Un semplice esperimento di chimica in cui ognuno di noi si può cimentare in casa propria senza alcuna difficoltà né pericolo alcuno (non si chiede certo di improvvisarsi novelli unabomber!) è quello rappresentato nel simpatico video postato di seguito:

Sostanzialmente, si tratta di aggiungere a dell’acqua una certa quantità di isopropanolo, o 2-propanolo1, che è appunto un tipo di alcool miscibile in acqua. Proprio in virtù di questo motivo, i due liquidi si uniscono in maniera quasi perfetta, dando origine ad una soluzione indistinguibile, essendo l’isopropanolo il soluto e l’acqua il solvente. Semplificando, la loro miscibilità è determinata dal fatto che acqua e alcool sono entrambi costituiti da molecole polari, molecole cioè in cui è presente una carica parziale positiva su una parte e una carica parziale negativa sulla parte opposta. Al contrario gli oli non sono solubili in H2O in quanto costituiti da molecole apolari.

Però nel momento in cui aggiungiamo del cloruro di sodio, ovvero del semplice sale da cucina, alla nostra miscela di alcool e acqua succede un fatto inaspettato. Come ben evidenziato nel video sopra postato, i due liquidi smettono di essere miscibili tra di loro e si separano: l’isopropanolo pertanto, essendo meno denso dell’acqua, inizia a galleggiare sopra di essa. Questo avviene perché il cloruro di sodio, che è composto dallo ione sodio caricato positivamente e dallo ione cloro caricato negativamente, viene solvatato dall’acqua in misura maggiore rispetto a quanto non sappia fare l’isopropanolo, per via del fatto che quest’ultimo è meno polare della prima. In altre parole, gli ioni del sale tenderanno a legarsi più facilmente con le molecole polari dell’H2O “trascurando” quelle dell’alcool.

Questo esperimento, che è effettivamente banale, riveste comunque un’utilità considerevole per noi perché può essere utilizzato come metafora della società in cui oggi ci ritroviamo a vivere. La nostra è stata una società nella quale per tanto tempo i singoli individui hanno vissuto gli uni accanto agli altri in una maniera che sembrava alquanto coesa. Non diversamente da quanto accade in questa miscela di isopropanolo e H2O di cui abbiamo appena parlato, nella quale le molecole di acqua si uniscono a quelle di alcool per dare origine ad una soluzione unica, le persone di questa nostra società, vivendo, lavorando, divertendosi le une al fianco delle altre in uno stato di apparente unità, hanno generato un corpo sociale che credevamo monolitico.

In verità, non si può negare che strada facendo siano mancati i motivi di forte divergenza: basti pensare, ad esempio, alla storica contrapposizione destra-sinistra che nel nostro paese, soprattutto durante i cosiddetti anni di piombo, ha causato scontri sociali anche molto forti e sovente violenti. Difficile pensare che in quei tempi un “compagno” potesse annoverare tra le sue amicizie un “camerata”. Questi erano individui che davano l’impressione di non essere “miscelabili” tra di loro, esattamente l’acqua e l’olio. Però si può comunque sostenere che l’unità sostanziale della società non sia mai stata realmente in discussione, essendoci stata una base di valori più o meno universalmente condivisi che contribuivano a garantire la sussistenza di una certa, apparente, monoliticità.

Ma negli ultimi tempi – inaspettatamente – qualcosa è cambiato. È successo che all’interno di queste nostre società, una volta coese, almeno in apparenza, sono stati introdotti alcuni elementi esogeni che – al pari di quanto fa il cloruro di sodio che se immerso nella soluzione di isopropanolo e H2O del nostro esperimento porta le molecole di alcool a separarsi da quelle di acqua – hanno fatto sì che le persone, solite a vivere le une accanto alle altre in unità, abbiano iniziato loro stesse a separarsi, a disgiungersi, a contrastarsi l’una con l’altra, persino a evitarsi e a guardarsi in cagnesco. Ne è così sorta una frammentazione della società medesima che non ha eguali. Anzi, oggi questa frammentazione sociale appare così forte da temere che l’unità generale che reputavamo immutabile sia stata minata forse in maniera definitiva. Di fatto, già adesso all’interno della nostra società esistono più società che vivono e agiscono parallelamente le une al fianco delle altre, senza più possibilità di miscelarsi come avviene tra l’acqua e l’alcool.

