Pechino sta imponendo sanzioni a 28 cittadini statunitensi, tra cui il Segretario di Stato nell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, Mike Pompeo. Una dichiarazione in tal senso è stata pubblicata sul sito web del Ministero degli Esteri cinese mercoledì 20 gennaio. “La Cina ha deciso di imporre sanzioni contro 28 persone che hanno gravemente violato la sovranità della Cina e sono in gran parte responsabili di mosse simili da parte di Washington su questioni relative a Pechino”, ha detto la dichiarazione. L’elenco comprende anche Peter Navarro, capo del Consiglio nazionale per il commercio della Casa Bianca, Robert O’Brien, assistente del presidente per la sicurezza nazionale, e Kelly Kraft, rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite. A tutti i 28 individui e ai loro familiari più stretti è vietato l’ingresso nella Cina continentale, così come a Hong Kong e Macao. Alle aziende e alle istituzioni collegate è vietato fare affari con la RPC. https://www.geopolitica.ru/news/pekin-vvel-sankcii-protiv-pompeo-i-eshche-27-grazhdan-ssha

L’amministrazione Joe Biden ha già chiarito le sue intenzioni di invertire, attraverso una serie di ordini esecutivi, alcune delle politiche dell’amministrazione Trump. Il nuovo regime è pronto a invertire il corso del precedente. Questo include non solo le politiche interne, ma anche le relazioni estere. Durante l’era di Trump, la Cina è stata al centro della “guerra commerciale” globale di Washington. Mentre i Dem criticavano questa guerra, il loro disaccordo era solo sulle tattiche di guerra ma non sulla guerra stessa. i Dem concordavano in linea di principio che gli USA hanno bisogno di contrastare la Cina. È quindi logico vedere il ritorno dell’amministrazione Biden con una nuova strategia per affrontare l’ascesa della Cina. Credo che gli USA continueranno a posizionarsi nella regione indopacifica con un maggiore dispiegamento militare e navale in questa regione. L’Asia Pivot dovrebbe prevedere una guerra all’Iran, il quale è un grande fornitore di petrolio per la Cina. Quindi si dovrebbe intensificare la presenza statunitense nella regione. Taiwan rimane un posto spinoso, è quell’isola che serve a contrastare la minaccia cinese e a mantenere la supremazia degli Stati Uniti.

Ma come mi fa notare un mio amico “Gli Usa di oggi non hanno più l’autorità morale di governare il mondo”. E per attivare questo programma servono grandissimi mezzi economici per contrastare la Cina nell’Asia-Pacifico.

Il nuovo Potus (scusatemi, mi si incastra la tastiera se scrivo Biden) presto rivelerà i suoi nuovi piani sulla ripresa dell’America nell’ordine politico globale. Oddio ha già tolto il muslim ban, vuole imporre le mutande in faccia per 100 giorni agli americani, vuole aderire al programma climate change gretino: francamente come politica non mi esalta, dovrete perdonarmi per i prox anni, i Dem in generale non li gradisco. Comunque dovrebbe scegliere tra aiutanti e consiglieri Kurt Campbell e Jake Sullivan, che fungerebbero rispettivamente da consigliere indopacifico e da consigliere per la sicurezza nazionale di Biden. Vedremo cosa il duo partorirà per contrastare la Cina.

Spero di non dover assistere al triste teatrino americano Dem di una politica estera di lancio di idee di sviluppo per Paesi dell’Asia-Pacifico sui tipi di investimenti di alta qualità e di alto livello che serviranno meglio il progresso bla bla bla investimenti a favore della crescita, della sostenibilità e della libertà bla bla bla perché tutto questo è più efficace nel lungo termine bla bla bla dare ai Paesi delle vere alternative. Speriamo che non siano anni di supercazzole.

Gran parte del problema della concorrenza tra Stati Uniti e Cina si concentra sulla sua dimensione bilaterale: gli Stati Uniti incorporeranno la loro strategia per la Cina in una fitta rete di relazioni e istituzioni in Asia e nel resto del mondo? Oppure saranno obbligati a essere più muscolosi contro la politica espansionistica di Pechino nella stessa UE?

La politica Dem di solito prevede alleanze seguite da investimenti militari ed economici, ma in assenza di una significativa capacità di costruire una propria rete di alleati capaci Pechino vincerà e gli USA sperpereranno dollari senza mai vedere vantaggi a lungo termine.

Mi trovo davanti alla nuova amministrazione Biden, che vorrebbe riaccendere le tensioni con la Cina, ma con una Asia Pivot 2.0 addomesticato incapace di fare vere pressioni. Per riattivare tale perno gli USA hanno bisogno di alleati come la Thailandia e le Filippine, qua veramente mi viene da ridere. Perché un numero crescente di alleati statunitensi (vedi UE) si è già spostato verso la neutralità tra Pechino e Washington o semplicemente verso l’accettazione della Cina come partner economico nel più ampio gioco regionale.

E’ convinzione dell’ASEAN che la Cina è ben posizionata per superare gli Stati Uniti come la più grande economia nei prossimi dieci o quindici anni. Quindi fare amicizia con la Cina ha un forte senso per i paesi della regione Asia-Pacifico. Gli USA qua si troveranno in un ginepraio per affrontare la Cina, accordi difficile da negoziare, Paesi che non vogliono rischiare nuovi crolli e quindi di minacciare l’intera regione. Ecco perché la politica di Trump era molto muscolosa e non metteva soldi sul piatto. Ecco perché i Dem vivono in gineprai. Alessia C. F. (ALKA)