Se una cosa buona il covid ha portato è l’aver messo in luce i limiti delle attuali classi dirigenti. Esse si sono rivelate per la maggior parte prive di lungimiranza, capacità organizzativa, coraggio. Le classi dirigenti, giustamente ma senza capirne i ristretti limiti, si sono affidate ai comitati tecnico scientifici per poter avere le linee guida da cui prendere le decisioni più appropriate e qui, paradossalmente, si è incagliato tutto.

I virologi che avrebbero dovuto consigliare al meglio i governi si sono rivelati un coacervo di dilettanti, hanno detto tutto e il contrario di tutto, si sono accappigliati l’uno contro l’altro in uno spettacolo indecoroso. I virologi hanno dimostrato scarsa competenza, incapacità previsionale e insinuato nella gente la percezione di totale aleatorietà della loro disciplina gettando discredito sulla scienza nella sua totalità.

I governanti hanno continuato ad affidarsi in tutto e per tutto agli “scienziati” da essi nominati anche quando era ormai palese che costoro brancolavano nel buio più totale; prendendo dalle labbra di questi comitati tecnico scientifici hanno preso decisioni ingiustificate e gravissime su temi delicatissimi e fondamentali per la tenuta sociale ed economica dei loro rispettivi paesi, hanno tolto le più banali libertà individuali imponendo una dittatura ferrea basata sul terrore e su quel terrore hanno esautorato i parlamenti e sospeso la democrazia; annullando le più elementari libertà hanno affossato la minima ripresa economica che si affacciava dopo più di un decennio di decrescita.

In Italia questo scellerato modus operandi ha assunto tratti ancor più tragici, tanto da riuscire a superare perfino il ferreo controllo di polizie politiche come la Gestapo; da noi, più che altrove, tutto quanto dichiarato dal Cts è stato preso per oro colato, per verità indiscutibile e da applicare a qualunque costo; nei mesi a venire avremo modo di verificare come le scelte scellerate assunte dal governo Conte, tragicamente incapace di guardare oltre il proprio naso, ricadranno sull’economia sulla vita di tutti noi.

Una delle principali mancanze del Cts è stata quella di non aver capito quanto essenziale fosse conoscere l’esatto numero di contagiati, solo avendo esatta coscienza di quel dato infatti è possibile stabilire quanto veramente sia agressiva e letale una malattia, perché la variabilità di una condizione la si stabilisce unicamente confrontandola ad un valore fisso, in questo caso l’intera popolazione.

Ora si cerca di correre ai ripari, nella miglior tradizione italiana chiudiamo i cancelli quando i buoi son tutti scappati e tentiamo di capire quanti ne contava il recinto prima della fuga, in queste condizioni prende avvio l’iniziativa della regione Emilia Romagna volta a capire il dato fondamentale trascurato dal Cts: la reale estensione del contagio presso la popolazione.

L’azienda per cui lavoro ha deciso di aderire, A PROPRIE SPESE, a questa ricerca in collaborazione con l’università di Parma, per dar modo ai propri dipendenti di sottoporsi ai test sulla ricerca del covid, questa è l’informativa che ci è stata inviata, naturalmente edulcorata dai dati sensibili riguardanti l’azienda e chi vi lavora:

EPIDEMIOLOGIA DELL’INFEZIONE DA COVID-19 VALUTATA MEDIANTE TEST RAPIDO PER LA DETERMINAZIONE DI IgM E IgG ANTI-SARS-CoV-2 IN UNA COORTE DI LAVORATORI DEL SETTORE METALMECCANICO IMPIEGATI IN SERVIZI ESSENZIALI IN UN’AREA AD ALTA INCIDENZA DI CIRCOLAZIONE DEL VIRUS

Coordinatore scientifico
Prof.ssa Susanna Esposito
Professore ordinario
Università di Parma

