Impara tutto, e poi ti renderai conto che nulla è superfluo: un sapere limitato non dà vera soddisfazione.
Ugo di San Vittore, Didascalicon VI M

Al fine di comprendere il titolo di questo breve articolo, dobbiamo necessariamente riferirci alla evoluzione della conoscenza della Verità alla quale Giovanni accede con maggiore chiarezza, per mezzo di un percorso pedagogico formulato attraverso poche parole fondamentali.

Il Vangelo di Giovanni1, il più iniziatico di tutti, fu scritto nella lingua ellenica denominata Greco Koinè2. Tale dialetto greco era la lingua franca del tempo, ma anche la lingua più diversificata e ricca nell’uso delle parole. Era denominata anche “GRECO ALESSANDRINO” ed è la madre dell’attuale Greco moderno. La lingua greca è una lingua ricca di termini e di forme simboliche.

Si pensi alla parola: “Amore” nei tre termini greci, che rappresentano l’evoluzione da un amore carnale a quello filiale, sino a quello agapico che è l’amore spirituale, il più elevato quello che è sempre alla ricerca di Dio3.

Erotico (Ερωτικός), Filiale (Κλαδί) Agapico (Αγαπικό)

L’Amore pertanto attraversa tre fasi:

  • Amore erotico, romantico, amore a prima vista, il colpo di fulmine.
  • Amore filiale, l’amore ininterrotto dei genitori verso i figli.
  • Amore agapico, vale a dire l’amore spirituale che sorpassa tutte le montagne dell’ostinazione umana.

Questa Trinitarietà di Amore rispecchia la Trinitarietà biblica dei tre tempi eonici dei quali abbiano parlato nell’articolo sulla Regalità Giovannea, dove il confronto con la forza originaria della Parola, come viene proposta dall’Evangelista4, apre impensati sprazzi di esegesi sulla vita ed il suo senso.

Il Vangelo venne concepito per un pubblico che va ben oltre la cerchia di lettori del primo secolo, il Vangelo di Giovanni parla ai cristiani di tutti i tempi e li chiama a operare, una volta per sempre, la più importante scelta di vita.

L’Apostolo Prediletto utilizza quattro verbi, nel suo Vangelo, per farci comprendere la sua progressione nella conoscenza della Verità al fine di donarla ai lettori attenti. Il mondo giovanneo ha un respiro universale e fu grazie a Sant’Eusebio di Cesarea5, che il Vangelo di Giovanni, attraverso un periodo lungo e tortuoso, fu accettato per mezzo dell’analisi pubblicata negli Antilegomena (ἀντιλεγόμενα)6.

La difficoltà maggiore nell’accettazione di 2 e 3 Giovanni, al di là della loro brevità, sembra essere stata la dubbia apostolicità: se la Prima lettera di Giovanni, giunta a noi in forma anonima, per le palesi affinità con il quarto vangelo fu infatti da subito attribuita a «Giovanni, il discepolo del Signore, quello che riposò sul suo petto7, per le altre due non si aveva la medesima certezza. Tralasciando per un momento la questione dell’attribuzione di queste lettere, resta comunque interessante notare che gli scritti in esame erano conosciuti e usati già nella prima metà del II secolo. Certo, per avere citazioni dirette è necessario attendere Ireneo di Lione, il quale, verso la fine di tale secolo, riporta frasi di 1 e 2 Giovanni come provenienti da un ‘unica lettera che attribuisce al medesimo autore del quarto vangelo8• Ma già molto prima si possono trovare echi del loro pensiero e linguaggio: nella Didaché, scritto risalente alla fine del I secolo e tenuto in grande considera­zione nell’antichità cristiana, in 10,5 c’è un accenno al tema della perfezione nell’amore, che può richiamare 1 Gv. 4, 18. Nella seconda Lettera di Clemente Romano9 ai Corinti, che pur essendo pseudo epigrafa, è un testo di grande valore in forza della sua antichità (prima metà del II secolo), si legge che Dio «ci prodigò la luce; come un Padre ci chiamò suoi figli» (2 Clemente 1,4), parole che ricordano 1 Gv. 3, 1; le affermazioni di Erma, secondo cui «il Signore è veritiero in ogni parola e non v’è menzogna in lui» (Pastore di Erma 3, l )5, non possono non richiamare alla memoria 1 Gv. 2,27. E anche chi dubitasse del fatto che le citazioni appena riportate siano prove certe di una conoscenza del testo delle lettere giovannee deve arrendersi all’evidenza di quello che è il parallelo più chiaro con tali scritti nella prima metà del II secolo: una frase della Lettera ai Filippesi di Policarpo10 (datata dalla paleografia al 120-130 d.C.), in cui si legge che «chiunque non confessi Gesù Cristo venuto nella carne è Anticristo. E chi non confessi il martirio della croce è dal diavolo» (7,1). L’influenza di l Gv. 4,2-3 e 2Gv 7 su un testo del genere è difficilmente escludibile11.

