Tratto da spiked-online.com scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

Descrivere Boris Johnson come un razzista, come ha fatto Dawn Butler (parlamentare laburista di colore, n.d.t.) mostra tutta la stupidità e il cinismo della politica “picoretta” (woke politics nell’originale, n.d.t.)

Laura Trott vs Dawn Butler a Politics Live

Per rendersi conto della superficialità intellettuale del progetto “picoretto”, non serve guardare oltre Dawn Butler.

Questa deputata laburista incarna tutti i pregiudizio del PC (politicamente corretto, n.d.t.). Odia la Brexit? Giudica tu stesso. Arriva al punto di dire che se non odi la Brexit, “c’è qualcosa che non va in te”. E la gente si chiede perché i laburisti abbiano perso un gran numero di elettori tra la classe operaia a dicembre.

E’ convinta che chiunque critichi il transgenderismo sia un fanatico da tenere fuori dalla società civile? Anche in questo caso puoi rendertene conto da solo. Infatti ha aderito alla Campagna laburista per i diritti dei trans e ai suoi 10 punti programmatici di tipo autoritario, per non parlare del suo scagliarsi contro le femministe trans-scettiche apostrofate come bigotte. (E tuttavia la Butler ha rifiutato di firmare i 10 punti programmatici del Board of Deputies [organizzazione di rappresentanda degli ebrei nel Regno Unito, n.d.t] per la lotta contro l’antisemitismo. Una cosa davvero intrigante!)

Secondo lei il razzismo dilaga nella Gran Bretagna moderna? Così sembra. Butler si lamenta molto del presunto flagello del razzismo. E lo ha fatto di nuovo a Politics Live l’altro giorno, dove, sull’onda dell’emozione scatenata dalla lobby picoretta, sdegnosamente convinta che la Gran Bretagna sia un buco nero dell’odio razziale, ha detto che lo stesso Primo Ministro è un razzista.

In un curioso scontro con Laura Trott, deputata conservatrice eletta nel collegio di Sevenoaks, Butler ha detto che Boris è un razzista con opinioni razziste. Come riportato dall’Independent, Butler ha dichiarato “dico a questa signora bionda laureata a Oxford” che il suo leader è una persona alquanto negativa e piena di pregiudizi. (“Signora bionda”. In passato sarebbe stato considerato sessista riferirsi a un politico donna, o piuttosto a qualsiasi donna, basandosi sul colore di capelli. Ma nell’era del picorettismo va assolutamente bene. Perché sappiamo tutti che cosa vuol dire in questo caso “signora bionda”, significa “bianca”. Trott è bianca, e quindi cattiva. Zitta, signora bianca!)

La polemica di Butler nei confronti di Trott sta ovviamente ottenendo risalto su Twitter e altri social. Appellativi come “Yass queen” e altre stronzate si sprecano. Ma quello che colpisce è l’unica prova che Butler presenta per definire Boris un razzista. Pressata per proporre un esempio del malcelato odio razziale di Johnson, ha detto che “definisce le donne musulmane come delle buche per le lettere”. Come come?

Innanzitutto, questo è falso nella maniera più assoluta. Non ha paragonato le donne musulmane a buche per le lettere – ha detto che le donne musulmane che in piccola percentuale indossano il niqab sembrano buche delle lettere. Non si è trattato di un insulto contro le donne musulmane; è stata una critica alla usanza retrograda praticata da alcune donne musulmane, a volte per volere delle loro comunità patriarcali, di coprire i loro volti in pubblico.

In secondo luogo, come mai criticare una pratica religiosa è considerato razzista? Se critico i cristiani filippini che si auto-flagellano in modo cruento durante la Settimana Santa, sono razzista? Se qualcuno critica i cristiani evangelici americani che predicano l’inferno per i gay, può essere considerato anti-americano?

Criticare le pratiche religiose non è razzismo. È incredibile, e bisogna dirlo. In effetti, il vero pregiudizio nel dibattito niqab/burqa non è espresso da chi critica questi indumenti medievali, tipo Boris Johnson, ma da chi li difende. La cultura del niqab è un pregiudizio contro le donne. Le tratta come cittadini di serie b. Le riduce a fragili e delicate creature che devono nascondere volto e sessualità con vergogna in pubblico. È pura misoginia. Affermare che è razzista criticare la misoginia è una cosa alquanto bizzarra.

E in terzo luogo – e questo è il piatto forte – perché la sig.ra Butler non ha mai dato del razzista a Jeremy Corbyn? Corbyn ha fatto cose molto più discutibili che prendere in giro il niqab. Ha abbracciato un oratore islamico che pochi istanti prima aveva deriso il popolo ebraico. Si è associato a vili antisemiti in visita in Gran Bretagna. Questo lo rende un razzista? E se no, per quale motivo?

Quindi, rivolgiamo alla Butler queste domande: “Lei pensa davvero che criticare il niqab sia razzismo, mentre associarsi con gli antisemiti non lo sia? Lei è veramente un attivista anti-razzista secondo la nobile tradizione di quell’idea progressista di cui si dice seguace, o è solo una identitaria divisiva che si dimostra solidale con alcune categorie di persone (trans, musulmani) e meno solidale con altre (classe operaia che sostiene la Brexit, Ebrei)?