Due tra le più brillanti menti del Novecento, il fisico austriaco Wolfgang Pauli1 ed il famoso psicologo analitico svizzero Carl Gustav Jung2, furono per anni accomunati dallo studio di ciò che Jung stesso chiamava sincronicità3, termine questo che identifica tutti quei fenomeni legati tra loro in modo istantaneo da influenze psichiche, ma senza correlazione di causa-effetto, quindi senza un’alterazione materiale dell’uno sull’altro. Jung così definiva la sincronicità: “Utilizzo quindi il concetto generale di sincronicità nel senso specifico di corrispondenza tra due o più eventi senza una relazione causale, e che hanno lo stesso contenuto significativo o un senso simile; e faccio questo attraverso un’opposizione alla nozione di sincronismo che indica soltanto il semplice fatto della simultaneità di due fenomeni”.

Inizialmente allievo di Freud, Jung ben prestò se ne distaccò non condividendo l’approccio tipicamente materialista e positivista del ben più celebrato maestro: se da una parte Jung riconobbe a Freud il merito di essere stato il primo studioso ad affrontare con modalità prettamente scientifiche l’inconscio dell’individuo, dall’altro dissentiva dalla preponderanza che il padre della psicanalisi dava agli aspetti di natura prevalentemente sessuale della psiche del paziente. La classica goccia che fece traboccare il vaso, e che portò alla fine del sodalizio fra i due, fu il crescente interesse che l’allievo manifestava verso i fenomeni della sincronicità, da lui associati ai concetti di inconscio collettivo e di archetipi in esso contenuti, e per il quale fu tacciato persino dal maestro di essere caduto “nella marea nera della melma dell’occultismo”.

Troppo diverse erano le modalità attraverso cui i due psicologi solevano approcciarsi alla scienza. Come detto, Freud era fautore di un approccio tipicamente positivista. Anzi, ancora oggi è a personaggi come Freud che si deve il prevalere all’interno della cultura occidentale di una visione prevalentemente scientista e razionalista della realtà. D’altro canto, in un nostro precedente articolo4, abbiamo messo in evidenza come le filosofie mistiche orientali abbiano sempre avuto un approccio totalmente differente e come la stessa meccanica quantistica abbia superato questa apparente dicotomia tra spirito e materia, arrivando a postulare la Teoria del Tutto. Non sorprende dunque che Jung abbia deciso di procedere lungo un cammino completamente diverso e più affine al misticismo orientale, sentendosi nel contempo incoraggiato nel procedere delle sue indagini dalle recenti scoperte della fisica quantistica.

Jung coniò il termine inconscio collettivo per designare una realtà psichica non soggettiva ma oggettiva e che accomuna tutto l’universo situandosi in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo, la quale nel contempo costituisce una sorta di “memoria dell’umanità” e l’anima stessa dell’universo. E’ appunto ciò che nell’induismo Vedānta verrebbe denominato Brahman e che rappresenta l’aspetto di immutabilità, di infinito, di immanenza e di realtà trascendente, l’Origine Divina di tutti gli esseri5. Il Brahman va dunque considerato una sorta di autentica coscienza suprema, che ingloba in sé, pervadendolo, tutto l’universo, materiale o immateriale che sia.

Ma questo inconscio collettivo è anche ciò che i moderni fisici quantistici definiscono campo unificato. Ecco le parole del fisico britannico Jeans6: “L’universo ci incomincia ad apparire più come un grande pensiero che come una grande macchina; l’apparente oggettività delle cose è dovuta alla loro esistenza nella Mente […]. La Mente non appare più come un accidentale intruso nel regno della materia, ma incominciamo a sospettare che dobbiamo considerarla piuttosto quale il Creatore e Reggitore del regno della materia […]. L’antico dualismo tra la Mente e la Materia sembra quasi sparire, risolvendosi in una creazione e manifestazione della Mente”. Jung stesso ebbe a dire: “Prima o poi la fisica quantistica e la psicologia dell’inconscio cammineranno sulla stessa strada in maniera molto stretta dal momento che indipendentemente l’una dall’altra e seppur da direzioni opposte, esse si spingono in un territorio trascendentale”.

Jung intuì che la teoria detta del quantum entanglement7, cioè quando due particelle un tempo venute a contatto tra loro e poi separate a grande distanza sembrano comunicare tra loro in maniera istantanea, avrebbe potuto essere la chiave di volta per fornire una spiegazione scientifica al concetto di sincronicità su cui lui stava indagando. Inevitabilmente, Jung finì con il legare i suoi studi a quelli che eminenti fisici stavano conducendo in contemporanea nell’ambito della fisica quantistica. Ed è da lì che nacque la reciprocamente proficua collaborazione con Pauli.

Lo stesso incontro tra i due fu un chiaro esempio di sincronicità. Pauli, all’epoca poco più che trentenne, stava attraversando un periodo psicologicamente difficile: a causa del suicidio della madre e della fine del suo breve matrimonio, si era dato all’alcol e necessitava manifestamente di aiuto terapeutico. In più, malgrado fosse unanimemente considerato un genio, era visto con un certo sospetto dai colleghi. Questo per via di quello che scherzosamente era stato chiamato effetto Pauli8: ogni qualvolta Pauli metteva piede in un laboratorio dove si stava svolgendo un qualche esperimento, inaspettatamente e senza alcuna ragione apparente gli strumenti andavano in tilt. Il tutto si verificava con una tale sistematicità che molti suoi colleghi, che pure erano consci del suo talento assoluto, giunsero al punto di intimargli di girare al largo quando stavano conducendo esperimenti particolarmente delicati. Fu così che Pauli divenne paziente dello stesso Jung. Ma soprattutto fu così che ebbe inizio tra i due un solido sodalizio, che portò entrambi alla ricerca, seppur da strade diverse, di una base comune che unisse mente e materia.

Nel corso dei suoi studi, Pauli comprese che ci sono aspetti della materia che fanno pensare al fatto che alla base di tutta l’impalcatura dell’universo possa esistere una grande dimensione psichica, in tutto e per tutto coincidente con quell’inconscio collettivo che Jung aveva scoperto. Si deve dunque a lui l’introduzione nell’ambito della fisica quantistica del concetto di sincronicità. Il fisico austriaco si accorse infatti che a livello subatomico le particelle elementari seguono un principio che è del tutto simile a quello di sincronicità così come elaborato da Jung per il mondo macroscopico in cui viviamo. Pauli vinse nel 1945 il premio Nobel per la fisica grazie alla formulazione di quel principio di esclusione che da lui è detto appunto di Pauli9. Esso afferma che le particelle denominate fermioni, ovvero protoni, neutroni elettroni e neutrini, sono governate da un principio di anti-simmetria che è in contrasto col principio di simmetria che al contrario governa particelle come i bosoni, che comprendono i fotoni e i mesoni; ciò significa che mentre i fermioni non possono essere tutti nello stesso stato quantico e vengono sempre tenute separate le particelle con la stessa energia (infatti, due elettroni non possono stare nello stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin10, cioè rotazione, opposto), i bosoni possono invece aggregarsi tra di loro in un singolo stato coerente come nel caso dei Laser. La costante contrapposizione tra particelle anti-simmetriche e particelle simmetriche veniva visto da Pauli come una sorta di incessante danza cosmica, che crea una gerarchia all’interno dell’universo, come se si fosse in presenza di una mente ordinatrice. Non si può fare a meno di segnalare come quello della danza cosmica sia un concetto ricorrente: si pensi alla danza di creazione e distruzione del dio Shiva proprio della religione induista. Questa sorta di danza cosmica delle particelle subatomiche avviene senza che vi sia un’effettiva correlazione causale tra di esse, essendovi in vigore il principio di esclusione di Pauli, ma il tutto accade in maniera appunto sincronica. Quindi è la sincronicità a dominare in ambito subatomico tra le particelle elementari, esattamente come eventi sincronici possono avvenire a livello della realtà materiale che noi esperiamo quotidianamente.

Che a livello subatomico le particelle elementari siano connesse tra di loro attraverso un principio di sincronicità di stampo junghiano viene anche confermato dal paradosso EPR11. Si è scoperto infatti che se si allontanano fra di loro due particelle che sono state precedentemente in contatto, qualunque sia la loro distanza, esse comunicheranno istantaneamente. Ad esempio, se dopo aver osservato due elettroni – che si rammenta essere governati dal principio di anti-simmetria, il che significa che se il primo elettrone ha uno spin pari a + ½ il secondo necessariamente deve aver uno spin pari a – ½) – nel momento in cui il primo inverte il proprio spin, da positivo a negativo, istantaneamente, qualsiasi sia la distanza tra di loro, anche il secondo elettrone invertirà il proprio spin, questa volta da negativo a positivo, in modo tale che la somma dei loro spin sia sempre zero. Questa è pura sincronicità tra particelle che sono legate tra loro come da una specie di legame simpatetico e questo avviene senza che sia stato emesso alcun segnale (l’emissione di un fotone) dalla prima particella per informare l’altra. È avvenuto tutto istantaneamente, come se le due particelle comunicassero per telepatia, senza che via si sia verificato alcun nesso causale.

Sulla base delle sue scoperte in ambito scientifico, Pauli si rese conto che tutte le sincronicità che avvengono in natura, dalle sincronicità umane alle sincronicità che hanno luogo nel dominio quantico, devono per forza avere una matrice comune. Pauli stesso identificò questa matrice invisibile nell’inconscio collettivo, a cui l’inconscio personale accede occasionalmente attraverso le sincronicità. Spirito e materia non sono disgiunti, ma interagiscono in maniera sincronica.

Detto di come il concetto junghiano di sincronicità abbia un fondamento scientifico molto solido, avvallato addirittura dalle ricerche di Wolfgang Pauli, a questo punto verrebbe da chiedersi per quale motivo si sia così ampiamente dibattuto nelle pagine precedenti di questo tema della sincronicità. Il fatto è che a volte capitano delle coincidenze così clamorose che si stenta a credervi; detto proprio in senso letterale. Sono coincidenze tali da dover necessariamente far riferimento ad un qualcosa di metafisico, qualcosa che trascende lo spazio ed il tempo, perché non si riesce a concepire come queste coincidenze si possano realizzare nella realtà positivista alla quale siamo abituati. Esse sono tali da sembrare una conferma della teoria junghiana della sincronicità.

Una di queste coincidenze così “impossibili” ha a che fare con tale Ingersoll Lockwood12. Chi era mai costui, vi chiederete voi? Ingersoll Lockwood è stato un avvocato newyorchese che ad un certo punto della propria carriera si è dilettato nella scrittura di racconti, la maggior parte dei quali composti negli anni ’90 del XIX secolo. Questi libelli non hanno certo goduto di un grosso successo commerciale, tanto che sono stati custoditi per oltre un secolo nell’oblio più assoluto presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti13, la più grande al mondo dopo la British Library14; e nell’oblio ci sono rimasti finché pochi anni fa, nel 2017, non sono assurti agli onori della cronaca a seguito dell’elezione a POTUS di Donald J. Trump.

Ebbene, che hanno mai a che fare questi libri con l’ascesa di Trump alla Casa Bianca? Si dà il caso che Lockwood abbia scritto ben tre racconti che meritano la nostra attenzione. I primi due hanno come protagonista il giovane virgulto di una ricca famiglia aristocratica dal nome alquanto altisonante: Willhelm Heinrich Sebastian Von Troomp, comunemente noto col nome di piccolo Barone Trump15. E come si chiama il figlio che Donald Trump ha avuto dall’ex modella slovena Melania? Barron, Barron Trump, scritto quasi alla stessa maniera. Per quanto non si possa escludere a priori che Donald Trump abbia voluto dare al proprio ultimogenito questo nome così singolare perché, per un qualsiasi motivo, era venuto a conoscenza dell’esistenza di queste due novelle, rimane sicuramente una coincidenza a dir poco strabiliante, considerando che i libri di Lockwood sono rimasti praticamente sconosciuti a chiunque per oltre cento anni.

I due racconti, intitolati The travels and adventures of the little Baron Trump and his wonderful dog Bulger e Baron Trump’s marvelous underground travel e scritti rispettivamente nel 1890 e nel 1893, sono fondamentalmente delle novelle per bambini, simili a tante altre scritte nel medesimo periodo. Il protagonista è appunto il giovane rampollo di questa ricca famiglia aristocratica, le cui radici si perdono nella Francia delle guerre di religione (la famiglia si chiamava originariamente De La Trompe ed era ugonotta), successivamente emigrata in Olanda (dove il nome fu cambiato in Van der Troomp), e quindi stabilitasi in Germania (dove venne assunto il nome definitivo di Von Troomp, anglicizzato infine in Trump). Il secondo racconto, in particolare, narra delle avventure del piccolo Barone Trump che lascia momentaneamente la casa paterna, denominata Castle Trump, per compiere in compagnia del fedele amico a quattro-zampe Bulger un viaggio in un misterioso mondo sotterraneo, il Mondo all’interno del Mondo.

La prima tappa del piccolo Barone è la città russa di San Pietroburgo. Da lì si inoltra nella regione dei monti Urali dove trova un portale per accedere al mondo sotterraneo. Fatto curioso è che la zona dei monti Urali è effettivamente ricca di grotte carsiche, in cui in anni recenti sono stati rinvenute pitture rupestri, come nel caso di Kapova Cave16. Dunque, in un qualche modo, è possibile affermare che in quella zona esista un vero e proprio piccolo mondo sotterraneo. La zona degli Urali è inoltre nota anche per il ritrovamento di alcuni antichi manufatti la cui scoperta ha suscitato non poca meraviglia, trattandosi di manufatti che risalirebbero ad un’epoca alla quale si pensa sia impossibile possano effettivamente appartenere17.

Una volta attraversato il portale, il nostro piccolo eroe si ritrova a viaggiare in un mondo sconosciuto, potendo contare solo sull’aiuto del fido Bulger. Il piccolo barone Trump passa così di avventura in avventura, conoscendo gli abitanti di questo mondo sotterraneo, i quali una volta abitavano il mondo in superficie. Questi ultimi, dopo che furono costretti a rifugiarsi nel sottosuolo a causa di un processo di irrigidimento delle condizioni climatiche (cosa questa che a me personalmente ricorda la teoria di Bal Gangadhar Tilak18 circa l’origine artica delle popolazioni vediche), hanno iniziato sviluppare qualità fisiche e psichiche assai particolari.

Ma le coincidenze non si limitano solo al nome del personaggio, per quanto già questa sia una coincidenza incredibile, anche se in apparenza facilmente spiegabile, qualora The Donald fosse stato a conoscenza dell’esistenza di questi racconti alla nascita del figlio (cosa che però non ci è dato di sapere). Ciò che nella finzione del racconto spinge il giovane barone a lasciare gli agi della casa paterna per cimentarsi in questo avventuroso periplo dall’esito per nulla scontato è la lettura di un manoscritto compilato da un vecchio saggio, un filosofo di origine spagnola che è stato il primo ad aver raggiunto il misterioso mondo sotterraneo. Orbene, il nome di questo vecchio saggio, dal piccolo barone chiamato the master of all masters, è Don Costantino Bartolomeo Strepholofidgeguaneriusfum, comunemente noto come Don Fum. Non avrete mancato di notare come il nome di questo personaggio non sia lungi dal ricordare quello dello stesso presidente degli USA, che è Donald appunto.

