Harvey Bernard Milk protesterebbe così?
Spuntini gratuiti, maschere antigas gratuite, tanti bei discorsi dove chiunque può dire la sua, un documentario gratuito dopo il tramonto, tanta vernice colorata sulle facciate degli edifici e la cosa più importante per i manifestanti: il quartiere è privo di polizia in uniforme.
Mi ricorda tanto il jingle di una famosa bevanda (https://www.youtube.com/watch?v=oHPnkAW07MQ)

Una nuova società che protesta tutta unita e felice (ecco il motivo per cui ricordavo quel vecchio jingle) che si è creata un nuovo Campidoglio di Seattle dove il Dipartimento di Polizia di Seattle rimane fuori.

Autonomi? Chi è il leader? Quanto può durare?
Alcuni sperano in una occupazione a lungo termine. Una free zone dove i manifestanti possono fare ciò che vogliono. Se poi si trasforma in una nuova Christiania ancora non lo so dire. Comunque, questa summer of love, i manifestanti intendono farla diventare un centro comunitario, un luogo per organizzare “oltre la protesta” anche una azione comunitaria.
Qua già immaginano iniziative educative, programmi per affrontare il problema dei senzatetto e costruire un movimento comunitario in cui la polizia disarmata è stata progettata per ridurre la tensione. Una zona dove i dimostranti lanciano idee su “come poter organizzare la città in modo più compassionevole”. Dove la gente vuole essere “autonoma rispetto al modo in cui il Dipartimento di Polizia di Seattle li dovrebbe controllare”. Una visione di un futuro con meno agenti di polizia.

Seattle non è nuova a questo tipo di disobbedienza civile:

  • L’8 marzo 1970 una tribù indiana prese il controllo di Fort Lawton, decine di persone furono arrestate dalla polizia e altri manifestanti furono feriti. Dopo mesi di manifestazioni si arrivò alla costruzione del Daybreak Star Indian Cultural Center nel 1977, il centro ospita una collezione d’arte permanente e funge da spazio culturale dei nativi americani.
  • Nell’ottobre 1972, gli attivisti latini, dopo mesi di trattative con i leader di Seattle per ottenere uno spazi per la comunità, occuparono la scuola elementare di Beacon Hill che era abbandonata. Dopo mesi di incessante occupazione l’edificio fu ristrutturato e diventò El Centro de la Raza.
  • Nel novembre 1985, un gruppo di persone si trasferì nella Colman School nel distretto centrale di Seattle e dissero che non se ne sarebbero andati fino a quando la scuola non fosse diventata un museo e un centro comunitario. Gli attivisti rimasero nell’edificio per più di 8 anni. Alla fine la scuola diventò il Northwest African American Museum.

Ma le domande rimangono aperte. Non c’è un’organizzazione o una persona a capo di tutto questo, l’autonomia di CHAZ verrà presa di mira dai sostenitori della supremazia bianca ora che la polizia non c’è più. Bisogna vedere se funzionerà nel lungo termine e se verrà creato un progetto per questa zona autonoma. Gran parte della popolazione bianca ora crede molto alle lamentele sulla violenza della polizia rispetto a prima, ma comunque non è d’accordo con l’idea di sciogliere la polizia.
Molti non intendono rinunciare alla sicurezza pubblica.

Al momento la polizia di Seattle vuole identificare e parlare con i leader della protesta per la riapertura del distretto. Desidera stabilire un dialogo e assicurarsi che i dimostranti mantengano pacificamente il controllo della zona.

Il problema è che CHAZ rischia di diventare – ora che si è in un momento di scontro per le elezioni presidenziali – un punto di riferimento politico.

Seattle promette un’estate interessante, sicuramente come zona per tenere comizi elettorali. Vedremo se poi diventerà una nuova oasi di uguaglianza e benessere sociale.

E’ anche facile che il movimento non sia altro che quello che vedete qua sotto: