Circa dieci anni fa, Emmanuelle,(mia figlia), io e alcuni amici abbiamo creato l’Institut des Libertés (IDL).

Prima di chiamarlo così, abbiamo intervistato alcune persone eminenti, una delle quali è la statua del comandante del mondo liberale francese, per presentarle il nome che avevamo in mente. Sorpreso dalla nostra scelta, ci chiese: “Perché l’Istituto delle Libertà e non l’Istituto della Libertà?

A questa domanda risposi che la Libertà, con la L maiuscola, era una nozione totalitaria e che contavano solo le libertà, con la L minuscola, che dovevano essere difese, una per una, e incessantemente, contro le aggressioni che venivano sempre da colui al quale avevamo affidato il monopolio della violenza legittima, cioè lo Stato.

Come diceva Saint Just, “lo Stato è il nemico naturale delle libertà” e bisogna sottolineare all’inizio di questo scritto che ogni volta che lo Stato attacca una o l’altra delle nostre libertà, è sempre con il pretesto che cerca di “proteggerci” meglio.

Ed è in questi momenti che dobbiamo ricordare la frase di Benjamin Franklin: “Un popolo disposto a sacrificare un po’ della sua libertà per un po’ della sua sicurezza non merita nessuna delle due e presto le perderà entrambe”.

Questo è naturalmente quello che abbiamo visto con la crisi del Covid, dove molte delle nostre libertà, di lavorare, di riunirsi, di andare a messa, di intraprendere, di seppellire i nostri morti con dignità, di manifestare contro i trattamenti medici, sciocchi o meno… sono scomparsi presumibilmente per “proteggere la nostra salute”, che senza dubbio passerà alla storia come una delle più grandi frodi di tutti i tempi. Per chi vuole una prova, ecco il grafico del numero totale di morti per la Francia (che ha confinato) e la Svezia (che non ha confinato). Molti più morti in Francia…

[Ndt: Grafico morti comparativo per settimana]

Ma questo movimento di accelerazione brutale nella nostra perdita di libertà a causa del Covid seguiva solo molti altri abbastanza simili casi, ma allo stesso tempo più subdoli e più perversi.

E a questo punto del ragionamento, devo ammettere che se l’obiettivo che avevamo nel creare l’IDL era di aiutare a proteggere le nostre libertà, allora abbiamo fallito miseramente, tanto sono regredite in modo abominevole in tutti i nostri paesi.

E queste libertà si stanno riducendo solo perché chi ci governa ha deciso di dimenticare Locke

Lascio che sia il lettore a giudicare.

Comincerò con la più importante di esse, la libertà di espressione, frutto della necessaria tolleranza tra cittadini di uno stesso paese, che è stata abbattuta come raramente nella nostra storia negli ultimi venti anni (e ancor più durante il Covid).

Ammettere che l’altro possa avere opinioni diverse dalle mie è l’essenza stessa della tolleranza, che il lettore attento ricorderà essere il primo pilastro su cui deve poggiare una società libera secondo Locke.

Non tornerò su ciò che ho già scritto su questo argomento, ma ricorderò semplicemente che questa libertà è iniziata con Gutenberg e che siamo passati negli ultimi vent’anni a una civiltà dominata non dalla parola scritta ma da immagini e parole, e immagini e parole possono essere pubblicate solo se coloro che controllano i nuovi media sono disposti a farlo. Siamo quindi in una situazione simile a quella che sarebbe prevalsa qualche secolo fa se la Chiesa cattolica avesse controllato tutte le macchine da stampa.

Per coloro che vogliono capire cosa è successo negli ultimi vent’anni, consiglio di leggere i libri di Mathieu Bock-Côté che è la soluzione migliore.

Ora, coloro che controllano questi nuovi media odiano la libertà di espressione molto più di quanto abbia mai fatto la Chiesa, poiché hanno una visione della vita nella società in cui da una parte ci sarebbero loro, i buoni, gli unti del Signore, e dall’altra i cattivi, gli uomini bianchi… La Chiesa, invece, ha sempre saputo che il Male era dentro ognuno di noi (cfr. La Chiesa, invece, ha sempre saputo che il Male è dentro ognuno di noi “la nozione di peccato originale”), mentre loro pensano di essere fondamentalmente buoni e che quindi è legittimo mettere a tacere o far sparire i cattivi… Il che storicamente ha giustificato tutti i genocidi.

