Tratto da tomluongo.me scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

Boris Johnson alla fine ha tagliato il nodo gordiano della politica britannica. Con la massiccia vittoria nelle elezioni di giovedì, Johnson ha assicurato che il suo Trattato di recesso riuscirà a superare la Camera dei Comuni e in futuro fornirà una versione della Brexit.

La vittoria è stata così grande da risultare imbarazzante per coloro che hanno ostacolato la Brexit negli ultimi tre anni. Una particolare gioia ha riservato vedere Jo Swinson, leader dei liberaldemocratici, perdere il posto dopo aver scommesso sul futuro del partito per la revoca dell’articolo 50.

Questo fatto è più emblematico delle chiacchiere dei politicanti a Westminster, che nel Regno Unito dimorano più di qualsiasi altra cosa. Swinson ha seriamente sottovalutato due cose.

In primo luogo c’è stata la volontà del popolo britannico di far sentire la propria voce attraverso le urne.

In secondo luogo l’acume politico di Nigel Farage, leader del Partito Brexit. Farage non ha schierato i suoi candidati nei seggi che i Tories hanno vinto nel 2017 per assicurarsi che Swinson e il suo manifesto traditore fossero messi in ginocchio.

È passata in sei settimane dall’essere una seria candidata per diventare Primo Ministro alle notizie di ieri. proprio un bel risultato!

Questo risultato ha anche messo in evidenza come le bugie dell’intera istituzione politica britannica dette su quanto sarà terribile la Brexit erano irrilevanti.

Il Partito Laburista si è messo da solo all’angolo, insistendo sul manifesto marxista del suo leader Jeremy Corbyn. Penso che l’ala “blairista” del Labour sapesse che questa elezione sarebbe stata una sconfitta e ha lasciato che Corbyn si “suicidasse” con le sue assurdità sul SSN, sul pollo al cloro e su Donald Trump in modo da sbarazzarsi di lui una volta per tutte.

È stato un colpo da maestro nel conflitto politico sia da parte dei Tories che dei globalisti laburisti che hanno voluto neutralizzare tutte le minacce al loro potere reale, mentre Johnson assicura una maggioranza che proteggerà il nucleo del loro potere per i prossimi cinque anni.

Ma per il popolo, queste elezioni riguardavano la loro dignità e quella disattesa da due generazioni di politici che l’hanno venduta a Bruxelles. Si fidano di Johnson non più di quanto mi fidi io stesso.

Ma sapevano che dovevano dare un segnale chiaro anche se il beneficiario di quel segnale non era perfetto. Quindi, se anche Nigel Farage non ha conquistato nessun seggio in queste elezioni, risulta il vincitore morale.

Perché lasciare [la UE] significa esattamente quello.

La Brexit potrebbe creare difficoltà. Potrebbe risultare difficile. E allora? La campagna compiacente e condiscendente condotta dalla cricca dei remainers è stata così sgradevole che ha indotto quelli che hanno votato nel referendum del 2016 a ribadire la propria posizione con forza.

Chiunque dotato di un minimo di cervello potrebbe notare la doppiezza e la vigliaccheria di persone come Chukka Amuna e Anna Soubry (e il resto della banda di ChangeUK) che cambiano partito come noi cambiamo le mutande ma che si rifiutano di partecipare alle elezioni secondarie per confermare i loro seggi.

Hanno anche perso tutti i loro posti.

Anche i Tories che hanno negoziato apertamente con le potenze straniere per disattendere la volontà popolare sono scomparsi. Un’intera generazione di politici incapaci e riprovevoli è stata mandata ai giardinetti non presentandoli alla rielezione perché sapevano qual era il vero umore del paese, anche se hanno fatto gli straordinari per sovvertirlo.

Piaccia o no, le persone non possono governare senza il consenso degli elettori. E gli elettori lo hanno appena detto loro che le cose stanno così, anche se in maniera un po’ rude. Non bisogna commettere errori, la lotta non è ancora finita, ma questa è la prima vittoria definitiva nella saga della Brexit.

Il progetto europeo ha subito un duro colpo da questi risultati, anche se diffido delle intenzioni di Boris Johnson e dei Tories. Le elezioni non riguardavano ciò che Johnson farà con il suo mandato.

Si trattava di sbarazzarsi del cancro nel cuore del sistema politico britannico.

