Il concetto di Modernità rappresenta un periodo storico caratterizzato da una serie di trasformazioni sociali, culturali ed economiche che hanno avuto luogo a partire dal caos scatenato dopo la Rivoluzione Francese del 1789.

L’avvento della Rivoluzione industriale inoltre, il progresso scientifico e tecnologico ed il cambiamento delle dinamiche sociali hanno profondamente influenzato la vita delle persone e le loro percezioni del mondo.

Parallelamente al concetto di Modernità, si è sviluppato quello di Modernismo, un movimento culturale che ha influenzato la Chiesa Cattolica per favorire il dialogo con le idee materialiste del mondo. I tempi attuali manifestano sempre più come questi dialoghi perniciosi, queste aperture “intellettuali” non abbiano fatto altro a permettere al male di radicarsi ben bene all’interno della Chiesa, attraverso formulazioni neo-linguistiche come “ermeneutica”, “dialogo”, “l’altro”, “incontro”, “liberazione” ed “accoglienza”.

Si tratta di un linguaggio asettico privo di una visione Mistica pertanto senza un afflato spirituale, ma basato su un’ideologia malsana oltre che profondamente effimera, che ha portato solo danni al mondo intero. Se tutto ciò è stato permesso da Dio, allora è probabile che quel grande potere durato due Eoni e che, in Nome di Cristo, ha compiuto le peggiori abiezioni, deve essere dissolto in una catarsi necessaria quanto la diffusione nociva di forme “teologiche” nemiche della Verità TriUnitaria. Il Modernismo è la summa delle summe del tradimento verso Dio commesso dal mondo Cattolico. Il crollo della società, inteso come disgregazione delle istituzioni sociali e politiche, è stato spesso associato a questa ideologia che ha invaso le menti di alcuni “teologi” e di molti politici.

Alcuni critici sostengono che sia il modernismo che il post-modernismo abbiano portato alla destabilizzazione delle certezze Tradizionali, provocando un senso di disorientamento e una mancanza di punti di riferimento comuni.

Uno dei maggiori contributi all’analisi del crollo della società da parte di queste ideologie proviene da Zygmunt Bauman, sociologo polacco. Nel suo libro “Modernità liquida”, Bauman sostiene che la Modernità ha subito una trasformazione in cui le relazioni umane sono diventate sempre più distanti e individualistiche, portando alla creazione di una società “liquida” in cui le connessioni umane sono fugaci e prive di significato duraturo.

Un punto critico di queste analisi è che la società contemporanea si trova in una fase di transizione continua in cui i concetti di Modernità, modernismo e post-moderno si sovrappongono e si mescolano. Le ideologie post-moderniste hanno sicuramente influenzato la critica sociale e culturale, mettendo in discussione le tradizioni del modernismo, ma è importante anche considerare i molteplici contesti in cui queste idee si sviluppano.

Il crollo della società per le ideologie nate all’indomani della Rivoluzione Francese. è una questione complessa che richiede un’analisi approfondita considerando tutti gli effetti deleteri che sono stati apportati a livello sociale eliminando il significato più profondo della vita della persona: il senso mistico. Molti “teologi” modernisti sono inoltre curiosamente di estrazione gesuitica, facenti parte pertanto della Compagnia di Gesù. I Gesuiti sono un ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola nel XVI secolo. Il povero Ignazio se avesse saputo cosa sarebbe accaduto con la fondazione della Compagnia dei Gesuiti non si sarebbe nemmeno messo la tonaca. L’Ordine dei Gesuiti è stato infatti spesso criticato per il suo accostamento al potere politico. Ignazio di Loyola ha creato un ordine religioso che era altamente gerarchico e autoritario, in sostanza una sorta di esercito a disposizione di tutte le forme di potere che in seguito si sono manifestate nel mondo specialmente in quello nato dall’idea della globalizzazione. I Gesuiti sono sottoposti a una disciplina rigorosa e ad una totale obbedienza ai superiori, escludendo qualsiasi forma di autonomia individuale o di ricerca personale della Verità. Questa struttura gerarchica può essere criticata per aver limitato la libertà di pensiero e l’espressione personale, negando ai membri dell’ordine di esprimere le proprie opinioni o di dissentire dalle decisioni superiori. Sant’ Ignazio ha sicuramente svolto un ruolo importante nella storia della Chiesa ed ha contribuito alla diffusione del Cattolicesimo, ma le critiche mosse nei confronti del suo approccio soggettivo alla spiritualità, della sua stretta alleanza con il potere politico, del suo atteggiamento nei confronti della struttura autoritaria dell’Ordine dei Gesuiti non possono essere ignorate. È importante valutare la sua opera in modo critico, riconoscendo sia i suoi meriti che le sue limitazioni. Uno dei principali punti critici riguarda la dottrina dei Gesuiti, definita spesso come una forma di casuistica, ovvero l’arte di trovare una soluzione morale adatta a ogni situazione. Secondo i critici, questa mentalità flessibile avrebbe portato i Gesuiti ad abbandonare principi moralmente rigidi per adattarsi alle circostanze, lasciando spazio a un certo opportunismo nel comportamento.

Un altro elemento spesso associato all’errore dei Gesuiti è la loro influenza sulla politica. L’ordine religioso ha avuto un ruolo significativo nelle Corti Reali e nelle istituzioni politiche europee, aprendo alle critiche di favoritismo e manipolazione per fini politici.