Il primo di questi elementi esogeni di cui parlavamo poc’anzi sono, ovviamente, gli immigrati, i “nuovi italiani”, come piace dire alla nostra sinistra progressista e perbenista. La verità è che non c’è motivo per sperare in una più o meno rapida integrazione della maggior parte degli allogeni che si sono insediati nelle nostre città in questi anni. Chi sostiene che ciò sia possibile e facilmente conseguibile nel breve-medio periodo o è un ingenuo che non conosce né la storia né l’antropologia dei popoli, o – peggio ancora – è in malafede. Che le si chiami banlieues, no-go areas, oppure ghetti o quant’altro, non fa differenza. Si tratta ormai di aree sottratte alla sovranità dello stato di appartenenza, dove le leggi di questo stato sono virtualmente sospese, in cui prevalgono strutture sociali antitetiche a quelle in vigore all’esterno di esse, e nelle quali gli stessi autoctoni non possono entrare, se non a loro rischio e pericolo. Però in questo caso, per usare un gioco di parole, più correttamente si dovrebbe parlare di olio, e non di sale, nel senso che gli immigrati stanno alle società occidentali come l’olio con l’acqua: non sono due cose solubili tra di loro come se la prima fosse apolare e la seconda polare. Sono proprio due cose distinte che mai si uniranno per formare un’unione sociale minimamente coesa anche con il passare delle generazioni.

Ma dunque in cosa consisterebbe questo “sale” esogeno che ha generato questa immane atomizzazione della nostra società? Si tratta di un ben altro genere di elementi. Due, in particolare, ce ne vengono in mente. Il primo di questi è stato il salvifico vaccino anti-covid con le relative misure restrittive che i governi di un po’ tutto il mondo hanno messo in atto per prevenire la cosiddetta pandemia. Il green pass, obbligatorio in Italia addirittura per lavorare e quindi anche solo per poter sfamare la propria famiglia, ha messo ovunque sia stato introdotto i cittadini gli uni contro gli altri. I più si sono conformati alle disposizioni dei governi vaccinandosi senza fiatare. Alcuni lo hanno fatto per convinzione, perché realmente persuasi che il vaccino non solo li avrebbe tenuti al riparo dal malefico virus, ma li avrebbe resi cittadini-modello che danno un importante contributo alla salvaguardia della salute pubblica. Altri lo hanno fatto per mero conformismo, perché – se lo fanno tutti – “perché non lo dovrei fare pure io”? Altri lo hanno fatto per non avere rogne e per poter continuare a beneficiare delle consuete libertà (fermo restando che non può essere considerata una vera libertà quella che viene concessa previo rilascio di un certificato vaccinale). Altri ancora lo hanno fatto per costrizione:non vedendo possibile altra alternativa, questi si sono visti costretti a cedere a quello che hanno giustamente percepito come un autentico ricatto.

Ma molti altri non hanno ceduto. Non si sono fatti vaccinare e hanno pagato caramente sulla propria pelle questo loro diniego. Le motivazioni che hanno spinto costoro a non conformarsi alla massa non sono cose di cui ci occuperemo in questo articolo. Qui basti dire che tutti costoro sono stati costretti a sottostare a delle limitazioni delle libertà personali indegne di uno stato che si vuole civile e democratico. Peggio ancora, sono stati vessati. E a vessarli, prima ancora che le istituzioni statali, sono stati i colleghi di lavoro, i vicini di casa, gli amici di una vita, persino i famigliari più stretti, dai quali sono stati regolarmente etichettati in maniera dispregiativa come no-vax. Non sono state tenute in debita considerazione le motivazioni che hanno spinto costoro a rifiutarsi di inocularsi. Ma soprattutto in tanti, in troppi, non si sono nemmeno sforzati di capire il punto di vista altrui.

I cosiddetti no-vax sono stati sin dal principio apostrofati come untori, sono stati tacciati di essere persone irresponsabili, egoiste, per nulla interessate al bene comune, perché si è fatta strada nell’opinione pubblica generale l’idea che il vaccino fosse un’autentica panacea di tutti i mali, tanto che chi lo rifiutava non poteva che essere un incosciente, un matto, uno sbandato, da trattarsi come tale, da isolare, da osteggiare. Da qui sono sorte reali forme di discriminazione impensabili sino a poco tempo fa: amicizie di lunga data che si sono concluse malamente, litigi in famiglia come manco se ne vedono in occasione di dispute per l’eredità, separazioni di coppie una volta affiatate, imposizioni senza senso ai danni di conoscenti comuni, colleghi di lavoro che isolano altri colleghi di lavoro negando loro persino il saluto…

