La liquiditá generata dalle Banche Centrali é ovviamente il driver principale per l’aumento degli asset liquidi e immobiliari, il cui valore non viene misurato dall’indice dei prezzi al consumo, per cui rimane sottotraccia per la popolazione ignara di quanto succede sopra le loro teste.

C’é peró un altro fattore, importantissimo, che decide se QUESTA o QUELLA azione sale, e non é soltanto per azione delle Banche Centrali. Ma é l’effetto dei fondi di investimento passivi, che spostano liquiditá dal piú debole al piú forte, aumentando il gap fra compagnie sovraquotate e compagnie sottoquotate. E’importante conoscere queste dinamiche se si é un value investor, perché determinano spostamenti madornali di denaro appena un annuncio positivo (per esempio Tesla che vende auto in misura maggiore rispetto ai pronostici), produce uno spostamento di numerosi piccoli investitori fanatici di Tesla a comprare altre azioni Tesla, che sale di peso e che quindi spinge i GROSSI fondi passivi a comprare azioni Tesla, facendo schizzare in alto il valore di Tesla.

Il seguente post é tratto dal blog TSI.com (gestito da un ex ingegnere; non c’é niente da fare, siamo i migliori 🙂

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Ci siamo concentrati sullo tsunami monetario messo in moto dalle banche centrali, ma c’è un’altra forza che contribuisce alle valutazioni record del mercato azionario statunitense. Questa forza è lo spostamento verso l’investimento passivo e incentrato sugli ETF che è iniziato più di due decenni fa ed è arrivato a dominare i flussi nel mercato azionario.

Le strategie cosiddette “passive” usano investimenti basati su regole, spesso per seguire un indice tenendo tutti i suoi componenti o un campione rappresentativo di questi componenti. Non c’è discrezione da parte dell’asset manager. Per esempio, il denaro che entra in un fondo indicizzato S&P500 sarà assegnato a tutti i titoli dello S&P500 secondo il loro peso nell’indice, il che significa che i titoli con le più alte capitalizzazioni di mercato riceveranno la parte del leone del denaro che fluisce in tale fondo.

A causa dell’investimento passivo, più un’azione diventa costosa, più investimenti attirerà e più diventerà costosa. Per esempio, nell’indice S&P500 l’attuale peso di Apple è 500 volte maggiore di quello di Xerox, quindi quando il denaro fluisce in un fondo dell’indice S&P500 la proporzione che viene assegnata all’acquisto di azioni Apple sarà automaticamente 500 volte maggiore di quella che viene assegnata all’acquisto di azioni Xerox. Quindi, piuttosto che una valutazione relativamente alta derivante dalla sovraperformance passata sia un impedimento alla futura forza relativa, tenderà a creare ulteriore forza relativa.

Questo non sarebbe un grosso problema se l’investimento passivo costituisse una piccola parte del mercato, ma la strategia è cresciuta fino a diventare di gran lunga la più importante fonte di domanda di azioni negli Stati Uniti. Questo significa che il più grande acquirente netto di azioni USA ogni mese è insensibile al prezzo (value blind).

Riassumendo, ogni mese una grande quantità di denaro fluisce in fondi che allocano senza alcuna considerazione del valore.

Inoltre, molti gestori di fondi “attivi” ora scambiano ETF piuttosto che azioni individuali e molti di questi ETF sono basati su regole. Per esempio, piuttosto che prendersi la briga di selezionare/monitorare i titoli delle singole compagnie petrolifere, in questi giorni un gestore attivo che è rialzista sul petrolio probabilmente comprerà azioni dell’Energy Select Sector ETF (XLE). Questo ETF traccia un indice ponderato in base alla capacità di mercato delle compagnie energetiche statunitensi nello S&P 500, quindi più una compagnia petrolifera diventa costosa, maggiore sarà la sua ponderazione nello XLE e maggiore sarà la quantità di denaro che vi sarà allocata ogni volta che la domanda dell’ETF spingerà il prezzo dell’ETF sopra il suo valore patrimoniale netto.

La crescente popolarità degli ETF tra i gestori “attivi” tende a far sì che i titoli che hanno le maggiori ponderazioni negli ETF diventino relativamente forti, indipendentemente dal fatto che la forza sia giustificata in base alle performance delle aziende sottostanti. Cioè, l’uso crescente di ETF da parte dei gestori attivi esacerba l’effetto sulla valutazione a livello di mercato della crescente popolarità dell’investimento passivo.

Una conseguenza è che il mercato non fa più mean-reverts come una volta. In teoria, potrebbe continuare a diventare più caro all’infinito.

(Ndt: per mean-revert, si intende che una azione, o comq un asset, passano da una fase di sovraquotazione rispetto ai fondamentali -per esempio la profittabilitá reale dell’azienda-al valore “reale” dopo un po’ di tempo. Causa iniezione continua di liquiditá delle BC, e di come gli ETF e i fondi a gestione attiva lavorano, il “mean revert” potrebbe essere spostato di anni e anni in avanti, continuamente, e l’occasione ghiotta per il value investor di trovare “valore” in corrispondenza ad una correzione, potrebbe richiedere attese lunghissime)

In pratica, non diventerà più caro all’infinito perché a un certo punto succederà qualcosa (per esempio, un grande spavento per l’inflazione che fa sbattere il piede sul freno monetario alla Fed) che fa invertire la direzione dei flussi passivi. Questa è una parte della spiegazione del perché il calo di marzo-2020 è stato eccezionale. Nel marzo-2020, la decisione di chiudere ampie parti dell’economia in reazione a un virus ha fatto sì che il massiccio acquirente insensibile ai prezzi diventasse un venditore netto per un breve periodo. Il risultato per l’indice S&P500 è stato il più rapido calo del 35% da un massimo storico.

In conclusione, bisogna diffidare delle affermazioni fiduciose secondo le quali le valutazioni record di oggi implicano che un top importante è vicino in termini di tempo o di prezzo. La realtà è che le valutazioni potrebbero andare molto più in alto. Diffidate anche del compiacimento rialzista, perché a un certo punto i flussi si invertiranno. Il rischio che i flussi si invertano con poco preavviso è il motivo per cui siamo circa il 35% in contanti nonostante la nostra aspettativa che il mercato toro azionario continui per almeno qualche altro mese.

Posted by ExitEconomics – Wednesday, April 7, 2021 – https://exiteconomics.blogspot.com/2021/04/azioni-che-esplodono-ce-un-driver-poco.html