S01E03

Milano, Italia, notte tra 11 e 12 Maggio 2020 A.D., 0 A.A. (Anno Anubi, il Dio Cane!)

Quando lo vedi nei film sembra molto più liquido, invece è davvero appiccicaticcio, soprattutto dopo qualche minuto. Il sangue, sì. Ma questa veste nera cerata è davvero facile da lavare.

Questi due continuano a brontolare, non riesco a concentrarmi. Anche con la bocca tappata fanno un brusio continuo, come un rumore di fondo. È davvero fastidioso.

Urlo “basta, cazzo!” con tutta la forza che ho nei polmoni, ma dietro la maschera comunque non esce tanto forte. Però si azzittiscono. Mi guardano con gli occhi spalancati. Tremano. Sono terrorizzati.

Sono legati alle sedie mani e piedi con il fil di ferro.

Ok, ok, lo ammetto, ai piedi non è fil di ferro, è filo spinato. Nuke ha insistito.

Penso: “così dovrebbe sentirsi sempre chi comanda: terrorizzato”

Penso: “dovrebbero aver paura, invece sono un branco di sociopatici egotisti e se ne fottono di tutti”

Ma forse è meglio che ti racconti tutto fin dal principio.

Credo di aver sbagliato qualche dosaggio.

Questa è una delle conseguenze più sottovalutate degli arresti domiciliari ingiustificati che chiamano lockdown o quarantena. “Quarantena” all’inizio, poi quando ha superato i quaranta giorni è diventata “lockdown” perché “quarantena” non aveva più una giustificazione storica.

Dicevo: il dosaggio.

In pratica perdi completamente il controllo del ritmo della tua vita perché sei rinchiuso in una gabbia con le pareti che sembra ogni giorno si avvicinino un po’ di più e allora il tempo si smarrisce tipo Pollicino nella foresta oscura e provi a rincorrere briciole di pane che non ci sono più e ti confondi e ti trovi sveglio nel mezzo della notte e addormentato in pieno giorno e allora inizi a prendere eccitanti, tranquillanti essu eggiù e hop hop hop, ma niente, non c’è verso, finisce sempre che ti confondi e prendi la cosa sbagliata al momento sbagliato e, soprattutto, sbagli dosaggio.

Insomma credo di aver sbagliato davvero dosaggio perché mi sono trovato nel mezzo della notte che non riuscivo a sbattere le palpebre e avevo i denti serrati in un morso micidiale. La fronte appoggiata alla finestra. Gli occhi che guardavano quei tetti di fabbriche che anche così erano meravigliosi, nella loro perfetta regolarità con quella luce di luna piena che si incrociava alle lampade gialle e rendeva tutto quel panorama post industriale un disegno di Escher apocalittico nella solitudine del suo silenzio.

Allora ho preso un Valium e uno Xanax insieme sgranocchiandoli con piacere prima di mandarli giù con un sorso di Finlaggan direttamente dalla bottiglia. Ovviamente è effetto placebo, ma mi sono sentito subito meglio.

A tal proposito ti consiglio di ascoltare immediatamente “Infra Red” dei Placebo, appunto, sempre a volume altissimo e che Brian Molko sia con te.

Dicevo che mi sentivo meglio, ma ero inquieto e c’era quella presenza della valigetta ai miei piedi e facevo finta di niente, le giravo attorno, ma in realtà non riuscivo a toglierle il pensiero di dosso e alla fine ho ceduto e mi sono concesso, l’ho aperta.

Da qui c’è un momento di buio e penso sia dovuto al fatto che il momento “effetto placebo” sia ufficialmente finito (mentre i Placebo continuano imperterriti).

Il momento che mi ricordo molto bene dopo l’apertura della valigetta e dopo il vuoto cosmico pneumatico seguente è che ero nel cassone di quel furgone nero, con la maschera addosso che facevo fatica a respirare e tenevo con tutta la forza che avevo il corpo di quella persona incappucciata che si dimenava e faceva un sacco di casino anche se palesemente aveva la bocca tappata con qualcosa. Al che ho preso tutta la forza che avevo in corpo e ho tirato un pugno dove pensavo ci sarebbe dovuto essere il naso. Non si muoveva più. Con calma ho tirato su il cappuccio.

E ho visto quella faccia.

Tumefatta, sanguinante.

Una faccia conosciuta.

Decisamente conosciuta.

Il Sindaco Viscidus.

Allora ho guardato davanti dal lunotto e ho visto Nuke che guidava a tutta velocità con un ghigno in faccia. E ho pensato che se guidava doveva essere vero, ma in realtà questa è un’affermazione infantile ed errata considerato il fatto che avevo sbagliato dosaggio e quante volte capita di sbagliare dosaggio e trovarsi a guardare o parlare o litigare con qualcuno che poi emerge da sorprendenti testimonianze esterne non essere mai esistito? Dai, siamo onesti: sarebbe arrogante scommettere sull’esistenza dei nostri quotidiani interlocutori.

Così ho lasciato che guidasse a tutta velocità finché inchioda di colpo e mi bussa sul lunotto e io guardo e lui mi fa il gesto di venire davanti.

Scendo.

Chiudo.

Vado davanti.

Lui apre la portiera e io penso cazzo se è grosso, poi penso che però è buono perché è un giardiniere e i giardinieri sono anubisti radicali e noi anubisti, in fondo, siamo buoni, e allora capisco che sono finito in un’operazione di giardinaggio e questo mi fa stare molto meglio. Ah, se pensate che l’anubismo non esista, cercate su Google, stolti.

