Partiamo dai fatti recenti. In Italia si è appena andati a votare per il referendum sulla diminuzione del numero dei parlamentari e per le elezioni in alcune regioni. Apparentemente, si è avuto un risultato di pareggio: 3 regioni a parte, più la Valle d’Aosta che però fa storia a sé, non perché sia troppo piccola e dunque insignificante, ma perché ha una legge elettorale propria, dove non si elegge un governatore ma dove, come in Parlamento, i partiti devono formare una coalizione di governo. Infatti in Valle la Lega ha sbaragliato la concorrenza, guadagnando ben 11 seggi; ma non è detto che riesca a formare una coalizione di governo. Dunque c’è il rischio concreto che il PD, che ha conquistato 7 seggi, possa formare un governo assieme alla Union Valdotaine, partito autonomista di sinistra che governa da 40 anni la regione in maniera dissoluta, tanto che la politica valdostana è pesantemente contaminata da infiltrazioni della ndrangheta calabrese1.

Obiettivamente per il centrodestra il risultato non è stato buono: si sperava in un successo elettorale più ampio e di portata tale da infliggere il colpo di grazia al governo giallo-fucsia che spesso è apparso traballante. Invece così non è stato. La sinistra ha conservato il governo della Toscana, ma questo non è certo una novità giacché la sinistra maramaldeggia in Toscana da decenni. Ben diversi i casi di Puglia e Campania, dove hanno prevalso due politici “impresentabili” solo perché la destra, come amaramente confessato da Salvini, non ha saputo presentare alternative migliori2. In più vi è stato l’esito del quesito referendario, che ha galvanizzato non poco i grillini, tanto che hanno subito gridato vittoria. Ma le cose sono andate realmente così? Non proprio. Prima di tutto, un’immagine assai eloquente:

Nel 2015, la quasi totalità delle regioni italiane era governata dal centrosinistra, fatta eccezione giusto per la Liguria ed il Lombardo-Veneto, quest’ultimo da sempre roccaforte della Lega e prima ancora della DC. Oggi sono appena 5 le regioni governate dalla sinistra. Persino le Marche, una delle cosiddette regioni rosse del Centro Italia, sono passate alla destra in quest’ultima tornata elettorale. La reale situazione è ben descritta da altri dati, come il numero dei consiglieri regionali. La Puglia è l’unica regione in cui il PD abbia guadagnato dei seggi rispetto alle precedenti elezioni regionali: lì il PD ha conquistato 3 consiglieri in più rispetto al 2015, passando da 13 a 16, mentre il M5S è calato da 7 a 5 e la Lega ha conquistato i suoi primi 4 seggi in assoluto. Tuttavia, nelle altre regioni la flessione da parte dei due partiti al governo del paese è stata piuttosto evidente. In Campania il PD ha perso 7 seggi, passando da 15 a 8, il M5S ha mantenuto i suoi 7 seggi, la Lega ne ha vinti 3 quando era a 0 nel 2015. In Toscana il PD rispetto alle precedenti elezioni ha perso 2 seggi, passando da 24 a 22; il M5S 4, da 5 a 1; la Lega ne ha guadagnati 2, da 5 a 7. In Veneto, complice Zaia, il centrodestra ha ottenuto un successo eclatante con percentuali bulgare: il PD ha perso 2 seggi, da 8 a 6; il M5S ha perso tutti i 5 seggi conquistati in precedenza. In Liguria la Lega ha guadagnato un seggio, da 5 a 6, il PD ne ha perso 1, da 7 a 6, ed il M5S 4, da 6 a 2. Nelle Marche la Lega ha quasi triplicato i seggi, da 3 a 8, il PD li ha più che dimezzati, da 15 a 7, idem il M5S passato da 5 a 2.

