Covid Vs Yersinia

Come sarebbe andata se invece del Sars Covid 19 avessimo avuto a che fare con lo Yersinia Pestis? Bè, visto come sono andate le cose e il comportamento disastroso del governo dobbiamo ringraziare tutti gli dei dell’olimpo, tutti gli dei fuori dall’olimpo e tutti gli dei singoli perchè con una vera pestilenza io non sarei qui a scrivere e voi non sareste lì a leggere! vediamo innanzi tutto le principali differenze tra il Covid e lo Yersinia:

COVIDYERSINIA
VirusBatterio
Letale con patologie pregresse e in età avanzataletale per tutti a qualunque età
Mortalità media sulla popolazione 0,04%Mortalità media sulla popolazione 50%*
Incubazione 2 – 14 giorniIncubazione 1 – 7 giorni
non contagia gli animalicontagia anche gli animali
Cure utilizzateCura**
ClorochinaNessuna
IdrossiclorochinaNessuna
InvemectinaNessuna
RemdesivirNessuna
AintiviraliNessuna

I primi e i più pesantemente colpiti dal Covid sono stati gli anziani, specialmente con patologie pregresse, ma se fosse stata la peste saremmo stati colpiti tutti, ad ogni età, con o senza altre patologie in corso, anche gli animali non sarebbero stati immuni; così ci racconta Giovanni Boccaccio, testimone oculare, la peste del 1348…

alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’inumerabile quantità de’ viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata

anche loro avevano capito che la peste arrivava da oriente, come oggi il Covid, ma i sintomi sono molto diversi e manifestare quei sintomi significava morte certa…

E non come in Oriente aveva fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso era manifesto segno di inevitabile morte: ma nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella (ascelle) certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’ altre meno, le quali i volgari nominavan gavoccioli(bubboni) E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide, le quali nelle braccia e per le cosce e in ciascuna altra parte del corpo apparivano a molti, a cui (a chi) grandi e rade e a cui (a chi) minute e spesse. E come il gavocciolo primieramente era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui venieno.

Un dolore sotto le ascelle o all’inguine, e se toccate la parte il dolore aumenta, come una lama che trafigge, così sarebbe cominciata, all’inizio una macchia rosso scuro che poi prende a gonfiarsi, e la diagnosi è fatta! Da quel momento si ha pochissimo tempo, se gli antibiotici arrivano alla svelta qualche speranza di farcela si può avere altrimenti…tre giorni e poi è tutto finito!

A cura delle quali infermità né consiglio di medico né virtù di medicina alcuna pareva che valesse o facesse profitto: anzi, o che natura del malore nol patisse o che la ignoranza de’ medicanti (de’ quali, oltre al numero degli scienziati, così di femine come d’uomini senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse e per consequente debito argomento non vi prendesse, non solamente pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra ’l terzo giorno dalla apparizione de’ sopra detti segni, chi più tosto e chi meno e i più senza alcuna febbre o altro accidente, morivano.

Ma oggi ci sono gli antibiotici, l’unica cura che si può tentare contro la peste, però bisogna prenderli in tempo, subito, subitissimo, altrimenti ciccia, ve ne andate al creatore! Magari qualcuno l’avete in casa magari no, se non li avete ci vuole la ricetta e per avere la ricetta bisogna andare dal medico che, se non è già morto e se vi fa entrare (non tutti i medici sono come Gentile da Foligno ), magari ve li prescrive. E intanto il tempo passa. Avete la ricetta e andate in farmacia, se il farmacista non ha tirato le cuoia, se ha ancora gli antibiotici, se accetta di darveli forse, FORSE potrete avere qualche speranza di cavarvela. Oppure, dopo la scoperta del bubbone, potete recarvi al più vicino pronto soccorso dove troverete centinaia di moribondi come voi che si accoltelleranno per essere curati!

E fu questa pestilenza di maggior forza per ciò che essa dagli infermi di quella per lo comunicare insieme s’avventava a’ sani, non altramenti che faccia il fuoco alle cose secche o unte quando molto gli sono avvicinate. E più avanti ancora ebbe di male: ché non solamente il parlare e l’usare cogli infermi dava a’ sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa da quegli infermi stata tocca o adoperata pareva seco quella cotale infermità nel toccator transportare.