Nuke dice:

– Drugo, ti devi arrampicare fino a quel balcone. Sai scassinare una porta finestra?

– No

– Per questo ci sono io, l’ho scassinata prima di venire a prenderti. Entra e addormentalo. Ti aspetto qui

Ora il fatto è che un essere umano maschio adulto pesa tantissimo.

Quindi non si è trattato tanto di arrampicarmi fino al balcone, entrare dentro la stanza, fare l’iniezione sul collo mentre gli tenevo la mano sulla bocca e controllare i tentativi di ribellione. Quella è stata la parte facile. Ma nonostante gli aiuti psicotropi l’atletica non è mai stata il mio forte, l’altezza latita, la pancia no, quindi una volta addormentato è stato davvero complicato trascinarlo sul balcone e l’adrenalina mi pompava le tempie e dietro questa maschera fa un caldo terribile e il sudore ti va dentro gli occhi e bruciano.

Poi ho chiamato a gesti Nuke e mi guardavo intorno ossessivamente e non smettevo di sudare e mi faceva anche un po’ incazzare il fatto che lui fosse palesemente così calmo mentre mi aiutava a portare quel corpo flaccido dentro il furgone e lo incappucciava dopo avergli legato una palla sadomaso bella stretta in bocca.

Ah già, dimenticavo: era Tenaleghi. Sì, Tenaleghi, il Governatore.

E insomma ripartiamo a razzo e io mi trovo nel cassonetto con questi due corpi mezzi anestetizzati che ogni tanto si svegliano e li devo far tornare a nanna a suon di mazzate e inizio a capire che alla fine il giardiniere è un lavoro onesto e che qualcuno lo deve fare perché è vero che le erbacce le devi estirpare altrimenti te le trovi dappertutto.

Poi scendiamo in questo scantinato che non so esattamente dov’è ma sembra mille piani sotto terra e ho questi due legati alle sedie e mi ritrovo che mi ravano le tasche ed esce un blister di Xanax e ne prendo subito uno, che penso sia il secondo della serata.

Il secondo Xanax è sempre il migliore.

Del resto è palindromo.

Allora mi godo un secondo l’effetto placebo et voilà eccoci qua che ci sono questi due che mi guardano terrorizzati sotto la luce fioca di questa lampadina che ingiallisce i muri di cemento e io guardo Nuke che mi guarda con fare sornione e annuisce, ma non ho idea di cosa devo fare, poi mi viene in mente che forse sarebbe il caso di fare loro delle domande.

Perché alla fine noi siamo buoni, noi siamo amore ed è giusto che anche loro abbiano un giusto processo e possano difendersi anche se hanno fatto così tanto male a così tante persone che non se lo meriterebbero.

Quindi mi avvicino e con calma dico:

– Adesso vi tolgo la palla dalla bocca. Vi farò delle domande e voi risponderete. Con calma. Non urlate, non fate niente di sconsiderato. Capito?

Entrambi annuiscono ed io inizio ad allentare la palla in bocca al Sindaco Viscidus, poi la tolgo, ma appena la tolgo questo inizia a urlare e io vengo colto dal panico e prendo il saldatore bollente che c’è di fianco alla sedia e glielo infilo in un’unghia della mano, poi gli do un pugno sul collo e lui sviene.

O forse l’ho ucciso.

Guardo Tenaleghi che è terrorizzato e ha lo sguardo a palla e trema e mi sono accorto che si è pisciato addosso e dico:

– Che schifo, Tenaleghi, nomen omen. Sei un essere disgustoso

E mi viene voglia di ucciderlo all’istante, ma poi mi ricordo che noi siamo amore e allora mi calmo. Penso anche che nomen omen non è palindromo, ma letto al contrario è nemo nemon che è comunque molto fico.

– Tenaleghi, ti sto per togliere la palla dalla bocca. Non urlare. Se urli ti uccido. Hai capito? Se hai capito annuisci

Tenaleghi annuisce, ma non lo vedo tanto convinto. Il collo fa ancora un po’ su e giù e poi si appoggia col mento sul petto. Mi sa che Tenaleghi è svenuto. Tenaleghi è un cagasotto.

Guardo Nuke e dico:

– Nuke, come facciamo con questi? Mi piacerebbe dare loro un giusto processo, ma questi non ci aiutano. Sono delle merde. Sono talmente merde che non si riesce nemmeno a dar loro un giusto processo. E poi svengono in continuazione.

– Hai ragione Drugo, la prossima volta dobbiamo procurarci un infermiere per tenerli svegli

– La prossima volta?

Lo dico un po’ stupito, anche di me stesso.

– Certo, Drugo, la prossima volta. Non crederai mica di aver finito dopo questi due. Ci sono tante erbacce da estirpare

Al che capisco che la mia vita sta cambiando e che anche se fuori c’è il lockdown alla fine in questo scantinato potrò fare tante cose interessanti. Avrò tanto da fare. Non mi annoierò. Potrò comunque esprimermi. Troverò i miei momenti di gioia, le mie soddisfazioni.

Mi ravano nelle tasche e trovo una capsula, credo sia efedrina. La metto tra i denti e la mastico mentre scrocchio il collo.

È bello avere un hobby da poter fare al chiuso, è un lusso in tempi di quarantena. Anzi, lockdown.

Poi vedo il blister di Xanax e senza togliermi i guanti in lattice neri ne prendo uno.

Scrocco le nocchie.

Ne prendo un altro. Il secondo è sempre il migliore.

Del resto, è palindromo.

To be continued…

Capitoli precedenti: https://www.orazero.org/diari-dallapocalisse-s01e01-s01e02/