A quale scopo Giovanni scrive le parole: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio? Anche noi, quando parliamo, diciamo delle parole. Le parole che noi pronunciamo percuotono l’aria, e diventano creative perché la Teandria è insita nell’uomo così come il libero arbitrio. L’atto creativo è fatto di parole che formano dinamicamente un fatto, una ipotesi, un ragionamento, una sintesi. La parola crea ed è importante comprendere pertanto l’utilizzo di alcune parole che, il Prediletto ha utilizzato nel suo Vangelo indomabile e profondamente iniziatico.

Nel famoso affresco di Michelangelo12 nella Cappella Sistina, si vede Dio che tende il dito all’uomo, ma il dito dell’uomo non è teso ma piegato. Questo simbolicamente significa che l’uomo dispone della piena libertà di toccare con mano la Libertà Trinitaria o percorrere la sua strada. La strada sarà anche costellata da sofferenze, che però sono una conoscenza utile al fine di pervenire alla libertà di toccare la Mano Amica di Dio. L’Amicizia di Dio ebbe inizio con Abramo, il primo dei grandi patriarchi di Israele, scelto da Dio come padre del popolo della promessa: nella sua discendenza, infatti, sono benedette tutte le nazioni. Abramo è l’unico personaggio dell’Antico Testamento a venir chiamato “amico di Dio” (Isaia 41,8; Giudici 2,23)

“Colui che Dio ha mandato dice le Parole di Dio; senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna” (3,34-35)

Tornando al nostro articolo e scusandoci per la lunga premessa, ecco le nostre considerazioni su alcune Parole usate dal Prediletto del Signore.

Il verbo “VEDERE” ha per l’Apostolo una importanza universale, oltre che esclusiva, perché, attraverso il suo stile elegante, ci indirizza a comprendere la sua esperienza nella pedagogia del discernimento e della contemplazione della Verità. Giovanni infatti VEDE la Verità e la visione della Verità diventa PAROLA.

  • Il primo verbo utilizzato è “βλέπειν” (blèpein – blepo) vale a dire “intravedere”. Lo troviamo nel Vangelo giovanneo quando il Battista scorge Gesù (Gv. 1,29)
  • Il secondo verbo, usato più spesso nel Vangelo di cui sopra, è “Θεωρειν” (theorein – theoreo da cui teoria). Il verbo riferisce lo sguardo di osservatore concentrato ed è adoperato nei confronti di coloro che vedono i segni, i miracoli ed ascoltano le Parole di Gesù (Gv 2,23; Gv 6,29). Tale sguardo è sinonimo fede ed è già potenzialmente aperto al Mistero.
  • Il terzo verbo è “Θεασθαι” (theasthai – da cui deriva il termine teatro). È il verbo che indica il contemplare con lo sguardo meravigliato da ciò che vede e, in qualche modo, ed è già conquistato dalla visione degli accadimenti. Questo sguardo vede la Teandria del Cristo confermata dal Prologo: “Abbiamo contemplato la sua gloria, la gloria dell’unigenito, venuto da presso il Padre” (Gv 1,14).
  • Il quarto verbo è il più universale dal punto di vista lessicale, ma è anche il più concentrato nel contenuto; si tratta del verbo comune orao – vedere usato però al perfetto: “έώρακα” (èoraka da cui eureka). È il verbo che ha potuto constatare la Verità, senza nebbie e caligini; si tratta del verbo che conserva la memoria intatta. Il termine racchiude: avere visto, capito e compreso il simbolismo di fronte ad un fatto straordinario ed inequivocabile. Si tratta del verbo della memoria nel quale convergono tutti gli accadimenti passati nell’amicizia con Cristo e nell’aver ascoltato le Parole dai Battiti del Suo Cuore al fine di pervenire alla completa intellezione (Gv. 14,9).