Ma c’è di più. Si veda la seguente immagine:

A sinistra un’illustrazione del piccolo Barone Trump come appare nella prima edizione del libro di Lockwood; a destra una foto di Barron, il figlio di Melania e di Donald di pochi anni fa (adesso il giovane virgulto di casa Trump è decisamente cresciuto, tanto che a 14 anni sfiora già i due metri di altezza19). C’è chi nota una forte somiglianza fisica tra i due. Quale che sia la verità, questa comunque è sempre una di queste strambe coincidenze di cui questa storia abbonda.

Ma non è finita qui. Oltre che per le novelle del piccolo Barone Trump, di Lockwood come scrittore ci si ricorda per via di un altro racconto, questo realizzato nel 1896 ed intitolato 1900 or the last President, dove le coincidenze sono ancora più singolari. Il racconto inizia con la descrizione di alcuni selvaggi tafferugli nella città di New York, città di cui Donald Trump è originario. Ciò che ha scatenato la rabbia popolare, fomentata da agitatori anarchici e da rivoluzionari di sinistra, è la diffusione della notizia dell’inaspettata vittoria alle elezioni presidenziali del 1896 da parte del candidato Bryan, definito come un candidato populista, un autentico outsider, grandemente sfavorito alla vigilia, ma su cui le classi meno abbienti avevano riposto la propria fiducia per fronteggiare lo strapotere delle grandi corporations e dei cambiavalute di Wall Street. La folla in tumulto assale anche un albergo di lusso lungo la Fifth Avenue, la stessa arteria stradale dove oggi si erge la Trump Tower, che è in qualche modo il castello della famiglia Trump. Tutto ciò non vi ricorda qualcosa? Tipo l’inaspettata vittoria di Trump contro la Clinton alle elezioni presidenziali del 2016? O le violente manifestazioni di protesta, in realtà saccheggi e sedizioni, ad opera delle organizzazioni anarchiche di sinistra che stanno oggi funestando l’America?

A distanza di alcuni mesi dal sorprendente successo elettorale, il presidente eletto Bryan si installa ufficialmente alla Casa Bianca e provvede alla nomina dei membri del suo gabinetto di governo. Tra di essi, spicca un nome: quello del segretario all’agricoltura Lafe Pence, che curiosamente porta lo stesso nome dell’attuale vice di Trump. Nel racconto di Lockwood, vi è spazio anche per una figura che sembra ricordare quella di Bannon, fidato braccio destro di Trump nella sua campagna elettorale vincente del 2016. Nel libro si chiama Tillman, ma la sua descrizione combacia con quella di Bannon, perché anche questo Tillman, presentato come il vero stratega della campagna elettorale di Bryan, dopo la vittoria elettorale preferisce continuare a lavorare rimanendo nell’ombra senza occupare posizioni ufficiali.

Il primo atto ufficiale che il nuovo presidente compie una volta entrato pienamente in possesso dei poteri presidenziali consiste in un atto esecutivo con cui viene reintrodotto il doppio standard oro-argento nella monetazione del paese. Effettivamente, la demonetizzazione dell’argento, avvenuta negli Stati Uniti con un atto del 187320, aveva molto impoverito le classi popolari americane a causa della stretta sulla massa monetaria susseguente l’introduzione del gold standard. Sin dal principio, questo atto legislativo venne definito come il crimine del 1873, per rimarcare le conseguenze nefaste che la demonetizzazione dell’argento ebbe sull’economia globale sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale21. Il presidente James A. Garfield22 avrebbe voluto, al pari del presidente Bryan del racconto di Lockwood, reintrodurre la monetazione in argento ma il suo misterioso assassinio da parte del solito omicida solitario pose fine ad ogni proposito in tal senso.