Un altro motivo di critica riguarda l’approccio relativamente aperto dei Gesuiti verso altre forme di religione e cultura. La loro volontà di adattarsi alle diverse tradizioni ha spesso suscitato dubbi sulla loro fedeltà alla fede Cattolica, considerata da alcuni come una forma di compromesso.

Nel corso del tempo, vi sono stati dibattiti riguardo alla spiritualità dei Gesuiti, con alcune correnti che si sono allontanate dalle Tradizione della Chiesa. Questo ha portato ad accuse di eresia e scismi all’interno dell’ordine. Va anche ricordato che tale Ordine venne in seguito soppresso e le accuse contro costoro sono state molteplici e complesse. Si sosteneva che i Gesuiti fossero troppo potenti e coinvolti in attività politiche, spesso in contrasto con gli interessi dei monarchi europei. Inoltre, circolavano accusazioni di coinvolgimento in intrighi religiosi e finanziari, e di ingerenza negli affari di Stato. Nonostante l’importante ruolo svolto dall’Ordine nella Contro-Riforma Cattolica, i Gesuiti si sono scontrati con parte del clero e teologi cattolici. Alcuni membri dell’alta gerarchia ecclesiastica avevano idee diverse sulla teologia e la direzione dell’Ordine, portando a crescenti conflitti interni. Sotto la pressione delle tensioni politiche e delle accuse rivolte all’Ordine, diverse monarchie europee presero misure drastiche. Nel 1759 il Portogallo fu il primo paese a sopprimere il movimento. A questo seguirono la Francia nel 1764, la Spagna e i suoi territori coloniali nel 1767, il Ducato di Parma nel 1768 e infine l’Austria nel 1773. Papa Clemente XIV, su richiesta delle Monarchie, emise infine un Decreto Pontificio nel 1773, chiamato “Dominus ac Redemptor”, che ratificò la soppressione dell’Ordine.

Ciò rappresentò un capitolo controverso nella storia ecclesiastica, caratterizzato da conflitti politici, sociali e religiosi. Le accuse contro i Gesuiti e la pressione delle Monarchie europee portarono alla loro temporanea soppressione nel XVIII secolo. Tra i Gesuiti, alcuni membri furono accusati di aderire al Modernismo, ma questo non significa che l’intero ordine ne approvasse o sostenesse le idee. Alcuni Gesuiti furono comunque coinvolti nella diffusione delle Teorie Moderniste nelle università, nei seminari e tra i fedeli, ma furono solo una minoranza all’interno dell’ordine.

La maggior parte dei Gesuiti, al contrario, rimase leale alle istituzioni ecclesiastiche e alla dottrina Cattolica. Molti di loro si distinsero per il loro impegno nel contrastare l’espansione delle concezioni moderniste, offrendo una robusta difesa della Tradizione e dell’autorità della Chiesa. Essi contribuirono anche a promuovere una formazione teologica rigorosa all’interno dell’ordine, in modo da far fronte alle sfide intellettuali dell’epoca.

Nonostante le differenze interne tra i Gesuiti, la Chiesa Cattolica vedeva con sospetto l’ordine a causa della sua flessibilità intellettuale e della sua tradizione di adattamento ai tempi.

Sebbene alcuni membri dell’ordine furono coinvolti nelle idee e nelle attività moderniste, l’intero ordine non può essere ritenuto responsabile per tali posizioni. I Gesuiti, nel loro insieme, rimasero impegnati nella difesa della tradizione Cattolica e nel contrasto alle concezioni moderniste, cercando di promuovere una fede fondata sull’autorità della Chiesa e sul rigore teologico.

Il buon Papa Luciani, il 20 settembre 1977, si era rivolto così ai giovani:

«Vi raccomando invece l’amore alla Tradizione: non siate di coloro che, abbagliati e accecati, più che illuminati, da qualche lampo, pensano che ora soltanto è nato il sole e vogliono tutto rovesciare e cambiare».

Ovviamente la posizione di Papa Giovanni Paolo I era un problema per il mondo gesuitico prono e pronto per il dialogo ecumenico col mondo e con forme religiose che sono sempre state nemiche del Cristianesimo. È da notare inoltre la strana concordanza tra la morte del giornalista Mino Pecorelli e Papa Luciani. Quest’ultimo morì esattamente il giorno dopo aver ricevuto dal giornalista (probabilmente ucciso con la lupara bianca) della lista dei prelati iscritti alla Massoneria. La sua morte suscitò grande indignazione e fu oggetto di un’indagine giornalistica da parte di David Yallop che venne messa a disposizione del pubblico nel libro “In nome di Dio” che andò a ruba1. Ancora oggi il Vaticono mantiene un rigoroso quanto colpevole riserbo su questi fatti scandalosi.

Pio X e la sua Enciclica fondamentale

Papa Pio X è stato uno dei grandi pontefici della Chiesa Cattolica, noto per la sua importante riforma liturgica e per i suoi strenui sforzi nel difendere la fede Cattolica dalle eresie e dagli attacchi del modernismo.

Nato Giuseppe Melchiorre Sarto il 2 giugno 1835 a Riese, in Italia, Pio X crebbe in una famiglia povera ma profondamente religiosa. Dopo aver studiato teologia e filosofia al seminario di Padova, venne ordinato sacerdote nel 1858 e successivamente divenne canonico e vescovo.

