E ci risiamo: dopo aver assistito alla nascita del popolo dei girotondi, del popolo viola, del popolo arancione ora tocca al popolo delle sardine! Cambiano i colori, cambiano i giochi, cambiano pure le bestie ma la musica resta sempre la stessa: tutti uniti, senza vessilli di partito, contro il pericoloso fascista di turno che osa presentarsi a democratiche elezioni e addirittura avendo buone probabilità di vincerle! Ma dove siamo arrivati?

L’altra sera, come reazione alla manifestazione indetta a Bologna, al Pala Dozza dalla Lega e da Matteo Salvini per sostenere la candidata alla presidenza della regione Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni, un gruppo di giovani, non legati a nessun partito, ha organizzato un flash mob, al grido “Bologna non si Lega” che ha raccolto in Piazza Maggiore oltre 12 mila manifestanti. Lo scopo naturalmente è quello di ottenere una certa risonanza mediatica, tra l’altro riuscendoci, bisogna ammetterlo, per fare in modo che sui media si potesse esclamare che la società civile bolognese ed emiliana non vuole la Lega al governo della regione.

Naturalmente sembra tutto molto bello, spontaneo, democratico, pacifico (in effetti non c’è stato alcun incidente e tutto si è svolto in maniera molto tranquilla) però a ben guardare, non è tutto oro quel che luccica.

Non erano presenti vessilli di partito, personalità legate a una precisa formazione politica, naturalmente i “bella ciao” si sono sprecati, ma certamente non era una manifestazione a favore di un preciso schieramento politico…a chiacchiere! Eh sì perché, vedete, se i contendenti per la poltrona di governatore dell’Emilia Romagna sono in pratica due e si manifesta contro uno dei due, automaticamente stai manifestando a favore dell’altro. Un conto è presentarsi a una manifestazione per sostenere un tuo candidato, un altro è manifestare apertamente contro un candidato e uno schieramento politico. Quindi anche se ti spacci per movimento spontaneo da parte della società civile, stai ipocritamente sostenendo l’altro candidato.

Qualcuno sui media, spaccia come un valore il fatto che non fossero presenti stemmi e bandiere di partito. Io la descriverei piuttosto come una necessità, visto che lo schieramento di sinistra, che potremmo tranquillamente etichettare come schieramento anti Salvini, è tutto fuorché unito, litigano su tutto e si dividono su tutto. Non raggrupparsi sotto le proprie bandiere suggerisce una unità che non esiste, una forza che non c’è e soprattutto una visione politica comune che non è nemmeno lontanamente concretizzabile. L’unica cosa che li accomuna è l’odio. L’odio per l’avversario politico, che diventa il nemico da combattere a tutti i costi e con ogni mezzo, l’odio e il disprezzo per la democrazia, perché chi vince democraticamente raccogliendo più voti nelle urne, non è legittimato a governare semplicemente perché non piace ai sedicenti democratici che di democratico non hanno assolutamente nulla.

E così i fascisti rossi, anzi rosa sbiadito, quelli con l’Iphone e il SUV, che quelli che non possono permettersi certi lussi votano a destra ormai da 15 anni, al canto di “Bella ciao” e slogan tipo “Bologna partigiana” manifestano felici contro il pericolo democratico rappresentato da Salvini, come recita Dario Franceschini:

“Salvini è il massimo di pericolosità democratica che si può avere nel 2019”

Il massimo del fascismo, per questa gente, è che quelli che non piacciono a loro prendano più voti di quelli che a loro piacciono pur vergognandosi di ammetterlo apertamente.

E i programmi, le proposte politiche, provvedimenti da prendere…e che ci frega, certe cose lasciamole ai fascisti!

Eccheccazzo!