S01E01

Milano, Italia, 10 Maggio 2020 A.D., 0 A.A. (Anno Anubi, il Dio Cane)

Come è potuto succedere?

Trovarmi a 45 anni, nel bel mezzo del cammin di questa vita chiuso in casa in un delirio psicotico pandemico, con fuori sirene e droni. Ma davvero però. E disarmato. Completamente disarmato, per Anubi. Come cazzo è potuto succedere?

Riavvolgiamo un attimo che il Knob Creek e la Poli mi confondono. Devo concentrarmi. Forse è meglio se mi sgranocchio una pillola di efedrina.

Aiuta l’efedrina in questo momento.

Ero ad un party.

Un festival fichissimo, in un’isola thailandese. Ragazzine disinvolte, musica alta in quattro quarti per tanto tempo. Polveri, pillole, pillole in polvere. Polvere siamo e polvere ritorneremo. Non ora, però.

Poco tempo fa, un paio di mesi, davvero. Era fichissimo. E lì cominciavamo a sentire di questa epidemia che i magnasorci avevano scatenato in zona.

Tutti tranquilli in Thailandia in realtà, non è che sia mai successo nulla di particolare, son scattate le procedure, tutto sotto controllo. Ancora oggi è tutto sotto controllo lì. Avete presente quando nei film “scattano le procedure”, che tutti sanno cosa devono fare? Uguale. Tipo nuoto sincronizzato, ma un po’ meno gay.

Però poi leggi qualche notizia di questa parte del mondo e capisci che di qua qualcosa sta andando storto. Allora chiami l’ambasciata e capisci che non sta solo andando storto, sta andando molto, molto storto, perché all’ambasciata ti rispondono sempre gli Amici Miei e ti fanno la supercazzola. Le prime volte ti diverti perché comunque la supercazzola è divertente, ma poi ti accorgi che stai parlando con un ufficio pubblico che dovrebbe rimpatriarti e rimbalzare tra il Mascetti e il Sassaroli non è esattamente rilassante. Anche perché nel frattempo i tuoi amici che non hanno la fortuna di avere Amici Miei, ma magari sono, chessò, tedeschi, inglesi o australiani, vengono rimpatriati a spese del Governo. Loro. Tu invece no, resti bloccato lì e ora dopo ora, giorno dopo giorno, inizia ad essere un cazzo di fottutissimo casino.

Cominciava a tremarmi la palpebra sinistra e, cazzo, mi trema anche adesso. Forse l’efedrina non era una buona idea, mi servirebbe dello Xanax.

O almeno del Valium.

Allora torni in albergo cinque stelle deserto e fichissimo con la piscina e i massaggi felici e ti trovi il ministro Peppino Inpeggio in tivvù che grida che stava riportando migliaia di migliaia di migliaia, addirittura forse anche decine o centinaia di compatrioti a casa. Il ministro ha sempre avuto problemi col sistema decimale, forse un trauma dovuto alla difficoltà di dare i resti quando vendeva caffè Borghetti mignon.

Mumble.

Di che cazzo era ministro questo qui? Ah sì, momentaneamente degli Esteri. Cioè il capo di quelli che mi facevano la supercazzola.

Come è potuto succedere? Perché?

Insomma per farla breve – perché questa è l’introduzione e l’introduzione deve essere breve altrimenti annoia – userò la magia dell’elenco:

• Allungato termine del visto in mezzo a migliaia di magnasorci che facevano lo stesso. Perché nella dorata terra dei magnasorci, ufficialmente Repubblica Popolare dei Magnasorci, ovvero dittatura comunista, secondo le note ufficiali va sempre tutto bene e secondo i media va sempre tutto bene e se poi ascolti i media italiani è sempre tutto splendente sotto il sol dell’avvenire, ma sarcazzo i magnasorci, se possono, si levano dai coglioni

• Cercato lavoro

• Trovato lavoro

• Poi ad un certo punto ho deciso inspiegabilmente di… tornare a casa

“Casa” che nel frattempo era diventata l’epicentro mondiale della psicopandemia totale globale apocalittica finale senza nessuna speranza che se per caso dici che ti salvi il cattivo diventi tu.

