Gli italiani hanno approvato la legge di modifica costituzionale sul taglio dei parlamentari. Con la vittoria dei “Sì” cambia il numero degli eletti della Camera e del Senato. I deputati passano da 630 a 400, i senatori da 315 a 200.

Ma sono 345 poltrone e privilegi in meno, o diventa tutto più facile da corrompere/manovrare/controllare? Come sarà la nuova legge elettorale?

Con la nuova architettura parlamentare varia anche molto la rappresentanza regionale:

  • La Lombardia perde il maggior numero di senatori: dagli attuali 49 a soli 31 seggi a Palazzo Madama, perdendone ben 18. Quindi perde molto in termini di rappresentatività
  • La Campania passa da 29 a 18 senatori, perdendone 11
  • La Calabria alla Camera ottiene una decurtazione di 7 deputati, i suoi senatori scendono dagli attuali 10 seggi a 6 seggi
  • Le uniche regioni che non saranno intaccate dal taglio nella loro rappresentanza al Senato saranno le più piccole: uno solo resterà il senatore della Valle d’Aosta e due resteranno quelli del Molise.

Comunque la riduzione entrerà in vigore dall’inizio della prossima legislatura, fino alle prossime elezioni il numero dei parlamentari rimarrà lo stesso. Quindi Giorgio Napolitano, Mario Monti e Liliana Segre ce li teniamo ancora per un po’.

Semmai preoccupa che si metteranno subito a discutere una nuova legge elettorale adatta al nuovo numero dei parlamentari, quindi il Pd e il M5S vogliono un proporzionale con una soglia di sbarramento, il centrodestra punta a un mix tra proporzionale e maggioritario. Molto utile in un momento come questo, dove l’economia italiana è rasa al suolo. Rimane sempre il Covid-19, la gestione dei fondi del Recovery Fund, lo spauracchio del MES e l’ipotesi che arrivi molto presto Mario Draghi.

Ho l’impressione che il crollo del M5S ha rafforzato il PD, ovvero il M5S si vanta della vittoria al referendum ma resta completamente spaccato da correnti e fazioni contrapposte. I grillini sul territorio non sono più competitivi, non si portano dietro una classe dirigente che sia in grado di fare la differenza, continueranno ad optare per alleanze e perderanno interi pezzi di elettorato.

Queste votazioni mettono in luce un nuovo tipo di voto, arrivano i vincitori territoriali, tipo Zaia (il Doge), Toti (ti faccio il ponte in meno di 2 anni – capitalizzo e porto a casa), De Luca (il lanciafiamme) ed Emiliano, gente che governa sul territorio fregandosene delle fluttuazioni del consenso che avvengono a Roma, quindi emergono le Regioni che non si lasciano coinvolgere dalle dinamiche politiche della capitale. Di fatto il Covid aveva creato una profonda spaccatura tra le Regioni e Roma, le polemiche non si sono mai affievolite, se Roma sbanda i Governatori delle regioni hanno dimostrato un pugno di ferro che ha cambiato molto il volto alla politica negli ultimi mesi. La nuova politica regionale ha rafforzato il legame tra cittadini e Governatori, chi ha ri-vinto dimostra che si è creato un contesto che va oltre i partiti, stavolta è un dato di fatto.

In relazione alla politica nazionale e internazionale continuiamo ad essere una brachetta senza remi e timone in mezzo all’oceano con una tempesta in arrivo. Arriverà anche il 3 di Novembre. ALKA