E mentre tutti quanti, uomini, donne, giovani, vecchi, ricchi, poveri assaltano le farmacie e gli ospedali per sperare di salvarsi la vita, nessuno si cura degli animali, pure loro colpiti dalla peste, i cui cadaveri giacciono nelle strade e contribuiscono a spargere ulteriormente il contagio…

Dico che di tanta efficacia fu la qualità della pestilenzia narrata nello appiccarsi da uno a altro, che non solamente l’uomo all’uomo, ma questo, che è molto più, assai volte visibilmente fece, cioè che la cosa dell’uomo infermo stato, o morto di tale infermità, tocca da un altro animale fuori della spezie dell’uomo, non solamente della infermità il contaminasse ma quello infra brevissimo spazio uccidesse. Di che gli occhi miei, sì come poco davanti è detto, presero tra l’altre volte un dì così fatta esperienza: che, essendo gli stracci d’un povero uomo da tale infermità morto gittati nella via publica e avvenendosi a essi due porci, e quegli secondo il lor costume prima molto col grifo e poi co’ denti presigli e scossiglisi alle guance, in piccola ora appresso, dopo alcuno avvolgimento, come se veleno avesser preso, amenduni sopra li mal tirati stracci morti caddero in terra

Per la strada, ma anche in casa vostra, tutti vi evitano. I vostri figli vi evitano, i vostri genitori vi evitano, i vostri fratelli e le vostre sorelle vi evitano nessuno vi vuole vicino e sarete sbattuti fuori di casa perché la pericolosità vostra è altissima e il solo parlare con voi è un suicidio!

Dalle quali cose e da assai altre a queste simiglianti o maggiori nacquero diverse paure e immaginazioni in quegli che rimanevano vivi, e tutti quasi a un fine tiravano assai crudele, ciò era di schifare e di fuggire gl’infermi e le lor cose; e così faccendo, si credeva ciascuno medesimo salute acquistare. E come che questi così variamente oppinanti non morissero tutti, non per ciò tutti campavano: anzi, infermandone di ciascuna molti e in ogni luogo, avendo essi stessi, quando sani erano, essemplo dato a coloro che sani rimanevano, quasi abbandonati per tutto languieno. E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.

Tutto intorno a voi solo morte, disperazione e follia. nessuno lavora più, nessuno sgombra le strade dai cadaveri, i DPCM, semmai sono stati emanati, son divenuti parole al vento che i media, prima di interrompere la loro attività, avevano diramato. Non funziona più niente, l’anarchia è totale, le forze dell’ordine non ci sono più.

Di dì e di notte indifferentemente, non come uomini ma quasi come bestie morieno. Per la qual cosa essi, così nelli loro costumi come i cittadini divenuti lascivi, di niuna lor cosa o faccenda curavano; anzi tutti, quasi quel giorno nel quale si vedevano esser venuti la morte aspettassero, non d’aiutare i futuri frutti delle bestie e delle terre e delle loro passate fatiche, ma di consumare quegli che si trovavano presenti si sforzavano con ogni ingegno. Per che adivenne i buoi, gli asini, le pecore, le capre, i porci, i polli e i cani medesimi fedelissimi agli uomini, fuori delle proprie case cacciati, per li campi (dove ancora le biade abbandonate erano, senza essere, non che raccolte ma pur segate) come meglio piaceva loro se n’andavano. E molti, quasi come razionali, poi che pasciuti erano bene il giorno, la notte alle lor case senza alcuno correggimento di pastore si tornavano satolli.

La metà della popolazione è morta, milioni di persone abbandonate per la strada o sole nelle loro case sono morte come cani, quasi tutti quelli che conoscevate sono morti, uno spettacolo spettrale di veicoli civili e militari abbandonati, negozi e supermercati saccheggiati, ospedali traboccanti di cadaveri, senza più energia elettrica senza nulla vi aggirate un mondo spettrale e in ginocchio.

Che più si può dire (lasciando stare il contado e alla città ritornando) se non che tanta e tal fu la crudeltà del cielo, e forse in parte quella degli uomini, che infra ’l marzo e il prossimo luglio vegnente, tra per la forza della pestifera infermità e per l’esser molti infermi mal serviti o abbandonati ne’ lor bisogni per la paura ch’aveono i sani, oltre a centomilia creature umane si crede per certo dentro alle mura della città di Firenze essere stati di vita tolti, che forse, anzi l’accidente mortifero, non si saria estimato tanti avervene dentro avuti? O quanti gran palagi, quante belle case, quanti nobili abituri per adietro di famiglie pieni, di signori e di donne, infino al menomo fante rimaser voti! O quante memorabili schiatte, quante ampissime eredità, quante famose ricchezze si videro senza successor debito rimanere! Quanti valorosi uomini, quante belle donne, quanti leggiadri giovani, li quali non che altri, ma Galieno, Ipocrate o Esculapio avrieno giudicati sanissimi, la mattina desinarono co’ lor parenti, compagni e amici, che poi la sera vegnente appresso nell’altro mondo cenaron con li lor passati!

Ma per fortuna era solo il solito corona virus, anche se governo e media compiacenti cercano di farvi credere che che era lo Yersinia. Per questa volta non abbiamo corso pericoli, e a chi vi parla di quets influenza come di una “cosa mai vista” ricordategli che in passato se ne son viste di ben peggio!

*Riferito alla peste polmonare

**Il trattamento è esclusivamente a base di anibiotici e deve cominciare nelle prime ore dal manifestarsi dei sintomi altrimenti è inutile