Casa mia.

Che quando leggevi un giornale della Kamchatka c’era scritto “EVITARE IN QUALSIASI MODO CHE SUCCEDA QUELLO CHE E’ SUCCESSO A MILANO”. Stesso titolo identico utilizzato nei migliori quotidiani di Olanda, Bielorussia, Indonesia, Isola di Man e sicuramente molti altri che non ho verificato personalmente (sì, allora? Leggo quotidiani indonesiani. Ognuno ha suoi hobby).

Perché sono voluto tornare? Per quale assurdo motivo?

Oltretutto lo sapevo che ero disarmato. Lo sapevo benissimo. Sapevo che non avevo il fucile a pompa remington, sapevo che non avevo le claymore, lo sapevo. Quindi, perché sono tornato?

Questa domanda mi rimbalza nella testa da cinquanta giorni come una pallina da flipper, come i pixel di pong, come gli alieni di Space Invaders a fine corsa. Come quando in Half Life Alyx lanci una granata contro un palo e ti torna in testa.

Ma qualunque sia il motivo ormai è fatta.

Sono arrivato in Italia con i checkpoint degli sbirri con gli occhiali da sole a specchio (davvero) coi droni sopra la testa (davvero) che mi chiedevano dove andavo e perché (davvero!!!) e tutti che pensavano che fosse normale.

Con me che pensavo “vivo nel Paese più antifascista del mondo, vedrai che adesso arrivano, vedrai che adesso arrivano, vedrai che adesso arrivano, ma quando cazzo arrivanoooOHHHHHHH!!!!!!!”. E non sono mai arrivati.

Allora mi sono reso conto che gli antifascisti non riconoscono il fascismo quando lo vedono in faccia.

Male.

Molto male.

Mi sono ritrovato rinchiuso in casa con tutta una serie di problemi pratici e alcuni dilemmi da risolvere. Non che un nerd nano anarchico di 45 anni abbia qualche problema a stare in casa, figuriamoci, io odio la gente.

Non è vero, riformulo.

Adoro la gente, mi piace tantissimo il caos totale, la perdita di controllo, basta che nessuno mi scassi la minchia, perché sono un anubista e non voglio, non posso, per motivi religiosi, farmi scassare la minchia dagli altri.

Il problema è che se sto in casa 9 settimane e mezzo perché devo finire un videogioco o guadagnare tantissimi soldi o giocare a poker o “al limite scopare” (F.Guccini “L’Avvelenata”) non c’è nessunissimo problema, ma se invece vengo…

Uffa, davvero, è un concetto talmente pesante che in questa situazione non sono assolutamente sicuro di farcela, credo di dovermi bere un grappino. Forse un altro Xanax potrebbe aiutarmi. Il secondo Xanax è sempre il migliore.

Del resto è palindromo.

…se invece vengo costretto diventa un problema. A vari livelli, dal filosofico al fisico, dal temporaneo al perenne, dal momentaneo al persistente.

Non reggo.

E quando non reggo mi rivolgo ad un amico.

Non un amico qualsiasi, un amico, molto, molto particolare.

Il mio amico Nuke the Whales.

Ora dovete capire che Nuke the Whales è grosso e cattivo.

Non è vero, riformulo.

Nuke è grosso, ma non è che sia proprio cattivo è che lui è un anubista un po’ radicale, tecnicamente si tratta di un “giardiniere”. Gli piace fare a modo suo e quando le cose non vanno proprio a modo suo lui risolve la questione. Ci tiene sempre a sottolineare che lo fa con amore e io gli ho sempre creduto.

Sempre che esista davvero Nuke the Whales. Con quel nome lì. Sempre che non sia solo nella mia testa.

Devo concentrarmi, forse ho esagerato con lo Xanax. Servirebbe… servirebbe… dell’amfetamina! Cara, vecchia, santa, adorabile, eterna, eterea, solida amfetamina. Vabbè. Cosa stavo dicendo? Ah sì, Nuke.