Tutto questo in molti ha generato sofferenza. Essere esclusi dalla vita sociale, vedersi costretti a spendere un capitale in tamponi solo per poter lavorare, perdere molti soldi per l’impossibilità stessa di recarsi sul posto di lavoro, dover tirare la cinghia quando ci si è sempre comportati diligentemente come cittadini e come lavoratori, venire accusati di colpe assurde, prendere atto di come si sia diventati cittadini di serie B privati dei più basilari diritti civili, rinunciare alle proprie abitudini ed ai piaceri consueti, patire per la sorda indifferenza dell’altro… Tutto ciò ha profondamente inciso sull’animo di tante persone, ree solo di avere fatto una scelta precisa e di averla coerentemente rispettata.

Queste persone, nel bene e nel male, sono cambiate perché hanno dovuto affrontare nell’indifferenza generale delle difficoltà che mai avrebbero immaginato di dover fronteggiare. E questo cambiamento le ha portate, inesorabilmente, a vedere con occhi nuovi la società in cui erano immerse, o per meglio dire solvatate. Sono esse stesse diventate come le molecole di alcool del nostro esperimento. Una volta che in questa nostra società è stato aggiunto il sale del vaccino, tutte loro non hanno più trovato il modo, e neppure più sentito la necessità, di legarsi agli altri individui, per lo meno non nella maniera in cui era stato loro in precedenza consueto fare. In qualche modo, hanno iniziato a “galleggiare” al di sopra della società, esattamente come avviene con l’alcool non più solubile nell’acqua.

Un secondo elemento esogeno è stato recentemente introdotto nella nostra società. Si tratta della guerra in Ucraina. Similmente a quanto avvenuto col vaccino, anche questa querelle ha finito con il frantumare molti legami sociali una volta considerati come indissolubili. In apparenza cose diverse, in realtà sono due narrazioni parallele da cui emergono così tanti tratti in comune da doverci portare a considerare come vi sia invece una regia unica. La stessa terminologia che oggi viene utilizzata per trattare l’argomento della guerra in Ucraina non è affatto dissimile da quella già a suo tempo impiegata a proposito del covid. Se in quel frangente ad essere etichettati pressoché come deviati erano i no-vax, ovvero tutti quegli individui che per ragioni precise hanno sempre diffidato del salvifico vaccino venendo per questo schernite, vilipese e vessate come il peggiore dei criminali, oggi l’accusa infamante di devianza è rivolta ai cosiddetti filo-putiniani. Anche in questo caso, si tratta di una pura e semplice aggressione verbale ed emotiva che non tiene conto del fatto che una persona può solamente avere di questo conflitto un’opinione diversa da quella generale, propalata in lungo ed in largo da tutto il mainstream a reti unificate. Ancora una volta, è il pensiero libero ed indipendente ad essere messo sotto accusa. Perché di questo si tratta. Evidentemente, questa è una colpa che tanti non sono in grado di perdonare (ci viene maliziosamente da pensare che ciò succeda, forse, perché essi stessi non ne sono in grado).

In ogni caso, ad essere oggi tacciati di filo-putinismo non sono solo quelle persone che, conoscendo i fatti realmente avvenuti in Ucraina negli ultimi anni (quanto meno quelli a partire dal colpo di stato di Euromaidan, definito da un think tank americano notoriamente legato alla CIA come “il più eclatante colpo di stato della storia”2), hanno maturato la convinzione che i Russi non abbiano avuto tutti i torti nell’intraprendere questa campagna militare. In fin dei conti, persino Papa Bergoglio, che pure oggi legittima l’invio di armi all’Ucraina3 (anche se questo farebbe di noi europei, una volta che la Russia dovesse dichiarare guerra ufficialmente all’Ucraina, dei cobelligeranti a tutti gli effetti passibili di rappresaglia militare da parte dell’esercito russo), solo pochi mesi fa diceva – testuali parole – che «l’abbaiare della Nato alla porta della Russia» aveva forse indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto; un’ira che non so dire se sia stata provocata ma facilitata forse sì»4.