In Giovanni si intravede un Amore infinito ed ordinatore che desidera lasciare come eredità di Aquila, che vede il Sole della Verità senza esserne accecata, la completa decodificazione che sarà colta solo da coloro che sceglieranno la luce invece che le tenebre13.

Secondo San Gregorio Magno, l’esegeta cristiano, leggendo la Bibbia, dalla storia si innalza al mistero, «ab historia in mysterium surgit» (Omelia su Ezechiele I, 6, 3). Gregorio spiega: «Quanto più ciascun uomo santo progredisce nella Sacra Scrittura, tanto più questa stessa Sacra Scrittura progredisce in lui […], perché le parole divine crescono con chi le legge» (I, 7, 8). Questo principio di lettura della Scrittura era stato ispirato a Gregorio dalla visione iniziale del libro di Ezechiele che stava commentando. Il profeta, nella sua visione, vedeva un «carro» trascinato da «quattro esseri viventi». Le ruote del carro giravano, e Gregorio riflette su queste parole del testo: «Spiritus vitae erat in rotis» (Ez 1, 20). Ecco il commento: il fatto che lo Spirito sta nelle ruote del carro è un simbolo della Scrittura in cui è presente lo Spirito. Il testo biblico è come una ruota che gira: va in alto, poi torna in basso, ma per risalire di nuovo in alto. Il testo quindi cresce (va in alto), «cresce con chi lo legge». E la ragione è, spiega ancora Gregorio, che la Sacra Scrittura «mentre propone il testo rivela il mistero» («dum narrat textum prodit mysterium») e riesce così a dire le cose passate «in modo tale da predicare [anche] il futuro»14.

“…per comprendere il senso della frase «In principio era il Verbo», bisogna sapere in secondo luogo che Agostino, nel libro delle Ottantatré Questioni, al capitolo «Sul Verbo di Dio», dice così: «In principio “erat verbum”. Ciò che in greco si chiama Logos (λόγος), significa in latino sia parola che idea. Ma in questo passo è meglio tradurlo con “parola”, in modo da significare non soltanto il rapporto col Padre, ma anche con tutto ciò che, tramite il Verbo, è diventato potenza operativa. Invece l’idea è chiamata giustamente così, anche se niente ottiene l’essere tramite essa. Fin qui le parole di Agostino. E ciò è chiaramente confermato dal fatto che la scienza che insegna a ragionare nelle singole scienze e sui singoli soggetti, la logica, è detta così a partire da logos, ragione. Ma la stessa logica è chiamata scienza del discorso, giacché logos significa anche discorso o parola”

Meister Eckart – Commento al Vangelo di Giovanni – Ediz. Bompiani – IL Pensiero Occidentale 2017

“Se c’era infatti tra i profeti una differenza, i perfetti e superiori non desiderarono vedere le cose che gli apostoli videro, perché anch’essi le hanno vedute; gli altri invece non giunsero, al pari dei precedenti, a salire fino alla sublimità del Logos e rimasero, quindi, con il desiderio delle cose conosciute dagli apostoli per mezzo di Cristo. Quanto al verbo «VEDERE», noi non l’abbiamo inteso in senso corporeo, così come abbiamo inteso in senso spirituale il verbo «ascoltare», in quanto solamente «chi ha orecchi [da intendere] può ascoltare le Parole di Gesù. Il che non capita molto di frequente. “

Origene. “Commento al Vangelo di Giovanni”.