Beh, Nuke mi dice:

– Mi piace il tuo modo di pensare, drugo

E il problema è che anche a me piace il suo modo di pensare, ma l’anubismo radicale, come qualsiasi radicalizzazione religiosa, ha un po’ di problemi con l’autorità preposta.

Insomma un giorno Nuke, sempre che Nuke esista al di fuori della mia mente, mi fa:

– Mi piace il tuo modo di pensare, drugo. Dobbiamo mettere a frutto le tue capacità. In questo momento ti trovi nell’epicentro mondiale totale globale di un’epidemia letale finale senza soluzione, con una pseudodittatura distopica, stracci di disinformazione, tentativi di manipolazione, possibile permanenza nella storia di tutti i secoli dei secoli e risvolti politici vari e secondo me sei incazzato nero

Che a quel punto davvero sono uscito dal mio corpo (forse avevo preso qualcosa quel giorno. Mescalina? 2CB?), mi sono guardato è ho detto “sì, cazzo, sono incazzato nero!”. Ho notato anche che la barba era troppo lunga, copriva tutto il collo, ma del resto i barbieri erano tutti chiusi quindi cosa potevo farci?

Allora Nuke ha continuato:

– Secondo me Drugo dovresti metterti una maschera, adesso che è legale andare in giro così, un costume e sfogare tutta la tua rabbia. Potresti anche salvare il mondo. O mandare tutto a puttane

– Più di così?

– Beh sì, più di così può sembrare impossibile, ma immaginati il potere in mano a idioti dalla sessualità incerta con manie di grandezza alternate a paranoiche manie di persecuzione

– A me sembra esattamente quello che sta succedendo. Da decenni. In tutto il mondo

– Hai ragione Drugo, ma può sempre andare peggio. Quando hai dei dubbi pensa a Malgioglio che mangia la banana. O a Hillary Clinton

Nuke nel suo modo sempre molto anubista riesce ad essere contemporaneamente fascista e anarchico, capitalista e socialista, democratico e monarchico, bianco e nero. Beh, forse socialista e democratico no. Del resto oggi, proprio oggi, di fronte al risultato attuale, consapevoli dei nostri limiti e rispettosi dell’altrui pensiero, possiamo serenamente ammetterlo: la democrazia ha fallito. Che è sta merda? Non scherziamo. Puoi fare di meglio, homo sapiens.

Quindi mi ritrovo qui, nel buio di questa stanza informe, occhi felini che mi guardano, paura di fare un salto, di muovermi, di guardare troppo in là, ma anche voglia di stupirmi, di mettermi alla prova e poi che diavolo avrà voluto dire? Una maschera? Un costume? E che cazzo vuoi che sia, superman?

Sono terrorizzato e ho bisogno di riposo. Fanculo, l’amfetamina non era una buona idea. Meglio uno Xanax. E poi un altro. Il secondo è sempre il migliore.

Del resto è palindromo.

S01E02

Milano, Italia, 11 Maggio 2020 A.D., 0 A.A. (Anno Anubi, il Dio Cane!)

Bel risveglio di merda.

Complimenti.

Applausi.

Per aiutare la situazione ti accolgono la pioggia a scroscio e una cazzo di sirena che continua a scattare ogni X ore, come fosse quella dei bombardamenti di Baghdad durante la Guerra del Golfo. Ricordo che siamo sempre nel bel mezzo non già di un giovine inverno bensì della pandemia totale globale del virus letalissimo che quando la peste lo vede si toglie il cappello, fa un inchino e dice “cazzo, te sì che sei un virus!”. Epicentro centrale della pandemia mondiale che tutti i numeri puntano qui, ma proprio di brutto-brutto, tanto che se apri Google Maps c’è un dito che punta su Milano anche se cerchi una strada a Santiago del Cile e sopra il dito c’è scritto “qui è tutto una merda”.

