Le tenebre scendono sull’Occidente… Nozze di sangue tra i re del mondo. Una festa nuda nella camera ardente. Anime vaganti per le strade che gridano “Dio è grande”. Senzatetto intorno al fuoco. Pensionati che si danno alla macchia. Clown in costume ipnotizzano le folle, monopolizzando l’etere per tenere prigioniere le ombre. Tutti passano dalla speranza alla disillusione, mentre il collettivo sonnambulo si autodistrugge.
Zenon – Ottobre 2022

Dal coltello di Abramo alzato su Isacco alla crocifissione dell’agnello di Cristo. Dalla firma degli accordi di Haavara tra i ricchi sionisti e il regime nazista per creare un focolare ebraico in Palestina, alla perpetua ricerca di capri espiatori per rafforzare i legami comunitari. O più recentemente, dal programma di inoculazione genetica che inaugura l’era del trans-umanesimo all’alba di una nuova conflagrazione mondiale come pretesto per l’istituzione globale di una griglia di controllo digitale: stiamo scrivendo una Storia nella forma di una ripartenza perpetua da un olocausto all’altro.

Prigionieri di un condizionamento multisecolare e di riflessi arcaici, pochi di noi percepiscono quanto la violenza, il trauma e la cultura sacrificale siano tante impronte profondamente inscritte nella nostra memoria genetica. La convinzione che da un male possa nascere un bene maggiore è un’antica superstizione, spesso appannaggio di persone che confondono la religione con la fede, ma anche lo strumento pernicioso di manipolatori esperti nell’arte di usare le sorgenti della psiche umana per soddisfare un’insaziabile sete di dominio.

Aggressioni, lamentele, esaurimenti nervosi, ansie, dipendenze, ruminazione, ricatti, calunnie, messa in pericolo di sé o degli altri… Chi non si è mai trovato a far risuonare la propria sofferenza in tutte le possibili camere d’eco, a seconda della propria educazione, delle proprie tendenze ereditarie e del proprio temperamento? Il male viene distillato attraverso tutti i canali, scavando il letto di un inferno in cui ci intratteniamo senza vederne la fonte o la bocca. Molti esternano il dolore trasferendolo sugli altri. Altri la interiorizzano e la lasciano gradualmente divorare dalla loro anima. Solo un’esigua minoranza di persone è in grado di lasciarselo attraversare senza appropriarsene o fuggire da esso. Ci sono molti soldati sulla Terra. Pochi sono i guerrieri.

Malati della nostra stessa mente senza essere in grado di affrontarla, abbiamo proiettato i nostri demoni intorno a noi fino a dare forma a strutture politiche, economiche e sociali sempre più distruttive. Non c’è spazio per l’autocompiacimento a questo proposito: il mondo che ci circonda, in tutte le sue componenti, in tutti i suoi orrori e in tutte le sue bellezze, è solo il riflesso della nostra condizione interiore: dell’attaccamento alle nostre comodità, di tutte le nostre piccole rinunce, della nostra pigrizia e delle nostre paure, ma anche del nostro candore infantile, delle speranze continuamente alimentate nell’azione degli altri, così come del nostro amore così egoisticamente espresso.

Questo è raramente evidente per noi, perché l’incarnazione ci àncora all’illusione di essere separati da ciò che sembra esterno. Al momento della nascita siamo ancora pienamente uniti al tutto più grande, poi il senso di dissociazione aumenta con lo sviluppo dell’individualità. Man mano che cresciamo, sperimentiamo sempre più tormenti fino a raggiungere la maturità fisica. Poi soffriamo, ancora e ancora, sotto l’influenza di tutti i tipi di stimoli, finché non diventiamo consapevoli della responsabilità del nostro stato. La dualità ci appare quindi come la condizione e il terreno per lo sviluppo del nostro libero arbitrio.

Cosa sarebbe l’Umanità, dove sarebbe l’Amore, se non sperimentassimo questa separazione per trovare meglio noi stessi? L’iniziazione non va cercata in nessun occultismo, nell’erudizione degli studiosi o nell’autoflagellazione dell’ascetismo. Emerge a ogni incrocio del nostro viaggio terreno, a ogni momento di verità in cui ci scopriamo, ripuliti dal trucco delle nostre abitudini e dalla corteccia delle nostre personalità. È un alzare il sipario su ciò che le nostre paure nascondono. Un enorme scoppio di risa squarcia la sala degli specchi.

