Iniziamo oggi con due definizioni

Nascita di movimenti nella globalizzazione – http://fondazionefeltrinelli.it/la-globalizzazione-dei-movimenti-no-global-dal-popolo-di-seattle-al-friday-for-future-passando-per-genova-2001/ – “Il 30 novembre 1999 furono in migliaia a scendere nelle strade di Seattle, bloccandone gli incroci presto trasformati in teatro di duri scontri con la polizia. Erano migliaia e protestavano contro quei fenomeni che all’epoca, al di fuori degli ambienti alternativi e più critici, ancora in pochi coglievano nella loro complessità, nonostante già da un decennio stessero mostrando il loro lato oscuro. A Seattle si protestava contro il potere crescente di élite sentite come mondiali che, senza legittimità e sempre più distanti dal popolo, toglievano (e tolgono) influenza alle comunità, alla cittadinanza attiva, alle persone. I manifestanti si mobilitavano contro forze economiche e politiche tanto onnipresenti quanto intangibili che dall’alto imponevano quelle politiche neoliberali che, dalla fine degli anni Settanta in avanti, hanno solamente aumentato le disuguaglianze, sia all’interno delle comunità locali e nazionali, sia tra il Nord e il Sud del mondo.

Movimento no-global – https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_no-global

Dopo 19 anni il movimento nato come estremismo di sinistra e anarchico oggi che fine ha fatto? Soprattutto i leader? https://it.blastingnews.com/politica/2018/07/a-17-anni-dal-g8-di-genova-che-fine-hanno-fatto-tutti-i-leader-del-movimento-no-global-002663721.html L’articolo va ad analizzare moltissimi personaggi, ma qualcuno spicca di più:

  • Il portavoce del “Genoa Social Forum”, il medico milanese Vittorio Agnoletto, nel 2002 diventò membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale (WSF), nel 2004 è eletto parlamentare europeo (da indipendente, tra le file di Rifondazione Comunista), nel 2015 ha fondato l’associazione “Costituzione Beni Comuni”. Attualmente è medico del lavoro in alcune aziende e nelle commissioni sull’invalidità dell’INPS, conduce come volontario una trasmissione sulla salute di radio Popolare e collabora con “Libera” nel settore internazionale.
  • Luca Casarini, all’epoca leader del “movimento delle Tute Bianche”, sempre in prima fila nelle lotte contro la guerra in Iraq, contro la TAV e contro la base americana di Vicenza. Nel 2015 entra nella presidenza nazionale di SEL di Vendola. Successivamente è fra i fondatori di Sinistra Italiana, partito di cui dall’aprile 2017 è Segretario in Sicilia.
  • Francesco Caruso, fondatore della “Rete meridionale del sud ribelle”. Negli anni seguenti portò avanti diverse lotte sociali in Campania, nel 2006 venne eletto alla Camera come indipendente da Rifondazione Comunista. Nei due anni di mandato si contraddistinse per diverse uscite piuttosto provocatorie sulle stampa, ma anche per azioni contro i CPT per migranti. Ora lavora come docente di Sociologia presso l’Università Magna Græcia di Catanzaro.

Tratto da Lampi di pensiero di Diego Fusaro: Casarini da no global a business man. Ecco la sinistra che massacra gli ultimi https://www.affaritaliani.it/blog/lampi-del-pensiero/addio-ai-diritti-sociali-solo-civili-la-classe-dominante-appella-i-capricci-8.html?refresh_ceNon mi è chiaro se sulla nave privata non governativa Casarini si trovasse in qualità di business man (che è) o di no global (che era). O forse le due cose coincidono, essendo la cultura no global, poi new global, l’ala sinistra del business man liberista di destra. Ad ogni modo, non mi stupisco della vicenda di Casarini sulla nave privata. Il suo passaggio da antagonista a business man, da no global a new global, è l’ennesimo exemplum metamorfico-kafkiano di una sinistra che sta in astratto con gli ultimi e in concreto con quanti massacrano gli ultimi.

No global, come ti stravolgo un movimento. Nato con intenti egualitari e di difesa del pianeta, è diventato via via ostaggio di squatters violenti ostili a priori a tutto, fuorchè alla libertà di sfasciare – http://www.ilpopulista.it/news/17-Giugno-2016/1832/No-global–come-ti-stravolgo.html – “Sino a che le frange armate degli inarco-insurrezionalisti e della Sinistra estrema, troppo spesso responsabile di devastazioni fine a sé stesse, hanno monopolizzato il movimento, lo hanno snaturato e ne hanno dato persino un’immagine distorta. Con risultati tanto controproducenti quanto inutili … Il rischio è che i rumori delle strade disturbino tutti tranne che i potenti.

Concentriamoci su due nuove definizioni tanto in voga in questi ultimi anni

Come i no-global sono diventati populisti e sovranisti

Nessuna eredità dai no-global, il movimento ha pagato le sue contraddizioni di fondo, incapace di scegliere tra la condanna dell’islam “reazionario” e le confuse ipotesi di un’alleanza impraticabile. Gilbert Achcar nota che “L’integralismo islamico è cresciuto sul cadavere in decomposizione del movimento progressista”. Troppe le debolezze del vecchio movimento no-global. Oggi gli argomenti sono cambiati: recupero delle identità nazionali, difesa delle tradizioni, sviluppo organico delle economie, desiderio di coniugare valori etici e valori produttivi, riavvicinamento alla politica. La nuova linea parla di libertà piuttosto che di “liberazione”, di giustizia piuttosto che di “egalitarismo”, di identità piuttosto che di “cosmopolitismo”. Un grande cambiamento: i no-global erano un piccolo gruppo, oggi si punta alla diffusione delle idee per sensibilizzare tutti.

Damiano Palano, ordinario di Filosofia politica all’Università Cattolica: “L’opposizione alla globalizzazione oggi è sovranista e questo va contro la lettura cosmopolitica e internazionalista prevalente per tanti anni. Già all’epoca lo schema impero-moltitudine era vago, non si capiva bene cosa fosse l’impero prima che la moltitudine, ma ora è del tutto superato dal ritorno degli stati nazionali come arena politica da cui guidare il processo di globalizzazione”.

Il populismo è giovane, così la destra sovranista corteggia gli under 30https://www.ilsole24ore.com/art/il-populismo-e-giovane-cosi-destra-sovranista-corteggia-under-30-ACrpw6DIl mondo cambierà il modo di unire l’economia in termini di interessi privati, per tenere questa volta conto della volontà del popolo? Chissà!!