C’è chi parla di strepitoso successo elettorale da parte del PD, come il suo segretario Zingaretti, che esulta perché il PD sarebbe ritornato ad essere il primo partito in Italia3. In realtà, i numeri – che non dovrebbero mai essere un’opinione – ci dicono ben altro, ad esempio che Zingaretti dovrebbe posare il fiasco di vino. Anche Renzi, uno dei pezzi da 90 della sinistra italiana, dovrebbe farsi un bagno di umiltà e porsi alcuni interrogativi, visto che il suo partito è ormai divenuto pienamente irrilevante, persino nella sua Toscana4. Ma c’è un altro dato su cui dovrebbe essere incernierata una onesta discussione politica: quello relativo al partito di maggioranza relativa. Qualcuno al M5S trova il coraggio di festeggiare per la vittoria del Si al referendum. Ne avrebbero anche ben donde da un certo punto di vista, ma mi si permetta di precisare che la vittoria del Si era più che scontata dopo 30 anni di polemiche anti-casta, in cui intere generazioni di italiani sono state indottrinate a credere che i maggiori mali del paese fossero la corruzione della sua classe dirigente, le malversazioni di politici ed imprenditori, l’evasione fiscale, la prescrizione facile e quant’altro. Ne avrebbero ben donde, si diceva, se non fosse che il M5S in poco più di due anni ha perso milioni e milioni di voti5! Il Movimento non esiste pressoché più in alcune zone d’Italia, tanto che Veneto e Valle d’Aosta possono oggi legittimamente vantarsi di essere le prime regioni degrillinizzate d’Italia. In più, se prendiamo in considerazione anche gli ultimi sondaggi, che danno la Lega primo partito in Italia anche se lontano dai fasti delle ultime elezioni europee6, abbiamo un’ulteriore conferma del tracollo del consenso elettorale del M5S, che è ormai il quarto partito in Italia, visto che anche FdI della Meloni è in forte ascesa. Sono dati a dir poco impietosi, che confermano di un fallimento totale. Personalmente, non ho memoria di un partito politico che sia passato così velocemente dalle stelle alle stalle (è proprio il caso di dirlo). Anche la Lega, ad esempio, si è trovata a scendere al 4% dopo gli iniziali fasti della prima era Bossi. Ma mai la Lega era arrivata ad avere in quegli anni lo stesso consenso elettorale di cui ha beneficiato il M5S solo poco più di due anni fa. E soprattutto il calo non era stato così repentino. La parola tracollo riferita ai grillini non è affatto una parola esagerata.

Pertanto, se questo fosse un paese in cui la classe dirigente fosse capace di fare un’analisi obiettiva dell’attuale situazione politica, dovrebbe prendere coscienza del fatto che non esiste più nel paese reale una maggioranza governativa che sia realmente rappresentativa della volontà del popolo, ultimo depositario – almeno così è scritto sulla carta costituzionale – della sovranità. Non è un’affermazione affatto di parte: il maggior partito di governo ha subito in appena due anni una tale emorragia di voti da far temere che da qui a pochi anni si ritrovi ad essere prossimo alla sparizione. E questo è un dato obiettivo. Dunque occorre chiedersi: è mai giusto che l’Italia seguiti ad essere governata da una coalizione di governo che gli elettori italiani non hanno mai voluto si insediasse al potere (il M5S fu votato in massa due anni fa proprio perché lo si considerava anti-casta) e che oggi non può più essere considerato come supportato dal consenso popolare soprattutto per via del crollo del partito di maggioranza? È giusto che sia questa stessa coalizione a scegliere il prossimo presidente della repubblica, che dovrebbe essere garante della costituzione e del regolare svolgersi della dialettica politica?

A me la risposta a questi quesiti pare scontata. Però c’è un problema: oggi sono loro al governo. E quindi governano, anche se in un paese dove vigesse una vera democrazia gli stessi politici al governo si porrebbero dei seri dubbi circa la legittimità del loro essere ancora al potere alla luce dei dati elettorali sopra esposti. Purtroppo per noi non c’è stata quella spallata che ci si augurava la destra potesse infligger loro. Stando ai freddi numeri, la destra ha vinto. Ma in realtà ha perso. Ha perso proprio perché non vi è stata quella netta vittoria elettorale che avrebbe totalmente delegittimato l’attuale compagine governativa. Il PD ha perso, ma è come quelle squadre di calcio che, avendo vinto all’andata di un turno di una coppa europea per 3-0, passa alla fine al turno successivo pur perdendo 4-1 d.t.s. al ritorno grazie ad un regalo dell’arbitro; una sconfitta indolore che può essere fatta passare per una vittoria straripante, anche se non lo è.