Attraverso un sottile rispecchiamento di materia e spirito, la paura è utile per evitare il pericolo finché non capiamo che ne è l’alimento, quando invece non ne è la causa. Allo stesso modo, la sofferenza è necessaria per l’apprendimento fino al raggiungimento di un certo livello di coscienza. Una volta raggiunto questo stadio, spetta alla gioia diventare la ruota motrice dell’evoluzione. È ancora necessario essere attenti e discernere ciò che fa parte dei nostri schemi precostituiti da ciò che ci fa andare oltre e ci permette di incontrarci. Ci lasciamo quindi alle spalle il bisogno compulsivo di rafforzare il nostro ego per abbracciare l’universo informe dell’eterno rinnovamento della Vita.

L’umanità sta attraversando la turbolenza della sua adolescenza collettiva. Siamo funamboli che oscillano tra sfoghi impulsivi e brevi intuizioni di una dimensione in cui i nostri desideri e le nostre frustrazioni non hanno presa. Tutti noi ne abbiamo avuto un assaggio nei sogni più luminosi, mentre corriamo da una chimera all’altra nello stato di veglia. Ora, a metà strada tra l’elevazione e l’abisso, abbiamo la scelta di continuare a vagare dettati dalle passioni o di spezzare tutte le catene ed evolvere nella più perfetta libertà dello spirito.

Potenti forze involontarie sperano di coinvolgerci in un nuovo conflitto globale da cui trarrebbero vantaggio. È quindi più che mai vitale contrastare la loro intenzione con una manifestazione di pace interiore incrollabile. Questo non significa sventolare una bandiera bianca, firmare petizioni o marciare per le strade. Si tratta di acquisire una stabilità emotiva tale da rimanere insensibili alle parole, ai suggerimenti e alle vibrazioni negative che ci circondano.

Trovare la pace non significa essere passivi o indifferenti al mondo. Significa considerare che sono i nostri stessi errori, non l’obbedienza a qualcun altro, a farci mettere in discussione e ad andare avanti. La loro accettazione apre la porta all’umiltà. A un senso di piccolezza che aiuta chi lo sperimenta a crescere. È il primo passo verso il perdono, non solo verso gli altri ma anche e soprattutto verso se stessi. Alla fine di questo lungo viaggio, simile a un lutto, ci lasciamo riempire di gratitudine per le lezioni impartite dalla vita. Allora l’amor proprio si distingue dal vero amor proprio: l’esperienza intima di sentire che siamo tutti emanazioni singolari di un Amore universale.

L’apparente inutilità delle preoccupazioni comuni è per lo più una facciata; un modo consensuale e infantile di credere che non dobbiamo affrontare questo viaggio. Ma qualunque sia il modo di mentire, nessuno può sfuggire a questa necessità, che fa parte del destino della nostra anima. Coloro che l’hanno evitato per tutta l’esistenza carnale dovranno affrontarlo al momento del passaggio all’aldilà, con l’amarezza di scoprire che alla fine temevano solo se stessi. Prima o poi, tutto ciò che ancora ci sfugge qui sulla terra dovrà esserci rivelato.

Da quel momento in poi, qualsiasi prova e pericolo dovremo affrontare aprirà in noi la manna di una gioia indicibile. Basterà uno sguardo, un gesto, la carezza di un vento o il brivido elettrizzante dell’arrivo di una tempesta per ricordarci chi siamo e per farci sentire più intensamente che mai il pulsare del sangue nelle nostre vene. Osserveremo il ballo dei Maccabei con la distanza dell’osservatore nascosto nelle ali. E irradieremo la muta saggezza della Sfinge davanti all’eterno giro di costellazioni.

Nulla potrà spegnere il sacro fuoco che si è acceso nei nostri cuori. Saremo subito il bambino stupito dal volo degli uccelli all’orizzonte. L’orecchio e la voce del narratore di sogni improbabili sotto le stelle. Il derviscio in estasi al ritmo delle melodie persiane. Saremo il pieno e il vuoto. Intossicazione e torpore. La testimonianza viva delle memorie più antiche. Saremo i frontoni dei templi, gli zingari dal portamento nobile e impassibile. Saremo l’inno e l’orazione delle cerimonie pagane.

L’era delle mistificazioni e delle finzioni sta per finire. Né le menzogne dei governanti né le nostre stesse auto-fiction resisteranno all’immensa ondata di rivelazioni che verrà. Non avremo altra scelta che accettare il nostro status di medium tra il Cielo e la Terra. Partecipare con gioia alla danza cosmica a cui sono invitate tutte le forme di vita dell’universo. Un respiro profondo, un piccolo momento di abbandono alla perfetta affermazione del destino, e saremo uniti in un puro e magnifico raggio di luce.

Scelto e curato da Jean Gabin – https://jbl1960blog.wordpress.com/2022/10/30/zenon-catharsis-ou-le-crepuscule-du-soleil-noir-version-pdf-de-jbl1960-octobre-2022/