di ALESSIA C. F. (ALKA) http://liberticida.altervista.org/

Il nuovo ordine è: le Nazioni devono regredire! E’ necessario cedere completamente la sovranità nazionale a favore degli Stati Uniti d’Europa. Vi consiglio di leggere questo “breve racconto tra fantasia (poca) e realtà” scritto da Avv. Marco Mori http://www.studiolegalemarcomori.it/2021-la-fine-della-repubblica-italiana/ per capire cosa ci aspetta. Di solito non leggo racconti, ma questo è molto nitido.   Nel frattempo cosa accade?

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/eu/10918134/Italy-to-push-for-United-States-of-Europe-when-it-holds-the-EU-presidency.html Matteo Renzi già nel giugno 2014 spingeva per creare gli Stati Uniti d’Europa. Già all’epoca era convinto “che un’Europa più forte e più coesa è l’unica soluzione per risolvere i problemi del nostro tempo”. Di fatto si evince che i politici pensano che per combattere i nazionalismi sia necessaria più Europa e in tempi brevi: già adesso i Paesi di Visegrad sono una spina nel fianco, sono Paesi che probabilmente non intenderanno aderire agli USE.

http://formiche.net/2018/01/02/la-terza-via-per-salvare-il-progetto-comune/ Macron sostiene gli USE e ha già fatto una serie di proposte che vanno certamente verso una maggiore integrazione.

http://www.huffingtonpost.it/2018/01/18/matteo-renzi-rispolvera-gli-stati-uniti-deuropa-e-chiede-aiuto-agli-europarlamentari-in-lista-anche-il-capogruppo-pse-gianni-pittella_a_23336940/   E  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-01-20/renzi-futuro-sono-stati-uniti-d-europa-125652.shtml?uuid=AEJ9kAmD&refresh_ce=1 Il Partito democratico ha organizzato un evento a Milano il 20 gennaio intitolato “Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa” per influenzare in una certa direzione le Europee del 2019 (quando si rinnoverà il Parlamento europeo e sarà scelto il nuovo presidente della Commissione).

Quali saranno i primi passi? Abbastanza facili intuirli, si punterà per avere un ministro delle finanze unico, un unico responsabile della politica economica, un unico sistema bancario, una unica politica estera, una unica struttura militare (esiste già in nuce, si chiama Eurogendfor) e allora “con immane felicità, che tanto abbiamo invidiato agli statunitensi, anche noi potremo eleggere un Parlamento e un Presidente dei nuovi Use”. Ovviamente a guida franco-tedesca.

Ora iniziate a vedere la Brexit con occhi diversi? Iniziate a vedere il Gruppo di Visegrád con occhi diversi? Chi ne rimane subito fuori ovviamente sono Svizzera, la Norvegia e la zona Balcanica. Il progetto avanza velocemente e appare sempre di più un rimedio estremo che non una evoluzione sentita e condivisa, una crisi da sistemare con una unione perché la finestra temporale per la creazione degli USE potrebbe chiudersi nei prossimi anni dati gli elementi di crisi e le forze centrifughe incalzanti.

http://www.ilpost.it/2011/11/26/come-sara-leuropa-del-2021/ E https://www.wsj.com/articles/SB10001424052970203699404577044172754446162

La sfera di cristallo: nel 2011 Niall Ferguson immaginò l’Europa del 2021. Cosa immaginò? Non ci prese in tutto, ma capì che la crisi finanziaria del 2010 avrebbe lasciato pesanti conseguenze, già ipotizzava la formazione degli Stati Uniti d’Europa, ipotizzava l’assenza in tale unione dei Paesi della ex Jugoslavia e prevedeva l’uscita dalla Unione Europea della Gran Bretagna. Anche lui si pose grossi interrogativi e presunse che sarebbero usciti Svezia, Danimarca e Finlandia dalla UE (N.d.r.: punto con cui mi trovo in accordo). Potrebbe realmente accadere che la la Norvegia proporrà in futuro una Lega Scandinava comprensiva di Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca, di fatto i cinque Paesi condividono già molto e cooperano già in diversi ambiti. Anche Ferguson immaginò una guida tedesca. Forse Niall Ferguson non ci ha preso veramente in tutto, ma ipotizza che i Paesi dell’Europa meridionale possano diventare una sorta di “villaggio vacanze” dove – in Italia, Grecia, Portogallo e Spagna – la popolazione è invecchiata e i tassi di disoccupazione sono altissimi, Paesi che campano sul flusso dei trasferimenti che arrivano dai paesi settentrionali più ricchi, una sorta di villaggio vacanze mediterraneo che campa come camerieri o giardinieri per i nord europei che possiedono la seconda casa nel sud soleggiato. Volendo potevamo diventare la Florida d’Europa, ma gli spagnoli ci hanno preceduto e ora là vanno i nostri anziani pensionati a vivere.

In merito alla possibile perdita di sovranità nazionale mi rimane però una considerazione, negli ultimi anni di cosa ce ne siamo fatti in Italia della poca sovranità lasciataci? Ebbene siamo andati a votare ma abbiamo avuto governi eletti senza il consenso popolare e governi tecnici. Sovranità che nei libri di storia ci ha lasciato: scandali, tangenti, spreco di risorse, elenco lunghissimo. In altre nazioni non sarebbe possibile giungere ad un tale livello, perché la gente si ribellerebbe. Al contrario da noi nulla accade e in silenzio quotidianamente subiamo di tutto. Da fanalino di coda dell’Europa siamo anche diventati il porto di attracco dell’Africa, ma guai parlare della perdita di sovranità, quando questa forse potremmo averla già persa da un bel pezzo. Perché ho questo dubbio? Perché vedo persone assuefatte a tutto.

Sia chiaro che se il progetto USE andasse in porto difficilmente i paesi egemoni si prenderanno in carico l’Italia per rimetterla in sesto, si limiteranno ad acquisire i bocconi più ghiotti come ENI, Enel, Finmeccanica, le principali infrastrutture ecc. e pretendendo una cura in “stile greco” in cambio della loro “generosa” ristrutturazione del debito. Forse potrebbero addirittura spartirsi il Paese in aree d’influenza.

In caso di bancarotta – prima o dopo la creazione degli USE – il Gauleiter che arriverà forse non parlerà bene l’italiano oppure nemmeno lo parlerà, ma è sicuro che non comprenderà gli italiani e le loro pretese.

Mi rimane solo un ultimo dubbio, forse gli europeisti italiani super-convinti in Italia non sono lungimiranti e forse nemmeno sono convinti per davvero, ma mirano a condividere il debito italiano con gli altri partner degli Stati Uniti d’Europa. Gioco semplice semplice: cedere la sovranità nazionale italiana in cambio di un corposo sconto sul debito mostro. Conoscendo il retroterra culturale dei politici italiani probabilmente sperano anche di rimanere a gestire il potere “localmente” per tornare a fare “tutto come prima”, loro sono cresciuti con l’ottica che gli accordi “si possono sempre accomodare”.