75 basis points di aumento del tasso di interesse che la FED chiede alle banche quando queste devono prestarsi i soldi nel corso della notte, per bilanciare prelievi/uscite nelle attivitá diurne.

Il Federal Funds Rate impone che i mutui da chiedere/rinegoziare diventano piú costosi, le carte di credito costano di piú etc etc. Di fatto serve a impedire alla gente di fare acquisti, in gergo viene “distrutta la domanda”.

Servirá? 

Ní.

Questo perché in questo caso non siamo come negli anni 80 quando l’America produceva e produceva con industrie dentro il proprio territorio. Stavolta molte delle imprese sono ancora delocalizzate, quindi l’America IMPORTA un botto, infinitamente di piú che non quanto facesse negli anni 80. 

All’epoca il capo della FED, uomo d’acciaio Paul Volcker, alzó il Federal Funds Rate a valori intorno al 20%, ma l’inflazione galoppava intorno al 15%. Avvió una recessione, con disoccupazione che salí al 10%, ma alla fine sconfisse l’inflazione. E l’America poté ripartire con le politiche reaganiane, che si appoggiavano alla neonata globalizzazione per tenere sotto controllo i costi produttivi.

Stavolta peró c’é una crisi da supply chain: manca semplicemente la roba negli scaffali. Quindi, si, la gente puó anche spendere di meno, ma di fatto se la merce non arriva, non arriva, punto. 

Vedremo.

Ah, tutti parlano della recessione causata dal giro di vite della FED, in piena guerra in Ucraina e il prezzo dei combustibili nella stratosfera…qualcuno ha per caso nominato lo tsunami che arriverá dalla Cina? Perché, statene certi, arriverá e pure a breve. Ops….

Pubblicato da ExitEconomicshttps://exiteconomics.blogspot.com/2022/06/che-sleppa.html