Ma questo non è un paese normale. Ma soprattutto il PD non è un partito normale. E quindi, quella che in una vera democrazia verrebbe senza se e senza ma considerata come una sconfitta, viene da parte del PD presentata come un successo senza pari, tale per cui oggi questi soggetti si sentono legittimati a continuare nella loro agenda, che loro non è ma che è il motivo vero per cui da anni governano senza mai vincere un’elezione: importare risorse boldriniane come se non ci fosse un domani. Ci avete fatto caso? Quali sono i principali temi su cui verte la politica italiana in questi giorni che sono seguiti alla tornata elettorale? Si parla forse della necessità di dover approvare in tempi brevi una nuova legge elettorale che dia seguito alla volontà popolare espressa col voto referendario a favore della riduzione del numero dei parlamentari? Oppure delle misure da intraprendere per risollevare l’economia italiana che, causa lockdown e recessione globale, si avvia ad una drammatica flessione che manderà in povertà milioni di nostri connazionali? Certo che no. La loro priorità è oggi lo ius soli, solo e unicamente lo ius soli. Persino il caso ridicolo del calciatore uruguaiano Suarez viene strumentalizzato per dire: ci vuole lo ius soli7. In questa maniera, fra pochi anni il PD, che perde sempre più voti, si ritroverà ad avere milioni e milioni di nuovi elettori, tutti diversamente autoctoni, che non potranno che votare in massa per quel partito che ha dato loro così tanti privilegi, quelli che sostanzialmente nega al popolo italiano. Questo comunque nell’attesa che si formi il partito italiano della sharia; dopo di che il voto di questi “nuovi elettori italiani” andrà a favore di questo.

Nel frattempo non passa giorno senza che un qualche barchino non scarichi nordafricani sulle coste dell’Italia meridionale. E sono quelle stesse coste dove nei secoli scorsi furono costruite centinaia di torri di avvistamento per prevenire l’arrivo degli antenati di coloro che oggi sbarcano indisturbati. Tanto vale cedere Lampedusa alla Tunisia. Ormai ci stanno solo loro sull’isola. In più, la solita nave ONG, che battendo bandiera tedesca sarebbe tenuta a scaricare il suo “preziosissimo” carico di risorse in qualche porto tedesco (ce ne sono, un po’ distanti dalle coste dell’Africa, ma ce ne sono), dopo essere stata finalmente respinta dalla guardia costiera di Lampedusa (guardia costiera per modo di dire, visto che non controlla un cazzo) finge di far rotta per la Francia, dove troverebbe il porto di Marsiglia pronto ad accoglierla; ma i mangiaranocchie dicono no e Gonde e Lamorgese subito calano le braghe8: e così ci ritroviamo a dover sfamare vita natural durante qualche altro centinaio di deperiti energumeni da un metro e novanta per cento chilogrammi. E che dire dell’ennesimo schiaffone in faccia preso dal governo Gonde in tema di ricollocazione dei migranti? Prima delle elezioni, la Van der Leyen giurava e spergiurava che l’Italia non sarebbe mai stata lasciata sola dall’Europa e paventava addirittura la possibilità che si potesse procedere ad una revisione in senso più favorevole all’Italia del trattato di Dublino9, quello per il quale ci dobbiamo accollare il mantenimento di tutti coloro che sbarcano da noi, visto che esso stabilisce l’obbligatorietà di accoglienza per il paese di prima approdo, cioè solo noi e la Grecia, visto e considerato che non è ipotizzabile che un gommone carico di risorse africane circumnavighi le coste atlantiche dell’Africa e dell’Europa per portare i falsi profughi direttamente in qualche porto tedesco del Mare del Nord o del Baltico. Invece, dopo le elezioni, la Van der Leyen – come ampiamente preventivabile – ci ha fatto il proverbiale gesto dell’ombrello10. Prrrr! La sentite forte e chiaro la pernacchia che ci stanno facendo da Bruxelles? Prima ci hanno illuso, per non farci votare contro il PD; dopo che abbiamo votato non contro il PD, ci hanno sfanculato alla grande. Coglioni, quelli che ci hanno creduto!