Il racconto di Lockwood quindi prosegue nel descrivere gli sforzi del presidente Bryan nel migliorare le condizioni di vita del popolo americano statalizzando i monopoli, calmierando i prezzi dei beni di prima necessità, facendosi promotore di misure keynesiane per una sostenuta crescita economica e concedendo prestiti a imprenditori e agricoltori a interessi contenuti. Ma vengono altresì presentate anche le difficoltà e gli ostacoli che egli trovò sul suo cammino malgrado gli iniziali successi in ambito socio-economico. Alla fine, le cose volgono al peggio: l’amministrazione governativa compie un grande errore nel voler mantenere la parità tra oro e argento, la crescita economica si arresta, le tasse aumentano e riemergono i vecchi dissapori tra Nord e Sud (in fin dei conti, a quell’epoca la guerra di Secessione si era conclusa da circa una trentina di anni). Alla fine, nelle grandi città imperversano le violenze degli agitatori comunisti. Ormai incapace di mantenere l’ordine, il presidente si arrende all’opposizione prendendo atto delle insanabili fratture insite nella società americana. Proprio nel momento in cui un attentato dinamitardo fa saltare in aria la cupola del Campidoglio, i membri del Congresso deliberano per lo smembramento dell’Unione, rendendo di fatto il presidente Bryan l’ultimo presidente degli Stati Uniti.

Per quanto possano sembrare incredibili queste coincidenze, esse sono tutte vere. Io stesso, prima di redigere questo articolo, mi sono preso la briga di leggere i due racconti A marvellous underground Journey e 1900 or the last President, per sincerarmi del fatto che non fossero frottole. Invece non sono che la verità. Il web, ça va sans dire, è il regno delle cospirazioni. Il che non è certo un male, visto che i veri cospirazionisti sono in realtà persone che semplicemente si ostinano a pensare ancora con la propria testa, non accettando la narrativa fasulla dei media tradizionali. A volte però si esagera. Ed è così’ che in rete pullulano ricostruzioni alquanto fantasiose di questa vicenda. Ad esempio, alcune persone particolarmente ricche di immaginazione hanno addirittura avanzato l’ipotesi che Barron o persino Donald Trump siano dei time travellers, ossia dei viaggiatori del tempo, disponendo di una macchina del tempo con cui sarebbero in grado di fare su e giù per le epoche storiche. Ovviamente, questa è un’ipotesi troppo strampalata per essere credibile, che non ci sentiamo di condividere, lasciando essa il tempo che trova.

Tuttavia, vi è un’altra coincidenza assolutamente strabiliante da menzionare a riguardo di Donad J. Trump. Infatti, l’attuale POTUS ha avuto un legame diretto nientepopodimeno che con Nikola Tesla, forse la mente più brillante dell’intero Novecento, le cui scoperte sono ancora oggi in parte avvolte da un’aurea di mistero. Dopo essersi stabilito negli Stati Uniti, il geniale scienziato nato in Croazia da famiglia visse gli ultimi anni della sua vita a New York, dove trovò alloggio presso la stanza 3327 del New Yorker Hotel. Ivi morì nel 1943, a 86 anni di età. Immediatamente dopo il suo trapasso, l’FBI blindò la camera dove Tesla viveva e incaricò uno dei più valenti scienziati dell’epoca, un ingegnere elettronico di fama mondiale che aveva dato il suo contributo allo sviluppo del generatore Van de Graaf, di studiare per conto del governo americano le carte che Tesla conservava nel proprio appartamento, nella convinzione che queste potessero portare a qualche scoperta scientifica che ancora non era stata divulgata. Il nome di questo ingegnere era John G. Trump23, e altri non era che lo zio paterno di The Donald.