Nel 1903, alla morte del papa Leone XIII, Pio X venne eletto come suo successore. Da subito si rivelò un papa di grande fermezza nella difesa della fede Cattolica. Il suo motto papale era “instaurare omnia in Christo” (riassumere tutto in Cristo) e ciò dettava la sua esortazione per la Riforma Liturgica. Una delle sue azioni più significative fu la pubblicazione del motu proprio “Tra le sollecitudini” nel 1903, con il quale cercò di restaurare la preghiera liturgica nella sua forma Tradizionale. Questo fu un passo importante nella protezione del patrimonio liturgico cattolico dalle influenze del Modernismo. Pio X era convinto che il Modernismo fosse un’eresia che minacciava la stabilità e l’integrità della Chiesa. Combatté fermamente contro le idee Moderniste, che sostenevano la necessità di adattare la dottrina Cattolica alle tendenze del pensiero moderno. Nel 1907 pubblicò l’enciclica “Pascendi Dominici Gregis” in cui condannava il Modernismo e invitava i vescovi di tutto il mondo a vigilare attentamente contro le sue idee.

Nonostante la sua ferma difesa delle tradizioni cattoliche, Pio X era anche un pontefice di grande umiltà e amore per il prossimo. Era noto per il suo atteggiamento modesto e per il suo impegno nel prendersi cura dei poveri e degli emarginati. Durante il suo pontificato, si prodigò per la riforma delle scuole cattoliche e per migliorare la formazione del clero.

Papa Pio X morì il 20 agosto 1914, ma lasciò un’eredità duratura nella Chiesa Cattolica. La sua riforma liturgica ha influenzato la preghiera e la liturgia Cattolica fino ad oggi. La sua lotta contro il modernismo ha contribuito a preservare l’integrità dottrinale della Chiesa.

La vita di Papa Pio X è stata caratterizzata dalla sua profonda fede, dalla sua passione per la liturgia e dalla sua difesa decisa della fede Cattolica. È stato un grande papa che ha guidato la Chiesa in un’epoca di grandi sfide, e per questo la sua memoria viene ancora oggi venerata dai fedeli.

Passi della sua Enciclica:

… è da notare anzi tutto che ogni modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi: quelli cioè di filosofo, di credente, di teologo, di storico, di critico, di apologista, di riformatore: e queste parti sono tutte bene da distinguersi una ad una, da chi voglia conoscere a dovere il lor sistema e penetrare i principî e le conseguenze delle loro dottrine. Prendendo adunque le mosse dal filosofo, tutto il fondamento della filosofia religiosa è riposto dai modernisti nella dottrina, che chiamano dell’agnosticismo. Secondo questa, la ragione umana è ristretta interamente entro il campo dei fenomeni …E da ciò si deduce che Dio, riguardo alla scienza, non può affatto esserne oggetto diretto; riguardo alla storia non deve mai riputarsi come soggetto istorico. Poste cotali premesse, ognuno scorge di leggieri quali sieno le sorti della teologia naturale, dei motivi di credibilità, dell’esterna rivelazione. Tutto questo i modernisti tolgon via di mezzo, e ne fanno assegno all’intellettualismo, ridicolo sistema, come essi affermano, e tramontato già da gran tempo. Né in ciò ispira loro alcun ritegno il sapere che si enormi errori furono già formalmente condannati dalla Chiesa…Ma tanto è; per costoro è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l’àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino. …Vero è che l’agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa; la positiva sta tutta nell’immanenza vitale … Or, tolta di mezzo la naturale teologia, chiuso il cammino alla Rivelazione per il rifiuto dei motivi di credibilità, negata anzi qualsivoglia esterna Rivelazione, chiaro è che siffatta spiegazione indarno si cerca fuori dell’uomo. Resta dunque che si cerchi nell’uomo stesso; e poiché la religione non è altro infatti che una forma della vita, la spiegazione di essa dovrà ritrovarsi appunto nella vita dell’uomo. Di qui il principio dell’immanenza religiosa… Ma non è qui tutto il filosofare, o, a meglio dire, il delirare di costoro. Imperocché in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede: ma colla fede e nella fede stessa quale da loro è intesa, sostengono che vi si trovi altresì la Rivelazione. E che infatti può pretendersi di vantaggio per una rivelazione? …

La “teologia” di Karl Ranher

Il Modernismo di Karl Rahner ha rappresentato una significativa svolta in negativo nell’ambito del pensiero teologico e filosofico del XX secolo. Rahner, teologo gesuita tedesco, è stato uno dei maggiori rappresentanti del pensiero modernista e ha dato il proprio “contributo” in diversi settori, tra cui la teologia trinitaria, la filosofia della religione e la teologia pastorale tutti ovviamente in chiave dialogante.

Una delle caratteristiche fondamentali del modernismo di Rahner è stata l’integrazione tra fede e esperienza umana. Il “teologo” ha sostenuto che la fede cristiana non può essere considerata come una realtà separata dalla vita concreta dell’individuo, ma piuttosto come una dimensione che permea e dà significato all’intera esistenza umana. In questo senso ha cercato di superare la separazione tra la sfera religiosa e quella secolare, evidenziando l’importanza di una fede incarnata nella realtà quotidiana. Un altro aspetto centrale del modernismo di Rahner è stato il suo interesse per le dinamiche sociali e politiche. Egli ha rintrodotto l’idea di pacifismo e di giustizia sociale e solidarietà come forma tangibile di una visione Cristiana più equa che promuova la dignità umana, la pace e l’uguaglianza. In sostanza il “teologo” non ha fatto altro che riproporre una visione illuminista condita di belle parole allo scopo di realizzare una concordanza dalle esigenze sociali e il Messaggio di Cristo, favorendo così una catena di eresie totalitarie. Alcuni critici hanno sostenuto che l’accento posto da Rahner sull’esperienza umana avrebbe rischiato di ridurre la specificità della Fede Cristiana, interpretandola come una mera esperienza soggettiva e relativizzandone il carattere di Verità Rivelata. Allo stesso modo, il filosofo ha aperto alle dinamiche sociali politicizzando la teologia e di offrire una visione ideologica del Cristianesimo.