Dulcis in fundo, il nostro paese ha appena ratificato la Convenzione di Faro11, dal nome della località portoghese in cui nel 2005 venne inizialmente firmato dai paesi europei aderenti. Al solito, trattandosi di un trattato europeo, dietro l’immancabile pomposità delle parole che fanno ingenuamente pensare a qualcosa di positivo, come la volontà di “riconoscere il patrimonio culturale come diritto ed elemento fondamentale per lo sviluppo umano e la qualità della vita”, si potrebbe celare un bel cetriolone. Anzi, togliamo il condizionale: ci sarà sicuramente, come è consuetudine dei trattati europei. In più, si tenga presente che tra i primi firmatari del disegno di legge per la ratifica del trattato in questione, figurano personaggi come Boldrini e Cirinnà12: una garanzia di inculata. Alcuni commentatori hanno fatto presente che almeno un paio di articoli di questa convenzione sono alquanto ambigui e sfuggenti. L’articolo 4 al comma C recita che “l’esercizio del diritto all’eredità culturale può essere soggetto soltanto a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli altrui diritti e libertà” mentre l’articolo 7 al comma B impregna i paesi firmatari a “stabilire i procedimenti di conciliazione per gestire equamente le situazioni dove valori tra loro contraddittori siano attribuiti alla stessa eredità culturale da comunità diverse”13. Che vuol dire? Che vi può essere una parte dell’eredità culturale dei miei stessi avi, sangue del mio sangue, che non sono autorizzato a fare mia perché potenzialmente in contrasto con i diritti democratici, civili e umanitari di altri individui? Di fatto, pare stabilirsi uno stato di subalternità di una eredità culturale nei confronti dell’ordinamento democratico. E chi mai avrebbe il diritto di dirimere eventuali controversie che dovessero sorgere tra diverse comunità nei riguardi della stessa eredità culturale?

La notizia della ratifica della convenzione di Faro sta suscitando un vespaio di polemiche perché secondo alcuni potrebbe essere prodromico all’occultamento di opere d’arte come successo in occasione della visita di Rohani in Italia nel 2016, quando l’allora premier Renzi, in un eccesso di zelo (cioè di politicamente corretto), fece nascondere dietro dei pannelli alcune state con nudi dei Musei Capitolini14; chiaramente, in un secondo momento si venne a sapere che nessuno della delegazione iraniana aveva avanzato una simile pretesa. Personalmente, non credo che il rischio sia quello di trovarsi statue o quadri coperti per scene di nudità; o comunque non è solo questo il rischio che si corre. C’è ben di peggio, a pensarci bene. Al confine tra Grecia e Turchia, nei pressi di un monastero ortodosso è stata eretta una croce alta circa 15 metri che può essere distintamente scorta oltre confine dalla vicina città turca di Erdine. Erdoğan se ne è lamentato con la Merkel15, accusando i greci di essere stati autori di un’intollerabile provocazione. Ebbene sì: da che pulpito viene la predica!? È lo stesso Erdoğan che solo poche settimane fa ha deciso di riconvertire Hagia Sophia in una moschea! E poi, che gliene frega? La croce è in territorio greco ed i greci sono cristiani: saranno ben liberi di farsi i cazzi propri a casa loro? Ma evidentemente il principio di reciprocità non vale per tutti: i nostri simboli cristiani urtano la sensibilità degli islamici; ma se noi diciamo di essere disturbati dai loro, siamo razzisti ed islamofobi.

Il punto è proprio questo: chi ci dice che in un prossimo futuro, avendo adottato la convenzione di Faro, un eventuale partito italiano della sharia non avanzi pretese come quelle di Erdoğan? In Francia la profanazione di luoghi di culto cattolici sono eventi all’ordine del giorno, e purtroppo questi iniziano ad essere numerosi anche in Italia. In un prossimo futuro, eventuali profanazioni potranno essere giustificate sulla base degli articoli ambigui della convenzione di Faro. Pensiamo all’affresco che ritrae Maometto all’inferno all’interno del Duomo di San Petronio a Bologna: un musulmano potrebbe richiedere – e non a torto, almeno stando alla lettera di quanto stabilito da questo trattato di Faro – che l’affresco in questione, urtando la sua sensibilità in quanto membro di una diversa comunità, debba essere occultato come già successo alle statue del Campidoglio durante la visita della delegazione iraniana.

E che dire della Divina Commedia? “Già veggia, per mezzul perdere o lulla, com’io vidi un, così non si pertugia, rotto dal mento infin dove si trulla. Tra le gambe pendevan le minugia; la corata pareva e ’l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia. Mentre che tutto in lui veder m’attacco, guardommi e con le man s’aperse il petto, dicendo: Or vedi com’io mi dilacco! vedi come storpiato è Mäometto! Dinanzi a me sen va piangendo Alì, fesso nel volto dal mento al ciuffetto”. Già da anni, di tanto in tanto, si sente qualcuno inveire contro l’insegnamento nelle scuole della Divina Commedia perché sarebbe portatrice di un messaggio islamofobico. Confesso che al liceo la Divina Commedia non mi appassionava; non sono mai stato molto per la quale, in fatto di poesie, e non sono mai riuscito a farmi piacere il linguaggio arcaico dell’Alighieri. Ma mai avrei rinunciato allo studio della Divina Commedia perché consapevole che è lo studio di quest’opera che fa di un italiano un italiano.

