nel colloquio col Financial Times, Putin ha criticato anche il riconoscimento della diversità di genere, che considera un altro passo falso. “Non voglio insultare nessuno […] e non abbiamo nessun tipo di problema con le persone Lgbt. Per carità di dio, vivano come credono. Ma alcune cose ci sembrano eccessive. Adesso dicono che i bambini possono avere cinque o sei ruoli di genere”, ha spiegato. “Vogliamo che ognuno sia felice ma non possiamo permetterci di far passare in secondo piano la cultura, le tradizioni e i valori della famiglia che sono alla base della società”.