Prendo spunto da quel pirlotto di Aleksandr Isaevič Solženicyn, il tizio che , dopo aver lottato contro il comunismo tuta la vita, si reca in occidente e scopre che il capitalismo “democratico” è decisamente peggio. E scopre che “l’uomo forte ” può essere la soluzione. Una trasformazione sorprendente, e comune a praticamente tutti gli intellettuali russi esuli o meno, dopo la caduta del comunismo.

Strano che i giornalisti occidentali si siano dimenticati di ricordarlo.

Prendiamo spunto da “una giornata di Ivan Denisovich”.

Un giornata di Nuke il Talebano Bianco

La giornata di Nuke comincia nel solito modo, una sveglia silenziosa lo fa alzare a malavoglia dal letto, piano piano, per non svegliare gli altri.

La macchinetta del’espresso ronza mentre divora la “colazione dei campioni”, due fette biscottate e marmellata di arance. e due grossi bicchieri di acqua fredda.

Un tragitto verso il posto di lavoro, lungo la “tangenziale da corsa” dove la velocità minima nella corsia di sorpasso è di 130 chilometri orari. Ogni giorno un piccola avventura, zigzagando automobilisti che poltriscono a novanta chilometri orari, ovvero praticamente fermi, e lasciando passare lucide astronavi che provengono direttamente dall’iperspazio, tanto appaiono veloci nello specchietto.

Sia come sia, si arriva vivi al posto di lavoro, e ogni giorno si ringrazia il Demiurgo per questo.

Il lavoro è semplice, occorre mediare tra chi detiene posizioni di potere, e quindi ritiene importante far sapere ai sottoposti qualsiasi suo problema fisico, mentale ed emotivo e tra il resto del mondo, strati inferiori della piramide lavorativa compresi.

Un tempo era posizione prerogativa del soldato, che, a bordo del suo cocchio da guerra andava nei campi a prelevare i tributi dei contadini e a tempestarli di frecce quando non erano abbastanza veloci nel farlo. Il faraone stava tranquillo nel suo palazzo ad aspettare.

Ora invece si assiste da una parte allo psicodramma del potente, che inscena ogni giorno l’autocelebrazione del suo status, spettacolo a volte penoso cui devi assistere con sussiego, e dall’altra allo spettacolo della comune stupidità umana.

Oggi Nuke ha il suo personale muro di mattoni, da una parte un siciliano che non sa cosa sia un interasse, dall’altra un albanese che sa benissimo cosa sia un interasse, ma non sa l’Italiano ne qualsiasi altra lingua comune a Nuke a al siciliano del cazzo.

Il compito di Nuke è di spiegare un disegno tecnico a entrambi, uno ha basi linguistiche comuni ma non le basi tecniche, e l’altro ha le basi tecniche ma non una base linguistica, ovvero sa qualche parola di russo, ma il siciliano no, lo possino, a malapena sa l’italiano.

Il tutto via mail e conferenza telefonica e via internet, siamo a centinaia, se non migliaia di chilometri gli uni dagli altri.

Il soldato del faraone in passato avrebbe risolto il problema a modo suo, tagliandoli a metà con lo spadone e passando il compito alla prossima coppia di imbecilli, sperando che questa volta la situazione possa migliorare. La statistica insegna che prima o poi succede.

Purtroppo in questi tempi illuminati ciò non è possibile.

Nuke ha la straniante impressione di avere a che fare con due grosse galline starnazzanti, e all’improvviso pensa che il Demiurgo abbia creato questo universo per gli stupidi, costretti ogni giorno ad essere oppressi dalla loro stessa ottusità.

Nuke pensa “il tuo inferno è il paradiso degli stupidi” e cerca di pensare chi ha inventato questa frase, strana ma con una certa logica, e scopre di averla appena inventata lui. Salvo poi scoprire la sera stessa che già Oliviero di Pino ci aveva pensato ,in un suo libro.

Poi, si rende conto che se il pianeta è l’inferno generato per tenere in vita una mole interminabile di stupidi, allora il Demiurgo ha pensato a quelli come lui, quelli che non sopportano l’ottusità, come parte integrante della società. Due inferni in uno, il Demiurgo non butta via niente.

Che stronzo.

Dopo una momento esaltante del genere la giornata non può essere conclusa che nel solito modo, ovvero a fatica.

Si arriva a casa, la cena è buona, dopo tutto.  Con i figli comincia uno strano rituale, ricreando le fasi iniziali del film di culto comune, Full Metal Jacket:

Chi ha parlato, chi cazzo ha parlato, chi è quel comunista di merda frocio pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte?

Poi si discute su come mai Full metal non sia stato ancora riproposto dai filmaker di Hollywood, e allora il Vostro inscena una versione “politicamente corretta” del film.

“buonasera ragazziii, sono il vostro sergente Holmes, ma potete chiamarmi Lulu!”

” oh, come se grande e nero, tu, ti chiameremo Lungo Lungo”

Tu sei bello e con gli occhiali, ti chiameremo grattachecca”

“grattami la schiena, bel maschione”

“tu che mi guardi con tanto odio so già come chiamarti, Nazista!”

E giù con la scena dell’odio tra Nazista e Lulù, che culmina in un massacro nei gabinetti, ma con Nazista che non si spara, ma scappa e si dà alla macchia nei boschi…

E i figli capiscono come mai il film non è stato ancora riproposto in chiave moderna.

Nuke, da parte sua scopre che il personaggio meno massiccio e più debole del gruppo di allora dopo trenta anni rischia di diventare l’eroe “maschilista” della storia, e rimane basito dal cambiamento avvenuto nella società.

E si avvicina al computer e comincia a scrivere…

Fine

By Nuke di www.liberticida.altervista.org, per gli amici di OraZero