Potrà saltar fuori qualcosa di buono dal Sars Covid 19?

Per ora sono scettico ma devo ammettere che stiamo riscoprendo l’acqua calda, cose semplici e scontante che avevamo dimenticato o che non volevamo vedere, per esempio:

  • le ricette mediche, grazie al Covid abbiamo visto che è possibilissimo avere dal medico di famiglia un codice con cui recarsi direttamente in farmacia, senza dover passare dal suo studio a fare la fila in sala d’aspetto.
  • Abbiamo scoperto il telelavoro
  • la BCE è stata costretta, nonostante Lagarde, ad aprire i cordoni della borsa.

Sicuramente nulla sarà come prima. Per cercare di capire come potrebbe evolvere la situazione economica mi sono sciroppato badilate di video storici sulla peste nera del 1346 che decimò il 50% degli abitanti europei.

Fu tale quella tragedia che azzerò ogni moralità, la legge venne sostituite dall’anarchia più totale; l’economia si fermò per tre anni, nulla funzionava più e ognuno cercava di sopravvivere come poteva; eppure, dopo quell’immane disastro, chi sopravvisse si trovò in una società del tutto mutata, una società nuova e poté contare su nuove opportunità.

Passata che fu la pestilenza tutto era cambiato, compresi i rapporti sociali, tanto che il secolare e granitico feudalesimo dovette cedere molto ai nuovi “manager”, i contadini. Alla fine della peste la forza lavoro si era dimezzata e trovare qualcuno capace di lavorare i campi era diventato un’impresa, e quando lo si trovava il prezzo della manodopera era diventato molto più alto delle tariffe pre-peste. I feudatari si dovettero adeguare e accettare i nuovi prezzi della manodopera, inoltre, soprattutto in Inghilterra, anche concedere appezzamenti ad uso personale più grandi.

Prima della peste ai contadini era concesso di coltivare per sé stessi e per la loro famiglia un piccolissimo appezzamento della terra che coltivavano per il feudatario, dopo la peste questi appezzamenti aumentarono notevolmente a favore dei contadini superstiti a cui passarono gli appezzamenti dei defunti; particolarmente mi ha interessato la storia di un piccolo villagggio del Suffolk: Walsham Le Willows.

Viveva qui una famiglia di contadini, i Deneys, decimata dalla peste, di cui sopravvissero solo John Deneys e suo fratello Nicholas con la moglie Catherine e i figli. Il primo a morire fu William Deneys, il fratello maggiore, seguito dalla moglie e da tre dei 4 figli. Nicholas ereditò i suoi averi come risulta dai registri, poi morì la madre Avice (vedova Deneys) e Nicholas ereditò pure i suoi averi; il patrimonio del padre Walter e dell’altro fratello, Robert, andarono a John. Niholas rinunciò all’eredità di Juliana in favore di Roger Hamund, forse un creditore.

 Ora Nicholas Deneys e suo fratello John erano molto più ricchi di prima della peste. Morì anche il signore del feudo che lasciò alla moglie terre e problemi. Ora Nicholas Deneys, come tanti altri, ha appezzamenti molto più grandi per la sussistenza propria e della propria famiglia e la sua manodopera vale oro, e lo sa. Lady Rose Saxam, ora signora del feudo, deve scendere a patti, non può più pretendere che i contadini lavorino le sue terre alle stesse condizioni di prima; siamo nel 1350 e il feudalesimo, grazie alla peste nera arrivata dalla Cina, è fortemente ridimensionato e una rinnovata società, con nuove regole, si sta facendo strada.

Se dopo una tale tragedia la vita è ripresa più fiorente, mi viene da sperare che, anche dopo il Covid, malattia nemmeno lontana parente della peste nera, e infinitamente meno pericolosa; qualcosa di buono possa nascere.

Ray Lock – The Black Death in Walsham Le Willows

http://suffolkinstitute.pdfsrv.co.uk/customers/Suffolk%20Institute/2014/01/10/Volume%20XXXVII%20Part%204%20(1992)_The%20Black%20Death%20in%20Walsham-le-Willows%20R%20Lock_316%20to%20337.pdf