E per loro è quindi un dovere impedire ai cattivi di esprimersi, che sia con la scrittura, con la parola, con l’immagine e, naturalmente, con il voto.

E se c’è una costante nella storia, è che coloro che sono contro la libertà di espressione sono anche contro la democrazia e la sovranità popolare, sostituendo la libertà di espressione con la censura, la democrazia con la tecnocrazia o la teocrazia (tra un ayatollah e il signor Attali, la differenza è inesistente) e la sovranità popolare con il governo dei giudici.

Quello che molti chiamano “il Grande Reset” non è quindi altro che la fine della libertà di espressione, della democrazia, della sovranità popolare, e quindi dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge.

Veniamo alla seconda grande idea di Locke, il diritto di proprietà come garante della libertà individuale, e anche qui le nostre libertà si sono ritirate come non mai da quando i nostri governi hanno nazionalizzato il tempo.

Lasciatemi spiegare.

Possedere una casa significa investire nel tempo e, per esempio, gestire il proprio patrimonio in base alla propria età.

E per fare questo, ci devono essere dei tassi d’interesse di mercato che registrano le preferenze temporali dell’intera popolazione.

Fissare i tassi d’interesse a zero è in effetti nazionalizzare il tempo per impedire a ciascuno di noi di gestire il tempo che ci rimane secondo le nostre preferenze.

E nazionalizzare il tempo è il modo più efficace per impedire la creazione distruttiva e quindi per impedire che i buoni servitori accumulino beni, favorendo i cattivi servitori.

Io sostengo che, per tutti coloro che vogliono distruggere la libertà di ogni individuo, nazionalizzare il tempo è molto più efficace che nazionalizzare i mezzi di produzione poiché alla fine ogni servo, buono o cattivo, sarà ugualmente dipendente dal suo nuovo padrone, lo Stato gestito dall’unto del Signore.

E così il comunismo era molto meno pericoloso per la mia libertà individuale di quanto lo sia oggi la BCE, tanto più che la BCE permette allo Stato di finanziarsi senza ricorrere alla tassazione dei cittadini.

E così, non solo io perdo la libertà individuale di gestire la mia ricchezza, ma lo Stato è liberato da qualsiasi controllo da parte dei cittadini poiché non ha più bisogno di tasse…

E così la seconda condizione di Locke (diritti di proprietà) e la terza (voto delle tasse da parte dei cittadini) non sono più presenti nelle nostre società.

I controlli e gli equilibri sono scomparsi. Il ritorno della tirannia è inevitabile.

Veniamo infine alla quarta condizione di Locke, l’indipendenza della giustizia che per il nostro uomo implicava il ricorso a giurie composte da cittadini indipendenti e che erano scelte tra coloro che pagavano le tasse.

La crescente complessità delle leggi rende sempre più difficile il ricorso alle giurie, il che fa comodo a coloro che volevano togliere la giustizia ai cittadini, ma per perfezionare i loro crimini, i nostri uomini di Davos hanno trovato lo strumento inarrestabile: la giustizia non è più resa in nome del popolo francese, ma in nome dei diritti umani da tribunali e giudici che non rispondono più all’elettorato di nessuna nazione.

La giustizia è diventata apolide, il che è una grande innovazione.

Ed è inutile dire che, almeno per Locke, la Giustizia poteva essere esercitata solo all’interno di una Nazione, poiché egli escludeva i cattolici che avevano fedeltà ad un altro Sovrano, il Papa.

In un paese ci può essere un solo sovrano. Ed è in nome di questo sovrano che si rende giustizia. Non è più così in Francia. [Ndt: Così come in tutta o quasi la EU]

Come tutti possono vedere, le nostre libertà individuali sono in uno stato di disordine e la battaglia che ci aspetta per riconquistarle sarà epica.

Ma penso alle prime parole di Giovanni Paolo II una volta eletto: non abbiate paura.

La soluzione è cercare di liberarvi il più possibile dalla morsa del nuovo totalitarismo, ognuno di voi, a livello individuale.

Il totalitarismo è per sua natura straordinariamente fragile e questo più di ogni altro perché ha bisogno del sostegno attivo dei cittadini per sopravvivere.

E quest’ultimo, è tutt’altro che certo.

Charles Gave

Scelto e curato da Jean Gabin