INTRODUZIONE
Attualmente la conferma della diagnosi di COVID-19 viene effettuata con l’identificazione di SARS-CoV-2, il virus responsabile della malattia, nelle secrezioni respiratorie. L’esecuzione di un tampone nasofaringeo e la sua successiva elaborazione con metodiche di biologia molecolare rappresentano i passi fondamentali per arrivare ad ottenere informazioni che possono essere utilizzate sia per la cura dei malati, sia per l’identificazione dei soggetti potenzialmente a rischio di infezione in quanto a contatto diretto con soggetti sicuramente infetti. In realtà, le informazioni ottenute con i tamponi nasofaringei, così come questi vengono attualmente eseguiti ed elaborati, largamente sottostimano la reale dimensione della popolazione infetta e di quella potenzialmente a rischio, creando non pochi problemi pratici. Di regola, i tamponi vengono eseguiti sui soggetti che presentano manifestazioni cliniche suggestive di COVID-19 e, anche se non in tutti i casi, sui contatti facilmente identificabili. Molti dei contatti difficilmente identificabili vengono persi, così come sono del tutto perduti i soggetti asintomatici e quelli pochissimo sintomatici che non accedono alle cure mediche. Poiché tutti questi sono la maggioranza degli infetti e quelli che incidono maggiormente sulla circolazione virale e sulla diffusione dell’infezione è ovvio quanto limitate siano le informazioni ottenibili dai tamponi oggi eseguiti. Infine, a rendere ancora maggiore la sottostima delle reali dimensioni dell’infezione, non può non essere considerato il fatto che le metodiche di biologia molecolare utilizzate per l’identificazione di SARS-CoV-2 sono estremamente delicate e risentono in modo significativo delle modalità di esecuzione e conservazione del tampone. La variabilità nelle risposte può variare anche del 30% con ampia riduzione della sensibilità identificativa del metodo.
Tutto questo premesso, appare chiaro che effettuare corrette valutazioni della epidemiologia dell’infezione da SARS-CoV-2 e dell’incidenza di COVID-19 sulla semplice analisi dei dati ricavati dalla valutazione dei tamponi nasofaringei appare estremamente grossolano e fonte di pesanti errori. Inoltre, la mancata analisi degli infetti asintomatici, la dimostrata possibilità che soggetti sicuramente infetti presentino transitoriamente o persistentemente tamponi negativi oltre il periodo di presenza di manifestazioni cliniche e, infine, la impossibilità di comprendere se un soggetto con tampone negativo sia un paziente guarito o un soggetto suscettibile perché mai infettato rendono estremamente difficile un reinserimento sicuro nella vita lavorativa, scolastica e di comunità di tutta la popolazione una volta che si decida di tornare alle consuete attività. Gli asintomatici senza alcun riscontro del tampone così come gli infetti negativi possono mantenere attiva la circolazione virale e condizionare la comparsa di casi di COVID-19 non attesi. D’altra parte, inserire in comunità un soggetto con tampone negativo senza sapere se sia un paziente guarito o un soggetto suscettibile appare troppo rischioso per non essere considerato un limite all’uso del tampone.
Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere quella rappresentata dall’utilizzo diagnostico su tutta la popolazione interessata di un test di valutazione della presenza nel siero di anticorpi IgM e IgG specifici per SARS-CoV-2, eventualmente assoc,iato, nei casi positivi, all’esecuzione di un tampone. La presenza di una risposta immunitaria sarebbe, infatti, indicativa della precedente infezione e della sicura protezione, almeno per alcuni mesi successivi alla stessa, da eventuali ulteriori contatti con il virus. Come dimostrato per molte altre infezioni sostenute da agenti infettivi difficilmente identificabili, il criterio immunologico è il criterio che dà informazioni quanto più possibile vicine alla realtà dell’effettiva dimensione epidemiologica della malattia e della numerosità dei soggetti asintomatici. Inoltre, consente di inserire in comunità con sicurezza i soggetti IgM e/o IgG positivi, certi che eventuali contatti con infetti non avranno ricadute negativi né sul soggetto stesso né su eventuali contatti suscettibili, almeno nei casi in cui la positività immunologica non si associ ad una persistente eliminazione del virus.
La determinazione della presenza nel siero di anticorpi IgM e IgG specifici per SARS-CoV-2 può essere effettuata con diverse metodiche. La più semplice è quella rappresentata da un test rapido immunocromatografico (ICT) basato sull’identificazione della componente antigenica principale della proteina che consente al virus di aderire e di penetrare nelle cellule respiratorie umane. Dati raccolti nel corso della recente epidemia in Cina hanno dimostrato che il 20%-40% dei soggetti infetti sviluppa anticorpi nei primi 7 giorni dalla comparsa dei sintomi, che il 60%-70% li sviluppa dopo 8-11 giorni e che >90% ha anticorpi a partire da 12 giorni. I metodi di biologia molecolare eseguiti sul tampone hanno, invece, dimostrato la presenza del virus nelle secrezioni respiratorie nel 60%-75% dei casi nei primi 8 giorni con successiva riduzione della positività al 40%-50% dopo 9 giorni.
Il presente progetto si propone di valutare l’utilità della determinazione di IgM e IgG anti-SARS-CoV-2 mediante test rapido ICT su sangue capillare in un gruppo di lavoratori che – essendo assegnati a servizi essenziali – non hanno mai smesso di lavorare durante tutto il periodo epidemico. Ciò permetterà di valutare l’effettiva prevalenza degli infetti asintomatici, del numero di soggetti che possono essere considerati protetti e di quelli senza protezione alcuna considerati suscettibili e, quindi, da proteggere. Il progetto dovrebbe, quindi, fornire utili indicazioni, ad oggi non disponibili, sulla reale epidemiologia dell’infezione e del ruolo epidemiologico degli asintomatici, oltre che permettere di verificare, all’interno dei lavoratori dell’azienda, quali appaiono già protetti e quali siano, invece, a rischio di infezione con la necessità di proteggere questi nel modo più opportuno.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Tale progetto si svolge secondo le indicazioni della delibera n. 475 dell’11 maggio 2020 della Regione Emilia-Romagna.
Previa accettazione alla partecipazione mediante firma di consenso informato illustrato nel dettaglio da personale del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma insieme al medico competente dell’Azienda
Per tutti verranno raccolti i dati demografici e gli essenziali elementi utili a ricostruire l’anamnesi medica patologica remota e prossima. In particolare, verranno raccolte mediante questionario somministrato al momento della firma del consenso informato, tutte le informazioni relative al periodo successivo all’1 gennaio 2010, in modo da poter verificare eventuali contatti con soggetti con infezione da SARS-CoV-2 e possibili sintomi riconducibili all’infezione, oltre all’uso di mezzi di protezione individuale.
Tutti partecipanti saranno sottoposti al test rapido su sangue capillare per la determinazione delle IgM e IgG contro SARS-CoV-2 (COVID-19 IgG/IgM RAPID TEST, PrimaLab, Modena). Il test rientra tra i test ICT approvati dalla Regione Emilia-Romagna.
In caso di positività del test, come da indicazioni della Regione Emilia-Romagna, sarà eseguito un tampone nasofaringeo per la ricerca di SARS-CoV-2 presso i laboratori accreditati della Regione Emilia-Romagna. Ai positivi al test rapido sarà consegnata una lettera per il medico curante in modo che possa rilasciare il certificato di malattia in attesa dell’esito del tampone. Se questo sarà negativo potranno tornare al lavoro. Qualora la sierologia sia positiva per IgM anti-SARS-CoV-2 e negatività del tampone, il tampone sarà subito ripetuto e i lavoratori potranno riprendere le proprie attività solo a seguito del secondo tampone negativo. Se il tampone sarà positivo, i lavoratori dovranno darne informazione al proprio medico di base e sarà informato il Dipartimento Prevenzione della propria ASL.
I negativi al test rapido al primo prelievo lo ripeteranno dopo 15-20 giorni e, se positivo in questa seconda occasione, saranno gestiti come sopra riportato.

