Cosa succede nei nostri processi viventi o meglio nei nostri processi mentali? Rivoluzione, idee, seghe mentali e nuovi concetti. Sin da piccoli ci dicono: “La realtà non è mai come la si vede”. Allora bisogna osservare il mondo immaginario dei bambini, il mondo di fuga immaginario degli adulti, insomma per vivere la vita nella vita c’è bisogno di immaginazione (per viverla, capirla, riproporla e barcamenarsi).

Vita reale e immaginazione organizzata per raggiungere obiettivi inarrivabili. Insomma qua si può coniugare qualsiasi elemento: il fare, il metodo e in che modo si organizza il mondo. I più fantasiosi la interpretano come una struttura della via dell’essere nel mondo. Una umana tensione che porta alla integrità, alla compressione, alle forme associative e coese, fino a comprendere le dissociazioni. Si vive in un mondo fatto di mille tensioni. Subito dopo la nascita si viene cresciuti in un posto che aumenta durante la fase della crescita, i posti dove si cresce cambiano e si dilatano a seconda delle persone che ci circondano, poi da soli tendiamo a cercare da giovanissimi posti dove trovare una nostra dimensione. E qua viene il bello.

Si vive schiacciati da molti vincoli.

– C’è chi nasce e da subito vive in un ambiente modellato che subisce la tensione architettonica dove la natura poco esiste o è stata irregimentata. Grosse aree urbane che vincolano molto le nostre relazioni e il nostro spazio.

– C’è chi nasce in aree rurali (o anche molto lontane e isolate) dove prima si impara l’architettura della natura, non ti insegnano scienze cognitive ma sviluppi un fine olfatto per distinguere il mondo invisibile dal mondo poco visibile. Sviluppi quindi un’altra coscienza e un’altra percezione.

Due mondo opposti dovi si possono sviluppare tensioni e integrità differenti.

Da entrambe i lati possono emergere progetti visionari, nuove applicazioni architettoniche, nuove ricerche in più settori scientifici. Una tensione che porta comunque alla costruzione, a cercare un nuovo modello, quindi per natura siamo “condizionati” a superare un qualcosa e questo desiderio di avanzare supporta il concetto di una nostra natura interiore che ci porta ad essere irrequieti.

La coscienza è lo stomaco della nostra anima?

Forse anche la nostra coscienza è un semplice strumento nato da questa tensione e interazione con il mondo e la natura. Coordinazione delle attività, forme di obbedienza, intelligenza, uno spirito “che si sente” ma che sempre non consapevolmente pensa.

Viviamo in tante piccole isole, alcune reali, altre artificiali, altre ancora virtuali dove ci ritiriamo, ma c’è sempre una tensione sociale e morale. Un sistema che elabora, che fornisce scelte operative e le relative istruzioni.

Cosa distrugge la logica costruttiva?

Insomma ci siamo dotati di etica primaria, filosofia, intelaiatura morale, norme e alla fine qualcosa non torna. Crediamo che la nostra moderna logica costruttiva ci assicuri stabilità. Nei momenti tranquilli ci abbandoniamo pure alla momentanea staticità. Nella nostra vita abbiamo insinuato un nuovo valore: la stabilità. Modelli sociali, integrazione, regole, simboli, membri di una società che ripetono tutto per perpetuare una cultura. I membri di questo gruppo si obbligano alla ripetizione di molte cose e questo atto rende possibile la cultura. MA è insita nella nostra struttura morale e sociale avere un Comandante. Tiranno, Imperatore, Re… tanti nomi per identificare chi comanda, ovvero un qualcuno (o un piccolissimo gruppo) che può minacciare per comandare (detiene il potere).

Potere, minaccia, armi.

Come fa poi notare Seneca “la crescita è lenta, ma la rovina è rapida”. Possiamo passare ore a studiare il tensegrismo o la tensegrità, ma spesso le cose vanno comunque a puttane. Lo stesso è utile per comprendere lo sviluppo della scienza della complessità: dal 1850 a oggi ci siamo addentrati in un mondo dove molte cose sono state risolte col sistema scientifico, sono nate nuove scienze dove si osserva e analizza il mondo più piccolo e si scruta il mondo più grande. Analizziamo tutto, ma stiamo collassando su noi stessi in rapido avvitamento. E per tutte queste cose mica sempre c’è una equazione che ci spiega tutto eh.

Alla fine emerge un nostro famoso e umanissimo feedback: sappiamo applicare a meraviglia il meccanismo del collasso. Tutto cede, il crollo si propaga, il tutto avviene in modo rapido. Come mi fa notare un mio amico, va a puttane “questo tipo di mondo” ma non il mondo. Se vivi in un mondo di pagliacci quest’ultimo finirà perché si è condannato da solo.