Quindi, per prima cosa, lasciar perdere tutti gli avvocati politici di carriera e mettere la Brexit sulla strada del completamento.

La riforma della House of Lords, della Corte suprema e di tutto il resto può attendere. Penso che questi risultati siano stati chiari anche su questo punto.

Johnson ha affrontato questo problema nel suo discorso di insediamento, sapendo che molte persone gli hanno dato il propriovoto. Sa che questa vittoria può essere fugace.

Deve continuare con qualcosa di più della semplice realizzazione della Brexit. Deve apportare cambiamenti reali e sostanziali alle politiche dell’UE che hanno portato l’economia del Regno Unito nella fogna.

Deve davvero proteggere il Regno Unito dalla crisi in atto nel continente, perché se lo tradisce seguendo la rotta di Theresa May di una “relazione stretta e speciale” con l’UE, lo condurrà nel caos molto rapidamente.

Detto questo, sento anche che …

“Johnson che ha un mandato elettorale così forte affinchè”la Brexit sia concretizzata” ha ottenuto anche una mano forte per negoziare con l’Unione Europea quando i colloqui riprenderanno a gennaio. Ha eliminato con successo il peggio della cricca del “Remain” dal partito Tory e questo mette in guardia Bruxelles sul fatto che non possono più sfruttare le fazioni all’interno di Westminster mettendole l’una contro l’altra. Per più di tre anni l’establishment politico nel Regno Unito e in Europa ha contrastato il voto iniziale sulla Brexit. Quell’opposizione rivelò e rafforzò le divisioni all’interno della società britannica, mettendo l’una contro l’altra le sottoculture del Regno Unito“.

La grande domanda è: negozierà con Mr. Barnier come vincitore o, alla maniera di Theresa May, come qualcuno che negozia per la pace dopo essere stato bombardato a tappeto?

È forse la domanda più importante che incombe ancora nel Regno Unito e sulla Brexit.

Barnier e compagnia credono ancora di avere il sopravvento qui. Faranno ancora il loro gioco di non negoziazione fino all’ultimo momento, cercando di strappare agli inglesi ribelli una soluzione che sia tanto umiliante quanto punitiva.

Solo per questo motivo, credo, il popolo britannico ha votato come hanno fatto giovedì. Era chiaro che non solo il loro Parlamento non lavorava nel loro miglior interesse e li trattava come bambini capricciosi, ma che anche l’UE li guardava con disprezzo e malcelata ostilità.

O nel caso di Donald Tusk e Guy Verhofstadt, ostilità mnifesta.

L’arroganza del pensiero coloniale europeo è stata pienamente messa in luce negli ultimi tre anni. Non si concluderà con questo voto e non si placherà nemmeno un po ‘.

La leadership dell’UE stabilirà i termini dei negoziati di un accordo di libero scambio con il Regno Unito per recuperare ogni “vittoria” garantita da Johnson nel suo brillante, nuovo Trattato di recesso.

Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio europeo, sta già parlando in questi termini. Lo stesso vale per il presidente francese Emmanuel Macron. Il nuovo slogan sarà “parità di condizioni” dall’UE.

Ciò sostituisce “l’allineamento normativo”. E se blocchi Johnson usando quella frase, Farage schizzerà alle stelle, e giustamente.

Per ora, Johnson ha il tocco magico. Ha rafforzato i Tories, sterilizzato l’ERG, sconfitto Corbyn e con Farage ha “rimesso il genio nella lampada”. La Brexit ci sarà.

Questa vittoria vedrà gli investitori affluire nel Regno Unito e prendere in seria considerazione ciò che sta accadendo nell’UE. Mentre penso che l’obiettivo di Johnson sia in definitiva quello di procedere con la BRINO – Brexit in Name Only [Brexit solo a parole n.d.t] – un crollo del sistema bancario europeo potrebbe costringerlo politicamente a farsi da parte mentre si accade.

Perché fa parte di quello contro cui la gente ha votato giovedì. I debiti dell’Europa non sono un problema del Regno Unito post-Brexit nelle loro menti.

Questo è ciò di cui la leadership dell’UE dovrebbe aver paura. Ed è chiaro dal modo in cui hanno portato avanti la partita con il Regno Unito, che ne hanno.

Tom Luongo