Karl Ranher è famoso per aver favorito il criticismo. Ecco alcuni dei principali errori che gli sono stati attribuiti:

  • 1. Dualismo. Uno dei principali errori di Ranher è stato il suo dualismo tra fenomeno e noumeno. Secondo lui, il mondo dei fenomeni è accessibile alla conoscenza umana, mentre il mondo noumenico è irraggiungibile. In realtà il “teologo” manifesta una visione post-kantiana che limita la conoscenza umana solo al mondo delle apparenze.
  • 2. Argomento della deduzione trascendentale. Ranher ha introdotto l’argomento della deduzione trascendentale nella sua teoria, affermando che tutto ciò che conosciamo deve essere dedotto dai concetti fondamentali della nostra mente. In tal modo il “teologo” ha eliminato tutti gli elementi che sono derivativi dall’intelletto del cuore.
  • 3. Soggettivismo. A suo avviso, la conoscenza è unicamente soggettiva e dipende dalle percezioni e dalle esperienze individuali. I Padri della Chiesa hanno sostenuto che la conoscenza non può essere limitata alla sola dimensione soggettiva, cioè legata alle esperienze e alle percezioni individuali, ma deve anche essere fondata su una dimensione oggettiva, che si riferisce a principi e verità universali. I Padri della Chiesa hanno scritto numerosi testi che trattano della conoscenza come un concetto sia soggettivo che oggettivo. Ecco alcuni esempi:
    A. Agostino d’Ippona – “Confessioni”: In questa opera, Agostino discute della sua ricerca della verità e della conoscenza di Dio, sia attraverso l’esperienza personale che attraverso l’oggettiva Rivelazione Divina.
    B. Giovanni Crisostomo – “Omelia sui Vangeli”: Nei suoi sermoni sulla Bibbia, Crisostomo sottolinea l’importanza della conoscenza oggettiva delle Sacre Scritture per comprendere la volontà di Dio e raggiungere la salvezza.
    C. Ireneo di Lione – “Contro le eresie”: In questo trattato, Ireneo difende la conoscenza oggettiva della dottrina cristiana contro le interpretazioni distorte e soggettive diffuse dalle eresie.
    D. Gregorio di Nissa – “La vita di Mosè”: In questa opera, Gregorio esplora la conoscenza di Dio come un viaggio da una conoscenza oggettiva di Dio prescritta dalle Scritture verso una conoscenza soggettiva e intima di Dio per mezzo della contemplazione.
    E. Basilio di Cesarea – “Sulla fama e la gloria”: Basilio affronta il desiderio umano di gloria e riconoscimento, sostenendo che la vera conoscenza consiste nell’acquisire una comprensione oggettiva della vera essenza delle cose piuttosto che nella ricerca dell’approvazione degli altri.
  • 4. Criticità e apriorismo. La posizione di Ranher sulla critica e sull’apriorismo è stata oggetto di numerosi dibattiti e critiche. Ha cercato di combinare l’apriorismo kantiano con la sua teoria critica, ma molte volte questa combinazione ha portato a ambiguità e contraddizioni.

La “teologia della liberazione”

La “teologia” della liberazione, nata negli anni ’60 e ’70 in America Latina, ha rappresentato un movimento teologico e sociale che ha cercato di mettere al centro dell’attenzione la questione della povertà e dell’oppressione. La sua visione si è basata sulla convinzione che il messaggio evangelico debba essere inteso come un’opzione preferenziale per i poveri e gli emarginati, e mirava a trasformare sia la società che la Chiesa stessa. Tuttavia, nel corso degli anni, la “teologia della liberazione” ha subito delle derive, principalmente a causa del suo legame con l’ideologia marxista e il materialismo dialettico. Questa deriva neo-materialista ha portato ad una riduzione del messaggio evangelico a meri concetti materialistici, trascurando i valori spirituali ed etici che sono fondamentali nel Cristianesimo. Uno degli aspetti principali di questa “forma” è la sua enfasi esclusivamente sulla questione economica. La lotta per la giustizia sociale e la redistribuzione della ricchezza sono diventati gli obiettivi principali, trascurando altri aspetti importanti come lo sviluppo morale e spirituale delle persone. Questo ha portato ad un’appropriazione dell’insegnamento cristiano ridotto ad un mero contento socio-economico, dimenticando l’importanza del cambiamento di cuore e delle virtù cristiane come la carità, la pietà e il perdono attraverso l’Amore alla Verità.

Inoltre, questa deriva neo-materialista ha spesso portato alla giustificazione della violenza e alla promozione di conflitti sociali come un mezzo per raggiungere gli obiettivi di giustizia. L’analisi marxista della lotta di classe ha spinto alcuni teologi della liberazione ad abbracciare e sostenere movimenti e organizzazioni che hanno adottato forme di violenza come metodo per ottenere il cambiamento sociale. Questo contrasta fortemente con l’insegnamento evangelico della non violenza e della riconciliazione.