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.com – Ilseparatore@yandex.com

  • 1“IlQuarto Vangelo era chiamato da Clemente Alessan­drino «pneumatikòn euanghélion», vale a dire «Vangelo spirituale». Questa definizione, che è una tra le più note del Vangelo di Giovanni, è riportata da Eusebio di Cesarea (cfr. Historia Ecclesiastica, VI, 14, 7), il quale riferisce come ad Alessandria d’Egitto, verso la metà del secondo secolo, il vescovo Clemente così designava tale Vangelo, rifacendosi alla testimonianza dei primi presbiteri. In questo senso, egli lo distingueva dagli altri tre, che invece chiamava somatika, cioè «corporali». «Vangelo spirituale», quindi, ma non nell’intenzione di attribuirgli una spiritualità vaga, fumosa, quasi si trattasse di uno scritto puramente emozionale, ma nel senso più profondo del termine greco pneumatik6n, e cioè «ispirativo»”. Cfr. Ugo Vanni – Il Vangelo di Giovanni – Introduzione – Cittadella Editrice 2010
  • 2https://it.wikipedia.org/wiki/Koin%C3%A8
  • 3“Cos’è infatti la voce, se non un suono, che non si distingue con la vista, ma si percepisce con l’udito? Ora Mosè, con profondissimo intuito, volle far capire che la voce di Dio si vede; si vede infatti con l’intenso sguardo dell’anima, mentre nel Vangelo non si vede una voce, ma quella Parola, ch’è superiore alla voce. Sicché anche san Giovanni l’evangelista ha detto: «Quello che era da principio, quel che abbiamo udito e veduto, quel che abbiamo contemplato con i nostri occhi, e le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita: e la vita si è manifestata, e noi l’abbiamo veduta e ne rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita che era presso il Padre e si è manifestata in noi” Passi di: Ambrogio. “Opere”. “1 Giov., 1, 1-2.”
  • 4“La comunità nella quale è sorto il quarto vangelo era all’inizio strettamente congiunta al popolo da cui l’esperienza cristiana trae origine; tuttavia, dopo la catastrofe, il giudaismo a Jamnia si dà una precisa identità che ne determina lo sviluppo successivo; e sempre più tra questa realtà in divenire e il gruppo da cui scaturisce la testimonianza del “discepolo prediletto” si crea una netta frattura che culmina nella scomunica da parte dei rabbini. Il vangelo di Giovanni sarebbe dunque stato composto in una situazione caratterizzata dal processo di separazione tra la maggioranza guidata dai rabbini e una minoranza che faceva riferimento a Gesù. Al fine di illuminare lo sfondo ebraico del vangelo il commento presta particolare attenzione alle fonti giudaico-rabbiniche, aiutando i lettori a cogliere il contesto nativo della presentazione giovannea di Gesù”. Klaus Wengst – Il Vangelo di Giovanni – Edizione Queriniana – 2005
  • 5https://it.wikipedia.org/wiki/Eusebio_di_Cesarea
  • 6https://it.wikipedia.org/wiki/Antilegomena
  • 7Ireneo, Contro le eresie, 3,1,1
  • 8Ireneo, Contro le eresie 3,16,5 e 3,16,8. Dopo Ireneo, l’uso di 1 e 2 Giovanni è abbastanza diffuso: le troviamo citate da Clemente Alessandrino e da Tertulliano a cavallo tra il II e il III secolo, e poco dopo anche da Origene, che sembra conoscere pure Giovanni.
  • 9https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Clemente_I
  • 10https://it.wikipedia.org/wiki/Policarpo_di_Smirne
  • 11Lettere di Giovanni e Lettere di Giuda a cura di Matteo Fossati – Edizioni San Paolo
  • 12https://www.ultimaparola.com/2021/11/01/scoperta-incredibile-michelangelo-buonarroti-verita/
  • 13Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro! (Isaia 5:20) – “Or nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candeliere, affinché coloro che entrano vedano la luce” (Luca 11:33).
  • 14Storia e Mistero – Padre Ignace de la Potterie. – Questo grande esegeta giovanneo comprese tante chiavi interpretative e misteriche. : https://it.wikipedia.org/wiki/Ignace_de_la_Potterie