Ricordo anche che è stata meteorologicamente (cazzo che parola lunga, sembra quasi tedesca) la migliore primavera di tutti i tempi ricordati da qualsiasi essere umano ancora vivente a forse anche di più. Perché? Ma ovviamente perché non si può uscire. Sciocchini. E perché non si può uscire? Non se ne ha la più pallida idea.

No, non dico uscire a ballare.

Non dico uscire al bar.

Non dico uscire al ristorante.

Non lo dico, ma – per Anubi – non è che andare a ballare al ristorante, al bar, limonare o “al limite scopare” (F. Guccini “L’Avvelenata”) sia qualcosa di terribile e malvagio, ma che cazzo v’è preso, per Diana? È decisamente ora che rivediate tutte le vostre priorità se pensate che i bar non siano necessari. Andrea G. Pinketts diceva Del paradiso: “Un luogo senza bar non è un posto civile”. Cazzo, meno male che non è sopravvissuto alla sua vita abbastanza per essere testimone di questo scempio. Milano senza bar è come la Barbie, una figa senza figa.

No, dico che non si può uscire e fare due passi, respirare l’aria, guardare in su e vedere le nuvole che si muovono e il cielo azzurro sopra e gli uccelli che volano e magari ti cagano in testa e anche in bocca se non la chiudi, invece di stare lì con quell’espressione meravigliata da bambino.

O almeno così era fino a qualche giorno fa, perché adesso qualcosa in più si fa, anche se legalmente non è cambiato un cazzo.

Forse qualcuno si sta finalmente rompendo i coglioni.

Forse anche gli antifascisti hanno cominciato a riconoscere il fascismo.

Forse.

Intanto faccio colazione e la colazione è sempre la stessa, ma con sempre più barattolini. Sì, perché dovete sapere che adoro le pillole.

Wow.

Le pillole sono come piccoli interruttori, come tasti di un pianoforte, le corde di una chitarra o di un violino. Devi imparare a suonarle e poi sai ognuna a cosa serve. E sono colorate. E fanno crack quando le metti sotto i denti. Crack!

Questa colazione vi è offerta da:

• Vitamina C, 1000 mg

• Vitamina D3

• Rhodiola Rosea, scoperta fresca fresca, consigliatissima

• Eleuterococco

• Ginseng

• Tribulus Terrestris

• Maca

• Zinco

• Semi di zucca

• Mate

(qui la magia dell’elenco è utilizzata per motivi che possono capire solo i nerd del dodicesimo livello della scuola di Hokuto).

E mentre sono lì che guardo fuori dalla finestra pensando se succederà mai più che gente a caso abbracci gente a caso che non ha mai conosciuto prima senza chiedersi “mi starà infettando?”, mentre mi chiedo se il mondo non è per caso destinato a diventare un formicaio di gente come Jack Nicholson in quel film in cui era maniaco per l’igiene e un po’ toccatello, mentre sono lì che osservo pacificamente il nulla, suona il citofono. E la prima volta faccio finta di niente perché sono ancora lì a pensare che in questa follia forse non vedrò mai più due teenager limonare appoggiati al muro.

Come cazzo siamo finiti così male?

Mi serve dell’efedrina.

Quando prendo l’efedrina faccio scrocchiare la capsula sotto i denti mentre scrocchio il collo. Fa un sacco di scena e ti assicura un effetto wow su donzelle di ogni età.

Avevo appena scrocchiato che suona ancora il citofono. Corriere.

Corriere? Cosa ho preso su Amazon che non mi ricordo?

Per Anubi, finisce che impazzisco se vado avanti così. Mi sa che ordino cose a caso. Ho dei momenti di buio e non mi ricordo e ordino cose a caso su internet, cose che non mi servono. Tutto ciò è profondamente sbagliato.

Faccio un sospiro e ritiro il pacco. Contactless. Il ritiro, non il pacco. Il corriere non può toccarti, appoggia in terra e ti saluta dalla distanza. Ma in che cazzo di mondo stiamo vivendo? Cos’è sta merda? Sai fare di meglio, homo sapiens.