Inoltre, la deriva neo-materialista della Teologia della liberazione ha spesso portato ad un’eccessiva centralizzazione del potere e della decisione nelle mani di pochi leader teologici ed ecclesiastici. Questo ha messo a rischio la partecipazione attiva e la responsabilità individuale dei credenti, limitando così il ruolo dei laici e delle comunità di base nella trasformazione sociale. Il Movimento dei Preti Comunisti rappresenta un’interessante connessione tra la religione Cattolica e l’ideologia comunista, due forze che tradizionalmente sembrano contrapporsi. Questo articolo si prefigge l’obiettivo di esaminare il ruolo e il contributo dei Preti Comunisti nella promozione della giustizia sociale e della lotta per la liberazione dei più oppressi. Sarà inoltre fornita una bibliografia completa delle principali fonti accademiche sull’argomento. I Preti Comunisti emersero come un movimento sociale e politico all’interno della Chiesa Cattolica durante il periodo delle lotte di liberazione nazionale nel dopoguerra. Il loro intento era quello di conciliare i principi cristiani di solidarietà e uguaglianza con l’ideologia comunista, trovando una via per combattere l’ingiustizia sociale e creare condizioni di vita più eque per tutti. Il Movimento dei Preti Comunisti ha rappresentato una delle forme più significative di congiunzione tra la religione e l’ideologia comunista portando alla confusione completa di parte del mondo Cattolico.

La critica anti-moderna di Augusto del Noce

Augusto Del Noce è stato un eminente filosofo e sociologo italiano, noto per la sua critica affilata alla Modernità e per il suo pensiero influente nel campo dell’analisi culturale e politica. Nel corso della sua carriera, ha approfondito temi come la secolarizzazione, la democrazia, la tecnologia e la crisi della Modernità occidentale.

La sua critica alla Modernità si incentra principalmente sulla perdita di senso e di valori che caratterizza la società moderna. Del Noce lamenta il declino del ruolo della religione e della metafisica nel mondo moderno, affermando che la secolarizzazione ha causato un vuoto spirituale e una mancanza di orientamento morale. Secondo lui, la Modernità ha abbandonato la trascendenza e ha privilegiato una visione orizzontale dell’esistenza, basata sul nichilismo e sull’individualismo.

Del Noce analizza anche l’influenza del progresso tecnologico sulla società moderna. Sebbene riconosca i benefici della tecnologia, come il miglioramento delle condizioni di vita e lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione, sostiene che essa abbia anche contribuito all’alienazione e al decadimento dell’essere umano. La tecnologia, per Del Noce, ha reso l’uomo dipendente dal controllo razionale e dal consumo, conducendo alla perdita di libertà e all’omologazione culturale.

Uno dei punti chiave della critica di Del Noce alla Modernità è il suo rifiuto dello scientismo, cioè la fiducia irrazionale nella scienza come unica forma di conoscenza valida. Egli sostiene che la scienza non offre risposte definitive ai problemi esistenziali e che la sua presunta neutralità è un’illusione. Al contrario, Del Noce sostiene che bisogna recuperare la dimensione metafisica e morale della realtà per superare la crisi dell’uomo moderno.

Il catto-comunismo è un termine inventato dal filosofo che si riferisce all’idea di combinare il comunismo con gli insegnamenti e i principi della Chiesa Cattolica. Questa fusione è infatti totalmente incoerente, poiché il comunismo è noto per il suo ateismo e la sua avversione agli ideali religiosi.

Il catto-comunismo è una prospettiva controversa oltre che assolutamente eretica, che tenta di unire il Cristianesimo con un’ideologia materialista in una forma fenomenologica e sociologica della vita dell’uomo. Il filosofo critica pertanto la Modernità per la sua concezione relativista della verità e del bene. Egli sostiene che la Modernità ha abbandonato il fondamento metafisico della filosofia e ha creato una società nichilista, priva di valori assoluti e soggetta al totalitarismo delle idee del mondo.

La valutazione Evoliana

Julius Evola, filosofo, scrittore, e critico sociale italiano del XX secolo, è noto per le sue idee controverse riguardanti la Modernità. Attraverso una serie di libri e saggi, Evola esprimeva una visione critica nei confronti del progresso tecnologico, della società di massa e dei principi democratici.

Uno degli aspetti centrali della critica di Evola alla Modernità è la sua percezione che la società contemporanea si sia allontanata dalla tradizione.

Per Evola, la Modernità ha abbandonato l’importanza dei valori e dei principi atemporali che sarebbero fondamentali per una società armoniosa. Secondo lui, ciò ha portato ad una crisi spirituale e ad una mancanza di significato. Evola sosteneva che la Modernità, con il suo eccessivo individualismo, avesse distrutto il senso di comunità e identità. L’individuo, nel contesto della società di massa, è ridotto ad un semplice consumatore, privo di radici e di una vera identità. Il materialismo dilagante e l’omologazione culturale, secondo Evola, hanno indebolito l’autentico senso della personalità dell’uomo rendendolo senza volto.

Il filosofo considerava la tecnologia come un fattore negativo nella Modernità. A suo avviso, il progresso tecnologico ha alienato l’uomo dalla sua dimensione spirituale e ha distrutto la sua connessione con la natura e con lo Spirito. La dipendenza dalle macchine e l’onnipresenza della tecnologia negli aspetti quotidiani della vita umana hanno causato l’asservimento dell’uomo a strumenti indifferenziati.

Evola era oltremodo critico nei confronti del principio democratico. Considerava la democrazia come un sistema che favorisce l’eguaglianza piuttosto che la gerarchia. Secondo il suo punto di vista, la democrazia porta a decadimento e corruzione poiché permette ad ogni individuo, anche incompetente, di partecipare al processo decisionale pertanto al potere può andarci anche colui che immette pensieri e parole come forma ipnotica nelle masse. Infine, Evola proponeva una via d’uscita dalla Modernità attraverso la sua filosofia della Tradizione. Secondo lui, era necessario riscoprire le antiche tradizioni spirituali e culturali per superare la crisi della Modernità.

