Il risparmiometro è la nuova amenità regalataci dalla Agenzia delle Entrate: un algoritmo che calcola la differenza tra quanto dichiarato (in 730 o Unico) e quanto risparmiato (depositato). 
In un mondo sempre più multi-connesso, questo sistema anti-evasione confronta entrate e risparmi . Un cittadino dichiara una certa cifra di reddito ma non può possedere sul conto corrente risparmi superiori a quanto guadagnato. Diversamente scattano i controlli del fisco per verificare se i risparmi derivano da evasione o altre attività. «Il modello», si legge nel documento, «verifica la coerenza, nell’anno di riferimento, delle disponibilità finanziarie dei contribuenti persone fisiche, titolari unici dei rapporti finanziari, oggetto di osservazione, risultanti dalle informazioni comunicate all’archivio dei rapporti finanziari, con le fonti di entrata e di uscita agli stessi riconducibili, quantificate sulla base degli elementi in possesso dell’amministrazione finanziaria».

E’ normale che un cittadino utilizza una parte di denaro per garantirsi la sussistenza, è improbabile che un single o una famiglia abbiano un conto corrente che non venga toccato dalle spese. 
Chi ha uno stipendio da dipendente e un lavoro in nero, se ha fatto l’errore di lasciare sul conto corrente il suo stipendio (usando i soldi del nero per le sue spese correnti) il fisco lo troverà subito.

Verrà controllato anche chi vive da solo ed è disoccupato, in caso di premurosi regali da parte dei genitori, donazioni di parenti, vincite di gioco, eredità e simili l’Agenzia (ma anche la Guardia di Finanza) lo assoggetterà a controllo per chiarimenti.

Dal 2011 il fisco può accedere ai dati bancari dei contribuenti per ricostruire la situazione patrimoniale in base ai depositi. E’ da quella data che le banche forniscono all’Agenzia delle Entrate il saldo del conto corrente (Anagrafe dei conti correnti). Scatta per differenze superiori al 20% (tra quanto dichiarato e quanto tenuto in conto corrente). Il risparmiometro analizza tutti i contribuenti e tiene conto di conti correnti, buoni fruttiferi postali e libretti postali, investimenti in società che gestiscono il risparmio, prodotti assicurativi (fondi pensione), titoli di stato, obbligazioni, azioni, carte di credito.

Quindi l’Agenzia delle Entrate interverrà sui singoli contribuenti, sulle società e i tanti imprenditori.

In caso di accertamento il contribuente può parlare direttamente con un funzionario del fisco, potrà difendersi in contraddittorio, portare le prove sulla fonte dei propri risparmi e quali sono i soldi utilizzati per pagare le proprie spese quotidiane, ma se le spiegazioni non sono convincenti si passa all’accertamento fiscale. Quindi in caso di incongruenza – se le prove portate non sono sufficienti – viene applicata la tassa sui risparmi sulla parte ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati. Il fastidio è che partiranno gli accertamenti sulle persone che abbiamo aiutato economicamente perché sono in un momento di bisogno, pensiamo ai disoccupati, agli amici ammalati gravemente, ai genitori che percepiscono una pensione bassa, ecco tutti questi verranno scrutati. Quindi in casi di passaggi di denaro (aiuti o regali) bisognerà essere precisi e dettagliati indicando in modo chiaro nelle causali il motivo del bonifico o del versamento.

Ho un particolare grattacapo: ho una amica malata di risparmio, una tipa che mangia tutti i giorni dalla mamma (“a ufo”), acquista abiti usati al mercatino delle pulci, non scalda la casa, fa una micro spesa settimanale al discount, non esce mai a divertirsi … lei come farà a difendersi?

Questa formula di accertamento la trovo molto pericolosa e invasiva, per me viola la sfera privata delle persone. E’ il colpo letale per bloccare la circolazione del contante, si vuole spingere gli italiani a usare bonifici anche per questioni molto personali e se non lo fai il fisco diventa sospettoso. Alessia C. F. (ALKA) di Liberticida e OraZero