Allo stesso modo, sono numerosi i passi della Bibbia in cui in maniera esplicita l’omosessualità viene presentata ed attaccata come peccato contro natura. Si pensi ad esempio alla sorte toccata alle città di Sodoma e Gomorra, colpite dalla terribile giustizia divina per via dei numerosi peccati dei loro abitanti: la stessa espressione sodomia deriva dal nome della città di Sodoma. Oppure si faccia riferimento alle lettere paoline: “Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri… erediteranno il regno di Dio”16.

Forse sarò esagerato nei miei timori, ma chi ci garantisce che la convenzione di Faro non venga strumentalizzata per imporre un ulteriore giro di vite nella dittatura del politicamente corretto? In linea teorica, appellandosi agli articoli del trattato di Faro appena ratificati, un gay od un musulmano avrebbero la facoltà di mettere in discussione l’intera eredità culturale italiana, che è massimamente imperniata sulla tradizione cattolica. Che succederà in seguito? Arriveremo al punto di bandire la Bibbia perché omofobica e islamofobica? E con Essa l’intera religione cristiana? E dunque tutta la cultura italiana? Spero appunto che siano timori eccessivi, i miei. Però mi pare che qualcuno al PD abbia già fatto capire come intende muoversi. Quello che segue a me, purtroppo, pare veramente come un manifesto programmatico.

Inutile nascondersi dietro un dito. La mancata netta affermazione della destra in quest’ultima tornata elettorale ci sta già costando carissimo. Il PD ha rotto gli indugi e sta accelerando quel processo di dissoluzione che è il compito primario che le forze globaliste gli hanno affidato. La ratifica della convenzione di Faro, il calare le braghe di fronte alle navi ONG, la discussione sullo ius soli, la volontà di abrogare i decreti Salvini, il MES, la continua subalternità all’Europa… Non sono eventi fortuiti, stanno tutti capitando a poche ore dalla fine dello spoglio elettorale. Significa che forse il PD ed i globalisti temevano questo giro di votazioni, o comunque non si osavano ad ingranare la quarta prima di ottenere la conferma della propria vittoria. Una volta che l’hanno ottenuta, si stanno scatenando.

Il PD si sta realmente scatenando in questo momento contro il popolo italiano. Questo è puro distillato di malignità. Hanno fatto passare il messaggio che qualsiasi disgraziato del terzo mondo è legittimato a venire in Italia a farsi mantenere. Hanno abolito i confini. La sovranità nazionale non esiste più. La giustizia viene interpretata secondo la loro ideologia. Il popolo italiano è inerme e completamente alla loro mercé. Stanno dicendo agli afro-islamici: “Su, coraggio! Che aspettate? Invadeteci! Non vi faremo nulla, lasceremo che ci facciate qualsiasi cosa, saremo vostri schiavi e se qualcuno vi si opporrà, vi difenderemo contro di lui accusandolo di razzismo”. Occorre essere intimamente malvagi per fare questo al proprio popolo. Non si stanno rifiutando di difenderlo, cosa che già di per sé sarebbe un crimine immane; lo stanno coscientemente perseguitando. Quello di sopra è realmente un manifesto programmatico: il loro intento ultimo è di mettere la religione fuori legge, distruggere la Patria ed abolire la famiglia. Lo si è già detto: il vero motore emotivo della sinistra è l’odio. Bisogna proprio essere pieni di odio per accettare di prestarsi a tutto ciò. E non basta odiare: si deve proprio provare un odio malvagio, satanico.