Egli propugnava una società organicamente strutturata, guidata da individui che si regolavano sulla base di principi superiori e immutabili.

La critica di Julius Evola alla Modernità solleva numerose questioni riguardanti il ruolo del progresso tecnologico, dell’individualismo e della democrazia nella società contemporanea. Pur essendo una figura discutibile, le sue teorie invitano alla riflessione sulla direzione che la Modernità ha preso e sul valore della tradizione e del senso di comunità.

Mentre alcune delle sue idee potrebbero sembrare estreme o anacronistiche, Evola ha contribuito a una discussione più ampia sull’evoluzione della società e sul nostro rapporto con la Modernità. Negli ultimi secoli, con l’affermarsi della Modernità, si è sviluppato un sentimento di critica nei confronti di questa nuova fase storica e delle sue conseguenze sociali, politiche ed economiche. Uno dei più noti libri di Evola è “Rivolta contro il mondo moderno” che rappresenta una delle principali opere in cui egli espone le sue argomentazioni.

Sostiene la necessità di una rivolta contro la Modernità che significa necessariamente agire con violenza, ma piuttosto una ribellione interiore che mira a ritrovare l’Essenza Spirituale dell’uomo e a riconnettersi con l’Ordine Tradizionale. Solo attraverso questa rivolta interiore, l’uomo può sperare di superare la degradazione della Modernità e di ricongiungersi con ciò che è Autentico e Trascendente.

Tuttavia, la critica di Evola alla Modernità non è priva di controversie. Molti critici sostengono che il suo pensiero sia antiquato e reazionario, e che ignori i benefici che la Modernità ha portato alla società, come il progresso scientifico e tecnologico. Inoltre, alcuni lo accusano di avallare ideologie autoritarie e razziste.

Nonostante queste critiche, il testo “Rivolta contro il mondo moderno” rappresenta una voce importante nel dibattito sulla Modernità. La critica di Evola alla Modernità nel suo testo rappresenta pertanto un interessante punto di vista su cui riflettere per comprendere i cambiamenti sociali e spirituali causati dalla Modernità. Le sue argomentazioni sollevano domande importanti sul futuro dell’umanità e sulle possibilità di un ritorno a valori tradizionali più profondi. Indipendentemente dalle opinioni personali sui pensieri di Evola, è indubbio che il suo testo abbia catalizzato un dibattito duraturo sulla Modernità e le sue conseguenze.

Il XX secolo è stato un’epoca di rapido cambiamento sociale, culturale e politico che ha portato all’affermazione della Modernità come paradigma dominante. In maniera ancor più marcata nel controverso testo dal titolo “Cavalcare la tigre”, il filosofo mette in discussione e critica aspramente molti degli ideali moderni che caratterizzano la nostra società contemporanea.

“Cavalcare la tigre” si presenta come una sorta di guida per coloro che desiderano affrontare il mondo moderno senza essere influenzati o assimilati dal suo individualismo e materialismo esagerati.

L’autore sostiene che il mondo moderno è caratterizzato da una frantumazione degli ideali Tradizionali e dalla dissoluzione delle relazioni comunitarie autentiche. Secondo il pensatore, l’individualismo e il progresso tecnologico hanno contribuito all’involuzione dell’umanità, facendoci diventare schiavi dell’effimero, del consumo e del superficialismo.

Il filosofo mette in discussione il concetto di progresso come motore della Modernità, affermando che questo ha portato a una massificazione dell’individuo, rendendolo più debole dal punto di vista spirituale e mettendo fine alle tradizioni culturali che una volta erano fonte di identità e senso di appartenenza. Evola lancia un appello a recuperare le tradizioni spirituali, una sorta di “Aristocrazia dello Spirito”, per continuare a lottare contro una Modernità che considera sterile e decadente.

Nel corso del testo, l’autore discute anche il ruolo della politica nella Modernità, criticando la democrazia e proponendo un modello di “Regalità Spirituale” come alternativa. Egli sostiene che solo attraverso una leadership forte, basata su principi spirituali e morali, è possibile superare gli ostacoli della Modernità e recuperare la dignità dell’essere umano.

“Cavalcare la tigre”, è pertanto una critica radicale e provocatoria della Modernità e dei suoi valori dominanti. Nonostante sia stata oggetto di numerose controversie, l’opera di Evola invita alla riflessione critica sulla direzione che abbiamo preso come società. “Cavalcare la tigre” sfida il pensiero convenzionale e pone interrogativi profondi sulla nostra ricerca di significato e di senso di appartenenza in questo mondo moderno pieno di contraddizioni. In ogni caso, l’importante contributo evoliano è stato quello offre è di stimolarci a pensare al di là delle costrizioni imposte dal progresso e a interrogarci sulle radici della nostra cultura, aprendo la possibilità di un rinnovamento spirituale e culturale che ci aiuti a riconquistare la nostra autentica umanità al di là degli ideali dominanti della Modernità. Tuttavia, in virtù del crollo della Chiesa Cattolica e dei prodromi di una manovra verso delle forme dialoganti, il filosofo si è spostato molto sulla Tradizione Indù come punto proprio e personale di una salvaguardia della Tradizione una.