No, oggi quest’ingiuriosa accusa spetta anche a chi solo osa proferire cose di oggettivo buon senso, come il fatto che non si può anelare alla pace e nel contempo inviare armi ad una delle parti belligeranti, che l’Articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»5, dovrebbe da solo farci capire la gravità, anche dal punto di vista dello stato di diritto, della decisione del governo Draghi di sostenere l’Ucraina con un continuo invio di armamenti, che le sanzioni elevate alla Russia, lungi dall’avere gli effetti sperati, stanno trascinando nel baratro della povertà milioni di italiani, molti dei quali oramai incapaci di far fronte alle bollette alle stelle. Chiunque solo si azzardi a sostenere che queste sanzioni vanno tolte perché ne va della sopravvivenza del nostro tessuto produttivo, e quindi del benessere materiale degli italiani faticosamente conseguito da intere generazioni di nostri avi, viene automaticamente accusato di essere un fascista che, per mero interesse egoistico, non è disposto a fare quanto necessario per sostenere la causa della “democratica” Ucraina e dei diritti umani, messi così violentemente e brutalmente a repentaglio dal cattivo orco russo e dal despota che ne è al governo.

Nulla di nuovo sotto il sole: come abbiamo visto, si tratta della medesima strategia messa in atto già col green pass e col vaccino anti-covid. Non sorprende dunque che le due tipologie di persone emerse a seguito del programma di vaccinazione, no-vax e pro-vax, tendano (non necessariamente ma il più delle volte è così) a sovrapporsi con le nuove tipologie di filo-putiniani e filo-ucraini, emerse a loro volta dopo l’inizio del conflitto: chi era contrario al vaccino (magari anche chi si è vaccinato ma solo per costrizione o comunque senza vera convinzione) tende oggi ad essere filo-putiniano, o comunque ad essere etichettato come tale semplicemente perché cosciente dei rischi che stiamo correndo; chi, al contrario, ha entusiasticamente aderito alla campagna vaccinale, spesso si descrive come filo-ucraino, considerando se stesso il paladino della democrazia e dei diritti umani, esattamente come prima si considerava, essendo vaccinato, il paladino della salute pubblica.

E che tutto ciò sia una strategia lo dimostra anche il modo in cui è stata portata avanti questa campagna elettorale che ci sta conducendo alle elezioni del 25 settembre, dalla quale ormai siamo separati solo da poche ore. In tutta onestà, confesso di essermi interessato assai poco a questa campagna elettorale. Sostanzialmente nessuno delle parti in causa ha nulla da dire agli italiani. Parlano tutti, che siano politici di destra oppure di sinistra, di proseguire con l’agenda Draghi, qualsiasi cosa essa sia, e di non interrompere il sostegno all’Ucraina, manifestando la propria più ferma adesione ai principi-guida della NATO e della UE. Se non vi fosse da piangere, dati gli esiti catastrofici che questa pedissequa acquiescenza porterà a tutti noi, ci sarebbe quasi da scherzare sul modo maldestro in cui i partiti hanno finora condotto questa campagna elettorale.

Probabilmente in pochi in queste ultime settimane hanno persino avuto la concreta percezione di essere in prossimità delle elezioni. Non sarà sfuggito ai più come ben pochi poster elettorali siano stati affissi lungo le strade delle nostre contrade. Il che è anche ovvio da un certo punto di vista, considerando come ormai al giorno d’oggi il consenso lo si crea soprattutto su internet e sui social network. Però è indubbio che finora le masse non si siano affatto scaldate in vista di queste votazioni di inizio autunno. Non pare neppure che si debba andare alle urne da qui a poche ore. Il fatto è che nessun italiano crede più alle promesse da marinaio dei politici nostrani: non sono credibili e la gente non è più disposta a concedere loro una fiducia che si sa già a priori sarà mal riposta.

Questa tornata elettorale è sembrata piuttosto una partita a ciapà-no, in cui si ha avuto quasi la sensazione che i vari partiti politici, almeno tra quelli che hanno le più concrete chances di andare al governo, abbiano fatto a gara tra di loro per screditarsi e far così vincere l’avversario. Hanno forse paura governare sapendo quanto duri saranno gli scontri sociali che certamente si manifesteranno nel prossimo futuro? È questa un’ipotesi più che plausibile. Ma c’è un altro motivo che potrebbe spiegare il perché questa campagna elettorale sia stata condotta in questa maniera così scialba.