È lo stesso odio che pervade gli anarchici di sinistra antifa e BLM in America. Molti di voi avranno appreso la triste storia di Jack Gardner17: da starci male veramente. Gardner, veterano disabile della guerra in Iraq è al lavoro nel suo bar. Il suo locale viene prese d’assalto da facinorosi, lui si difende e li avverte che è armato. Un delinquente nero, strafatto di droga, lo prende alle spalle e lo strangola. Lui si difende e gli spara, uccidendolo. Il procuratore distrettuale lo assolve da ogni accusa, riconoscendogli la legittima difesa. Ma i militanti di sinistra non si arrendono, minacciano il sindaco che cede ed affida il caso ad un procuratore nero, razzista e prevenuto, che senza giustificazione accusa Gardner di omicidio preterintenzionale perché senza alcun fondamento lo ritiene suprematista bianco. Nel frattempo Gardner perde casa e lavoro, perché i terroristi minacciano di vendicarsi sui proprietari degli immobili in cui vive e lavora. Senza soldi, i suoi amici indicono una raccolta fondi su internet per procurargli il denaro con cui affrontare le spese legali. Ma anche lì viene boicottato. Alla fine, senza lavoro, senza casa, senza denaro, abbandonato a se stesso, Jack Garner si toglie la vita. E chi gliela ha rovinata giubila.

L’Italia non è l’America. L’America è senza speranza. Tra poche settimane, con le elezioni del 3 di novembre, si deciderà il destino della nazione. Ma sembra un destino segnato: la guerra civile appare ineluttabile. Troppo odio, troppo rancore, troppe divisioni, troppi conti da regolare e troppi esseri disumani cui si dà diritto di dettar legge. L’Italia non è l’America, appunto; ma ciò che sta succedendo in America succede, seppure in scala un po’ più ridotta, anche in Italia. Lo stesso odio profondo verso la giustizia, verso il bello, verso il proprio popolo che pervade i democratici americani è riscontrabile in quelli nostrani. Solo che questi hanno un’espressione un po’ più bonaria. Anche il nostro è un paese ormai diviso, lacerato, con linee di fratture sociali sempre più evidenti. Lo si vede da come si vota alle elezioni. Ormai ci sono più Italie: il Nord vota in un modo, il Centro in un altro, il Sud in un altro ancora, e poi il Veneto che fa per sé.

Il M5S rischia seriamente di evaporare al Nord. È già scomparso da Veneto e Valle d’Aosta. E non c’è motivo per non credere che la stessa sorte subirà presto in tutto il resto del Nord. Al Sud al momento i grillini tengono ancora abbastanza bene. D’altronde, basta confrontare i programmi elettorali di Lega e M5S alla vigilia delle elezioni politiche del 2018: la prima proponeva la flat tax per far ripartire consumi e investimenti, in modo da rivitalizzare il ceto medio produttivo; il secondo il reddito di poltronanza. Il PD tiene solo nelle sue roccaforti tradizionali dell’Emilia-Romagna e della Toscana, dove ha appena rivinto le elezioni regionali, oppure nei quartieri bene delle grandi città, là dove prevalgono i radical chic figli di papà.

Non c’è uniformità di intenti e di vedute, non c’è unità, non c’è coesione sociale a livello nazionale. Non si ha la percezione di un bene comune, la convinzione di appartenere alla stessa comunità nazionale e di condividere uno stesso destino manifesto. Non deve sorprendere dunque che al Nord, in Veneto ma pure in Lombardia, si guardi al mondo tedesco con familiarità. Non c’è più tanto una questione meridionale, quanto una questione settentrionale. Perché mai veneti e lombardi dovrebbero acconsentire di pagare ogni anno decine e decine di miliardi di euro di residuo fiscale a regioni i cui abitanti non manifestano vicinanza? Perché condividere la propria ricchezza faticosamente guadagnata con chi ti considera come un estraneo, come altro da te? Perché accettare il volere di chi si accorge di te solo quando è il momento di pagare quelle tasse che garantiscono il suo stesso sostentamento? È in errore chi crede che siano solo motivazioni economiche a spingere il ceto imprenditoriale del Nord verso il mondo tedesco. Piuttosto, è la mancanza di coesione. I rapporti tra il Nord-Ovest, fondamentalmente quella parte di Italia a nord del fiume Po e ad est del fiume Ticino, col mondo tedesco si perdono nella notte dei tempi. Sono legami che risalgono ai tempi del Sacro Romano Impero e si sono rinsaldati sotto la corona asburgica. Se l’Italia è disunita, perché non far ritorno al passato? Un passato, poi, che in molti rimpiangono perché istintivamente lo sentono come proprio.