La critica di Guenon

La Modernità ha visto un profondo scisma nella società umana, introducendo una serie di valori e ideali che hanno portato a un allontanamento dalle tradizioni e dalla spiritualità che hanno caratterizzato gran parte della storia dell’umanità. Uno dei critici più noti di questa tendenza è stato René Guenon.

Nato nel 1886, Guenon è stato un filosofo e teosofo francese che ha trascorso gran parte della sua vita a esplorare le tradizioni spirituali e filosofiche del mondo, in particolare l’orientalismo e l’islamismo. Guenon era preoccupato per l’accelerato processo di secolarizzazione e di materializzazione che caratterizzava la Modernità, che vedeva come una degenerazione degli Ideali e dei Valori Tradizionali.

Una delle principali critiche di Guenon riguarda il concetto di progresso. Egli sostiene che la Modernità si basa su una visione distorta della realtà, in cui il progresso è inteso come uno sviluppo illimitato e senza fine. Al contrario, Guenon sostiene che l’esistenza umana è legata a cicli e che ogni epoca ha una sua specifica finalità.

Inoltre, Guenon critica l’eccessiva razionalità che caratterizza la Modernità. Egli sostiene che la scienza e la razionalità hanno portato a una depersonalizzazione dell’essere umano, che è diventato sempre più distante dalla sua essenza spirituale. Guenon credeva che esistessero delle verità universalmente valide, che andavano oltre la sfera della ragione e della scienza. Per Guenon, la Modernità si caratterizza inoltre per una specifica concezione cosmologica, in cui l’universo è inteso come un meccanismo chiuso, privo di un’essenza spirituale. Questa visione materialistica porta ad una separazione tra l’uomo e la natura, nonché ad una distruzione dell’equilibrio e dell’armonia che caratterizzano la tradizione.

La critica di Guenon alla Modernità è radicale e provocatoria. Egli sostiene che la Modernità ha alienato l’uomo dalle sue radici spirituali e ha introdotto una serie di problemi che possono essere risolti solo attraverso un ritorno alla tradizione e alla spiritualità. La sua opera ha influenzato numerosi filosofi e teologi, che ancora oggi si interrogano sul significato e sul futuro della Modernità. Il recupero della Tradizione è un tema centrale nel pensiero del filosofo e mistico francese René Guénon. Nelle sue opere, Guénon critica la Modernità e la sua tendenza a allontanarsi dai principi spirituali e culturali che caratterizzano una società veramente autentica.

La Tradizione, secondo Guénon, è l’eredità spirituale e intellettuale della storia umana, trasmessa da generazione in generazione attraverso simboli, riti e insegnamenti esoterici. Essa rappresenta l’espressione più profonda e universale della conoscenza umana, che va oltre la limitatezza della ragione e della scienza materialistica.

Tuttavia, Guénon sostiene che la Modernità abbia perso il legame con la Tradizione, cadendo in un materialismo dilagante e nella superficialità della conoscenza razionale. Egli sottolinea come l’individuo contemporaneo si sia allontanato dalle sue radici spirituali e abbia perso la visione unitaria del mondo che caratterizzava le antiche civiltà.

Per Guénon, il recupero della Tradizione è essenziale per la salvezza spirituale dell’umanità. Egli invita l’individuo moderno a riflettere sui suoi valori e a riscoprire le conoscenze e le pratiche tradizionali che portano verso una crescita interiore. Questo implica un ritorno ai simboli e ai riti, che sono strumenti per la realizzazione personale e per il raggiungimento dell’unione con il divino. Secondo Guénon, la Tradizione non è solo un fenomeno culturale e religioso, ma rappresenta anche un modo di vivere in armonia con la natura e gli altri esseri umani. Essa promuove l’equilibrio tra corpo, mente e spirito e si oppone alla mercificazione dell’essere umano, che è diventato un oggetto di consumo in una società materialistica.

Il recupero della Tradizione richiede l’impegno individuale di superare gli errori del presente e di riconnettersi con le saggezze del passato. Guénon invita l’individuo a studiare le tradizioni esoteriche e a mettere in pratica gli insegnamenti che esse offrono, per raggiungere una trasformazione interiore e collettiva. Tuttavia, Guénon sottolinea che il recupero della Tradizione non è un processo nostalgico o retrivo, ma implica un atteggiamento critico nei confronti della Modernità. Egli invita a riconoscere i limiti del pensiero razionale e a superare l’egoismo individuale per abbracciare una prospettiva più universale che metta al centro l’armonia con il tutto.

Il recupero della Tradizione proposto da René Guénon rappresenta un’importante soluzione per superare le contraddizioni e le crisi del presente. Essa invita a fare un passo indietro per andare avanti, riscoprendo le saggezze del passato e applicandole in modo creativo nella società contemporanea. Il ritorno alla Tradizione può portare ad una maggiore consapevolezza, ad un senso di appartenenza più profondo e ad una migliore comprensione del nostro ruolo nell’universo.

La caduta dell’Occidente in O. Spengler

Oswald Spengler è stato un importante storico e filosofo tedesco del XX secolo, noto soprattutto per la sua opera “Il tramonto dell’Occidente”. In questa monumentale opera, Spengler critica aspramente la Modernità e esprime una visione pessimistica del destino delle civiltà.

Nel suo lavoro sviluppa una visione profonda e complessa della Modernità e solleva importanti interrogativi sulla sua validità e sul suo impatto sugli individui e sulla società nel suo insieme.

Secondo il suo pensiero, la Modernità è segnata da una profonda rottura con i valori e i principi tradizionali che hanno guidato le società per secoli. La Modernità, con la sua adorazione della ragione e del progresso tecnologico, ha gettato via tradizioni millenarie che offrivano una guida spirituale e morale alla vita delle persone.