Per capirlo, è interessante analizzare la strategia comunicativa adottata principalmente dal PD in queste settimane. Avendo appunto seguito con poco interesse quest’intera campagna elettorale, ho prestato poca attenzione a quanto fatto dai partiti di centro-destra. Però vale la pena soffermarsi sul PD. Il PD, come al suo solito, ha impostato la sua campagna elettorale sulla dualità, cioè sulla consueta contrapposizione democrazia-fascismo. “Votate noi perché gli altri sono fascisti”; questo in sintesi il programma elettorale del PD. A prescindere dal fatto che nel programma del PD c’è ben poca cosa al di fuori dei soliti appoggi incondizionati alle minoranze presunte “oppresse e discriminate” (immigrati, gay, donne, magari pure i giovani, ed oggi persino i “deviati6”) – cosa per altro questa che l’accomuna ad ogni altro partito cosiddetto democratico dell’occidente – è importante notare cosa veramente comporti la sua strategia comunicativa imperniata sull’hashtag #scegli, che di questa è stato il vero caposaldo.

Ad onore del vero, questa bislacca campagna pubblicitaria ci ha dato la possibilità di godere di meme particolarmente spassosi, quali il seguente:

Il altri casi, purtroppo, c’è stato meno da ridere:

Sia quel che sia, resta il fatto che questa strategia comunicativa risponde a finalità ben precise. Lo si può comprendere prendendo spunto da questo:

Solitamente in campagna elettorale i partiti elaborano un programma che tiene conto delle esigenze più sentite da parte dei cittadini. Quindi lo sottopongono alla loro attenzione. È attraverso il responso delle urne che viene espresso il gradimento della cittadinanza verso questi programmi proposti loro dai partiti. Questa è chiaramente una semplificazione. Ovviamente le cose sono sempre molto più complesse. Ma questa può essere considerata come una sostanzialmente corretta approssimazione di come dovrebbe funzionare in tempi normali una democrazia.

Ma questi non sono più tempi normali. In realtà, il PD non ha fatto nulla di tutto questo. Non solo si è presentato a queste votazioni senza un vero e proprio programma da sottoporre all’attenzione dell’elettorato. Il punto focale è che il PD ha scaricato sull’elettorato medesimo una responsabilità che questi, in una democrazia più o meno funzionante, non sarebbe mai tenuto ad avere. Quando una democrazia è grossomodo solida, gli elettori si dovrebbero limitare semplicemente ad esprimere un giudizio sulla validità di un programma elettorale. Quando diversamente, come succede quest’anno, sono invece chiamati a fare una scelta di campo tra opposti che una forza politica maggioritaria (quale è oggettivamente il PD in Italia) presenta loro come inconciliabili, come se fosse una questione di vita o di morte, beh, questo è un problema. È un problema perché tutto questo testimonia di un’atomizzazione della società che non può che essere foriera di nefaste conseguenze.

Il PD ha appunto chiesto agli italiani di fare una scelta di campo, di stare da una parte piuttosto che da un’altra: questo è il vero significato dello slogan #scegli. Apparentemente si potrebbe credere che possa essere stata solamente un’astuta decisione per fidelizzare, per così dire, il proprio zoccolo duro di elettori. Difficile crederlo. Se è così, bisogna concludere che è stata una strategia catastrofica, dato il malcontento che serpeggia nel partito e tra i suoi elettori7. Mai come quest’anno il PD è stato subissato di critiche da parte dei suoi stessi simpatizzanti per via di una campagna elettorale considerata come tanto insulsa e inconcludente da spianare la strada al successo delle odiate destre.

Vi è da credere che le ragioni alla base di questa strategia siano ben altre. Ci pare di poter dire che sia stata una scelta consapevole che cela finalità inconfessabili. Ma per quale motivo – è dunque lecito chiedersi – il PD avrebbe deliberatamente adottato una strategia comunicativa così disastrosa e controproducente che ha di fatto vanificato ogni possibilità di una vittoria elettorale che pareva a portata di mano, soprattutto considerando che quello che sino a pochi mesi fa appariva il principale avversario, la Lega di Salvini, si è scavata la fossa con le proprie mani? A che pro tutto ciò? La sensazione è che il PD sia motivato da null’altro che l’intenzione di accrescere la dualità, la contrapposizione, anche se questo significa perdere di vista quello che dovrebbe essere il fine ultimo di ogni partito politico: il successo elettorale.