OBIETTIVI DELLO STUDIO
Obiettivo primario dello studio è quello di valutare la prevalenza di IgM e IgG anti-SARS-CoV-2 in lavoratori del settore metalmeccanico impiegati in servizi essenziali in un’area ad alta incidenza di COVID-19.

Obiettivi secondari sono di valutare:

1) Prevalenza di lavoratori con IgM e IgG anti-SARS-CoV-2 senza storia di sintomi compatibili con COVID-19;
2) Prevalenza di lavoratori con IgM e IgG anti-SARS-CoV-2 con storia di sintomi compatibili con COVID-19 ma che non sono stati sottoposti a diagnosi microbiologica;
3) Prevalenza di lavoratori con tampone negativo tra i positivi per IgM e IgG anti-SARS-CoV-2;
4) Prevalenza di sieroconversione delle IgM e IgG anti-SARS-CoV2 durante il periodo di studio.

Sapere di avere anticorpi contro SARS-CoV-2 potrebbe avere ricadute enormi per la tutela dei lavoratori laddove vi fosse una ulteriore circolazione di COVID-19. Infatti, nuovi provvedimenti restrittivi di isolamento domiciliare potranno essere seguiti solo da coloro che non presentano anticorpi presenti (non sono cioè protetti) in associazione a fattori di rischio per evoluzione negativa (cardiopatia, diabete, immunodepressione, età>70 anni).

DURATA DELLO STUDIO
Lo studio richiederà:

• 1 mese per l’arruolamento;
• 1 mese per l’elaborazione dei dati;
• 1 mese per la preparazione dello st

Finalmente, seppure con colpevole e grave ritardo, le autorità cominciano a riprendersi dallo sbandamento infotto dalle contraddittorie dichiarazioni del Cts e cominciano a fare quel che fin da subito andava fatto: testare il maggior numero di individui! Ho segnato in rosso i passi che spiegano questa esigenza, quell’esigenza che dall’inizio di questa storia ho in tutti i modi indicato come necessaria per potere avere una base seria di dati su cui lavorare.

Purtroppo però anche questa iniziativa mostra due enormi falle che ne limiteranno non l’efficacia :

  1. i test sono su base volontaria
  2. non è specificato lo status giuridico di chi è positivo al test

Se il test è su base volontaria tanti potrebbero non eseguirlo e ridurre anche di molto l’affidabilità della ricerca, e tanti, non sapendo se in caso di esito positivo al covid saranno considerati in malattia o in quarantena (dettaglio non da poco visto che si rischia l’arresto se si esce di casa) potrebbero essere scoraggiati dall’eseguire il test. Ancora una volta emerge la difficoltà di questa generazione di capire e valutare correttamente la realtà, un difetto questo che se non si riuscirà a colmare potrebbe portarci a cadere dal precipizio!