Interessante l’articolo apparso su spectator.co.uk in cui si spiega quali siano i limiti delle statistiche riguardo ai decessi per coronavirus.

L’articolo sostiene addirittura che, se si vuole portare una statistica a sostegno del proprio punto di vista, basta cercare attentamente per trovare quella adatta.

Segue poi una serie di esempi per illustrare meglio il concetto.

Il primo esempio riguarda il notiziario della BBC che poco tempo fa ha emesso due bollettini statistici a distanza di un’ora dall’altro, in cui, basando entrambi sui dati emessi dall’istituto nazionale di statistica, si giungeva a conclusioni diametralmente opposte: il primo bollettino induceva a credere che i decessi totali in Inghilterra e Galles fossero in calo rispetto alla media dello stesso periodo nel quinquennio passato. Il secondo bollettino parlava invece di decessi in calo rispetto al mese precedente, ma superiori comunque alla media quinquennale del periodo. Questo perché il metodo usato per stilare le due statistiche è diverso. In uno vengono conteggiati i decessi avvenuti, nell’altro i decessi “registrati”. Siccome tra l’avvenuto decesso e la registrazione dello stesso passa un certo lasso di tempo, ecco spiegato perché uno dei due bollettini statistici risulta eccessivamente pessimista, l’altro eccessivamente ottimista.

Ma di esempi per spiegare come i numeri statistici vadano analizzati attentamente per evitare di rimanere ingannati ne fa di altri. Il dottor Neil Ferguson, in una audizione in Parlamento, spiegava che per elaborare i propri modelli statistici doveva tenere conto del fatto che numerosi decessi per covid erano avvenuti tra soggetti che sarebbero morti comunque per altre patologie entro l’anno. Il covid ha solo “anticipato” l’inevitabile. Questo ha causato una impennata nel numero dei decessi ad aprile che farà registrare un calo, anche sotto la media del periodo, nei mesi successivi, perché chi era destinato a morire entro l’anno è già deceduto.

Uno dei risultati stisticamente “perversi” del covid è che alcune malattie gravi potrebbero registrare statisticamente una notevole diminuzione di decessi perché verranno conteggiati come causati dal covid e non dal tumore, dall’ictus o da un attacco cardiaco. La difficoltà a ottenere visite specialistiche durante l’epidemia di covid ha esasperato questa situazione, con notevole soddisfazione del governo che vedrà statisticamente una diminuzione dei decessi per cancro ai polmoni o per disfunzioni cardio-circolatorie e penserà che ciò sia dovuto al successo di alcuni suoi provvedimenti tipo sugar tax o campagne anti fumo. In realtà si tratterà solo di un capriccio statistico.

Un altro esempio per spiegare come sia scivoloso maneggiare le statistiche è dato dalle morti accidentali o violente. Grazie alla circolazione nelle strade praticamente azzerata, si è registrato una netta diminuzione dei decessi per incidenti o per azioni criminali. Di contro potrebbero aumentare sensibilmente i suicidi, ma statisticamente le morti complessive violente e accidentali risulteranno in diminuzione. 

La riduzione delle diagnosi di tumore, durante il lockdown poi, potrebbe invece far schizzare in alto le statistiche di decessi per questa malattia nei mesi a venire.