Egli sostiene che la Modernità sia caratterizzata da un’illusione di progresso illimitato, in cui l’umanità si ritiene padrona del proprio destino e in grado di raggiungere la felicità attraverso il controllo razionale del mondo naturale. Questo atteggiamento antropocentrico, secondo Spengler, ha portato a un distacco sempre più grande dalla realtà spirituale e alla perdita di senso e significato nella vita individuale e collettiva.

Inoltre osserva che la Modernità ha accentuato un individualismo esacerbato, in cui l’individuo viene messo al centro dell’universo e i suoi desideri e bisogni diventano la principale preoccupazione. Questo focus sull’individualismo ha portato a un’alienazione dalla comunità e da quelle istituzioni che tradizionalmente fornivano un senso di appartenenza e solidarietà sociale. La critica di Spengler non è solo rivolta a un aspetto filosofico o astratto della Modernità, ma riguarda anche le conseguenze pratiche di questa visione del mondo. Per esempio, egli fa riferimento all’enorme sproporzione tra il progresso tecnologico e lo sviluppo spirituale dell’individuo. Mentre le scoperte scientifiche avanzano rapidamente, l’umanità sembra sempre più incapace di rispondere alle profonde domande sulla vita, sulla morte e sul significato dell’esistenza. Questo argomento è particolarmente attuale in un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla superficialità dei social media, in cui l’individuo è costantemente bombardato da informazioni e stimoli esterni, ma spesso manca di riflessione e connessione interiore.

Lo Spengler solleva interrogativi importanti sul nostro mondo contemporaneo e sulle sue priorità. La sua visione della Modernità come un periodo di alienazione e distacco dalla realtà spirituale e sociale offre spunti di riflessione significativi per coloro che sono disposti ad affrontare le profonde sfide del nostro tempo.

Ecco alcune delle critiche alla Modernità presenti nelle opere di Oswald Spengler:

Decadenza e decadenza delle civiltà: Spengler sostiene che la Modernità rappresenti il periodo di decadenza delle civiltà occidentali. Secondo la sua teoria ciclica della storia, ogni civiltà attraversa fasi di nascita, sviluppo, maturità e declino. Spengler identifica la Modernità come il periodo di declino delle civiltà occidentali, contrassegnato dalla perdita di vitalità, creatività e spiritualità.

Materialismo e decadenza culturale: Spengler critica la Modernità per il suo eccessivo materialismo e la perdita di valori culturali e spirituali. Egli sostiene che la Modernità abbia portato alla riduzione dell’essere umano a meri consumatori materialisti, privi di un profondo legame con la tradizione e con valori spirituali più elevati.

Centralizzazione e omologazione: Spengler critica la Modernità per la sua tendenza alla centralizzazione e all’omologazione. Egli sostiene che le grandi città e le istituzioni centralizzate della Modernità abbiano portato alla perdita della vitalità delle comunità locali e alla standardizzazione delle esperienze umane.

Decadenza dell’arte e della cultura: Spengler esprime preoccupazione per la decadenza dell’arte e della cultura nella Modernità. Egli sostiene che l’arte e la cultura autentiche siano state sostituite da forme superficiali e commerciali, prive di profondità e significato.

In sintesi, Oswald Spengler critica la Modernità per il suo eccessivo materialismo, la perdita di valori culturali e spirituali, la centralizzazione e omologazione, nonché la decadenza dell’arte e della cultura. La sua analisi pessimistica della Modernità ha avuto un impatto duraturo sul pensiero filosofico e storico del XX secolo.

“Il tramonto dell’Occidente” è un’opera monumentale pubblicata per la prima volta nel 1918, il libro propone una visione ciclica della storia e analizza il destino delle civiltà occidentali.

Conclusione

La critica anti-moderna è un fenomeno che negli ultimi decenni ha preso sempre più piede nella società contemporanea. Essa rappresenta un’opposizione radicale alle idee, ai progressi tecnologici e ai cambiamenti sociali portati avanti dalla Modernità.

Molti critici anti-moderni considerano la Modernità come un periodo di declino, in cui valori tradizionali vengono messi da parte a favore di un individualismo sfrenato e di una corsa al progresso senza limiti. Questi critici vedono la Modernità come un’epoca di consumismo, materialismo e superficialità, dove la cultura e le tradizioni sono marginalizzate e sostituite da una cultura popolare omologata.

Un altro punto centrale di critica è rappresentato dall’impatto negativo che la Modernità ha manifestato anticipando i principi della globalizzazione. Questa viene individuata come una minaccia alle identità nazionali ed alla diversità culturale. La presunta omologazione delle società in tutto il mondo, secondo questa prospettiva, porta alla perdita delle tradizioni e dei valori distintivi di ogni popolo. La valutazione anti-moderna rappresenta una visione radicale che reinterpreta in modo negativo l’impatto della Modernità sulla società, l’ambiente, la cultura, e sul disaccoppiamento tra la visione Mistica della vita della persona e quella più profondamente esteriore.

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Links: https://www.crisinellachiesa.it/articoli/massoneria/massoneria_conquista_chiesa/la_massoneria_alla_conquista_della_chiesa.htm
Lista Pecorelli su OP.
https://drive.google.com/file/d/0B65x5F_RAFfwQVRjSUVGRUdaWmM/view?resourcekey=0-iX-RFb_DAymKAaHppbMXqw
1 Interessante link: http://www.marcovuyet.com/ALARMA%20LISTA%20PECORELLI.htm