In questo articolo, abbiamo cercato di mettere in evidenza come la nostra società sia oggi atomizzata come non mai. I “sali”esogeni che sono stati introdotti in essa in questi ultimi anni hanno portato una cospicua parte della popolazione a separarsi dal resto. La sofferenza che molti di noi hanno patito dall’inizio della pandemia e soprattutto dopo l’introduzione del green pass ha portato ad un certo risveglio generalizzato delle coscienze: non in tutti, ma in molte persone certamente. È probabile che non si sia ancora del tutto consapevoli di ciò che sta realmente succedendo. È una consapevolezza ancora parziale, che deve crescere di molto. Ma già il fatto che tanti individui incomincino a mettere in dubbio la narrazione dei media mainstream, a non credere più a quello che viene detto loro di credere, a pensare che vi debbano per forza di cose esistere delle alternative al modo in cui in questi ultimi decenni si è evoluta la nostra società, una società che sempre più gente percepisce come qualcosa che non le appartiene più, ebbene, tutto questo significa che si è messo in moto un processo che non può più essere arrestato. È un processo di presa di coscienza, di consapevolezza matura e responsabile, che si annuncia come lento e soprattutto come molto doloroso. Ma è un processo ormai inarrestabile.

È probabile che forze politiche di sinistra come il PD abbiano enormemente paura di questa consapevolezza che cresce nelle persone giorno dopo giorno. Il loro avversario apparente sono le forze politiche di centro-destra. Ma questa è appunto solo finzione. Queste ultime non sono poi dissimili dalle prime. In verità, il PD lotta contro questa consapevolezza. Questo è ciò che spiega perché hanno adottato questo slogan, #scegli. Loro hanno bisogno di creare dualità perché è la dualità che rallenta il processo di presa di coscienza. Pretendendo che gli elettori facciano una scelta di campo così ultimativa, queste forze politiche stanno solo cercando di evitare che quella parte di popolazione che ancora non si è “risvegliata”, che non è ancora in grado di percepire un’alternativa, che ancora continua ad essere – per così dire – come l’acqua del nostro esperimento, possa a sua volta intraprendere quel processo di crescita di consapevolezza che hanno almeno in parte compiuto quegli altri che sono già divenuti alcool.

Dunque non la fidelizzazione del proprio elettorato, men che meno la massimizzazione delle proprie possibilità di vittoria elettorale; niente di questo è il vero movente che spinge i partiti politici italiani all’azione. Il loro fine ultimo è la dualità, la contrapposizione che arresta, o comunque rallenta, questo processo di crescita di consapevolezza. Sempre più numerose sono le persone consapevoli che hanno capito, almeno in parte, ciò che c’è veramente in ballo. Queste ultime sono destinate con il loro esempio, con la loro abnegazione, coi loro sacrifici, a mostrare anche a tutti gli altri qual è il cammino da intraprendere. Si ha dunque bisogno di mettere gli uni contro gli altri affinché l’esempio dei primi non venga seguito anche dai secondi. Ma questo è un processo che ormai non può più essere fermato. È un processo lento e doloroso, come già ribadito: ma inarrestabile.

Ormai si tratta solo di attendere gli sviluppi futuri. Si prospettano tempi angosciosi, inutile nascondercelo. Non tutti ce la faranno a fronteggiarli e a superarli. Chi nel frattempo avrà maturato una consapevolezza maggiore, ci arriverà magari non del tutto preparato, perché semplicemente è impossibile arrivare preparati al 100% a ciò che ci si prospetta; ma quanto meno avrà sviluppato tutta una serie di qualità e capacità che gli permetteranno di provvedere a se stesso ed ai propri cari in misura sufficiente per sperare, quanto meno, di potercela fare. Per gli altri forse è troppo tardi; non ci sarà più speranza. Che ci sia di conforto però il sapere che nulla sarà più come prima, che il mondo in cui vivranno coloro che ce la faranno sarà di molto migliore di questo.

  • 1 https://it.wikipedia.org/wiki/2-propanolo
  • 2 https://www.globalresearch.ca/head-of-stratfor-private-cia-says-overthrow-of-yanukovych-was-the-most-blatant-coup-in-history/5420978?print=1
  • 3 https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/papa-francesco-invio-di-armi-in-ucraina-difendersi-e-lecito_54843580-202202k.shtml
  • 4 https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/31437311/papa-francesco-guerra-ucraina-abbaiare-nato-porte-russia.html
  • 5 https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-11
  • 6 https://www.globalist.it/politics/2022/08/22/viva-le-devianze-il-sorprendente-coraggio-di-enrico-letta/
  • 7 https://www.ilpost.it/2022/09/15/pd-campagna-elettorale/