Ma in ultima istanza questa divisione porta debolezza. E questa è veramente la forza dei nemici della nazione: la mancanza di una visione di insieme, la mancanza della condivisione di un destino comune. E così, ad ogni tornata elettorale, la sinistra, pur perdendo sistematicamente le votazioni, paradossalmente ne esce rafforzata perché sa sfruttare diabolicamente le divisioni degli italiani, incapaci di focalizzarsi su quello che dovrebbe essere il bene comune. Grave è stata la colpa degli elettori dell’Emilia-Romagna e della Toscana che hanno riconfermato il PD alle ultime elezioni regionali. In questa occasione sono stati chiamati a votare non per quel partito o per quell’altro, non per quell’ideologia o quell’altra ancora, ma per dimostrare un’unità di intenti col resto del popolo italiano che avrebbe spaventato il nemico. Così non è stato. Ed il nemico ne è uscito rafforzato.

Purtroppo però, come sta capitando in America, queste divisioni porteranno presto ad una degenerazione. L’America ha superato da tempo il punto di non ritorno e l’attende presto – temiamo – una guerra civile. Noi pure abbiamo superato da mo’ questo punto di non ritorno. Invero, l’Italia non è dilaniata al suo interno dalle stesse tensioni che funestano oggi gli Stati Uniti, non siamo grandi quanto loro ed abbiamo pur sempre alle spalle una cultura ed una civiltà che non meritano di essere accostate a quelle americane, tanto sono loro superiori. Perciò è improprio parlare di una guerra civile. Ma la sinistra sta portando rapidamente il paese verso il baratro. Anzi, già ci siamo. Presto, come ebbe modo di predire Alois Irlmaier, potremo dire noi stessi che “anche in Italia sta andando selvaggiamente”.

  • Fonti:
  • 1 https://aostasera.it/notizie/politica/elezioni-regionali-la-lega-vince-ma-rischia-di-restare-con-il-cerino-in-mano/
  • 2 https://www.agi.it/politica/news/2020-09-23/regionali-salvini-a-sud-scelti-candidati-sbagliati-9738763/
  • 3 https://www.ilmessaggero.it/video/politica/elezioni_zingaretti_pd_torna_primo_partito-5478712.html
  • 4 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/22/regionali-renzi-sganciato-dalla-realta-italia-viva-straordinaria-in-toscana-non-decisivi-non-numericamente-ma-politicamente/5939856 /
  • 5 https://www.corriere.it/elezioni/notizie/elezioni-2020-bugani-m5s-selfie-gaudenti-persi-8-milioni-voti-due-anni-31907e22-fcb9-11ea-b4fe-6ee7d601be57.shtml
  • 6 https://www.notizie.it/politica/2020/09/24/sondaggi-politici-lega-m5s-posizioni/
  • 7 https://www.la7.it/tagada/video/caso-suarez-giannini-cittadinanza-non-sia-una-questione-di-soldi-23-09-2020-341122
  • 8 https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/ogliastra/2020/09/24/alan-kurdi-caso-internazionale-la-nave-arriva-in-acque-sarde-136-1062928.html
  • 9 https://www.tpi.it/politica/migranti-svolta-ursula-von-der-leyen-regolamento-dublino-verra-abolito-20200917666141/
  • 10 https://www.corriere.it/esteri/20_settembre_23/von-der-leyen-presenta-piano-migranti-asilo-ricollocamenti-non-saranno-obbligatori-5c6ba12a-fd82-11ea-a13a-1a7326323030.shtml
  • 11 https://it.sputniknews.com/italia/202009249568599-sgarbi-convenzione-di-faro-e-una-schifezza-del-politicamente-corretto/
  • 12 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/338231.pdf
  • 13 http://www.musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2016/01/Convenzione-di-Faro.pdf
  • 14 https://www.ilgiornale.it/news/cronache/musei-capitolini-statue-nudo-coperte-visita-presidente-rohan-1216895.html
  • 15 https://ahvalnews.com/turkey-greece/erdogan-complain-merkel-about-giant-greek-cross-border?language_content_entity=en
  • 16 1 Corinzi 6:9-10
  • 17 https://www.atlanticoquotidiano.it/quotidiano/ecco-cosa-sta-davvero-accadendo-in-america-gli-ultimi-giorni-di-jake-gardner/
  • https://www.orazero.org/apocalipse-now-parte-1/
  • https://www.orazero.org/apocalipse-now-parte-2/
  • https://www.orazero.org/apocalipse-now-parte-3/
  • https://www.orazero.org/apocalipse-now-parte-4/