Secondo queste strampalate teorie che si leggono sul web, Tesla avrebbe inventato una macchina del tempo, lo zio di Donald Trump se ne sarebbe impossessato e ne avrebbe reso partecipe il nipote. Che dire? Per quel che mi riguarda, non considero affatto peregrina l’ipotesi che un genio assoluto come Tesla possa avere realmente inventato qualcosa di simile ad una macchina del tempo, ovvero un macchinario che, distorcendo lo spazio-tempo, sia in grado di generare un portale attraverso cui viaggiare attraverso le epoche storiche, verso il passato od addirittura verso il futuro. Tuttavia, in questo caso, per spiegare queste incredibili coincidenze che riguardano la famiglia Trump, si preferisce piuttosto far ricorso al concetto di sincronicità per identificare un qualcosa che attinge la propria origine da quella sorta di inconscio collettivo che travalica il tempo e lo spazio in conformità con le leggi della fisica quantistica. Jung stesso rimarcava come una delle modalità attraverso cui si manifestano fenomeni sincronici risieda nella coincidenza di uno stato psichico con un corrispondente evento futuro non ancora accaduto e distante nel tempo e che può essere verificato solo in seguito. In altre parole, si tratterrebbe di preveggenza. Che Ingersoll Lokwood fosse semplicemente una persona a cui erano state concesse doti di preveggenza tali da poter intravvedere cosa sarebbe successo in un futuro più o meno lontano? Ovviamente, questa è una domanda alla quale non si è in grado di rispondere. Ma non si può che restare attoniti di fronte a questo numero così cospicuo di coincidenze, o per meglio dire di sincronicità, che riguardano direttamente la famiglia dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

Che il piccolo barone Trump dei racconti di Lockwood sia veramente da identificarsi con l’ultimogenito del POTUS? Che Trump stesso possa suo malgrado diventare l’ultimo presidente alla guida degli Stati Uniti prima di una loro clamorosa disgregazione? Come si suole rispondere in questi frangenti, ai posteri l’ardua sentenza. Noi ci siamo semplicemente limitati ad esporre nella maniera si spera la più oggettiva possibile dei fatti di una tale singolarità che non si riesce a vedere come vi si possa dare una spiegazione senza tirare in ballo qualcosa di metafisico, come è appunto il concetto di sincronicità di Jung ma anche di Pauli. D’altronde, nel marzo 1955, Albert Einstein, scrivendo una lettera di condoglianze alla famiglia del suo amico e collega Michele Besso24 da poco deceduto, vergò queste parole ormai famose: “È partito da questo strano mondo un po’ più prima di me. Questo non significa niente. Le persone come noi, che credono nella fisica, sanno che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente”.

1 https://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Pauli/

2 https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung

3 https://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicità

4 https://www.orazero.org/affatturamenti/

5 https://www.ufopedia.it/Brahman.html

6 https://it.wikipedia.org/wiki/James_Jeans

7 https://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico

8 https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Pauli

9 https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_esclusione_di_Pauli

10 https://it.wikipedia.org/wiki/Spin

11 https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Einstein-Podolsky-Rosen

12 https://en.wikipedia.org/wiki/Ingersoll_Lockwood

13 https://loc.gov/

14 https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_largest_libraries

15 https://en.wikipedia.org/wiki/Baron_Trump_novels

16 https://en.wikipedia.org/wiki/Kapova_Cave

17 https://www.ancient-origins.net/unexplained-phenomena/ancient-nanostructures-found-ural-mountains-are-out-place-and-time-002046

18 https://en.wikipedia.org/wiki/Bal_Gangadhar_Tilak

19 https://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/19_novembre_27/barron-trump-13-anni-altissimo-supera-presidente-188-cm-first-lady-melania-180-cm-45c54e30-10fc-11ea-957c-6caba63f0e63.shtml]

20 https://en.wikipedia.org/wiki/Coinage_Act_of_1873

21 Goodson Stephen Mitford, Storia delle banche centrali e dell’asservimento del genere umano, Ginko Edizioni, Verona, pagg. 98-99.

22 https://it.wikipedia.org/wiki/James_A._Garfield

23 https://en.wikipedia.org/wiki/John_G._Trump

24 https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Besso