Vabbè comunque ritiro il pacco, lo porto subito in casa. Non come il mio amico Renzo che lascia i pacchi due giorni fuori dalla porta, poi li porta in casa con i guanti e la maschera antigas, poi decontamina la confezione primaria, poi la secondaria, poi tira fuori l’oggetto, si toglie tutti i vestiti e tutte le protezioni e mette tutto a lavare. Io glielo dico che esagera, ma lui sostiene di averlo imparato ad un corso di tredicesimo livello nerd della scuola di Hokuto e io gli credo anche se ho qualche sospetto su altri suoi fini dei quali parleremo un’altra volta.

Il pacco lo apro subito, ma contiene una valigetta. Sulla valigetta un biglietto.

“È il tuo momento drugo.”

Firmato Nuke the Whales.

Questo da una parte dovrebbe rincuorarmi perché significa che Nuke esiste veramente, non è solo frutto della mia distorta immaginazione, ma in realtà non mi rincuora un cazzo perché potrebbe benissimo essere che me lo sono spedito da solo questo pacco, qualsiasi cosa ci sia dentro.

La apro. Non la apro. La apro. Non la apro.

Adesso dovresti mettere Bodysnatchers dei Radiohead. Sì, tu. Tu che stai leggendo.

Te lo dico perché sto per aprire la valigetta e non è per un cazzo facile e se metti quella canzone a fucile nelle orecchie diventa tutto molto più semplice per entrambi.

Insomma apro la valigetta con i due click delle due serrature ai lati e piano piano – ma davvero: PIANO – apro un pezzettino di valigetta e mi aspetto che esca la luce dorata come in Pulp Fiction oppure che esploda al primo centimetro, invece niente, quindi richiudo subito.

Ma che cazzo, Nuke, potevi almeno avvertirmi! Sempre che tu esista e non sia solo nella mia testa. Mi sta sudando la fronte. Mi vanno le goccioline negli occhi, mi bruciano.

Mi sa che ho bisogno di qualcosa per rilassarmi, forse del valium. O dello Xanax.

Sì, buona idea.

Aspetto che faccia effetto, che il sudore sparisca per un momento. O almeno che non grondi più dalla fronte. Chiudo gli occhi.

E alla fine mi decido, mi giro e la apro, di scatto, la spalanco.

Mi trovo davanti due Glock, con la canna che si appoggia al manico e viceversa. Quattro caricatori. Due coltelli da assalto. Quello che sembra… un telescopio? No, ha un pomello da un lato. È un bastone telescopico.

Il tutto è appoggiato su un telo nero, spesso, cerato. Lo sollevo, è un mantello. No, una specie di tunica, si chiude sul davanti.

Ma sotto la tunica la cosa più interessante: c’è una maschera di pelle nera. La provo. Copre tutto il volto, sugli occhi ci sono due lenti di vetro scure. Il naso è lunghissimo, con una serie di fori per tutta la sua lunghezza. Borchie dappertutto. L’ho già vista. Ma certo che l’ho già vista! È la maschera del costume del dottore della peste.

Sopra la maschera un biglietto: “Già nel 1300 i feudatari sapevano proteggere i propri medici durante le epidemie. Perché se non sai proteggere i medici durante le epidemie muoiono per primi e poi non hai più nessuno per curare gli altri. Non era difficile. Perché non ci arriviamo più? Che cosa sta succedendo? Devi scoprirlo, drugo. Qui ci sono dei responsabili, è ora che tu porti loro tutto l’amore dei giardinieri. Ti aspetto…” e c’è un indirizzo.

Di Milano.

Mi spaventa.

Cosa ci si aspetta da me? Che prenda un costume da medico della peste e vada in giro a vendicare le ingiustizie del mondo? Che me la prenda con qualcuno? Che indaghi perché siamo finiti in questa situazione di merda? Cosa vuoi da me, Nuke?

Sempre che tu esista. Sempre che tu non sia solo nella mia testa.

Penso mi serva un gin tonic. Un Marconi 46 con una Fentimans. E uno Xanax. Il secondo è sempre il migliore.

Del resto, è palindromo.

To be continued…